sabato 16 dicembre 2017

Incubo



Non sono del tutto sicura che l'avvento del mondo virtuale abbia fatto qualcosa di buono alla nostra cultura; magari ha sveltito qualche pratica ma sfido chiunque a dire che non si sia trovato a fronteggiare una cassa automatica impazzita, un pc che decide di fare a modo suo, un navigatore che perde la bussola peggio di un fattone uscito da un rave.
E poi questa smania che trovo tremenda di condividere tutto, ma proprio tutto su facebook: il caffè della mattina, la foto di te in pigiama, con le occhiaie da panda di rimmel colato, i tuoi spaghetti a pranzo o la tua zuppa vegana; e poi il cane che dorme e quelle che proprio detesto: i piedi. Arrivati a maggio è tutto un fiorire di piedi, a volte veramente orridi, perché diciamocelo, trovare dei piedi sottili, snelli, perfetti da sostenere un primo piano è impossibile e allora mi chiedo: ma perché spammate 'sti piedi grassocci poggiati dappertutto, addirittura sui tavolini, vicino ai gelati, sui cruscotti delle auto? Vallo a capire. Edonismo, narcisismo, voglia di esserci a tutti i costi.
Ma c'è qualcosa di peggio. Di molto, molto peggio.
Quelli che postano le foto dei figli, dei nipotini, dei bambini insomma.
Foto di piccoletti cicciottosi col pannolino o addirittura senza, mentre fanno il bagnetto, mentre si esibiscono in recite scolastiche, mentre mangiano, bevono, ridono o piangono.
Queste foto restano nel mondo virtuale per sempre.
E viaggiano.
E vengono guardate e scambiate da molte persone, non tutte perbene.
Esiste una pagina facebook sulla quale vado spesso : prende tutte le foto di bambini messe online senza protezione e le pubblica; l'admin sostiene che lo fa con l'intento di far capire ai genitori quanto è facile " rubare" le immagini pubbliche dei figli e farne qualsiasi uso, poi leggi i commenti e scopri che addirittura i genitori mandano le foto per dare ancora più visibilità ai figli. La generazione dell'esibizionismo portato al massimo livello.
Questa pagina in pochi mesi ha raggiunto quasi 1000 like, qualcuno capisce l'intento, ammesso sia vero, altri contribuiscono all'album virtuale di fanciulli in fasce o in fiore, esposti, impotenti, tra le mani di genitori incapaci e orchi pronti a tutto.
Spesso segnalo foto che trovo inadeguate.
Mi lascia sempre più basita la sfrenata voglia di apparire di alcuni genitori o nonni o zii, il loro egocentrismo senza pensare alle conseguenze.
Dovrebbero essere sacri, almeno i fanciulli.
Fotografatevi i piedi, anche se avete i calli e fatevi un book da far guardare a tutti come l'album di nozze degli sposini, ma le foto dei bambini tenetele nel cassetto del comodino, vicino ai sogni.

giovedì 30 novembre 2017

Esiste un dio che fa scomparire i sellini da bici?




Forse in pochi conoscono quella lunga strada che parte da Cinecittà, continua per Capanelle, imbocca l'Ardeatina, procede con la Cecchignola e Mostacciano allungandosi poi verso il mare. Ecco. Io quella strada la faccio tutte le settimane da oltre 30 anni, d'estate e d'nverno, con l'asfalto semi liquefatto o ghiacciato, con l'acqua piovana che arriva agli sportelli dell'auto dal momento che i tombini sono tutti otturati. E' una lunga strada a due corsie stretta, piena di curve e rotatorie e sempre, ma proprio sempre, per tutto il percorso, incontro decine e decine di ciclisti della domenica che mi fanno venire travasi di bile. Essi, i ciclisti, strizzati nelle loro improponibili tutine di quattro taglie più piccole, non solo costringono la mia ricerca della bellezza, il mio senso estetico estremo a farsi benedire obbligandomi alla vista delle loro chiappe, spesso mollicce, con incuneato in mezzo un sellino che vorrei saltasse via ad ogni buca ( e vi garantisco che se ne contano almeno un centinaio durante il percorso), per non parlare di quelli che accostano ( si fa per dire) al lato della strada  (stretta)  con una mano tengono la bici e con l'altra l'ammennicolo innaffiando i campi che limitano la strada con movenze talmente zotiche e volgari che oltre la bile mi viene pure la nausea) . Io li detesto. Roma non è una città per ciclisti e nemmeno per  pedoni come ho scritto già in un altro post. Ti sorpassano a destra e tagliano la strada verso sinistra; procedono in fila orizzontale per 10 o 15 urlando stronzate varie ( tipo: " daje che sei forte, pedala che poi annamo a magna ar porto, aaaa visto  a magggica..."), ma spero che gli spaghetti gli vadano per traverso, che le vongole degli spaghetti suddetti siano marce e li costringano a  lunghe soste crampiforme nei campi dove i pastori maremmani custodiscono i greggi costeggiando tutto il percorso, che la tutina gli esploda sulla panza, che i crampi ai polpacci li facciano rotolare per terra sui sampietrini tarocchi dell'Appia Antica!! E tu pazientemente rallenti, cercando il momento buono per sorpassarli, quello dietro ti lampeggia in dubbio se montare sopra a te o alla frotta d'imbecilli; ce la fai, li superi e arriva il semaforo rosso e loro ti superano, passando col rosso e mandandoti affanc@@@ perché gli hai lampeggiato!!
Ecco insomma, io non ce la posso fare. Detesto i ciclisti, quelli indisciplinati, che ti fanno esplodere il fegato e mettere in pericolo la vita, li trovo ridicoli quando alle due del pomeriggio di Agosto con 43 gradi arrancano ansimando senza farti passare, quando all'alba sull'asfalto ghiacciato ondeggiano di qua e di là perdendo il controllo della bici e tu non puoi spostarti perché la corsia è a doppio senso, e li odio pure perché si appoggiano al mio cofano! Vatti a riposare a casa tua, sulla pista ciclabile, su una panchina, sulla tua scrivania, sulla panza di tua moglie, ma non sulla mia macchina!
Ah...dimenticavo: io non guido, se avessi guidato stavo ai domiciliari da tempo.

giovedì 23 novembre 2017

Bandiera bianca



E va bene.
Mi sono arresa, non ho più forza per resistere. Mi sono arresa all'indifferenza, all'accidia emotiva, alla cattiveria, al dolore. Non ho più gli anticorpi per combattere contro tutti e tutti.
Ho vinto battaglie riportando graffi sotto la pelle, ho perso guerre diventando prigioniera, ho lottato fino a quando ho potuto, per me e per chi amavo.
Ora sono solo tanto stanca, tanto sola, tanto vuota.
Basta lottare, i mulini a vento hanno vinto.


mercoledì 20 settembre 2017

Ovunque tu sia

Ieri notte ha piovuto forte, stavo al letto e improvvisamente ti ho sentito.


Eri lì, tra le gocce e il vento.
Dopo un viaggio di quasi un anno ho avuto la coscienza che sei arrivato, non so bene dove, non so in quale dimensione, ma sei arrivato e sei in pace.
Nella pace furiosa di un temporale di fine estate ti ho sentito e ti ho sentito tranquillo, sereno, dopo l'inferno in terra che hai vissuto e che ti hanno costretto a subire.
Eri lì, un alito lieve, una carezza che nessuna mano è in grado di replicare e una strana coincidenza: il giorno del tuo ricovero.
Aspettavo il segno della fine del tuo viaggio: ora so; è terminato, sei giunto nella destinazione finale.
Sapevo che sarebbe giunto con la pioggia notturna, ma non sapevo quando.
Aspettami papà, quando sarà il mio tempo saremo insieme pioggia e vento.


Non piangere sulla mia tomba …

Non piangere sulla mia tomba Non sono qui.
Non sto dormendo. Io sono mille venti che soffiano;
Sono lo scintillio del diamante sulla neve
Sono il sole che brilla sul grano maturo
Sono la pioggia lieve d’autunno.
Quando ti svegli nella calma mattutina
Sono il rapido fruscio degli uccelli che volano in cerchio
Sono la tenera stella che brilla nella notte
Non piangere sulla mia tomba Io non sono lì

Canto degli indiani Navajo

venerdì 15 settembre 2017

I vicini di casa



Inutile negarlo: ognuno ha i propri e sono tutti stronzi.

E' quella strana categoria, della quale facciamo involontariamente parte e con la quale conviviamo tutti a meno di non vivere in una abitazione tra il nulla e l'addio -cit. da Million dollars baby- nel cuore dell'Alaska.
I miei vicini si dividono in due categorie: stronzi e mediamente stronzi. Quelli del mio stesso condominio appartengono alla seconda categoria: ad esempio quando avevo i ragazzi ancora piccolissimi camminavano scalzi, parlo di bambini di un anno e mezzo e la vicina si lamentava del rumore dei passi, la mattina non la notte, io spiegavo che non ero dotata del tappeto di Aladin, che non potevo procurarmelo, metterli sopra a trasportarli per casa, ma lei doveva studiare e quindi ogni spostamento era diventato come camminare sui chiodi. Ora, anni di distanza, i suoi nipoti a furia di sbattere le porte e tirare le sponde del letto da tutte le parti, hanno provocato il crollo dell'intonaco delle sue pareti e alcune crepe nel muro che divide il mio appartamento dal suo, muro che avevo insononorizzato anni orsono.  Eehh... le nonne cambiano prospettive a anche i decibel dell'udito.  Poi ci sono quelli che mi vedono arrivare da lontano, nel mio caso carica di borse della spesa tipo Befana il  6 Gennaio, mi guardano imboccare il vicolo che porta all'ingresso ed ecco che con un ultimo sguardo tra il trucido ed il beffardo lasciano andare il portone e io resto fuori tra arance che rotolano, uova che scricchiolano, chiavi introvabili e spesso inizia anche a piovere. Passiamo a quelli che sono come i parenti: quando gli servi ti cercano dopo aver ottenuto il favore spariscono e se casualmente t'incontrano sulle scale fanno finta di parlare al cellulare.
Passiamo ora a quelli stronzi del tutto.
Sono i dirimpettai che nel mio caso hanno tutti il giardino o il cortile e allora vai di grigliate a tutte le ore, cani e gatti insonni, ragazzini che sembrano i figli del demonio: il mio dirimpettaio inizia la festa del primo maggio il 25 aprile - unisce la feste- e la termina il 4 o 5 maggio; di solito sono un sessantina di adulti e un centinaio di ragazzini che tra tuffi in piscina, palloni che non vanno in rete ma nel nostro viale, fanno sembrare un cortile come un villaggio vacanze di Rimini. Le grigliate del tipo vanno dalle 10 del mattino  in poi senza smettere mai, il tipo è anche cacciatore e pescatore quindi non puoi fuggire dall'odore di carne che arrostisce da marzo a novembre e spesso i miei panni s'impregnano di quell'afrore molto poco gradevole. Essendo il tipo narciso doc, mi tocca sorbire la sua visione all'alba, in tenuta mimetica, cartuccere armacollo e figlio di 5 anni vestito come lui. Ridicolo, oltre che, ovviamente, stronzo.
Gli altri dirimpettai bloccano il viale con le loro auto e capita di rimanere sequestrati in casa: ma c'è un fatto, sono criminali incalliti, entrano ed escono galera più spesso di quanto io riesco a a farmi passare le inca@@ature, hanno una zia/cugina magistrato e quindi il carcere è solo un miraggio; in questo caso preferisco soprassedere e adottare l'atteggiamento delle tre scimmiette.
Ah quanto vorrei una piccola baita in un posto sperduto dell'Alaska, tra il nulla e l'addio, con i vicini  più vicini a qualche centinaio di chilometri.

domenica 13 agosto 2017

Attenti all'uomo



E così hanno ucciso anche questa orsa che viveva nel suo territorio, direte: ma ha aggredito e ferito un uomo; è vero, l'ha fatto, bisogna però precisare che il Trentino è zona di orsi, lo sanno gli abitanti, i turisti sono avvisati da numerosi cartelli e, non ultimo, il cane del ferito ha abbaiato all'orsa che quasi sicuramente aveva dei piccoli.
Conosco molto bene il Trentino e lo amo, ma ultimamente questa smania di ammazzare gli orsi mi sta facendo venire la nausea; chi visita quei luoghi lo fa per vivere un contatto diretto con ogni aspetto della sua natura: ho percorso sentieri impervi, scalato l'Adamello, mi sono persa nel giro dei cinque laghi nei pressi di Campiglio, ho visto nascosto tra la vegetazione un meraviglioso gatto selvatico, ho visto le poiane, le aquile e gustato ogni aspetto di quei luoghi. E ho visitato il lago di Tovel.

Il lago di Tovel è un luogo stupendo incastonato in mezzo alle montagne e cartelli come quello sopra sono presenti nei pressi di un bar rifugio. La vicenda risale a più di  dieci anni fa. Arriviamo dopo tanti di quei tornanti da rimpiangere il residence ma mia figlia non lo aveva mai visto, io lo conoscevo da molto tempo e sapevo della strada orribile da percorrere. Insomma giunti lì sembrava più o meno Ostia a Ferragosto e noi non siamo tipi così sociali e preferiamo defilarci un po'.  Troviamo un angolino poco distante dalle decine di persone e scattiamo centinaia di foto, mangiamo panini e dolci e riponiamo qualsiasi cartaccia nello zaino per riportarla a valle; mentre la gente si sposta in massa nel bar/rifugio noi quattro decidiamo di fare il giro del lago da sinistra verso destra per evitare il bar e i suoi avventori; è primo pomeriggio, l'aria è calda, l'odore del lago forte; c'incamminiamo in fila indiana: mio figlio all'epoca appena sei o sette anni davanti, papà dietro,  mia figlia e io a chiudere la fila. Parliamo, ridiamo, fotografiamo il piccolo armato di piccozza e scarponi poi io e mia figlia decidiamo di entrare nel lago: l'acqua è gelida e quasi viscida, immediatamente decine di girini si attaccano alle gambe. Fantastico.
Siamo a metà del percorso, riprendiamo il giro, il bosco s'infittisce oscurando i raggi del sole, alla nostra sinistra una parete boschiva in salita limita l'orizzonte, smetto di fissare la cima innevata del Crozzon di Brenta e percepisco un rumore di fronde scosse, resto qualche passo indietro e guardo in mezzo a quegli alberi fitti: in realtà temo qualche maniaco perchè vengo da una città nella quale sono queste le cose da temere, invece percepisco un odore forte, di selvatico e terra fresca. In quell'istante il cuore mi manca un battito: guardo rapidamente intorno e non c'è anima viva, sulla sponda opposta vedo il rifugio, torno a fissare gli alberi e vedo le chiome smuoversi. Ora non ho più dubbi: chiamo mio marito per allungare il passo e mettere il piccolo dietro di lui, sono consapevole che i nostri zaini sono un richiamo olfattivo enorme, tiriamo fuori tutti le piccozze  mentre sentiamo tutti un grugnito alieno, come di un soffio potente e curioso. Ci mettiamo meno di cinque minuti e 400 battiti al secondo a raggiungere il bar, svuoto immediatamente tutti gli zaini dalle cartacce e guardo i cartelli affissi tutt'intorno: l'area è regno dell'orso.
Pochi giorni dopo eravamo di nuovo a Roma e il telegiornale mandò un servizio che raccontava di un turista che ebbe un incontro troppo ravvicinato con un orsa sulla sponda sinistra del lago di Tovel: ebbe la freddezza di toglersi lo zaino e tirarlo lontano per distogliere l'orsa. Ci guardammo in faccia tra lo stupito e il terrore più totale.
Io amo ancora il Trentino, ma stanno sbagliando tutto, se alcune aree sono territorio degli orsi bisogna vietarne l'accesso ai turisti e non per puro arricchimento farne rischiare l'incolumità e poi scannare gli orsi: è il loro posto, la loro terra, i loro cuccioli, siamo noi gli estranei. Se vi entrassero degli sconosciuti in casa cosa fareste, non li cacciareste via? E così fanno gli orsi.
Mi dispiace moltissimo per l'ennisimo orso ammazzato, era anche una femmina, di nuovo una femmina, significa niente piccoli e se ne aveva, nuovi orfani; nemmeno nelle remote regioni dell'Alaska  dove si pratica la caccia per la sopravvivenza si uccidono le femmine.
E noi le ammazziamo perchè anche sapendo che ci sono animali pericolosi dobbiamo fare azione illogiche o arricchire le casse della regione.
Io non mi farei il bagno in Sudafrica o in Australia, e voi?

giovedì 27 luglio 2017

Reborn: la saga dell'orrore.


Quelle che vedete sono  immagini di due prodotti commerciali: una nata per divertire e l'altra per terrorizzare. Guardate attentamente: quella terrorifica è la prima, la bellissima neonata dalla pelle di pesca.
Questo prodotto si chiama "bambola reborn" è vietata ai minori di 14 anni perchè non è un giocattolo, può arrivare a costare migliaia di euro e legalmente sarebbe un prodotto da collezionismo. Ma non è così, almeno non sempre. Sono sempre più numeroe le donne che usano queste bambole per simulare la maternità e non parliamo di un oggetto nato per superare un eventuale lutto, fatto affermato da psichiatri che s'interessano al fenomeno; sono giovani donne che pur non volendo un figlio vero usano questo simulacro di bambino per poter vivere le esperienze che comporta la maternità.
Ci sono gruppi Facebook  blindatissimi chiamati "Il mio bambino speciale" nei quali le pseudomadri si scambiano esperienze, nomi di pediatri, ricette di pappe, contatti di baby sitter, indirizzi di negozi per neonati, come se fosse normale, fosse normale portare un pupazzo dal medico, pagare 10 euro l'ora una ragazza per guardare una bambola dormire eternamente e c'è chi addirittura compra abitini o li chiede in parrocchia portandosi dietro il bimbo speciale infagottato nella copertina colorata.
Ecco un esempio:


Ho trovato post di donne che hanno avuto colloqui con baby sitter che si sono rallegrate per quanto fosse tranquillo il bimbo e le " mamme " dispiaciutissime per non averle potute assumere. Ovviamente.
Ero già rimasta sconvolta dalle novelle mamme che partoriscono in casa e attaccano la placenta al fiocco messo negli androni e si innervosiscono quando l'amministratore riferisce le lamentele dei condomini per l'odore e lo sgocciolamento nauseabondo. E pi ci sono quelle davvero fuori di brutto che offrono alla vicina di casa la ricottina fresca fatta col loro latte...
Ormai siamo al paradosso della follia, perchè viene accettata socialmente: è quasi normale che io vada in giro con un pupazzo al collo, compri gli omogenizzati, faccia la fila dal pediatra, interpelli puericultrici  e via dicendo. Il fatto è che di solito si pensa ai pazzi come quelli che vanno in giro a parlare coi piccioni, che fanno o dicono cose strampalate, ma allora, questo nuovo e terrificante fatto che accade ormai da qualche tempo, cosa è? Da dove prende origine e fino dove potrà arrivare?
La bambola assassina la trovo rassicurante al confronto dell'altra, almeno lei non ha una "mamma" fuori di testa.

Fonti
http://ilsignordistruggere.com/index.php/2017/07/26/mio-bimbo-speciale-ep1-la-tata/#more-1672