domenica 7 dicembre 2014

Di nuovo Natale!






























Ci risiamo! Anche quest’anno è arrivata l’Immacolata e sicuro come il sole sorge dopo la luna ecco che abbiamo compiuto nuovamente quel gesto che da bambini ci piaceva tanto e adesso è diventato uno strazio: l’albero! Ma non farlo pare brutto e poi se c 'hai i ragazzini sei obbligato e se non ce li hai le lucette fanno tanto Natale e diciamolo a voce alta: a Natale una casa senza l’albero è una tristezza infinita. E quindi abbiamo arraffato una scala, siamo saliti sul palchettone per tirare giù quei due pezzi di plastica verde smeraldo per montarlo in salotto, vicino a una finestra (così da fuori chi guarda dalla strada rosica che io ho fatto l’albero e tu no) piegandosi sulle ginocchia per salvaguardare l’ernia (L5-S1). Ma quando ci si ritrova con quei bracci di fil di ferro ricoperti di muschio finto a rifare quei gesti al contrario di appena un anno fa (era il 7 gennaio), si pensa all’utilità della cosa. Il pensiero vola via alle implicazioni annuali di ogni Natale: “i regali, oddìo, quello alla suocera: il caffè, come mai a un certo punto della vita alle suocere si regala il caffè? Forse nella speranza che ci rimangano con una tazzina, magari per colpa della pressione? Ma poi al funerale gli sguardi pesanti: -se non glielo regalavi, forse oggi era ancora qui-.Che pizza... ma una volta com’era il Natale, il mio Natale da piccola?”. Insomma sono questi i pensieri mentre rimonti quell’albero. Ma improvvisamente nel tuo ipotalamo si ode uno strano scricchiolio, una porta con un brutto chiavistello arrugginito si apre cigolando brutti presentimenti. Butti uno sguardo distratto ma incuriosito: chi c’è là dentro? È tuo padre, è giovane, parla sottovoce a tua madre, “Scct! Fai piano, se no ci sente!”. Tua madre gli regge una scala e lui piano piano la sale per andare a prendere sul palchettone, un proiettore super 8, che guarda caso avevi chiesto in regalo proprio a Babbo Natale e una bambola dai lunghi capelli rossi dal nome Arabella. Tu sei piccola e ancora non lo sai, ma stai per diventare grande con un dolore e forse una fierezza che non avrai mai più nella tua vita. Attraverso il buco della serratura della tua camera da letto HAI VISTO TUTTO!
E resterà nella tua vita una sola certezza: Babbo Natale non esiste!!

martedì 2 dicembre 2014

Per mia colpa





Visto l'avvicinarsi del periodo natalizio, ne approfitto per offrire il mio ebook ad un prezzo irresistibile: solo 0,99 euro per tutto il mese di Dicembre.
Impossibile non approfittarne!

Narrativa pura, con pochi dialoghi e ritmo serrato. Tre generazioni diverse di donne con un presente e un futuro legati indissolubilmente. La carismatica Lea, ebrea romana scampata al massacro di Auschwitz, si trova a fronteggiare la disastrosa vita di Agnese, ragazza vittima di una madre alcolista e violenta, all'ombra di una provincia che parla e giudica dall'alto di uno scranno improprio. Un viaggio tra segreti svelati e realtà inconfessabili, tra introspezione e problemi della società attuale.
Il racconto ha ricevuto ottime critiche sia di pubblico che degli addetti ai lavori.
Imperdibile.
http://www.inmondadori.it/Per-mia-colpa-An…/eai978131101391/
http://www.lafeltrinelli.it/…/anton…/mia-colpa/9781311013910
http://store.kobobooks.com/Search/Query

lunedì 20 ottobre 2014

Nulla è come sembra



Un felice gruppo di padri porta le loro bimbe ad una festa.
No. Nulla è come sembra.
Sono spose bambine, che spesso muoiono o subiscono gravi lesioni in seguito ad atti sessuali e gravidanze.
Per qualche strana ragione in questo nostro paese se ti azzardi a fare un commento negativo sulle minoranze ( che oramai sono la maggioranza, almeno nella mia città) si passa da razzista.
Bè mi prendo l'epiteto e confermo che questa e altre mille usanze sono delle vere e proprie torture e violenze.

domenica 19 ottobre 2014

Come la marea

Nuovo contest  del mese di Ottobre.
I temi stavolta erano due: il peso dell'esistenza o la bugia.
Ho unito i due temi in un solo brevissimo pezzo.
Potete leggerlo e se vorrete votare il mio racconto direttamente sul blog usando questo link. Scrivete "voto per questo testo" e lasciate anche un commento al pezzo così da assegnarmi due punti. Grazie!
http://settegiornidifollie.altervista.org/7-giorni-follie-1314/bugia-peso-esistere/come-marea-antonella-mattei-keiko/

martedì 14 ottobre 2014

Una pessima idea.




Qualche decina di buste piene di libri scolastici usati riempie il mio corridoio: finalmente i professsori hanno finito il ripasso; quelli nuovi acquistati il primo giorno di scuola: "solo 250 euro, ecchesò?"
Devo ritirarne ancora uno già ordinato in libreria, aspetto che mio figlio torni da scuola e sono quasi le tre del pomeriggio con 32 gradi; lui si carica due zaini che nemmeno gli alpini osano ed io uno zaino ed un bustone.
Salita impervia fino al bus che ci lascia a circa 300 metri dalla libreria: fila per il ritiro del libro che ovviamente è introvabile usato perchè i docenti vogliono la nuova edizione, fila per pagare e poi fila infinita per vendere.
Due ore sotto al sole, insieme a ragazzi, mamme e padri, trascinando trolley, carrelli per la spesa e zaini.
Tocca a noi, lo scanner a infrarossi passa rapidissimo e implacabile sui libri, gli eserciziari, gli allegati A,B,C,D, i CD e tutti i fascicoli inclusi possibili.
Resa dei conti.
A fronte di oltre 40 libri di un valore di circa 500 euro, ci hanno comprato quattro volumi per 20 euro.
Siamo usciti di nuovo in strada e abbiamo fatto la fila ai secchioni della carta per  buttarli.
Ricordo che facevo la stessa cosa al mercato dei libri di Lungotevere 10 anni fa con mia figlia all'epoca liceale.
Non cambia proprio niente in questo Paese.

venerdì 10 ottobre 2014

Cronache di poveri amanti





Ecco, l'ho messo di spalle così non si riconosce, anche perchè altrimenti si dovrebbe vergonare.
Dunque, sabato 13 settembre ore 10,30/11 circa; ritorno dalla mega spesa quindicinale con il portabagli stracarico, mio marito alla guida cerca di girare a destra per entrare nella NOSTRA STRADA PRIVATA e si blocca a metà manovra: una marea umana di macchine tirate a lucido e centinaia di persone in grande spolvero ma sul burino. Ho immediatamente una folgorazione: si sposa il SIGNOR MINISTRO scrocca parcheggi e altro. Dietro cominciano a suonare i clacson delle altre macchine dal momento che abbiamo bloccato tutta la strada, mio marito suona a sua volta e uno degli invitati che entra a stento nell'abito che fu della cresima ci guarda e dice: " Non è nostra"
Se è vero che quando io m'infurio bisogna tenermi a catena come i pitbull è altrettanto vero che il maritozzo, come tutti i buoni, quando esce dai gangheri fà paura. Quindi scendo dalla macchina e gli dico: " Ok, non sarà sua di proprietà, ma di sicuro è della vostra combriccola"
-E boh, po' esse o nun esse...
- Oh senti esse o nun esse, vedete di toglie sta macchina che chiamo la Polizia, tanto l'ho vista l'auto blu, mica è invisibile.
L'autista dell'auto blu dei Carabinieri mi guarda incazzoso, mentre fingo di chiamare la polizia ( conflitto d'interessi) e tutta la coda di auto lancia strali romaneschi tra i quali il più simpatico è MA LI MEJIO MORTA... VOSTRA!!!
Dopo un'interminabile serie di minuti esce dal portone della sposina un tizio pelato, con una mascherina medica verde sulla bocca, una specie di camice da chururgo e i guanti di lattice, sposta di un centimetro il suo SUV e ci dice :" Ecco mo' ci passi"
- Ma tuo nonno ci passa, mica c'ho 'na bicicletta! risponde il maritozzo quasi livido.
Un tizio da qualche macchina dietro grida: " 'A  ( omissis, riferito al nome del SIGNOR MINISTRO) mo' c'hai rotto proprio li cojioni!!
Il presunto dentista che credo stia sistemando la dentiera alla sposa cavallona e lungimirante, si decide a spostare il suo studio medico ambulante e rientra in fretta in casa.
Fulmino con lo sguardo gli autisti dell'auto blu, che mi sa si sono pure grattati vista l'intensità dell'occhiata e finalmente riusciamo ad entrare in casa.
Qualche giorno dopo ho saputo che il SIGNOR MINISTRO è convolato a giuste seconde nozze quel giorno, gli sposini hanno chiesto come regalo di nozze un obolo per pagarsi la luna di miele.
Che tristezza.

P.S.
Oltretutto c'è stata anche una specie di indagine perchè Lui ha fatto assumere lei alla Regione Lazio o al Comune.
 Sono questi in tristi personaggi che ci dovrebbero rappresentare.

domenica 21 settembre 2014

Pinocchio 2014

              




Come promesso ecco il mio Pinocchio rivisitato, se vi piace potete votarlo apponendo la scritta VOTO QUESTO TESTO ed un commento a questo link.
Grazie :)
http://settegiornidifollie.altervista.org/7-giorni-follie-1314/favole-2-0/pinocchio-2014/

Pinocchio 2014 di Antonella Mattei

C’era una volta un ragazzo che viveva nella periferia romana: era un tipo assai strano che dava molti problemi a suo padre, da bimbo era stato un po’ tardo, lento, insomma duro di comprendonio tanto che chiunque cercasse di intavolare un discorso con lui finiva per dirgli : “Ahò, ‘a Pinò, ma che sei de’ legno?!”
Col passare degli anni per assurdo, o forse per magia, Pinocchio divenne furbo come una volpe e sornione come un gatto, voglia di studiare pari a zero, quella di lavorare dio me ne scampi: viveva sfruttando la pensione di suo padre, un povero falegname che tutto il quartiere conosceva come Sor Geppetto e passava le giornate rimirando allo specchio il suo ciuffo ingellato, facendosi in continuazione selfie e inseguendo il sogno di diventare tronista in una famosa trasmissione tv che trasformava i morti di fame in divi.
Sor Geppetto aveva come vicino di casa un vecchissimo amico, si conoscevano da circa mezzo secolo e spesso confidava a lui le ansie per quel figlio debosciato: “ Caro Sor Ciliegia, so’ più de’ trent’anni che combatto co’ sto’ scemo de’ fijo mio, nun vole sentì ragioni, nun c’ha proprio vojia de’ lavorà. Jio detto: senti fijo bello, ripijate bottega mia, li pago io li lavoranti, tanto la pensione a me me abbasta e armeno tu te ‘mpari un lavoro. Pensate Sor Ciliegia mio che li lavoranti hanno ottenuto un grosso appalto da compie lì, a quel parco delli divertimenti, com’è che se chiama? Er Paese delli Balocchi me para, ‘mbè, so’ ‘n sacco de’ quattrini amico mio e armeno Pinocchio nun me fumerebbe più tutta la pensione lasciandome solo du’ sordi pe’ le bocce ar circolo. Certe vorte, amico mio, me sembra de’ sta a parlà con un ciocco de legno!”
Sor Ciliegia annuiva comprensivo seduto sulla sua sedia a rotelle sospinta qui e là della badante che non staccava mai l’attenzione dalle parole di Geppetto. La badante era una donna sulla cinquantina, una di quelle che hanno una miopia mentale talmente elevata che lo specchio gli rimanda sempre una immagine con almeno vent’anni meno: maglietta acrilica di tre taglie inferiore, minigonna jeans su cosce da lottatore e una stratosferica acconciatura ipercotonata e di una stranissima colorazione azzurra, come quella di Lucia Bosè. Quando la badante carampana ma esuberante andava in giro per il quartiere, quelli che la guardavano avanzare ondeggiando sulle zeppe usavano gridarle dietro: “ ‘A fata, ma ‘ndo vai? Portace co’ te che te li cotonamo noi li capelli!”
Pinocchio aveva da tempo una tresca con la badante dai capelli turchini e insieme si godevano la pensione d’invalidità di Sor Ciliegia e i risparmi di Geppetto, ma ora la proposta della “ Fata Turchina” di truffare il falegname e rubargli tutti i soldi del maxi appalto lo allettava assai. Si recò così alla falegnameria dicendo che Geppetto era disponibile per tutte le supervisioni a fronte di 100.000 euro; il capomastro annuiva fumando, guardando di sottecchi Pinocchio e intanto compilava l’assegno.
Purtroppo Pinocchio era furbo, ma non abbastanza da accorgersi della firma che portava l’assegno: fuggiti di notte come due ladri da Roma, si ritrovarono nella ovvia Ibiza coperti di schiuma in una piscina in mezzo ad altri quattrocento loro simili, mentre due Carabinieri li portavano via a braccia con l’accusa di truffa, appropriazione indebita, riciclaggio e chi più ne ha più ne metta. Piccolo particolare: l’assegno era firmato Lucignolo.
Il povero Geppetto piangeva disperato a casa di Sor Ciliegia, disperato anche lui di ritrovarsi abbandonato d’improvviso, ma mentre Geppetto spostava la sua sedia a rotelle per guardarsi insieme Chi l’ha visto e magari ritrovare i loro cari, ecco scivolare dal plaid di Ciliegia un biglietto della Mega Lotteria di Lunga Vita che prometteva una rendita milionaria per l’eternità.
Povero Pinocchio!
Quel biglietto comprato dalla badante rubando 10 euro a Sor Ciliegia era vincente e mentre lui e la Fata Turchina soggiornavano a spese dello Stato in una vecchia e fatiscente prigione infestata da grilli, il suo babbo e l’amico indossavano collane di fiori e suonavano l’ukulele su una spiaggia della Polinesia.
Tutto è bene ciò che finisce bene.