mercoledì 7 settembre 2016

Settembre, andiamo!!





  La faccia dei ragazzini che vedo in giro la dicono lunga: pallidi,occhi sgranati, una leggera sudorazione gelida sulla fronte. Lo schermo del pc ha dato la sentenza: lunedì ricomicia scuola.
Non so perché ma la scuola non comincia, ricomincia! Sempre, puntuale come una cambiale. Solo una volta nella vita puoi dire “Domani comincia scuola” ma siccome hai solo 5 anni, non ti ricorderai mai nella vita di averla detta. Invece con il fatto che ricomincia devi riprendere in mano quello che oggi si chiama corredo scolastico.
Gli alunni della mia generazione erano chiamati "I Remigini", perchè iniziavamo la scuola il primo ottobre, appunto San Remigio. L’astuccio: la matita, la penna bic, bella oggi ieri e domani, le prime a quattro colori che spingevi tutti insieme ed erano rotte il giorno stesso che la mamma te la comprava dopo aver frignato per due settimane, la gomma da cancellare per matita, piena di buchi fatti con la medesima, sporca lercia che macchiava il foglio facendo peggio. Mai come la gomma esagonale per la penna,quella che aveva una sottilissima righina rossa nel mezzo che il foglio lo bucava.. La cartella con due libri, quello di letture e il sussidiario, e basta! Se oggi si sapesse a memoria il sussidiario, e soltanto quello, vinceremmo tutte le sere a tutti i quiz delle decine di reti e senza nemmeno l’aiuto da casa. Fazzoletti di carta che si prestavano a tutti in classe, le forbici con la punta arrotondata, servivano per il collage, ma in realtà anche a tagliare il fiocco di quello più antipatico. Le matite colorate Giotto, di quel legno dall’odore strruggente, ma soprattutto la colla dalla formula segreta come la CocaCola, la COCCOINA! Quella scatola rotonda di alluminio con il pennello più cool del mondo al centro nella sua collocazione.Il tutto completato da un democratico grembiule bianco o blu, tutti uguali, niente griffe inutili e così spudoratamente pronte a trasformarti in Lolita col suo calciatore di turno.
Tornando a casa, era finita la giornata, niente corsi di nuoto, inglese, piano, kung fu,calcio,  violino, mandolino, arpa celtica o tutti insieme a giorni alterni; con 4 stupidi compiti da fare, le mani piene di sbaffi delle penne, le molliche della gomma sul grembiule, sporchi di coccoina, sudati, stravolti, eroi per un giorno, 9 mesi all’anno, ma per tutta la vita: perché se è vero che gli esami non finiscono mai, “la scuola” ricomincia ogni mattina.

martedì 21 giugno 2016

Il podio del disonore

Quando essere sul podio non è sempre un onore
Immagine dal web

Li incontriamo la mattina sul pianerottolo, al bar sotto casa, parlano del tempo col cane al guinzaglio, vanno a prendere i figli a scuola e poi li portano al campetto a dare due calci al pallone: comuni, banali uomini come milioni di altri. Milioni di altri che hanno fatto guadagnare all’Italia il podio per i maggiori fruitori di turismo sessuale.
Secondo rapporti recenti di  Ecpat Italia (organizzazione che si batte contro lo sfruttamento sessuale dei bambini) risulta chiaramente che gli italiani (per lo più uomini) sono al primo posto come clienti di bambini fatti prostituire in paesi del Terzo Mondo. Tra questa moltitudine di uomini perversi solo il 5% rientra tra le casistiche dei pedofili abituali, tutti gli altri sono alla ricerca di un’esperienza trasgressiva, da brivido, un brivido che in patria costerebbe la galera, mentre in alcune parti del mondo vengono addirittura organizzati  e agevolati da tour operator specializzati nel settore. Il turismo sessuale è il terzo traffico illegale per ordine d’importanza, dopo droga e armi, a tal punto da essere un fenomeno di rilevanza mondiale (Terre des Hommes e ECPAT, End Child Prostitution Pornography and Trafficking). Da quanto gli inquirenti hanno appurato finora, l’ intero soggiorno di 15 giorni a Fortaleza ed extra di 15-20 euro per ogni incontro sessuale si aggira sui duemila euro. La quota comprende il volo aereo, il soggiorno in albergo anche di quattro stelle e prima colazione. L’ incontro con le giovani prostitute, tra i 16 e i 18 anni, è un extra che costa tra i 15 e e 20 euro. Spesso la scelta ricade su ragazzi e ragazze molto più giovani, si stima che nel mondo ogni anno ci sono un milione di turisti sessuali che rivolgono le loro attenzioni a minori tra i 12 e 14 anni, e a volte anche più piccoli. I turisti che si rivolgono alla prostituzione esclusivamente minorile sono un terzo del totale. Tra i Paesi più a rischio troviamo Il Kenya: da 10.000 a 15.000 bambine che vivono nelle aree costiere di Malindi, Mombasa, Kalifi e Diani sono coinvolte nella prostituzione occasionale – oltre al 30% di tutte le bambine fra i 12 e i 18 anni che vivono in quelle zone. Fra 2.000 o 3.000 bambine e bambini sono inoltre coinvolti nel mercato del sesso a tempo pieno. Il prototipo del turista sessuale è piuttosto variegato, malgrado si sia abbassata la soglia di età che ora riguarda soggetti tra i 20 e i 40 anni: possono essere sposati o single, avere figli non costituisce alcuna remora; possono essere abbienti o di ceto sociale medio/basso, quello che li distingue sono solo le categorie: l’occasionale, l’abitudinario che non esita a comprare anche un appartamento in loco e i pedofili.
Diversi anche i motivi che portano questi uomini a  questo tipo di scelte: la difficoltà ad instaurare relazioni paritarie con donne adulte, l’anonimato,  l’impunità, la ricerca frenetica di cose nuove ed eccitazioni sempre maggiori e il falso mito che fare sesso con minorenni scongiuri il rischio AIDS. Di fatto tre milioni di persone partono ogni anno a caccia di prede sessuali nel mondo e gli italiani hanno vinto la medaglia d’oro.
Fonti:
http://27esimaora.corriere.it
http://www.corrierecaraibi.com/
Bill that kill 

mercoledì 15 giugno 2016

Occultismo, stregoneria e nazismo

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I libri che trattano l’occulto hanno sempre affascinato persone di tutti i tipi: studiosi, artisti, curiosi, creduloni e anche soggetti facilmente suggestionabili, risulta quindi molto strano trovare tra queste categorie i nazisti ed in particolare gli ufficiale del Terzo Reich, ma c’è un motivo valido dietro questa scelta letteraria.
Heinrich Himmler era convinto, secondo suoi studi del tutto personali, che la magia, in particolare quella del medioevo, avesse lo scopo di distruggere la “razza ariana” e quindi tutti i tedeschi; questo rischio fu preso molto sul serio e il Reich decise di far sparire tutti i volumi esistenti che parlassero di qualsiasi forma di magia, esoterismo e stregoneria. Questa decisione non  deve stupire più di tanto: fu infatti sempre Himmler a creare la famosa Ahnenerbe, associazione scientifica con scopi diversi, fra cui la realizzazione di scavi archeologici, il finanziamento di studi sulla storia delle lingue, delle razze e delle religioni indoeuropee, con lo scopo di trovare le radici culturali della razza ariana, prima che quest’ultima venisse, secondo le loro assurde teorie, macchiata da altre razze.  Diventava quindi essenziale trovare tutti questi volumi “pericolosi per la razza ariana” e infatti furono razziate numerose biblioteche d’Europa ed i testi incriminati finirono, chissà come, in un magazzino di Praga: sono circa tredicimila volumi dedicati all’occulto quelli ritrovati in una pertinenza della Biblioteca Nazionale della Repubblica Ceca, in seguito ad una iniziativa Ceco-norvegese, finanziata dalla UE.
Come la storia ci ha poi insegnato, non furono la stregoneria, i rituali satanici o qualche sortilegio a fermare l’orrore che Hitler e tutti i suoi adepti disseminarono: ci sono voluti fiumi di sangue russo e americano, bombardamenti terrificanti e morti di ogni nazionalità. Magari fosse bastato un abracadabra.

martedì 10 maggio 2016

Mistero ed esoterismo nel cuore della Roma bene: il quartiere Coppedè.


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di Keiko
Ci fu un tempo nel quale frequentavo assiduamente via Tagliamento, sede del favoloso Piper, discoteca romana che ha segnato un’epoca e messo in luce artisti di fama mondiale. Quando s’imbocca via Tagliamento e la si percorre per un certo tratto, si arriva di fronte all’ingresso di un quartiere, quasi una cittadella, tanto affascinante quanto misteriosa: quel tipo di mistero che atterrisce un pochino e quindi, ovviamente, ti attira nei suoi meandri. Sto parlando del famoso quartiere Coppedè.
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Ti lasci alle spalle via Tagliamento e piazza Buenos Aires ed ecco che un lugubre arco, con un lampadario in ferro battuto, fanno da cornice gotica ad un insieme di villini e appartamenti. Ricordo che quando passavo sotto quest’arco e il lampadario oscillava lentamente per il vento che s’incanalava, mi sembrava di sentire sempre un lamento e l’impressione di essere osservata da presenze oscure non mi lasciava mai. Molti visitatori hanno l’impressione di essere osservati da dietro le finestre chiuse. Ulteriore perplessità la suscita una piccola edicola devozionale nella quale il Bambino non rivolge lo sguardo alla Madre ma a ogni possibile passante.
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Questo bizzarro e misterioso quartiere deve il suo nome all’architetto-scultore fiorentino Gino Coppedè che, scelto dai finanzieri Cerruti della società «Edilizia Moderna», lo realizzò tra il 1913 ed il 1921. La lunga interruzione dovuta alla guerra e la morte nel 1927 dell’architetto non permise il compimento del progetto che rimane comunque un’attrattiva molto suggestiva e considerata da molti un polo esoterico e, per alcune scuole di pensiero, di satanismo.
Oltre l’arco, procedendo per via Brenta, si giunge alla piazza principale del quartiere, piazza Mincio, che ospita la famosa Fontana delle Rane e che vide i Beatles farsi il bagno vestiti dopo un concerto al suddetto Piper. cop3La vasca della fontana ospita tra le altre figure, un’ape: possibile tributo dell’architetto al grande Bernini, nonché simbolo massonico. Ospiti del quartiere sono il Villino delle Fate e l’Ambasciata Russa. Il Villino è decisamente surreale: affatto coeso con il resto dell’edilizia del quartiere tutt’intorno, i materiali usati, quali vetri colorati, travertini e marmi, rendono l’edificio fiabesco e, come al solito, inquietante; la vegetazione con palme ad alto fusto, cespugli fitti, poi colonne e capitelli, non fanno altre che esasperare giochi di luce e di ombre che non lasciano indifferenti. L’Ambasciata Russa ha elementi neoclassici, greci, medievali e cristiani, con una edicola sacra posta talmente in alto da risultare quasi invisibile, mentre il tetto risulta sorretto da figure di animali. Questo quartiere è da sempre molto amato dai registi, primo Dario Argento, tanto per dire l’effetto che induce al visitatore; quello che è certo che l’architetto Coppedè non ha avuto né predecessori, né successori così eclettici e visionari.
Un dettaglio da non sottovalutare il costo degli appartamenti: in questa spettacolare zona, un appartamento di una settantina di metri quadri va dal milione al milione e mezzo di euro.

mercoledì 27 aprile 2016

La morte bianca

haya giovane

Ci sono persone, sconosciute ai più, le cui vite e le imprese  eroiche sono state portate sul grande schermo e quindi divenute famose: il caso di Chris Kayle le cui gesta, sotto la regia di Eastwood, hanno dato vita al celebre film American sniper e da allora tutto il mondo conosce le sue azioni. In verità  Kayle non fu tra i più letali cecchini: con i suoi 160 nemici abbattuti non si avvicina nemmeno lontanamente al più pericoloso Vasily Zaytsev, militare sovietico con oltre 230 vittime sotto i suoi tiri, le cui gesta sono raccontate nel film Il nemico alle porte.
In realtà, il più pericoloso, il più letale, l’inafferrabile cecchino che fece tremare l’Armata Rossa, fu Simo Haya. Giovane agricoltore e allevatore finlandese, alto appena un metro e sessanta, armato di un micidiale Mosin-Nagant, diede vita alla sua personale guerra contro l’avanzata delle truppe sovietiche nella sua nazione. Con temperature inferiori ai meno venti, meno trenta gradi, Simo Haya spazzava la neve intorno a lui e si  mimetizzava nella tundra immacolata ricoperto solo dal suo telo mimetico bianco. Restava così. Immobile per ore e ore, masticando neve per non creare condensa con l’alito e poi dava vita alla sua maestria. Tirava sino a quattrocento metri di distanza e senza l’ausilio del mirino telescopico che aveva rimosso perché sapeva che il riflesso delle lenti avrebbe potuto tradirlo: si affidava solo alle tacche di mira e al fatto che i soldati sovietici avanzavano sempre in schieramento orizzontale e  decimava letteralmente interi battaglioni. I sovietici mandarono altri cecchini per scovare la misteriosa “morte bianca”, così fu soprannominato, ma nessun  tiratore scelto inviato per ucciderlo, tornò mai indietro. Il comando sovietico decise che non riuscendo a scovarlo, avrebbe bombardato a tappeto tutte le zone in cui ipoteticamente Haya poteva trovarsi: non riuscirono a trovarlo, ma i soldati russi freddati da un solo colpo aumentavano a dismisura: in cento giorni dall’inizio del conflitto Haya aveva colpito ben oltre settecentocinquanta uomini, e per difetto. Sfuggì a molti bombardamenti  fino a quando un proiettile della fanteria lo colpì alla mascella riducendolo in coma, ma negli stessi giorni il conflitto tra Unione Sovietica e Finlandia ebbe termine. Dopo dieci giorni di coma Haya si riprese e venne insignito di ben cinque onorificenze al valore dell’Esercito Finlandese e promosso al grado di Sottotenente. Dopo la fine della guerra si ritirò a vita privata e morì nel 2002 a novantasette anni. E’ considerato uno dei più valorosi eroi nazionali. Piccolo e letale Haya  portò a termine quello che si era prefisso: distruggere il nemico.
haya frase

giovedì 31 marzo 2016

Le parole sono importanti






Mi sento bene quando vengono interpretate nel modo giusto  le mie parole.
In questa recensione di Marina Atzori, i personaggi del mio libro sembrano vivere, parlano e interagiscono col lettore, come ho sempre sperato accadesse, ed è anche il fine stesso di qualsiasi racconto.
http://marinaatzori.altervista.org/recensione-marina-atzori/

Spero presto di avere una versione cartacea per tutti coloro che amano l'odore della carta e dell'inchiostro.

mercoledì 16 marzo 2016

Chi ci capisce e chi no






Se uno scrive, a meno che non stili la lista della spesa, lo fa con passione, con lo stomaco, con l’anima, dopo interviene la parte razionale che elabora tutto quello scritto nero su bianco e lo rende leggibile a terzi. E comincia così ad inviare manoscritti a diverse case editrici: quelle inarrivabili, quelle famose, quelle stanno in una via di mezzo, quelle che ci provano, quelle che si arrabatano. Quelle a pagamento nemmeno le nomino. Ovviamente dopo un po’ d’esperienza l’autore non manderà le sue poesie a chi pubblica hard boiled o noir a chi è specializzato in narrativa rosa: non siamo così sciocchi, spettabili editori; se ne deduce quindi che alcune lettere di rifiuto sono assolutamente ridicole. Ma alcune sono davvero incredibili. E hanno fatto storia.
Pensate che qualsivoglia editore possa negare la pubblicazione al re King o Le Carrè?
Ebbene si! E sono anche in buona compagnia, diversi editori, forse negligenti, forse impreparati o magari solo non all’altezza di riconoscere le straordinarie capacità dell’arte pura, se ne sono fatti scappare molti e tutti scrittori di prima grandezza.
Le lettere di rifiuto sono a dir poco assurde e ridicole, ti fanno pensare: “Ma sicuro che questi ci capiscono qualcosa di narrativa? Non è che ho spedito il manoscritto a mia nonna?”.
No, li hanno spediti a veri (almeno pare) editori e quelle a seguire, raccolte dal prestigioso Thelegraph, sono le lettere di rifiuto che gli autori hanno ricevuto e le assurde motivazioni addotte.
E meno male, dico io!
Per loro fortuna, altre persone, predisposte all’arte, hanno saputo cogliere la bellezza che non a tutti è concessa riconoscere.
1. Vladimir Nabokov, Lolita
«Per gran parte è nauseante, anche per un freudiano illuminato… è una specie di incrocio instabile tra una realtà orribile e una fantasia improbabile. Spesso diventa un sogno a occhi aperti nevrotico e selvaggio… Consiglio di seppellirlo sotto una pietra e tenerlo lì per almeno mille anni.»
Vladimir Nabokov, esule russo che già dal 1940 si era stabilito negli Stati Uniti, non seppellì mai Lolita e riuscì a pubblicarlo in Francia nel 1955 con la Olympia Press, una casa editrice specializzata in narrativa erotica, dopo due anni di rifiuti da alcune prestigiose case editrici statunitensi (Viking Press, Simon&Schuster, New Directions, Farrar e Doubleday). Il libro diventò immediatamente quello che si chiama “un caso letterario”, apprezzato da scrittori e critici tra i più rispettati del tempo: quando Graham Greene lo lesse nell’edizione francese, in un’intervista al Sunday Times di Londra lo definì come «uno dei migliori romanzi dell’anno». Nonostante questo il romanzo non venne pubblicato in Gran Bretagna fino al 1957, perché il ministero degli Interni ne vietò la distribuzione. Anche il governo francese decise che ne fossero ritirate tutte le copie in commercio. La prima edizione americana risale al 1958. In Italia è stato pubblicato per la prima volta nel 1962.
2. Anna Frank, Diario
«La ragazza non possiede, a mio parere, una speciale percezione o sensibilità che sollevi quel libro al di sopra del livello di curiosità.»
Questo è solo uno dei 15 editori che non ritennero che il Diario di Anna Frank valesse la pena di essere letto. Il testo, rivisto e redatto dal padre di Anna, Otto Frank, dopo svariati passaggi finì nelle nelle mani della coppia di storici olandesi Jan Romein e Annie Romein-Verschoor che dopo alcuni tentativi, senza successo, di trovare una casa editrice interessata alla pubblicazione, il 3 aprile del 1946 scrissero un breve articolo sul Diario sulla prima pagina del quotidiano Het Parool. Infine, fu la casa editrice Contact di Amsterdam a pubblicare il libro richiedendo però che venissero tolti alcuni passaggi in cui Anne Frank scrive della sua sessualità. Il redattore capo decise di apportare anche altre piccole modifiche. Il Diario uscì il 25 giugno del 1947 con il titolo «L’Alloggio segreto. Diario epistolare dal 14 giugno 1942 al 1 agosto 1944» con una tiratura di 3 mila copie.
3. Herman Melville, Moby Dick
«Primo, per sapere: deve essere proprio una balena? Capisco che sia un ottimo espediente narrativo, per certi versi addirittura esoterico, ma vorremmo che l’antagonista avesse un aspetto potenzialmente più popolare tra i giovani lettori. Per esempio, il Capitano non potrebbe essere in lotta con la propria depravazione verso giovani e magari voluttuose signorine?»
Così scrisse Peter J Bentley, redattore presso la casa editrice britannica Betley & Son, che gli offrì comunque un contratto nel 1851. Moby Dick venne pubblicato 18 mesi più tardi del previsto e con grandi spese sostenute dall’autore stesso. Delle giovani fanciulle voluttuose non c’è traccia, nell’edizione finale.
4. David Herbert Lawrence, L’amante di Lady Chatterley
«Per il tuo bene, non pubblicare questo libro.»
Pubblicato per la prima volta nel 1928, l’opera venne immediatamente considerata oscena a causa dei riferimenti espliciti di carattere sessuale e del contenuto (racconta della relazione tra una donna della borghesia e un uomo appartenente alla classe operaia). Il romanzo venne perciò messo al bando specialmente nell’Inghilterra del tempo, in piena morale vittoriana, tanto che sarà pubblicato in Gran Bretagna solo nel 1960.
5. Anita Loos, Gli uomini preferiscono le bionde
«Ti rendi conto, ragazzina, che sei il primo scrittore americano a prendere in giro il sesso?»
Gli uomini preferiscono le bionde venne pubblicato con successo nel 1925: il primo rifiuto che ricevette suonerebbe oggi come un gran riconoscimento.
6. Sylvia Plath, La campana di vetro
«Miss Play ha dimestichezza con le parole e un occhio attento per le cose inusuali e i dettagli vividi. Ma forse, ora che si è disfatta di questo libro, la prossima volta userà il suo talento più efficacemente. Dubito che a qualcuno mai venga in mente di leggere questo libro, quindi potrebbe avere una seconda possibilità.»
Un editor della Alfred A. Knopf, casa editrice di New York, respinse il romanzo una prima volta nel 1963 quando l’autrice lo presentò con uno pseudonimo (Victoria Lucas). Dopo aver realizzato che era stato scritto invece da Plath, che aveva già pubblicato un paio di raccolte di poesie, lo stesso editor lo rilesse e inviò una seconda lettera che conteneva però un nuovo rifiuto. Riuscì anche a scrivere il vero nome dell’autrice in tre diversi modi, tutti sbagliati. «La prossima volta» non ci fu: Sylvia Plath si era suicidata sei settimane prima, l’11 febbraio del 1963.
7. John Le Carré, La spia che venne dal freddo
«Benvenuto in Le Carré, non ha nessun futuro.»
Un messaggio di un editor a un suo collega per introdurgli un manoscritto di Le Carré.
8. George Orwell, La fattoria degli animali
«Concordiamo che sia un notevole scritto, che la favola è trattata con grande abilità e che la narrazione di per sè mantiene vivo l’interesse: qualcosa che pochi autori sono riusciti a raggiungere da Gulliver in poi. Tuttavia, non siamo convinti (…) che questo sia il giusto punto di vista da cui criticare l’attuale situazione politica. (…) I suoi maiali sono molto più intelligenti degli altri animali, e perciò sono i più qualificati per gestire la fattoria – in realtà non ci sarebbe potuta essere nessuna Fattoria degli Animali senza di loro: quindi qualcuno potrebbe sostenere che serva non più comunismo ma più maiali dotati di più senso civico. Sono molto dispiaciuto, perché chiunque pubblichi questo romanzo avrà naturalmente l’opportunità di pubblicare i suoi lavori futuri: e ho molta considerazione per i suoi lavori, perché lei è un esempio di scrittura di fondamentale integrità.»
Certo, La fattoria degli animali ha venduto 20 milioni di copie, ma prima di essere pubblicata, nel 1944 fu respinta dalla prestigiosa casa editrice Faber&Faber da T. S. Eliot, grande saggista, editore e scrittore. La lettera integrale del rifiuto venne pubblicata sul Times nel 1969 (dopo la morte di entrambi) nella sezione “Lettere all’Editore”: fu spedita dalla seconda e ultima moglie di Eliot, Valerie.
9. Stephen King, Carrie
«Non siamo interessati alla fantascienza distopica. Non vende.»
Carrie fu il primo romanzo di Stephen King a essere pubblicato, nel 1974, ma fu respinto così tante volte che l’autore ha raccolto le tante note delle case editrici nella sua camera da letto. Uscì finalmente nel 1974 con una tiratura di 30 mila copie. L’anno dopo ne vendette oltre un milione.
10. Gertrude Stein
«Sono uno, uno solo, soltanto uno. Un solo essere, uno in ogni istante. Non due, non tre, solo uno. Solo una vita da vivere, solo sessanta minuti in un’ora. Solo un paio di occhi. Solo un cervello. Essendo solo un singolo essere con un solo paio di occhi e una sola vita da vivere, non posso leggere il tuo manoscritto tre o quattro volte. Neanche una volta. Difficilmente se ne venderà una copia qui. Difficilmente una. Soltanto una».
Così un accorato Arthur Fifield, fondatore della casa editrice britannica AC Fifield, scrisse a Gertrude Stein dopo aver ricevuto uno (solo uno) dei suoi manoscritti nel 1912.
11. Ernest Hemingway, Fiesta
«Se posso essere schietta, signor Hemingway – lei sicuramente lo è, nella sua prosa – ho trovato il suo libro noioso e offensivo al tempo stesso. Lei sicuramente è un “vero uomo”, non è così? Non sarei sorpresa di scoprire che ha scritto tutta la storia chiuso dentro a un club, con il pennino in una mano e un bicchiere di brandy nell’altra»
Fiesta (Il sole sorgerà ancora) fu il primo romanzo dello scrittore statunitense Ernest Hemingway, pubblicato a New York nel 1926 e a Londra nel 1927. Così, però, Moberley Luger della casa editrice Peacock & Peacock rifiutò nel 1925 la pubblicazione.
Fonti di riferimento per le lettere: Post Libri