lunedì 20 maggio 2013

Senza vergogna

Mia figlia lavora, per ora e per fortuna, in un grande punto vendita di articoli sportivi, scarpe, borse, abbigliamento e chi più ne ha più ne metta.
Giovedì scorso le commesse sono state messe in condizione di avvisare la direttitrice e quindi i Carabinieri, perchè un gruppo di ragazzi ben vestiti  che non lasciava presagire le loro intenzioni, nascondevano in una grossa borsa molti capi di marca, indifferenti alle telecamere di sorveglianza. I vigilanti li hanno fermati alle casse, visto che suonava e lampeggiava tutto e i Carabinieri li hanno portati via con tre macchine imponendogli di restituire o pagare la merce.
Il giorno dopo, uno di loro rientra con noncuranza in negozio, va alla cassa dove stava mia figlia e le dice di togliergli la placca antitaccheggio perchè così non riesce ad indossare le "sue" scarpe ipermarcate. Lei lo riconosce e gli dice che non può splaccare la merce rubata, lui risponde che il fatto era successo ieri e quelle scarpe, dal momento che non erano state messe a verbale  perchè nascoste in un posto dove non erano state trovate, sono sue a tutti gli effetti. Lei si rifiuta, lui si altera e usa le scarpe a mo' di " guarda che te la tiro", lei chiama la vigilanza che richiama un'altra volta i Carabinieri. Lo riportano via.
Così va' il mondo.
Senza vergogna.
Senza pudore
Oltre 5000 euro di merce rubata e ci si sente in diritto di farsi smagnetizzare un paio di scarpe che erano sfuggite alla perquisizione
Mi ha lasciato l'amaro in bocca
.


mercoledì 15 maggio 2013

Considerazioni.........

Dialogo  ai limiti dell'assurdo tra me e mia suocera:
- Ma che scrivi che stai tutto il giorno attaccata a quel coso lì..?!.( il pc) E non cucini quasi mai, nè gnocchi, nè lasagna..... Ma che racconti?!
-  Srivo perchè.....perchè non posso farne a meno. Perchè ho bisogno di farlo, perchè mi aiuta a vivere, perchè è come respirare ossigeno, perchè mi distacca dalla realtà e mi conduce dove voglio io. E' come respirare. Non potrei non farlo. Hai per caso letto qualcosa? ( domanda ironica e retorica)
- Chi io? Nooooo, io non leggo, che le cose brutte mi mettono ansia.
- E chi ti ha detto che sono brutte le cose che scrivo, certo non sono leggere,  scrivo di ciò che conosco. E io ho conosciuto la paura, l'ansia, il distacco, ma anche la passione, l'erotismo....
- Ah no, no. Io queste cose non voglio manco sentirle. Eppoi ho saputo che hai scritto qualcosa su Aushwitz, su quell'ebrei, che poi tocca vedè se era vero...... No, no, io 'ste cose voglio non le voglio nemmeno sentì, bisogna dimentica'.
- E' qui che sbagli. Non si deve mai dimenticare. Ti spiego: pensa se quando morirai tutti i "tuoi" parenti decidessero di cancellarti dalla memoria perchè il tuo  ricordo li addolora. Sarebbe come essere vissuti invano. Come morire due volte. Chi lo ricorderebbe delle tue lasagne, i timballi e le crostate. Certo il paragone è oltraggioso, ma tanto per fare un parallelo.....
- E no, a me mi ( non è un errore) ricorderanno per sempre perchè io sono stata sempre buona, una brava persona.
- Ma lo erano anche loro. E anche se non lo fossero stati meritano ugualmente di non essere dimenticati
- Si va be'! ma ti pagano almeno?
- No. Non guadagno nulla.
- E allora perchè lo fai?!

lunedì 13 maggio 2013

Sortilegio mortale....


Era pazza di lui. Ecco, questo è il termine giusto. Pazza sì, altrimenti 
non avrebbero senso tanti gesti che, solo in seguito, 
 avrebbero assunto il giusto significato di soprusi. 
 Ma in quei momenti Rita non si rendeva neanche conto 
che era diventata una vittima, una schiava, un gioco dell’uomo 
per il quale provava una passione estrema, disperata. 
Non ci può essere altro termine per definire quel sentimento. 
Era entrato in lei come un virus, come un batterio
 che s’insinua sotto la pelle, nei muscoli, nelle ossa e intanto distrugge 
il cuore e il cervello.
 I suoi occhi neri l’avevano scrutata fin nelle viscere già dalla prima volta: 
uno sguardo profondo, intenso, nero come lava fredda; le aveva
percorso tutto il corpo dai lunghi capelli corvini, alle sottili caviglie 
e i piedi eleganti soffermandosi a lungo dentro i suoi occhi d’ambra 
 come quelli delle tigri.
.....L’aveva trovato ad aspettarla fuori al locale, finito il turno. 
 Era notte,qualche gatto furtivo, la luce dei lampioni irradiava
 la pioggia che cadeva sottile e leggera; aghi luminosi che 
 entravano in ogni spazio scoperto del suo corpo. 
Stava proprio lì. Sotto quel lampione,indifferente alla pioggia 
che gli aveva inzuppato la camicia di lino; 
 un nuovo sguardo e non c’era più niente da capire. Uno
sfiorarsi leggero di mani e poi un bacio in cui fondersi 
e confondersi,
fino a non capire più dove finisce l’uno e comincia l’altra. 
Era già perduta in quella malia,
nella stregoneria che le avrebbe cambiato il destino...... 
 
http://www.zeugmapad.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=374:dolce-come-una-mandorla-amara&Itemid=641

giovedì 9 maggio 2013

E 'so' soddisfazioni!!!

Ieri è stata pubblicata la prima antologia nella quale è compreso un mio racconto!!!
Una grande soddisfazione:)))
E' usufruibile gratis per kobo: io non ce l'ho, chi avrà voglia di leggerlo mi dice cosa ne pensa?
Grazie:)))
http://www.kobobooks.it/search/search.html?q=euthalia

mercoledì 8 maggio 2013

Chi ha paura di me parte seconda

Stamattina tornando dall'abituale giro del mercato del mercoledì, incontro una mia amica, ci conosciamo da quando le nostre figlie facevano l'asilo, quindi circa vent'anni. Siamo entrambe molto riservate, ma quando c'incontriamo parliamo delle cose più personali che ci affliggono e delle cose belle che ci succedono
In breve comincio a parlarle di cosa accade quando si alza la testa e si guarda negli occhi quelli che credevano che potessi essere una pecora, un cane al guinzaglio, un burattino da maneggiare.
-" E' che tutti danno per scontato che a te, per quieto vivere, te stia tutto bene. Eppure te se vede dagli occhi quando sei in disaccordo. Io t'ho sempre letto dentro: forse non t'hanno mai guardata, o quello che vedevano je faceva paura. Me ricordo quando facevi azzittà la preside con uno sguardo!"
Eh si... A. in poche parole ha detto tutto
Dare per scontata una persona, dare per ovvio che pensi per stereotipi, gli stessi usati dai giudicanti. Sentirsi in grado d'imporre i propri intrecci mentali a tutti coloro che fanno parte dello stesso gruppo. Ma come si può credere di decidere dei pensieri degli altri?!
E pensare che è tutto scaturito da una stron..ta.
In pratica vengo additata per quella che apre il portone a tutti: una specie di portiera ubriaca insomma.
-" Eh ma sei non sei stata tu, allora chi è stato? Tizio fà quello che gli si dice, Caio non apre mai perchè noi  vogliamo così: sei stata per forza tu."
Il mio citofono non funziona e devo affacciarmi per vedere chi è, oltretutto da un pò ( capisci a me) non apro proprio più a nessuno: mio figlio mi fa uno squillo al telefono quando rientra.. Ho detto loro che dopo quell'esperienza infausta sono l'ultima a cui chiedere se apro il portone, anzi, magari se non avessero aperto quel giorno.......
L'ho detto prima con le buone, poi a brutto muso, poi mio marito ha detto a tutti i parenti di smetterla di prendermi sempre come capro espiatorio.
E il mare si è aperto.
E una coetanea che mi vede ogni tanto capisce tutto in due secondi.
Perchè alcuni contatti umani creano sinergie perfette, ed altri brutti corti circuiti?
Com'è che una persona con la quale ho incontri sporadici, malgrado una lunghissima conoscenza, mi legge dentro e queste persone mi vedono come il diavolo in convento?
Forse non lo capirò mai.
Speriamo che il mare si chiuda presto.

martedì 7 maggio 2013

L'evento del secolo

Ebbene si!! L'ho fatto!!
Ho sempre pensato che non sarei stata tra quelli, ma  ci ho voluto provare.
Meglio rimorsi che rimpianti, si dice così , no!
E allora mi sono iscritta a facebook, ho il mio bel profiletto e vedo che aria tira, tasto il terreno........
Se volete darci un'occhiata uso il nome che ho per i miei racconti.
Staremo a vedere........

Chi ha paura di me?!

Vi è mai capitato di vivere per anni incastrati in una maschera che non vi appartiene, e poi un giorno , strapparsela di dosso e mostrarsi per quello che si è davvero, con la propria forza, la propia dignità, la vera essenza del proprio io.
Bè a me è accaduto. Di recente ho avuto un moto di orgoglio: mi sono esposta, mostrato la parte più vera, la più forte.
Si sono aperte le acque come nel Mar Rosso. E adesso cammino da sola in mezzo alle onde.