martedì 28 luglio 2015

Rivoglio la mia dignità





Oltre venti giorni fa ho scritto una mail di protesta all'Atac.
Nel mio quartiere hanno drasticamente ridotto gli autobus disponibili, praticamente ne sono rimasti due e hanno tolto la linea che collegava il quartiere con l'istituto scolastico frequentato da mio figlio e centinaia di altri ragazzi; dovendo rinnovare a breve l'abbonamento annuale ( 250 euro per la cronaca), ho chiesto a quale titolo dovrei versare la somma visto l'inesistenza dei collegamenti.
Volete sapere la risposta?
Non mi hanno risposto.
I trasporti a Roma fanno schifo, in periferia poi fanno pena; domani ulteriore sciopero perchè gli autisti devono protestare in Campidoglio, oggi metro ferma per mezz'ora a San Giovanni con persone bloccate nei vagoni strapieni e surriscaldati, in massa hanno deciso di linciare il manovratore che magicamente ha riavviato il treno.
Non visitate Roma, lasciateci morire nella nostra mondezza ( che puliranno Gassaman e Verdone che abitando ai Parioli non ne vedono affatto) e soffocare nei nostri vagoni blindati e lasciati in esilio nei nostri quartieri/isola lontani da tutti i servizi.
E ora ci tagliano anche le analisi e le visite diagnostiche ( ma tanto noi popolo di periferia non potremmo mai raggiungere gli ospedali visto che hanno tolto i mezzi).
Ma io lo so dove e come si fanno tutte le analisi e le visiste iperspecialistiche e i ricoveri i nostri ministri senza sganciare un euro e senza fare alcuna trafila burocratica!
Voglio le barricate, voglio una guerra civile.
Non m'interessa il colore o la bandiera: rivoglio la mia dignità di cittadina che si svena per pagare le tasse!

giovedì 23 luglio 2015

Senza pelle





Ce metti 'na vita intera pè piacerti e poi
arrivi alla fine e te rendi conto che te piaci.Che te piaci perchè sei tu, e perché per piacerti c’hai messo na vita intera: la tua. Ce metti una vita intera per accorgerti che a chi dovevi piacè, sei piaciuta… e a chi no, mejo così. Anche se lo ammetto, è più raro trovà un uomo a cui piaci, che te piace, che beccà uno ricco sfondato a Porta Portese!
Ce metti na vita per contà i difetti e riderce sopra, perché so belli, perché so i tuoi. Perché senza tutti quei difetti, e chi saresti? Nessuno.
Quante volte me sò guardata allo specchio e me so vista brutta, terrificante.
Co sto nasone, co sti zigomi e tutto il resto. E quando la gente me diceva pe strada “bella Annì! Anvedi quanto sei bona!” io nun capivo e tra me e me pensavo “bella de che?”.
Eppure, dopo tanti anni li ho capiti.
C’ho messo na vita intera per piacermi.
E adesso, quando me sento dì “bella Annì, quanto sei bona!”, ce rido sopra come na matta e lo dico forte, senza vergognarmi, ad alta voce “Anvedi a sto cecato!.
[Anna Magnani]


Ho sempre adorato questa donna, sempre pensato che se fossi nata uomo avrei fatto qualsiasi pazzia per un suo sguardo, un suo bacio.
Era una donna senza pelle: aveva l'anima a vista. Scomoda, dura, sensuale, materna. Donna con la D maiuscola.
Prendo spunto da lei e dalle sue parole per iniziare una rubrica saltuaria dove proverò a scrivere senza pelle. Niente di più difficile, specialmente sul web dove chiunque si sente in dovere o diritto di darti lezioni, giudizi, scatenare noiosissime e spesso volgari diatribe su ipotesi di reato di pensieri.
Quando ho affrontato temi scomodi mi sono ritrovata sola nel mondo virtuale, come in quello reale del resto; cancellata da persone che la pensano diversamente ( qual è il problema?), che ritengono FB l'anticristo e coloro che guardano la TV dei decerebrati; eppoi guai a non condividere idee politiche, scelte religiose o sessuali. Nell'anonimato dei nickname si sentono tutti giudici, tutti sapientoni di turno: criticano l'Italia e gli italioti ( ma quanto va di moda questa parola?) ma ci stanno piantati come querce in una foresta. Il mondo è tanto grande chi ti tiene? Sarà che ti piace criticare quando papà ti tiene al calduccio e il mondo reale mette tanta paura?
Per assurdo più sono giovani, più ritengono di avere in mano il sapere assoluto.
Se solo sapessero, se solo immaginassero quante volte devi piegare la testa per poter vivere. 
Santoni, profeti, guru, giudici in cattedra, acculturati alla massima potenza che poi scopri aver scopiazzato un terzo del loro libro, pubblicizzato anche sull'ordinario FB, con una ventina di frasi prese da altri libri ( commerciali, quelli che i radical chic ci sputano sopra) e da qualche serie televisiva. 
Ma la libertà di pensiero e di parola dov'è?
Esiste davvero? 
La capacità di un reciproco scambio di opinioni senza ferirsi e senza insultarsi è possibile?
Un blogger mi ha invitato ( e lo ringrazio) a trovare il coraggio di scrivere senza pelle, mi ha consigliato di blindare il blog ( l'ho fatto spesso e ho anche rimosso qualche post dove c'erano minacce di morte anche a chi commentava): per ora lascio questo post aperto, i prossimi vedremo.
Sono convinta che per scrivere senza pelle bisogna avere le palle ( battuta scontata ma veritiera) e come dice la divina Nannarella: " C'ho messo 'na vita pè piacemme" e a chi non piaccio sta bene 'ndo sta.

martedì 21 luglio 2015

L'ho detto... finalmente!

La libertà di pensiero è l'unica forma di espressione che abbiamo.
A parole abbiamo gridato di essere tutti Charlie, poi lo abbiamo dimenticato dieci minuti dopo.
E finalmente l'ho fatto. E l'ho detto.
Chi mi segue da tempo conosce la situazione imbarazzante che si creò l'anno scorso con un ministro che abitava a scrocco vicino a me e occupava con la scorta e l'auto blu tutta la stradina privata del mio piccolo condominio; non  pago di ciò, il giorno del suo matrimonio ha bloccato tutto il quartiere ( nel mio blog troverete numerosi post a proposito).
Bene, ieri ho incontrato il suocero più giovane di lui e ho spiattellato tutto quello che penso dei ministri incollati sulle poltrone a spese nostre, del loro inutile operato e tutto quello che mi veniva in mente. Facevo finta di parlare al telefono e non ho fatto nomi ma deve essersi sentito molto offeso: il collo era diventato rosso fuoco e sbuffava come un toro, poi siccome è un "purciaro" ( pidocchioso, avaro) come il suo parente acquisito, ha  trattato un quarto d'ora col fruttivendolo indiano per avere 20 centisimi di sconto su tre pesche per il Signor Ministro.
Se non vedrete più alcun post, a settembre andate dalla D'Urso a denunciare la mia scomparsa.
Per ora sono molto soddisfatta!

mercoledì 15 luglio 2015

Non è farina del mio sacco.

Ho  trovato questo spettacolare pezzo del grande scrittore Luca Goldoni: vi invito a leggerlo è davvero straordinario!



“Amo l’Italia dove risiedo da dieci anni – scrive Franz Keller da Firenze – ho seguito le vostre rievocazioni della Grande Guerra,comprese le gesta dell’asso Francesco Baracca. Date dunque alle miei amichevoli critiche il valore di una curiosità: il Barone Rosso Manfred von Richthofen ha battuto in celebrità tutti gli assi del suo tempo,perché la sua fama è giunta fino ai fumetti. Il più popolare dei suoi avversari infatti si chiama Snoopy – il cane di Charlie Brown –che indossa sciarpa ,caschetto. occhialoni, e pilota la sua cuccia meglio del Fokker di Richthofen.”
Caro Franz accetto l’amichevole polemica sui nostri eroi di cent’anni fa.Non ci mancherebbe altro che noi europei – in disaccordo su tutto,persino sull’opportunità di fare fronte comune contro un nemico feroce come il califfato tagliagole – ci mettessimo a litigare anche sulla popolarità dei nostri assi del primo novecento.
La sua lettera non fa una piega. Non sono un film o un romanzo che consacrano la fama di un eroe in carne e ossa , bensì la letteratura più popolare: i fumetti. Giusto quindi che Von Richthofen trovi posto fra Toro Seduto, Geronimo e Buffalo Bill.Chi nel mondo non conosce la sfiga di Charlie Brown, la coperta azzurra di Linus e tutti i Peanutz creati dal grande Schulz?
Cerchiamo allora i fattori obbiettivi del perche il Barone Rosso, e non Baracca, entrò nell’olimpo dei cartoons. I due fuoriclasse dell’aviazione hanno combattuto in cieli diversi. Più limitati quelli di Baracca che duellò soltanto con piloti austriaci. Estesi a mezza Europa i cieli del Barone Rosso che incrociò le sue ali con quelle di aviatori francesi,inglesi e russi. Da questi diversi scenari di guerra discende anche il numero delle loro vittorie : 98 quelle di Richthofen e “soltanto” 34 quelle di Baracca. Ma il tedesco fu abbattuto da un avversario più bravo mentre l’italiano – imbattuto nei duelli – fu fulminato da un anonimo cecchino durante un volo radente.
Forse le sterminate folle di spettatori-tifosi che assistevano ai duelli mortali disputati spesso ad altezza di campanili e a velocità di Panda,avrebbero sognato un match Baracca-Richthofen.Ma le distanze fra i teatri di guerra erano troppo impegnative per gli stremati motori e le fragili ali dell’epoca.
La fama del tedesco ingigantì dopo la sua morte.Quel triplano rosso fuoco, quella squadriglia variopinta detta “circo volante e animata anche da Goering, futuro vice Hitler…si sprecarono film e documentari.Zero mitologia,invece, per l’asso romagnolo.Soltanto anni dopo brillò l’idea geniale della contessa Baracca di regalare a Enzo Ferrari lo stemma del figlio impresso sulla carlinga del suo Spad : più che un cavallino, uno stallone rampante. Un quadrupede robusto che s'impenna ben saldo sulle due zampe posteriori, la coda rivolta verso il basso. Le successive versioni automobilistiche hanno proposto un puledrino,di volta in volta, più snello, più impennato, appoggiato solo sullo zoccolo posteriore sinistro, e soprattutto con la coda non floscia, ma eretta.(E su questo influì un Ferrari quasi infantile che per i suoi bolidi esigeva un'immediata idea di virilità).
Il cavallino da allora continua a fare il giro del mondo, dalle monoposto di F.1, alle berlinette rosse ,e persino appiccicato sulle sgangherate Cadillac che circolano ancora a Cuba. Non esistono altri simboli – né la stella Mercedes, né la Coca Cola,né Snoopy,nè Google, né niente – che possano vantare una simile fama planetaria. Alla distanza, dunque, è Baracca che stravince,caro lettore german-fiorentino.

domenica 12 luglio 2015

Don Mazzi confuso tra finzione e realtà



Mi capita tra le mani una rivista di qualche settimana fa, quella il cui direttore porta un'assurda parrucca ora biondo cenere, e leggo una lettera o meglio uno strale contro quell'attore di cui ignoro il nome che interpreta il prete peccaminoso in una soap credo sudamericana: Il segreto.
Don Mazzi si scaglia su questo attore riversandogli addosso assurde accuse di dare scandalo e incitare altri giovani alla lussuria e alla confusione, dal momento che interpreta un prete "allegro".



Ma don Mazzi lei non ha altro da fare nella vita: dire messa per esempio, pregare, visitare i malati, aiutare Erika che ha scannato la madre ed il fratellino e lei ha saggiamento difeso e perdonato , riportare sulla retta via Corona e altre centinaia di delinquenti che lei cura come innocenti pecorelle smarrite. Certo mi rendo conto che sia poco il tempo rimanente tra le ospitate in tv dove diventa di volta in volta criminologo, psichiatra, avvocato, giudice e altre varie cariche o i compleanni dei vip dove appare tra la Venier e altri sconosciuti/e con le facce di plastica che festeggiano sempre 8/9 anni di meno siano tappe fondamentali per la sua carriera.
Io sono cattolica caro don anche se pratico nella totale solitudine di piccole chiese vuote in orari impensabili e mi piacerebbe trovare tutta la sua veemenza in una lettera potente contro la pedofila dei preti negli oratori e nelle comunità religiose;  contro quei prelati che aiutarono i criminali nazisti nella fuga più vile della storia, una parola sullo IOR anche se so che incute timore ma lei era così irato in quell'assurda lettera che saprà trovare le giuste parole e che dire di De Pedis criminale della feroce banda della Magliana sepolto in un altare laterale di Sant'Apollinare, casualmente stessa chiesa dove suonava Emanuela Orlandi. Lei si rende conto vero che migliaia di fedeli andavano a messa lì, ricevevano i sacramenti e a fianco avevano un criminale seppellito? Che poi ora è stato traslato e chissà dove si trova, magari un un'altra chiesa che nessuno sa. Scagliarsi contro questa mostrosuosità no? Meglio prendersersela con quel bamboccione di padre Gonzalo.
Guardi caro don la rassicuro subito: quel Cicciobello piacerà alle adolescenti, le donne ci fanno il brodo con lui glielo assicuro! Ma si ricorda Padre Ralph? Le parlo io della lussuria don Mazzi. Avrei camminato a piedi fino in Australia per una notte con padre Ralph! I miei sogni più peccaminosi e le mie fantasie più sfrenate sono state con quel personaggio, altro che Gonzalo!
Pensi caro don che io in quegli anni ero identica alla partner artistica del prete peccaminoso, abitavo a fianco a gli studi cinematografici della De Paolis e spessissimo i paparazzi si sbagliavano e mi fotografavano, lei può solo immaginare ( visto che non conosce la lussuria, ma la appiccica addosso agli altri) come vivessi io la questione. Padre Ralph si concedeva alla vecchia ereditiera per denaro e potere e se la spassava con la bellissima ragazza facendoci anche un figlio: tutte le donne del mondo chiudevano gli occhi  e si ritrovavano  avvinghiate a padre Ralph.
Era tutto finto don!  Erano pagati per fare gli strafighi che se la spassano con le ragazze, come lo è questo attore che non conosco e che lei aggredisce in modo ridicolo.
I suoi confratelli lo fanno di loro sponte, con la croce di Cristo ben in vista.
Ci pensi caro don, io andrò all'inferno per tutto quello che ho immaginato di fare con padre Ralph, ma i suoi colleghi  si pentiranno mai di quelle nefandezze? Esisterà mai un sacerdote che si scagli contro di loro? Perchè non lascia perdere gli attori, il mondo del cinema e della tv e comincia a dare in buon esempio? Renda pubblico il luogo di sepoltura di De Pedis e smuova le acque sul caso Orlandi, sulla Claps rimasta seppellita nel tetto della canonica per decenni o è più semplice parlare di sesso e lussuria? Si ricordi che si scrive solo di ciò che si conosce...
Ci pensi caro don e non si preoccupi se andrò all'inferno: sarò in buona compagnia.

lunedì 6 luglio 2015

Solo i cretini non cambiano idea



Da piccola guardavo sempre alla tivvù il Palio di Siena: mi piacevano gli sbandieratori, i cavalli, la corsa e poi, non ultimo, non c'era molto altro da guardare: due canali, e dopo Braccobaldo arrivava, due volte l'anno il Palio.
Per molti anni non l'ho più seguito presa da altri interessi, acquisendo una morale animalista maggiore, pur non disdegnando Piazza di Siena con le varie gare e dressage e il Carosello che rievoca la carica di Pastrengo.
Qualche sera fa, sdraiata sul divano tra aria condizionata e ventilatore al massimo, metto su Raidue e m'imbatto nel Palio: ma come, esiste ancora? Erano quasi le otto e i cavalli, stremati continuavano ad entrare e uscire dai canapi: sudatissimi, nervosi, accaldati; manovrati come marionette dai fantini che si accordavano e poi cambiavano idea. Nella piccola piazza c'erano centinaia, forse migliaia di persone urlanti, il sole ancora alto, la musica non smetteva mai, poi ho notato una cosa: tra le mani i fantini stringevano un nerbo di bue, il telecronista sminuisce la questione dicendo che in realtà i cavalli sentono solo un pizzicore. Ma come un pizzicore? Un nerbo di bue viene scudisciato con violenza sulla schiena o da un'altra parte e lo si definisce pizzicore? Se è solo un piccolo prurito allora che senso ha? Se serve a farlo correre di più dategli un attrezzo adatto. E infatti lo scaltro cronista spiega che in tempi non troppo lontani ( quindi quando io lo guardavo) si usava una specie di frusta a più rami, un gatto a nove code per capirci, alle quali estremità era fissata una sferetta punzonata. Il tizio asseriva che nemmeno quella facesse male. Io odio l'ipocrisia.
Alle otto e venti circa parte 'sto benedetto Palio, alla prima curva di San Martino c'è già un cavallo scosso: bene, son contenta, il fantino rotola tra gli zoccoli degli altri cavalli ma si rialza; poi iniziano a frustarsi tra fantini, tra urla, sudore, musica assordante, calore: mi ricorda un girone dantesco. Finalmente finisce, la folla impazzita ( ma proprio impazzita) assale la Torre e il suo cavallo che strabuzza gli occhi e sbava terrorizzato. Ma un po' d'acqua a questo animale? Lo avete asciugato prima della partenza perchè montando a pelo il fantino scivolava sul sudore dell'animale, ma ora che vi ha fatto vincere 'sto cencio che avete pure strappato, del sudore non vi interessa più nulla, gliela volete dare un po' d'acqua o aspettate che collassa in diretta tv?
Non sono cretina e quindi ho cambiato idea: il Palio non mi piace, non amo quei fantini e quel tifo da stadio. Amo i cavalli  e chi li ama, sono sensibili, nervosi, li ho visti fremere per il vento che cambiava direzione:  la scuola di equitazione e l'ospedale dei cavalli di Tor di Quinto dei Carabinieri hanno del personale meraviglioso e li ho visti all'opera con persone speciali, affette da qualche disbilità e sono dolcissimi, pieni di empatia e sensibilità; le cure che ricevono sono assidue e l'affetto è sincero e per questo continuo a seguire Piazza di Siena. Ma il Palio mai più e spero che questa primitiva e crudele sceneggiata venga presto interrotta.

domenica 5 luglio 2015

Per riderci su.











Se avete voglia di qualcosa di fresco, leggero e divertente, date un'occhiata a questa versione variopinta e colorita di Pinocchio.

http://www.zeugmapad.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=513&catid=4:sala-verde