venerdì 28 dicembre 2012

Credevo fosse una favola.... invece era un trattato filosofico

Domenica 23, come tutti i Natali che si rispettino, sono andata al cine. Mio marito non ha opposto resistenza e mi ha concesso carta bianca. Secondo voi che potevo andare a vedere?
Bravissimi!! Avete indovinato. Ho visto Vita di Pi
Entrati nella multisala ci saranno stati un centinaio di bambini, ero perplessa perchè, per quel che avevo letto, non era un vero e proprio cartone animato.
Così è stato. Ottimo Ang Lee!!
Un film d'autore senza dubbio, fotografia eccezionale, grandi interpreti, un cammeo di Depardieu straordinario, effetti speciali eccezionali.
Io ho scelto la versione senza 3D, mi avrebbe distolto dalla trama che è stupenda e merita tutta l'attenzione.
Un viaggio dentro se stessi lungo una vita. 
In Canada un giovane scrittore a corto di idee, incontra un distinto signore indiano: di lui gli aveva parlato suo zio, dicendogli che quando avrebbe ascoltato la sua storia, avrebbe saputo cosa scrivere.
Il giovane Piscine (Pi), ragazzino attratto dalle religioni, dalla filosofia e alla ricerca del senso estremo della vita, vive la sua giovinezza potendo seguire tutte le religioni che vuole avendo genitori colti e intelligenti. Quando si presenta un'occasione d'affari, il padre apre un grande zoo, ma ben presto la sorte comincia a girare male e la famiglia si vede costretta ad abbandonare l'India e ad imbarcarsi insieme agli animali verso nuovi lidi. Pi si ritrova in balia di una tempesta nell'Oceano, la più spaventosa che abbia mai visto al cinema,( La tempesta perfetta sembra maretta al confronto) e inghiotte la nave che trasporta la sua famiglia e gli animali dello zoo. Si ritrova solo tra onde alte come palazzi nella notte più buia della sua esistenza, su una scialuppa in compagnia di una iena, una zebra e un orango. Il giovane Pi cerca di resistere come può alla ferocia della iena che, finito di sbranare la zebra e l'orango, rivolge la sua attenzione a Pi.
Chi interverrà?
Richard Parker, maestosa tigre del Bengala che si era rifugiata sottocoperta.
Per il film Lee ha usato una maestosa tigre maschio King ( il nome dice tutto) nelle scena della gabbia e mentre nuota e tre femmine in quelle dove è più aggressiva ( ...quando dici donna...) il tutto unito al digitale.
Se convivere con una iena è impossibile, farlo con una tigre è impensabile.
Pi farà ricorso alla sua intelligenza, all'astuzia, alla preghiera, alla disperazione più profonda quando una nuova burrasca lo porterà ad urlare al cielo tempestoso " Che altro vuoi da me?!"
Un viaggio visionario tra il ventre di Giona, isole carnivore gallegianti e natura da incanto, il regista ci pone di fronte al dilemma: con chi sta naufrando Pi? Chi è Richard Parker? E soprattutto, chi è Pi?
Un vero e proprio trattato di filosofia, sul senso della vita e il nostro viaggio dentro di essa.
Altro che film per bambini.
Uscendo, la signora a fianco a me diceva a qualcuno :" Ma io me credevo che faceva ride.... e invece non c'ho capito un ca..o."
Buone Feste!!!!




venerdì 21 dicembre 2012

Bellezza o fascino?

Che sia  bella, anzi bellissima è innegabile.
Pure i ciechi si girano a guardare i manifesti che 
imperversano nel mio quartiere ( magari è una tecnica della Finanza per smascherare i finti ipovedenti).
Bella, altera, algida, irraggiungibile, capace di far desistere qualsiasi uomo che non abbia una smisurata autostima o un portafoglio adeguato.
Charlize Theron è una donna stupenda e una brava attrice, ha vinto anche un Oscar dove si è dovuta imbruttire artificialmente per sostenere la parte
Ma io sono del parere che il fascino sia tutt'altro:
sottile,  profondo, immortale..
Quando ero bambina,  già appassionata di film, dicevo sempre a mia madre:" Se fossi un uomo impazzirei per questa donna!" A parte l'allarmismo di mia madre che già si vedeva costretta a rinchiudermi in un convento e mi consigliava di concentrarmi sugli attori "maschi",  io ero stregata e affascinata da questa donna. Anna Magnani: occhi magnetici, labbra sensuali, forte e volitiva come poche.
Racconta Clint Eastwood che quando lo convocarono a Cinecittà per Un pugno di dollari, lui chiese, anzi impose di conoscere immediatamente Nannarella: era folle di lei, la trovava una donna straordinaria, diceva che i suoi occhi lo incendiavano
e avrebbe voluto passare le dita tra quei capelli sempre spettinati. Per convincerlo a venire a Roma gli promisero di fargli incontrare Anna, ma quando fu il momento, lei gli passò a fianco salutando solo il regista Sergio Leone e ignorando il giovane aitante: gli restò nelle narici il suo profumo e i suoi capelli corvini che svolazzavano nel vento romano.
Anna ordinava ai suoi truccatori di non nasconderle le rughe :" Ci ho messo una vita a farle venire, e mo' me le volete cancellà?!" Alla faccia del botulino e ritocchino!
Anche Renato Zero ha un aneddoto bellissimo sulla Magnani: si trovava ragazzino nella utilitaria del padre, caldo e traffico sulla Colombo già da allora. L'850 o forse la Prinz del papà rallenta e lui vede sulla corsia alla sua destra una Mercedes cabrio che li affianca e guarda affascinato e trasognato una donna stupenda che ricambia il suo sguardo, restano così un po', poi lui ricorda il tintinnio dei suoi bracciali d'oro mentre si aggiusta i capelli indomiti e lei che, ripartendo, gli dice  ridendo " Ciao nì!"
Renato guardò il papà e disse " Papà, mi ha salutato la Magnani!". " Renatì, mo' papà te compra un cornetto così te sveji!"
Anche per lui fu un sogno e fece suo il saluto di Nannarella.
Se oggi finisse il mondo, vorrei rinascere per una giornata bella come Charlize e per tutta la vita affascinante e volitiva come la Magnani.
Voi che dite, meglio bella o affascinante?

martedì 18 dicembre 2012

La notte

Io amo la notte.
Non perchè frequento locali, che pure ce ne sarebberero a centinaia.
Non perchè mi vestirei un po' in tiro,
togliendomi per una volta i jeans e rimpossessandomi delle mie sembianze da donna con tanto di tacchi a stiletto.
Io amo la notte per ben altri motivi.
Chiude un ciclo.
Un breve ciclo di corse, furia, discussioni; di frequentazioni forzate con persone detestabili, di frustrazioni,
di desideri infranti e speranze inabissate.
Amo la notte quando si avvicina: il crepuscolo, come un ebbrezza in divenire, un fremito sottile. Il cielo che si incendia e anticipa quello che sarà.
Amo la notte quando mi avvolge e la guardo srotolarsi su di me come un mantello cobalto: la furia si acquieta, i sogni riposano sino al giorno dopo e io posso finalmente dimenticare, anche se per poco, tutti i tormenti che il giorno mi porta.
Amo la notte fonda. Profonda. Con i suoi suoni, i suoi profumi, con i venti freschi o gelidi che spazzano via la mente mentre gli occhi si riempiono con la luce delle stelle. Quando poi sono fortunata la mia amica Luna mi osserva silenziosa e discreta ma presente. Meglio di un essere umano.
Amo le notti solitarie: annuso l'aria e colgo ogni sentore lontano, di terra smossa, di foglie leggermente rancide, di animali che si aggirano furtivi e gli occhi si cibano delle nubi che fileggiano senza meta e senza padrone trasportate da una marea aerea.
Vivo la notte. Non come intende la maggior parte delle persone. Io vivo con la notte.
Poi la luna tramonta.



"La notte sa molte cose che il giorno dimentica perchè preferisce dimenticare. La notte scrive nel cuore degli uomini."
Dino Buzzati


domenica 16 dicembre 2012

Qui per quo

Ieri sera mia figlia torna a casa all 9,30, dopo 12 ore di lavoro in un negozio, con un contratto che definire precarissimo è un eufemismo: ma i nostri ragazzi hanno l'obbligo di non essere schizzinosi e pertanto.....
Mentre sta cenando mi chiama:" Ma', senti oggi che mi è successo. Mi chiama una signora e mi dice: senta signorina, ma non avete borse senza stress? Ho cercato di mascherare la risata che mi stava uscendo e con diplomazia le ho risposto: no signora, mi dispiace, in questo periodo sono andate via come il Prozac!"

giovedì 13 dicembre 2012

Hesse o non Hess

Ieri mattina. Ore 7,30. Gradi 0, forse pure meno.
Mi aggiro senza riuscire ad orientarmi dentro il Policlinico Umberto I, una città nella città. Ripercorro alcuni vicoli che percorrevo quando qui ci lavoravo. Oh...guarda! Quel pannello d'alluminio dell'Acea c'ha ancora l'ammaccatura di una pedata destinata a me da una collega mentre ci rincorrevamo e poi dicono che noi romani non salvaguardiamo i beni culturali: dal '79 è rimasto ancora in ottime condizioni. Sempre a parlar male, che roba! Continuo il mio errabondare alla ricerca del padiglione perduto, mi accorgo che pochi passi dietro me c'è un energumeno barbuto, col cappellone di maglia nero, che poi è lo stesso che porto io, uno zainaccio consunto e occhiali neri. Guardo tutti i cartelli girati in posizioni stranissime e mi perdo ancora di più. Ho controllato la piantina sul pc e mi sembra che ora devo girare per questo vicolo ombroso: "ma che gira pure questo? Oddio, passo solo io, mi rapinerà? mi stuprerà? mi farà a pezzi e getterà i resti nei famosi sotteranei e quelli di Striscia mi ritroveranno tra 10 anni?"
Mentre svolto l'angolo, una giannetta ( tramontana che stordisce) mi taglia la faccia e io, girata all'indietro per controllare l'orso barbuto, scivolo su una lastra di ghiaccio e mi scapicollo ( cado rovinosamente). Un attimo prima dell'impatto sul suolo congelato, una mano mi prende per la giacca a vento e mi trattiene: è l'orso barbuto " C'è mancato poco è?. Si appogi che l'aiuto" Oh Madonnina! E' un mostro o un boy scout? Mentre recupero la dignità, lui recupera le mie analisi, lastre, fogli e scartoffie varie che volano col vento. Torna col pacco di fogli " Signò, io credo che lei si sia persa, dove deve andare?" 
Ma allora non mi rapina? Forse nello zaino non ha un'ascia e non mi fa a pezzi
"Cerco il padiglione tal dei tali"
"Che va dalla dottoressa X?"
"Ssssi," titubante
"Ci vado pure io, mi dia la mano che andiamo insieme"
Do' la mano all'orso bruno che da vicino avrà poco più di mia figlia, e malgrado sembro nonna Abelarda sostenuta da un orco, mi faccio guidare  tra meandri lugubri sino a raggiungere un sottoscala che di un padiglione non ha nulla"
Mi aiuta a scendere le scale ghiacciate e mi tiene la porta aperta: ma quale santa donna ha educato questo principe sotto le  mentite spoglie di un orco?
Mi trovo in ambiente privo  di riscaldamento, di finestre e luce naturale ma con i soffiti a volta: sempre a parlar male.....
Capisco che devo aspettare moltissimo e cerco un posto per sedermi, l'orso mi chiama e mi indica un posto vicino a lui di fronte a due sciure. Le sciure non hanno una connotazione geografica: si trovano da Bolzano a Lampedusa e si diffondono a macchia di leopardo.
Io e l'orso sfioriamo le ginocchia delle sciure.
Getta lo zaino malconcio a terra che urta le scarpine a punta aperta della sciura A, lo fulmina e allontana con una pedata lo zaino; lui non si scompone e  inizia a leggere un tomo di una decina di chili: è scritto in cirillco. Ma avete capito? Sta leggendo un tomo vecchissimo scritto in russo! Inzio a smucinare  (rovistare in modo scomposto) nella mia borsa tra i libri che mi porto sempre dietro: due li ho terminati e mia figlia ci ha infilato dentro  Il lupo della steppa di Hermann Hesse e comicio a leggere. La sciura A inizia a parlare con l'amica " Non posso certo pensare di far frequentare a Gianmaria e Isotta gli istituti superiori pubblici, ma ti rendi conto? E' di una sconvenienza senza eguali! Io e Galeno ( ma da dove vengono questi? Galeno!? ma che nome è ?) abbiamo acquisito dei depliant  sui college esteri. E' il minimo che si può fare" Sciura B" College in Paris?"
"No, no college to London for my childs!" Continua B " Si fanno tanti sacrifici a rinunciare al corso di pilates e al circolo di tennis per dare ai nostri figli una educazione come si deve, anche io manderò Sharon a Londra"
A. incalza " Si corre sempre il rischio che quando tornano si trovano decontesualizzati a frequentare poi certe persone.." Si toccano i gomiti e ci indicano col mento: ci hanno preso per madre e figlio a me e l'orso.
Lui non alza gli occhi dal libro, il mio scivola a terra a causa del cedimento delle braccia ( me so' cadute le braccia...) e pure del gelo. Sciura A ad alta voce: hai visto che roba: legge Hesse, il nazista, ma che gente!!
Abbiamo ragione io e Galeno a volere qualcosa di più per i nostri ragazzi. Saranno due anarchici e pure drogati, che roba!!
L'orso raccatta Hesse e me lo porge, mi metto bella comoda, guardo negli occhi la sciura con le perle finte, la finta Kelly dei cinesi  e dico " Signora, quello di cui parla lei é Rudolf Hess, coautore di Mein Kampk, nazista morto suicida a Berlino nel famoso Spandau; quello che sto leggendo io è Herman Hesse, nobel nel '46. L'ho imparato a Roma, in una borgata."
Mi fa eco l'orco " Ah! Signora, guardi che Spandau non è il gruppo musicale dei suoi tempi, ma un carcere che è stato raso al suolo dopo il suicidio di Hess. Lo dica pure a Galeno."

martedì 11 dicembre 2012

Lupo solitario

C'è poco da dire o da disquisire.
Non assomiglio per niente a tutte le persone che 
conosco, specialmente alle donne. Sono ruvida, dura e fragile allo stesso tempo; difficilissimo trovare persone disposte a spendere una parola gentile sul mio conto, al contrario cerco sempre di equilibrare le situazioni instabili che si possono verificare. Non ricordo alcuno che abbia fatto altrettanto per me.
Sono un po' come il Grinch, non amo particolarmente il Natale e tutte le feste in genere; preferirei festeggiare un giorno qualunque del calendario con una bella passeggiata in un bosco profumato di resina e un pranzo frugale in rifugio sperduto. Non mi faccio sconti, sono consapevole della mia imperfezione, ma uso l'indulgenza per quasi tutti: prima m'infurio come una iena e poi comincio a pensare che forse è tutta colpa mia, del mio caratteraccio.
" L'indole è innata, il carattere si modifica" Impressa nella mia mente una delle prime lezioni di psicologia che mi venne impartita ai tempi delle superiori; quindi la mia indole iscritta nel DNA è quella di un lupo, possibilmente solitario.
Poi mi capita di leggere autori che non conoscevo e pensare che quello che sto leggendo forse è uscito dalla mia penna senza che me ne accorgessi.

Sono molto più paziente con gli altri di quanto lo sia con me stessa, e mi è molto più facile tirar fuori i lati positivi nelle cose degli altri che non nelle mie. Sono un tipo così. È un po’ come essere quella superficie ruvida su una scatola di fiammiferi. Il che mi sta benissimo, intendiamoci.
Meglio essere una scatola di prima qualità che un fiammifero scadente.
Haruki Murakami

E allora basta poco a farmi tornare il sorriso: Haruki l'aveva capito bene quello che si sente dentro e capace di scrivere come pochi, è riuscita a trovare le parole giuste per mettere questa sensazione nero su bianco.
Niente fiammiferi scadenti per questo lupaccio: io resto qui, ad osservare dietro i grossi alberi, i fiammiferi scadenti che bruciano in fretta.

venerdì 7 dicembre 2012

Il lento della nostra vita

Io amo senza condizioni il blog di Riccardo Rossi
Si da' il caso che io e Riccardo siamo coetanei, quindi abbiamo in comune esperienze negli stessi anni.
Vi propongo un suo vecchio post che io adoro e trovo profondamente ironico e nostalgico. Concordate?
 
 


 
Il brano perfetto per rimorchiare alle feste di classe del sabato pomeriggio era un pezzo preso da un album del 1975 dei Pink Floyd, scritto da David Gilmour, Roger Waters, Richard Wright. La proprietà di questo disco era dei fratelli maggiori che avevano paura che glielo rigassimo con la puntina. Ma perché si aspettava questo pezzo alle feste ? Primo, perché era lunghissimo, durava 13 minuti e 40 secondi, secondo perché in quei 13 minuti e 40 ti dovevi giocare tutto con la vittima, e cioè quella poveraccia della tua compagna di classe che non sapeva, o forse sperava, vallo a sape’, che le sarebbe toccato l’approccio più sfrenato di tutto il pomeriggio, perché poi queste feste erano di pomeriggio, con la luce, e infatti tutte le serrande, le tapparelle, le persiane di casa, le tende, tutto veniva chiuso per rendere più torbida, erotica, peccaminosa, l’atmosfera. Siamo quindi in una dark room ante litteram, tutti sudati, con questi maglioni con scollo a V di Benetton. Quindi tutta la casa al buio eccetto una stanza: la cucina, dove c’era Nonna che metteva le pizzette di Ruschena al forno a scaldare e si chiedeva:
- Ma che musica è questa di questi drogati?
Che se ci pensi, per una volta aveva ragione... perché un album con la copertina di quello che la giacca gli prende fuoco, la puoi concepire solo se sei tossico dentro!
Comunque cominciava questa musica e tutti scattavano in piedi per fare a quelle ragazze sedute sul divano a fumare le Merit o le Multifilter, non facevano male, o le Mildesorte con il climazone
la fatidica domanda:
- Balli?
E cominciava questa “nenia” che non finiva più perche tutti noi aspettavamo lo scoccare del 4 minuto, dove arrivavano 4 note che dovevano cambiarti la vita: o la prendevi e la stringevi sui fianchi (cercando di dissimulare quello che accadeva senza il nostro controllo...) con queste note o non lo facevi più!
È fatta! Ci sta! Ci sta, dopo le chiedo se andiamo in camera o se se si mette con me! Che ci diamo i baci, che alla ricreazione stiamo insieme, che le faccio il regalo al compleanno, che lei lo fa a me, e poi io a lei, che ci aspettiamo fuori perché lei è la ragazza mia, perché io ciò la ragazza e te no, e guai chi la tocca perché poi fa i conti con me, e poi andiamo insieme in motorino, e tutti ci guardano, fuori dal cancello e poi dopo piove, ma non importa, perché quando mi saluterà, avrà tutti i capelli bagnati e sarà ancora più bella, perché non c’era il casco.
E poi passa il tempo, i mesi, gli anni, e quando la rincontri una vita dopo al supermercato vedi che è diventata grassa coi figli brutti, ti viene incontro lei e ti chiede “ti ricordi di me?” No! E te ne vai, e ti dici “meno male che gli piaceva Marco” e tu avevi sofferto come un cane per tre settimane...

Ricordo ancora una festa esattamente come questa a San Lorenzo: nonna in cucina con le pizzette, porta chiusa come le finestre, tende tirate a far da paravento ai primi baci. Ricordo un bacio da record quasi da apnea, il brano effettivamente non finiva più. Non ricordo più con chi.O forse si.

giovedì 6 dicembre 2012

L'arte dell'inganno

Iniziamo col dire che a me non piacciono le rimpiatriate: ti perdi vista, ti ignori per vent'anni con persone con le quali hai condiviso la tua giovinezza e poi ti ritrovi in piena maturità con un perfetto sconosciuto a ricostruire pezzi di passato come un documentario storico.
Fattostà che ricevo una telefonata e la mia amica di vecchia data torna dal mondo dell'oblio: dai 13 ai 28 anni abbiamo condiviso tutto, scuola, amici, vacanze, ragazzi, mare, entrambe seguaci degli hot pants " chi mi ama  mi segua",  discoteche, primi amori, amori importanti e poi lei scompare nel nulla e dopo innumerevoli ricerche la lasciai libera di ignorarmi.
Io e R abbiamo 9 mesi differenza, praticamente siamo due ......enni; la ricordo come una ragazza più alta di me, capelli neri e occhi celesti, timida ma forte, forse troppo sensibile al fascino maschile, molto ricercata nel vestire ed elegante già in giovanissa età.
Decidiamo di vederci a Piazza di Spagna per prendere qualcosa al Caffè Greco, indosso i miei adorati jeans infilati in stivaletti da motociclista, una giacca a vento nera e gli immancabili occhiali neri, come sempre non mi trucco. Mi siedo sulle rive della Barcaccia e mi guardo intorno: mi aspetto di vedere una bella donna elegante e dai capelli scuri perfetti, i miei ( da rossa autentica) sono ora biondi supportati da un aiutino, ma come vent'anni fa sempre spettinati.
Continuo a cercare con lo sguardo: coppiette, pappagalli, pseudosoggetti, ma signore distinte niente. Mi sento toccare una spalla e chiamare il mio nome, mi giro e apro la bocca senza riuscire ad emettere suoni: un paio di scarpe di vernice rosso fuoco tacco 12-14, leggins neri, chiodo di pelle rosso  e una massa di capelli biondo platino fino ai fianchi.
Mi alzo, si toglie gli occhiali neri contornati da strass e finalmente i suoi occhi celesti mi confermano che è proprio R. Ma gli occhi sono quasi infossati negli zigomi a forma di mela che confinano con una bocca rosso scarlatto  di dimensioni innaturali, le sopracciglia tatuate snaturano lo sguardo dolce che ricordavo; mi abbraccia e mi accorgo di respingenti che non le appartenevano, era molto ammirata dai ragazzi per il suo fascino androgino.
Mentre c'incamminiamo  verso il bar mi rendo conto  che forniamo una coppia stranissima; parliamo,  ovviamente, dei vecchi tempi, dei vecchi amori, poi mi dice " Ma porti i jeans push up?"
" Veramente sono di mia figlia, lei se ne è comprati di nuovi"
" Beata te, io porto solo push up. Eh.... ti ricordi quando portavamo gli shorts da urlo?"
" Ricordo che avevamo 17 anni"
" Ma che tu non porti le extension?"
" R., lo sai, io detesto i parrucchieri e mi pettino solo quando diventa indispensabile"
" Beh.. io mi sono fatta bionda perchè agli uomini piacciono di più"
" Io perchè si coprono di più quelli bianchi"
Ci sediamo ad un tavolino e lei ordina un bianco Franciacorta, ma sono solo le 11 di mattina, ed io un banale tè. Inizia a civettare col cameriere. Provo un senso di disagio. Non si è accorta che le ridono dietro le spalle mentre si sfila il chiodo mostrando il decolletè esuberante e fasullo. Mi chiedo perchè l'abbia fatto: era una ragazza bellissima, corteggiata da molti ragazzi ed invidiata dalle ragazze.
" Neanche un po' di trucco ti sei messa, oh.... stiamo al Caffè Greco! Mi fai sfigurare"
" Mi piaccio di più senza niente e poi sono diventata allergica"
" Hai visto quel moro poggiato al banco come mi guarda? Mi sa che gli piaccio"
" Ma l'hai visto che avrà venticinque anni? Dai Ro'! Va' bene tutto, ma questo mica lo conosci, mica stiamo più a Ostia  20 anni fà!" Inizia a tamburellare sul tavolo le unghie in vetroresina di 7 cm.con disegni di palme, oceani e surfisti. Il moro si fa' avanti in compagnia di un amico figo come lui. Infilo una mano in tasca e simulo una telefonata inaspettata che mi rispedisce di corsa a casa.
L'ho detto. Non amo le rimpatriate. Sull'autobus che mi porta a casa immagino il giovane impaziente e R. intenta a sfilarsi i leggins push up, le 100 ciocche posticce, gli artigli sintetici, il trucco da Moira Orfei e scendere dai suoi 14 cm.
La riconoscerà ancora?

lunedì 3 dicembre 2012

Incomunicabilità


Sono profondamente convinta che in ogni rapporto umano, anche in quello meno coinvolgente, la cosa più importante è parlare. Parlarsi in modo profondo,sincero, confrontarsi, discutere, duellare e duettare con le parole. Ma le persone non lo fanno quasi più: non sanno più sedersi per raccontare di sè, senza paura di giudizi o pregiudizi, ma soprattutto, putroppo, non sanno ascoltare gli altri. Si va a teatro, al cinema, al ristorante, si guarda la tv, si ascolta la radio, si leggono libri, si naviga su internet, ci si mette gli auricolari per il cellulare, il lettore mp3, ma non ci si parla quasi mai… 
Conosco persone alle quali parlo, ovviamente dopo che che mi è stata posta una domanda e mentre rispondo o espongo i miei pensieri, le vedo pensare al minestrone, allo spinterogeno, alla schedina e allora mi sorge spontaneo: ma che me lo chiedi a fare se non te ne frega un......?
Forse sono una scema, ma se avvio una conversazione con una persona, sono interessata a quello che dice, anche se sono cose di poco conto le ascolto con uguale interesse.
Io ora sto scrivendo le mie considerazioni ma non posso esimermi dal pensare che queste parole sono come foglie nel vento che restaranno stabili poco meno di un attimo e poi voleranno via, come in fondo è giusto che sia.
Del resto, se non le avessi scritte, non ci sarebbe stato nessuno a leggerle.
Ho sempre detto che io scrivo sempre e solo per me stessa: l'intensità, la passione, la cura che uso non sarei in grado di gestirla se mi mettessi a pensare che qualcuno poi leggerà quelle parole.
Ma quelle parole rappresentano un legame che ci unisce al resto dell'umanità: perchè non ci ascoltiamo più?!
Ci sono mille cose che nessuno sa di me.
Io le ho scritte.
Nei miei racconti, nei miei pensieri cartacei; sono stati scritti per me essenzialmente, ma se gli interessati non si interessano di leggerli, come faranno a sapere chi sono  io davvero?
Forse non lo sapranno mai.
E avranno perso una grande occasione.

sabato 1 dicembre 2012

Il terzo uomo

Ne avevo già sentito parlare.
Ne avevo già letto sui libri di alpinismo che tanto amo. Ho avuto la possibilità di saperne di più leggendo i giornali scientifici che si compra mio figlio, tra  le decine di articoli ho trovato la spiegazione alla stranissima "Sindrome del terzo uomo"
Colpisce gli alpinisti che si avventurano in scalate ad altissima quota, la concentrazione di ossigeno nell'aria diminuisce salendo. Come gli scalatori ben sanno, già oltre i 3000 metri si possono avvertire leggeri sintomi d'ipossia, cioè di carenza d'ossigeno, quali mal di testa,perdita d'appetito, nausea. A quote estreme ( 7-8 mila metri), l'ipossia può indurre allucinazioni estremamente realistiche, come riportato da diversi scalatori di vette himalayane.In particolare può accadere di vedere, accanto al proprio compagno d'ascesa, un "terzo uomo" del tutto immaginario. Ad esempio; nel 1936 Smythe spezzò la propria tavoletta di cioccolata per dividerla con un compagno inesistente. Chris Bonington, sulla cima dell'Everest nel 1985, vide il proprio compagno Scott che lo incitava insieme a suo suocero e ad un'altra persona sconosciuta. Gli ultimi due , ovviamente, erano "fantasmi".
Nella foto del post c'è Bonington e un'altra persona: quale sarà il fantasma?

giovedì 29 novembre 2012

Come sentirsi genitori obsoleti in sette secondi netti. Ovvero quando le coincidenze......


Situazione:
Io sul divano a smanettare col mio mini-micro net book, leggendo un articolo dell'autore Lodoli; al tavolo a fianco a me mio figlio a smanettare con la calcolatrice scientifica intento a svolgere decine di problemi di chimica e fisica.Mentre leggo l'articolo che poi vi proporrò mi balena una domanda:
" Dario, ma il 10 dicembre non c'è la gara nazionale di kumite a Velletri?
" Si"
" Dobbiamo ricomprare i paradenti, quando me lo volevi dire?"
Alza gli occhioni neri dalle ciglia quasi femminee, in contrasto con la barbetta nera che cresce senza una direzione logica e mi guarda come fossi  una deficente.
" Io non faccio più agonismo, mi alleno per piacere mio e basta"
" E da quando?"
Sbuffa e allontana la calcolatrice.
 " Oh.... senti, io m'ero rotto del maestro che ogni volta mi dice mena de' più, più cattivo, più forte e degli avversari in gara che pare annavano alla guerra e dei compagni che se non arrivi primo te becchi tutte le prese pe' il c...o! Se invece arrivi al podio rosicano e nun te' parlano pe' un mese!
Me so' rotto e gliel'ho detto"
" E lui che ha detto?"
" S'è arrabbiato. Ha detto che non andando ha pochi atleti da mettere sul podio; dovevo anda' pe' forza e pure vince"
Cerco il dialogo " Ma dai Dario, dopo tutti questi anni,tutti questi sacrifici con i compiti, gli orari, tua sorella che mette sempre bocca, dai continua ancora un po'. Sei bravo, fallo ancora per un po'"
" A ma', mica ce stai tu sul tatami a pijatte li calci e li cazzotti"
"Almeno arriva alla cintura nera, manca pochissimo!"
" Se proprio te piace 'na cintutra nera, te la compro pe' Natale"
Fine dei giochi. Ci ha messo meno di sette secondi per dire l'ultima frase. Ha fatto un discorso ineccepibile, non c'è che dire.
Finisco di leggere l'articolo di Lodoli e vengo pervasa da un senso di vergogna. Mi alzo dal divano, lo bacio sulla barbetta ispida e vado a stirare.
Leggete questo pezzo: la dice lunga.

“Sovrapponiti sulla fascia, non stare fermo come un salame, proponiti per il cross, forza Michelino!”: il padre quarantenne seduto sulla tribunetta di legno incita il figliolo di sette anni, vestito da capo a fondo come un vero calciatore, con tanto di parastinchi e fascetta per tenere fermi i capelli. Accanto all’uomo brizzolato e nervoso ci sono i suoi colleghi di tifo, una decina di altri padri avvelenati dal calcio e dalle speranze. “Fai la diagonale come t’ha insegnato il mister, sali per il fuorigioco, sali, sali, avanti, non dormire Filippetto!” I bambini sembrano un po’ storditi, forse vorrebbero solo dare quattro calci alla palla, esagerare con le galoppate e i dribbling e le mischie, divertirsi e basta, e invece sono già inquadrati in una squadretta, con le maglie tutte uguali, le borse più alte di loro, i certificati di sana e robusta costituzione, la quota da pagare ogni tre mesi.

Due ore alla settimana, a volte tre, obbedendo ai dettami del mister, che è un brav’uomo naturalmente, ma pure lui ha visto troppa televisione e vorrebbe che l’Atletico Infanzia giocasse come il Barcellona di Iniesta e Messi, che sono bassi e quasi quasi sembrano anche loro dei bambini. E i padri attaccati alla rete di metallo sognano di avere in casa un campioncino, uno che tra poco finirà nelle giovanili della Roma o della Juventus, e poi in prima squadra a fare tanti gol e a incassare fior di milioni, tutti da accumulare in banca, dopo aver comprato la villa all’Olgiata e la Ferrari rossa.

Ma ci sono anche padri tranquilli, che sono soddisfatti di vedere il loro pargolo che corricchia e prova a segnare almeno una rete: loro non pensano alla gloria e alla grana futura, si accontentano di scattare mille foto, di fare un filmetto ogni partitella, di rimpinguare l’archivio delle immagini familiari. “Ecco, guarda da questa parte Giovannino, riprendi la palla e tira di nuovo, bene così, vai che questa è venuta una meraviglia, e ora ne facciamo un’altra.” I figli sono braccati dall’ambizione, dai teleobiettivi, dalle illusioni. Quando segnano ripetono le mosse dei calciatori importanti, fanno il cuore con le dita, si incappucciano con la maglietta, fanno l’aereoplanino, si buttano ginocchioni per terra come se fossero in diretta su Sky.

Forse si aspettano anche il replay, dopo un bel gol. O forse in cuor loro vorrebbero che quei genitori apprensivi (“Mettiti subito la felpa, che è umido, sei sudato, hai corso troppo…”), scalmanati (“In scivolata, entragli in scivolata, o palla o gamba!”), illusi (“Mio figlio già sono venuti a vederlo per una squadra vera, sto ragazzino tra quattro anni guadagna il doppio di me”), disperati (“Ma lo vedi che hai combinato? Sei una pippa, ecco cosa sei figlio mio, una grandissima pippa!”), che tutti quei genitori schierati a bordo campo restassero a casa, e che anche il campo in moquette sparisse, e il mister, e le borsone, e i tesserini ufficiali: forse vorrebbero solo giocare per tre ore di fila sul prato fangoso del parco, dove non gioca più nessuno “perché ci stanno i drogati, i pedofili, gli zingari”. Vorrebbero solo essere bambini, liberi come i bambini che giocano, improduttivi, gioiosamente privi di scopo, lontani dagli schemi e dalle sovrapposizioni degli adulti, dalle loro cupe e vocianti frustrazioni.

mercoledì 28 novembre 2012

La natura profonda della gente


Io non mi presto a chiacchiere da poco. Sto zitta. Mi sottraggo, mi allontano. Sono sempre catturata dalla natura profonda della gente, impegnata nella ricerca della loro verità e il mio interesse si sveglia solo quando è questa natura che parla.


Anaïs Nin


Trovo che questo pensiero si attagli alla perfezione a quella che sono io.
Non m'intrometto mai nei discorsi, nelle chiacchere; lascio che scorrano e scivolino via.
Preferisco guardare negli occhi coloro che stanno intrattenendo conversazioni: quando vedo uno sguardo che si attarda, una luce diversa che svela la vera natura; anche il mio interessa si svela.
Sempre ammesso che dietro a tante parole ci sia qualcosa di più......

domenica 25 novembre 2012

Senza pietà

Sono felice che sia stato pubblicato proprio oggi!
In fondo al cuore lo speravo proprio.
Perchè oggi si ricorda il massacro delle donne. Di tutte quelle donne che nella loro vita hanno conosciuto la violenza: quella spietata e furiosa che le ha uccise; ma anche quella silente, sottorrenea, celata da bei vestiti, quartieri alla moda che uccide uguale, in modo più lento senza che nessuno lo noti.
Vi avevo scritto che partecipo al concorso Zeugmapad con 2 racconti, il primo " Solo una parola" ve lo ho già presentato e siete stati grandiosi nel leggerlo e votarlo.
Il secondo è stato pubblicato proprio ora, è nella " sala nera"; il titolo è "Senza pietà".
Ho svelato la parte più oscura di me, quella che in realtà spesso mi sono trovata a tenere a bada; ma ho  anche esplorato l'altra parte della medaglia, quella della vittima, ne conservo un barlume di memoria lontanissimo nel tempo: di una bimba " manipolata" che ha dato vita ad una donna con una serie di nevrosi e fobie raccontate nel mio ebook "Immobile"
Queste  invece le parole della redettrice del sito web sul mio racconto:

"Ciao Antonella,

prende allo stomaco questo racconto. È attraversato da una corrente elettrica che scorre sotto le righe e si sprigiona nel finale. Una storia che cattura e coinvolge scritta con uno stile che si adegua e cambia a ogni passaggio."

Cosa desiderare di più?!
Era quello che volevo trasmettere e sembra che mi sia riuscito.
Era molto che volevo farlo, parlare di qualcosa di così drammatico da una visuale diversa.
Vi invito di nuovo a leggermi, se ne avrete voglia,
E se avrete gradito, di votarmi.
Ho fatto presente al sito che molti di voi hanno trovato difficoltà con l'username, mi hanno risposto che se vorrete potrete mandare una mail per recuperare i voti, ma non vi chiederò mai tanto disturbo.
Leggete questo breve racconto per onorare tutte le donne che hanno subito e subiranno questa atroce violenza. 
Quello che farei io è scritto. Perchè sono così e perchè so di cosa parlo.
 Se poi proprio non potrete fare a meno di votare e commentare ne sarò strafelice ;-))))!!!
Baci a tutti a voi, amici cari:)) 

P.S.
Per coloro che non lo sanno, il sito Zeugmapad permette di leggere qualunque racconto gratis: ragione di più per leggerlo subito!!

venerdì 23 novembre 2012

Le tigri del vino

Quando non ci sono parole per la brutalità umana

Fonte: Beauty Equation, articolo scritto da Chrissy Varey
Traduzione di Elena Intra
L’unica vera differenza tra tutte le razze umane presenti nel nostro pianeta è data da ciò che si vede all’esterno. Dentro, abbiamo tutti le stesse abilità: siamo capaci di coraggio, compassione, umanità e amore incredibili, così come siamo tutti in grado di vigliaccheria, indifferenza, crudeltà e odio inimmaginabili. Questo articolo, quindi, non è diretto al popolo cinese direttamente, ma all’umano pregiudizio che questo comportamento incarna.
Le tigri hanno fatto spesso notizia ultimamente.
Siamo rimasti tutti sconvolti dal bracconaggio per il commercio legato a parti del loro corpo e alla pregiata pelle, e infatti negli ultimi anni sono aumentati i siti che diffondo petizioni per fermare questo massacro – come TigerTimeNow – alcuni dei quali hanno ottenuto risultati davvero positivi.
Il governo cinese ha firmato accordi che vietano la vendita di tigri – e loro parti -, dichiarando inoltre che l’uccisione di questi animali è fuori legge.  Nella farmacopea cinese gli organi di tigre hanno diversi scopi, gli occhi sono usati per curare l'epilessia, la bile per sedare le convulsioni, le vibrisse (i "baffi") sono usate per combattere il mal di denti e, cosa ormai risaputa, dal pene si ricava un tonico che dovrebbe donare vigore alla carica erotica. Tutti aspetti che hanno indotto l'uomo ad accanirsi contro questo animale, ormai vicino all'estinzione. Il paese ha anche giudicato illegale l’acquisto e la vendita del famoso "vino di tigre", ottenuto dalla macerazione delle ossa del felino, dal costo di circa 210 euro a bottiglia.
Ovviamente, hanno firmato il documento ma poi si sono fatti una risatina. Non hanno effettivamente bisogno di continuare il lucroso commercio di tigri selvatiche: i trafficanti hanno le loro fattorie di tigri, spesso spacciate per riserve dove viene anche permesso ai visitatori ambientalisti di vedere gli animali
.
Ma come hanno fatto a raggirare il divieto di uccidere le tigri? Semplicemente lasciandole morire di fame. Si sono persino fatti apertamente beffe della legge. Una e-petition è stata infatti creata per invitare il governo cinese a fermare una recente asta dedicata al vino di tigre. Le prime e-mail forse sono arrivate, ma le altre sono state bloccate. L’asta è stata poi interrotta grazie al coraggio di un giovane giornalista che vi ha partecipato denunciandone apertamente l’illegalità, tanto che alla fine è stata chiamata la polizia e il vino è stato confiscato. C’è da dire che erano già state vendute una quarantina di bottiglie e viene spontaneo chiedersi cosa sia accaduto al resto del vino. Voci ufficiali dicono sia stato distrutto.
Come se non fosse già abbastanza orribile, c’è dell’altro. Un attivista animalista si è recato di persona per vedere cosa sta effettivamente succedendo in queste “riserve” (a quanto pare, a nessuno è mai stato impedito di visitare le fattorie di tigri, il che dimostra che non c’è timore o consapevolezza alcuna da parte dei proprietari). Ciò che l’uomo ha scoperto e poi riportato, ha sconvolto e disgustato tutti, anche gli attivisti più navigati. Nell’Heilongjiang Tiger Park i visitatori sono stati invitati a comprare animali domestici come polli, anatre e mucche.
Queste bestie sono state poi gettate vive nella gabbia delle tigri affamate, causando una crudele carneficina per il solo divertimento e l’istruzione del pubblico presente (la pratica è meglio conosciuta come live feeding, ndr). Questa, naturalmente, non è istruzione da nessun punto di vista. Si tratta solo di una bieca giustificazione alla più perversa caratteristica umana…la sete di sangue! Cercare di ingannare il mondo, facendogli credere che si fa del bene alle tigri dando loro animali vivi da mangiare, è ridicolo e non ha nulla a che fare con l’istinto naturale di caccia.
Gli animali domestici, con cui vengono alimentate le tigri, hanno alle spalle molte generazioni di allevamento mirato; sono stati completamente trasformati rispetto ai loro antenati selvatici e non sanno assolutamente come comportarsi da “prede”. Tutto ciò che rimane della loro reazione istintiva di fronte al predatore è il terrore e la paura che precede la dolorosa morte.
Questo articolo rappresenta solo un breve riassunto di quanto è stato scoperto. Per un approfondimento si consiglia di visitare il sito www.tigertime.info, dove si trovano resoconti scritti da coloro che hanno assistito in prima persona alle atrocità descritte.
A tutto ciò si oppone strenuamente lo staff di TigerTimeNow, i suoi soci e sostenitori: le tigri hanno il diritto di rimanere al sicuro e libere dallo sfruttamento avido e spietato del genere umano. Ci sono solo 3.200 tigri in libertà al mondo e il loro numero diminuisce ogni settimana. Se riusciamo a insistere sull’introduzione di un divieto mondiale sulla vendita di parti e pelli di questo meraviglioso felino, allora i bracconieri e le fattorie di tigri non avranno più scampo.

Dopo aver letto e riportato questo articolo, che so non essere recente, mi restano ben poche considerazioni personali da fare: non bastavano le fattorie degli orsi della luna che vedono le povere bestie con una cannula infilata nella colecisti per "spillare" bile come fosse un buon rosso d'annata; ora ci serve anche questo mostruoso vino dai fantasmagorici poteri e corna di rinoceronte per potenziare attività maschili un po' sopite.
Ammettiamolo.
Siamo dei mostri.
Mi viene quasi voglia di sperare che i maya avessero ragione e il 21 dicembre finisca tutto per ricominciare in un modo migliore. Con creature migliore degli umani.

lunedì 19 novembre 2012

L'amore perduto



www.zeugmapad.it/


Questo post è vergognosamente a scopo pubblicitario:)))
Sto partecipando ad un concorso sul sito Zeugmapad dove spesso pubblico i miei racconti e se ricevo un numero adeguato di visualizzazioni e di votazioni potrei vincere un Kobo Touch Silver e quindi a chi chiedere di leggere un racconto on line se non ai miei amici virtuali che siete voi!!
Il racconto è pervaso da una vena malinconica, la protagonista si domanda  quali sono le parole di un amore perduto, quando e come finisce un amore ormai perso nella banalità degli anni. Come ci si accorge che qualcosa è inesorabilmente cambiato per sempre?
Se volete saperlo e se avete piacere di leggere un istant book leggero e poco impegnativo, lo troverete tra le novità sulla home del sito.
Mi raccomando: siate numerosi, vorrei proprio vincere!!!

P.S.
Dovete avere molta pazienza con me perchè partecipo anche con un'altro racconto che è in fase di rifinutura: è un noir molto drammatico.
Quindi VOTA ANTO' VOTA ANTO' VOTA ANTONELLA!!!

venerdì 16 novembre 2012

'A cunzegna

'A sera quanno 'o sole se nne trase
e dà 'a cunzegna a luna p' 'a nuttata,
lle dice dinto 'a recchia - "I' vaco 'a casa:
t'arraccumanno tutt' 'e nnammurate".




Lo so.
Ho detto che non sono romantica, che non mi piace
l'amore smielato, melenso ecc...
Ma ho bisogno di esorcizzare il post precedente e chi meglio del grande, immenso Principe De Curtis poteva farlo?!
Questa breve poesia, un pensiero direi, fa parte della raccolta 'A Livella; molti anni fa la ricopiai con una grafia simile a quella degli amanuensi e la incorniciai mettendola nel corridoio di casa. Non c'è più da molto tempo, però ho ritrovato il libro e questi versi struggenti mi aprono il cuore e mi regalano una, se pur breve, parentesi di serenità. Credo proprio che a nessuno serva la traduzione.
                                                                                                                   

giovedì 15 novembre 2012

Un tranquillo mercoledì di paura

Dunque, avevo un appuntamento per il 15 per un esame medico non molto divertente: gastroscopia.
Invece mi telefona la segretaria di reparto e  l'anticipa per il 14. Ieri.
Ho sempre pensato: beh.... se una ha partorito, che può capitare di peggio? Ora lo so.
A parte il digiuno totale, anche di liquidi, che sarebbe il meno visto il dolore assurdo che mi pervade da mesi, l'ansia mi è arrivata di botto alle 2,35 di notte. Ho aperto gli occhi e non li ho richiusi più.
Nei giorni precedenti ho visionato tutti i video di gastroscopia che ho trovato sul web e ognuno mi terrorrizzava più degli altri.
Come se non bastasse l'ospedale non garantisce più la sedazione profonda per mancanza di personale e di fondi, quindi sono stata costretta a scegliere la sedazione cosciente. Sembra un ossimoro.
Entro nella sala, praticamente spinta da un infermiere, i due medici sono giovanissimi anche se competenti e tranquilli, gli infermieri assistenti ottimi. Chiedo di darmi tutti i sedativi che hanno a disposizione e cominciano a ridere.
Mi metto il camice e mi giro sul fianco e il giovane medico dice ridendo." Ma quanti video s'è visti, che sa pure come si mette la testa?" Rispondo "Fate quello che dovete e alla svelta"
L'infermiera chiede, infilando l'ago cannula:" Dottore, quanto Minias?"
"Cinque" rispondo io
"Signora, abbattiamo un cavallo con cinque, gliene diamo 3 solo perchè è agitata"
" Guardi che a me 3mg non mi fanno un baffo. E poi saranno cavoli vostri"
Ridono tutti " Tranquilla, tra due minuti dormirà!"
Col cavolo!!!
Quell'enorme tubo nero ha esplorato tutto il mio digerente senza che nemmeno mi si chiudessero gli occhi
Ogni tanto dicevano" Ma non le gira le testa?"
Facevo No con la mano visto che avevo il boccaglio e l'ossigeno al naso.
Quando già l'infermiera stava togliendo il sensore al dito, quello collegato ai monitor e   riaccendevano le luci, ecco che i medici chiamano il professore e cominciano a parlare il medichese.
Rimettono il sensore, l'ossigeno e rinfilano l'orrido tubo nero per effettuare un numero abnorme di biopsie: sembrava che un granchio si stesse cibando delle mie viscere.
Dopo quella che è sembrata un'eternità mi estubano, mi coprono con un lenzuolo e mi portano in barella in una sala dove dovrei smaltire l'anestesia.
Guardo per una mezz'ora il soffitto, poi sento il "dottorino" che dice " Si è svegliata la signora?"
Rispondo da dietro il paravento " Guardi che la signora non ha mai dormito"
Entra ridendo " Mi sa che aveva ragione: 5 mg sarebbero andati bene e avrebbe sofferto di meno"
Gli ho risparmiato il "Glielo avevo detto!!!"
Piccolo particolare: c'è qualche problemino, solo la biopsia mi dirà quanto grave.
Tra un mese.
Sarà quasi Natale.
Speriamo bene.

domenica 11 novembre 2012

Momenti scemi

E basta con l'amore stappalacrime o sdolcinato da indurre una crisi iperglicemica.
L'amore è anche scanzonato.
Non ci credete?
Leggete un po'



Momenti scemi (Trilussa)

Le lettere ch'ha scritto Rosa mia
l'avrebbe d'abbrucia, ma nun ciò core:
le tengo chiuse drente a un tiratore
framezzo a li mazzetti de gaggia.
Fa tanto bene a ripensa a l'amore
ne li momenti de malinconia:
provi una spece de nun so che sia,
come un piacere de sentì dolore.
Ched'è? da che dipenne? Nun saprei:
ma so che 'st'impressione io me la sento
se rileggo le lettere de lei.
Se tu vedessi quante ce ne stanno!
Me n'avrà scritte armeno un quattrocento.
perché m'ha cojonato più d'un anno!




Traduzione per l'Italia tutta

Le lettere che mi hai scritto Rosa mia
dovrei bruciarle, ma non ne ho il coraggio:
le tengo chiuse dentro un cassettino
in mezzo a mazzolini di gaggìa.
Come fa bene ripensare all'amore
nei momenti di malinconia:
provi una specie di non so che sia,
come un piacere di provar dolore.
Cos'è? Da che dipende? Non saprei:
Ma è questa l'impressione che io provo
quando rileggo le lettere di lei.
Se tu vedessi quante ce ne stanno!
Me ne avrà scritte almeno quattrocento,
perchè m'ha preso in giro più di un anno! 



Mi piace!
Mi piace da morire.
Irriverente, sagace, autoironico!
Ma si.
L'amore è pure questo!!





venerdì 9 novembre 2012

Il massacro delle donne

Mai, nemmeno una volta ho chiamato bianca la morte che ha ucciso un lavoratore. Ho sempre scritto che era stato ammazzato. La morte in guerra per esempio, di persone innocenti che fossero bambini, uomini o donne, non avrei mai potuto chiamarla “effetto collaterale”, o “vittime di dannati calcoli errati di armi più o meno intelligenti”. Nemmeno ora scriverei di dramma e disperazione, dinnanzi alle persone che si uccidono per la mancanza del lavoro, perché impossibilitati a garantire un’esistenza dignitosa a loro stessi e alle loro famiglie. La chiamo strage, carneficina, ne denuncio – a mio modo – i responsabili. Mai una volta ho detto che una donna uccisa era stata vittima di un dramma della gelosia, ma ho sempre scritto che una donna era stata ammazzata. La morte non è cosa che si possa edulcorare con la gentilezza della parola. 16 inviti per firmare un appello, l’ennesimo, che io non firmerò per ottenere l’ovvietà in questo mondo che attraverso la “neolingua” ha controllato e controlla le menti di chi della comodità semplificante ha fatto religione. Bisogna far sapere ai giornalisti, che di fronte al cadavere di una donna non si dovrà più parlare di dramma della gelosia, ma di “femminicidio”. Con l’appello, quindi, si chiede di non utilizzare un termine cretino, per sostituirlo con uno stupido. Femminicidio è la parola di oggi, che gira sui social network, che viene accompagnato da immagini più o meno toccanti di donne livide e massacrate. L’immagine è fondamentale per ricordare di cosa stiamo parlando, perché le parole donna-massacrata non basterebbero nell’epoca della multimedialità feisbucchiana. Femminicidio non vuol dire nulla, però è bello, nuovo, ha presa. Vogliamo parlare di donne massacrate nelle loro case? Parliamone con le stesse donne che subiscono silenti le violenze quotidiane, quando nei pomeriggi d’estate si chiudono le finestre per non sentire le urla che arrivano dal piano di sopra o di sotto; dalla casa accanto. Si abbia il coraggio di riconoscere gli occhi delle nostre amiche, figlie, vicine di casa che si spengono giorno dopo giorno. Riconosciamo i volti spaventati e gli sguardi persi che chiedono un aiuto che a volte si preferisce non dare, non domandando per non sapere. Impariamo a guardarci negli occhi, a non aver paura di sapere. Ricordiamo cosa è stata la nostra vita per riuscire ad essere utili in quella degli altri. Occupiamoci delle donne vive, così che non diventino “femmine morte” da piangere e rimpiangere. Occupiamoci di quelle donne che non ridono più e nemmeno piangono, che non hanno lividi da mostrare, ma cicatrici nell’anima che non guariranno mai, violentate psicologicamente, vessate, rese incapaci di essere vive oltre alle necessità del padrone da soddisfare. Perché anche loro un giorno potrebbero scegliere di morire, solo per essere finalmente libere. Se bastasse davvero firmare un appello per rendersi partecipi a un cambiamento, a un miglioramento, a un qualunque tipo di ritorno alla civiltà mi slogherei il polso. Già, ma che dico! Non si fa tanta fatica, basta un click. 
di Rita Pani 

 
 Ho copiato questo post dal blog " La mia Moleskine" con il permesso di FarfallaLeggera 
Penso che più circolino articoli di questo genere, più possiamo sperare in un futuro migliore per le donne.
Come FarfallaLeggera anche io ritengo che il termine "femminicidio" sia inappropriato: lo trovo ghettizzante.
Femmine, neanche donne, femmine; ridotte a puri oggetti in  condizioni indicibili dalla meschinità maschile.
Essere vittime non può e non deve essere il nostro destino.
 
 

martedì 6 novembre 2012

Nel mezzo del cammin della mia vita....

Ecco.
Ci siamo.
Mi trovo proprio nel mezzo del tragitto che mi porterà da Caron Dimonio dagli occhi di bragia.
Si ci sono arrivata alla metà della mia vita, ma devo dire che non ho ancora capito nulla.
Sono cresciuta in una epoca nella quale bisognava essere obbedienti, bravi a scuola, andare a Messa la domenica e tutto un andazzo del genere.
In parte ho seguito i suggerimenti, in parte, per fortuna no.
Ho fatto molto di testa mia, l'istinto ha sempre prevalso sulla logica; non sempre mi ha aiutato.
Sono stata " una brava ragazza"; qualche volta no.
Mi si diceva di non fumare, ma l'ho fatto lo stesso
Andare al campeggio a 18 anni con 3 ragazzi e 2 amiche?!
Scandaloso!!
Sono andata e ancora ricordo con struggimento le notti infinite passate sulla sabbia fresca a guardare la Luna e gli occhi di brace che mi fissavano ardenti.
Sono andata sempre controcorrente, come i salmoni, e come loro ho trovato gli orsi pronti a ghermermi.
Ho passato nottate al Piper ballando sotto luci stroboscopiche e mi sono beccata sassate e insulti perchè nel '79 lavoravo al reparto di interruzione gravidanza dell'Umberto 1 di Roma, all'alba del referendum; sono stata persino ricoverata per una grave contusione da parte dei manifestanti.Andavamo a lavorare scortati dalla celere.
Ho sviluppato un istinto per il bello e per l'arte in genere pur senza conoscenze accademiche, ho frequentato persone molto al di sopra di me e da loro ho imparato quel che potevo. Mi si diceva di essere sincera: l'ho fatto ed è stata terra bruciata.
Non credo che nessuno di noi sia davvero pronto alla sincerità, penso faccia davvero male. A me fa male solo averla elargita.
Mi dicevano: sii educata. 
La mia educazione mi ha fatto prendere un sacco di pugnalate alle spalle, proprio per non essere capace di mandare nessuno a quel paese.
L'ultima volta che mi sono confessata il sacerdote mi disse che vedeva in me una sofferenza rabbiosa che gli ricordava il Caravaggio. Peccato che lui non ha visto il suo vice che se la faceva con una pia parrocchiana madre di 3 figli. Sono fuggiti insieme in quel di Bergamo.
Vorrei essere capace di dire  in faccia quello che penso, ma  decenni di perbenismo mi hanno piegata e allora uso la satira più caustica: l'unico svantaggio è che per capirla occorre essere intelligenti.
No. Non ho capito proprio niente di questo viaggio misterioso che mi è toccato in sorte.
Peccato non avere l'opzione" Riprova "

domenica 4 novembre 2012

L'uovo di Colombo

Oggi , alle 14, il tg 3 ha mandato in onda un servizio che aveva dell'incredibile.
Dunque l'Università di Roma 3, per conto del Laboratorio di sviluppo locale ed economia sociale, ha diffuso il rapporto annuo sulla diversa qualità di vita nei diversi municipi di Roma.
Voi non ci crederete, io stessa, romana doc, ho tentennato quando ho sentito che ai Parioli la qualità della vita è migliore, si può contare su un'istruzione migliore ed una aspettative di vita di almeno 5 anni maggiore rispetto a gli altri municipi.
Pensate che il mio quartiere, fanalino di coda tra tutti, mi vede addirittura tra i possibili alienati della capitale e ovviamente più vicina al trapasso, rispetto ad un pariolino di almeno un lustro.
Mi domando, ma quanti milioni di euro saranno stati spesi per scoprire l'ovvietà?
E quanti brillanti ricercatori avranno versato sudore su tomi di statistica per accorgersi che i quartieri periferici stanno peggio dei Parioli e del centro?
Dovevo scriverlo.
Talmente assurdo
Talmente ridicolo
Come se non me ne accorgessi ogni volta che mi affaccio al balcone.
Altro che scoperta dell'acqua calda











     
La prima foto si riferisce ovviamente ai Parioli, la seconda è l'Acquedotto Alessandrino e io abito proprio a pochi passi dagli archi.
Camperò 5 anni meno di un pariolino: potrò mai sopportarlo?!
                                                                                          

mercoledì 31 ottobre 2012

Vi siete divertiti?!!


  Ora che io sono livorosa e fumina l'avete capito, mio malgrado devo arginare la mia istintività a causa di un'ulcera devastante.
Detto ciò vi racconto i fatti.
In un quartiere poco lontano dal mio, dove spesso transito con l'auto per accompagnare mia figlia che lavora fuori il G.R.A., è arrivato un circo di uno dei tanti Orfei.
Già da qualche sera mia figlia tornava a casa sbraitando e piagnucolando per quello che vedeva:" Quella povera giraffa! Stava in mezzo a tutto quel traffico, in quel microrecinto; e i cavalli, poveri! Tira vento , piove, e c'era una povera zebra, e i cammelli li tiravano con una corda nel naso...." E continuava così fino  a quando riuscivo a farle cambiare argomento. Domenica mattina sono andata anche io ad accompagnarla ed al ritorno, senza di lei in macchina, io e mio marito abbiamo potuto constatare l'evidenza.
La mattina  gli animali sono tenuti all'aperto in piccoli e fragili reciniti: sole, vento, pioggia, niente induce i proprietari a metterli al coperto. L'ippopotamo è un animale acquatico, lì sta in un recinto di terra battuta, dove di solito c'è un campo rom e l'acqua la schizzano con un tubo: magari gelida. E i felini. Cosa è rimasto della dignità di questi signori delle foreste? Saltano in cerchi di fuoco, si ergono rampanti pungolati dai frustini; anche con loro alcuni recinti sono inadeguati ed in altri casi stanno in camion trasformati in prigioni. Perchè lo zoo mattiniero si paga e quindi si espongono struzzi, cavalli, elefanti, pony, leopardi che guardano bramosi le prede e tutto per  puro lucro. Tutto per soldi, sempre e solo i soldi.
E l'orario degli spettacoli: andateli a vedere on line, anche tre al giorno.
Forse 100 anni fa questo spettacolo era ancora concepibile: in quale altro modo vedere simili animali se non al circo.
Ma ora!! Ma qualcuno pensa davvero che un orso sia felice di zompettare come un'idiota, quando vorrebbe artigliare salmoni in mezzo ad un fiume; che una tigre sia consensiente di saltare da uno sgabello all'altro quando la sua natura è riservata , territoriale e predatoria?
E tutto ciò con il benestare del nostro Stato che li sovvenziona, togliendo a noi scuole, sanità e quant'altro.
Ora sta piovendo a dirotto, il vento è molto violento.
Tra poco tornerà mia figlia e comincerà un pò a piagnucolare e un pò ad urlare adirata.
Io vado a prendere le mie medicine per l'ulcera, vi lascio qualche foto di come dovrebbero stare quegli animali.
Trovate voi le differenze












                                                                         
                                                               

P.S. 
Pubblico di seguito quanto appreso dall'OIPA                                                                   
        
I Paesi nel mondo che hanno vietato (anche parzialmente) l’utilizzo degli animali nei circhi (Tratto dall’associazione inglese: Animal Defenders International)
EUROPA
Austria divieto nazionale dell’utilizzo di tutti gli animali selvatici
Belgio divieto nazionale dell’utilizzo di tutti gli animali selvatici
Croazia divieto dell’utilizzo di tutti gli animali in 21 giurisdizioni municipali
Repubblica Ceca divieto nazionale parziale all’utilizzo degli animali nei circhi
Danimarca divieto nazionale dell'utilizzo degli animali selvatici, con alcune eccezioni
Estonia divieto nazionale dell’utilizzo di tutti gli animali selvatici
Finlandia divieto nazionale dell'utilizzo degli animali selvatici, con alcune eccezioni
Grecia divieto dell’utilizzo di tutti gli animali in 9 giurisdizioni municipali
Malta divieto degli animali elencati nel CITES
Polonia divieto nazione dell’utilizzo degli animali selvatici, con alcune eccezioni
Slovacchia divieto degli animali elencati nel CITES
Spagna divieto dell’utilizzo degli animali selvatici a Barcellona e Blanes
Svezia divieto nazione dell’utilizzo degli animali selvatici, con alcune eccezioni
Regno Unito oltre 200 giurisdizioni municipali hanno divieti ai circhi con animali (più dei 2/3 di questi proibiscono le rappresentazioni con animali, i rimanenti proibiscono solo gli animali selvatici).

RESTO DEL MONDO
USA divieto dell’utilizzo di tutti gli animali in 20 giurisdizioni municipali
Canada divieto totale o parziale in 20 giurisdizioni municipali.
Argentina divieto dell’utilizzo degli animali a Buenos Aires
Brasile 12 giurisdizioni municipali hanno divieti totali o parziali, incluso un divieto totale a Rio de Janeiro
Colombia rappresentazioni con animali vietate a Bogota e un divieto dell’utilizzo degli animali selvatici a Dos Quebradas
Costa Rica divieto nazionale dell’utilizzo di tutti gli animali selvatici
Australia divieto totale o parziale all’utilizzo di tutti gli animali in 34 distretti
Nuova Zelanda divieto dell’utilizzo degli animali selvatici in 3 distretti
India divieto nazionale parziale all’utilizzo degli animali nei circhi
Israele divieto nazionale dell’utilizzo di tutti gli animali selvatici e divieto di tutti gli animali in 3 distretti

E se avete voglia di divertirvi ancora un po' guardate questo video
it/animali/fotogallery/elefanti-al-circo-ecco-come-si-addestrano_6789_8.html