giovedì 5 luglio 2012

Sindrome di Stendhal

Scendo dall'autobus 810 e mi trovo a via dei Fori Imperiali, attraverso la strada, costeggio il museo del Vittoriano e comincio la salita che mi porta in Piazza del Campidoglio: Marc'Aurelio  a cavallo domina la piazza guardando le spalle ai Dioscuri in cima alla scalinata; che importa se è una copia, l'autentico è ben custodito. Alla mia destra la scalinata minore della  chiesa dell'Ara Coeli  dove era conservato il bambinello sacro ormai rubato e mai più trovato. Ma io oggi ho una destinazione precisa, vado ai Musei Capitolini, saranno almeno dieci volte che li visito ma non mi stanco mai. Dovrebbero fare come a Gardaland: paghi un biglietto ed entri 2 giorni, sono talmente vasti e pieni di opere che un solo giorno non può bastare.
Passo il metal detector e comincio a gironzolare come a casa mia: opere di una meraviglia inaudita, dipinti, vetrate, busti, soffitti, arazzi; i nomi più importanti del panorama italiano si offrono a gli occhi stupiti di chiunque e voglia guardarli.
Conosco una piccola saletta con una dormeuse che avrà 500 anni, sopra un piccolo dipinto del Parmigianino e sul muro a fianco qualcuno ha scritto a matita: Marco e Sara per sempre. Per sempre imbecilli!!
Ma chi se frega di Marco e Sara!! ma cos'è che rende la gente così idiota? Il vigilante mi guarda rammaricato e spiega che sono in pochi, l'afflusso enorme, meno male che è matita. Ho voglia di prendere uno straccio e pulire, ma ho altro da fare: sono venuta per lui!
Non so se la sindrome di Stendhal esista veramente, ma questa emozione, questa malia sofferta io l'ho provata due volte in vita mia:  quando vidi la Pietà per la prima volta, mi si piegavano addirittura le ginocchia e poi di nuovo quando scoprii quello che ora vi mostrerò.
Ci si può innamorare di una statua? Non lo so, non credo, ma le emozioni che mi suscita sono intense, viscerali e se non è passione vi somiglia molto.
Entro nella "sua" sala; tutto sembra fermarsi, il blaterare annoiato delle guide, il suono dei respiri che si mozzano in gola ai turisti e poi rimaniamo soli, io e lui. Ormai ci conosciamo da anni, ho un suo ingrandimento a casa, qui si possono fare foto e io ne ho fatto uno stupendo quadro. Mi avvicino a lui, è a grandezza naturale, la vigilanza ha seguito la ciurma di turisti ed io ne approfitto per sfiorarlo: malgrado il marmo freddo emana calore, sfioro il monile che ha al collo e poi sfioro le labbra. Incredibile, meraviglioso, non ci sono parole.
Perchè non parla?!
Ora ve lo mostro, la spiegazione che segue non è di mio pugno: devo rendergli onore e non credo che ne sarei stata in grado: spalancate gli occhi

   Il Galata Morente





Il Galata morente è la copia romana in marmo di un’opera ellenistica. L’originale, probabilmente bronzeo, faceva parte insieme all’altrettanto celebre Galata suicida del grandioso donario dedicato nel 223 a.C. dal sovrano Attalo I sull’Acropoli di Pergamo e precisamente nel santuario di Atena Nikephòros, al fine di celebrare la sua vittoria sui Galati (il nome che i Greci attribuivano ai Celti), invasori dell’Asia Minore. La realizzazione dell’opera è probabilmente da attribuire allo scultore greco Epigonos: durante gli scavi effettuati all’interno del santuario, infatti, furono ritrovati dei frammenti di iscrizioni tra le quali una posta in forma dedicatoria ad Atena proprio con la firma dello scultore.
Analisi della scultura
La statua rappresenta un guerriero galata in punto di morte. Elementi che lo contraddistinguono come celtico sono principalmente il torques, una tipica collana, i baffi, i capelli ispidi nonché la nudità propria del modo di combattere di questo popolo. Il personaggio, che attende la morte causatagli da una ferita sul petto, è semisdraiato su un plinto di forma ovale sul quale compaiono alcuni armamenti sempre di concezione gallica: una spada, un fodero a più basso rilievo, una cintura a nastro con fibbia squadrata, un corno spezzato e parte di un altro corno. La gamba sinistra è leggermente allungata, mentre quella destra è flessa. Solo il sostegno del braccio destro garantisce l’equilibrio della scultura. Il braccio sinistro è, infatti, piegato e la mano appoggiata sulla coscia destra. Il torso è flesso e ruotato verso destra e ben rappresentata è la schiena dal volume arrotondato. La testa è piegata verso il basso. Il volto è scolpito con estrema accuratezza. La capigliatura è importante e voluminosa.
Ciò che traspare da quest’opera è la resistenza al dolore e la fierezza del guerriero che, non sottomesso, affronta con coraggio e onore la sconfitta del suo popolo e il proprio destino di morte imminente.
Insomma pensatela un po' come vi pare, ma io e questa statua abbiamo un feeling speciale e se avete in programma una gita a Roma non perdetevi Il Galata Morente non ve ne pentirete!!!

26 commenti:

  1. Io credo nell'empatia e credo in più vite.
    Ci sono corsi e ricorsi, che svegliano un qualcosa di misterioso e personale. Difficile da raccontare...

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    1. Anch'io "sento" ancor prima di capire.
      E' così, qualcosa di magico e misterioso mi porta sempre lì, come se l'avessi conosciuto.
      La mente è davvero strana....

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  2. che poi secondo me Marco e Sara si so' pure lasciati dopo due settimane...

    meno male che non hanno attaccato lucchetti alle dita della statua ;)

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    1. Tocchi proprio un tasto dolente: mi dispiace ferire i sentimenti di tutti gli innamorati del mondo, ma lo volelete lascià stà sto benedetto Ponte Milvio!!!
      Io farei pagare tutti i danni a Moccia ( credo che sia stato lui a iniziare questa demenziale farsa), e se non è stato lui si faccia avanti 'sto genio!

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    2. se proprio dobbiamo cogliere un segnale positivo da questo malcostume, direi che è la legittima aspirazione all'amore eterno che caratterizza il cuore umano; certo bisognerebbe trovare altri modo per valorizzarla...

      p.s. le tue passioni artistiche continuano a sorprenderci!!!

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  3. Veramente detesto anche quelli che imbrattano metri e metri di strada declamando il loro amor immenso o perduto.
    Mi chiedo: ma che 'ce frega?!
    Cosa ti sorprende della mia passione per l'arte?
    E' una delle poche cose nella vita alla portata di tutti, basta avere occhi pronti a coglierne tutta la bellezza.
    Quando vennero esposti i Bronzi di Riace a Roma ero solo una ragazzina e feci la fila a ritmo continuo riuscendo a vederli 6 volte, poi la sicurezza mi ha sgamato e mandato via.
    Se pensi che non abbia capito quello che intendi ti prego di chiarirmelo, mi piace scambiare pareri e opinini.
    Ciao, buona giornata

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    1. trovo sorprendente la tua capacità di cogliere i dettagli, prerogativa che non appartiene a tutti ma spesso, purtroppo, solo agli esperti che hanno studiato e ristudiato cento volte un'opera!!!
      E' un dono...

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    2. E' esttamente così: certo la cultura accademica è necessaria per cogliere il significato di alcuni dettagli, ma la passione e solo la passione servono per "vedere" quei dettagli e quelle sfumature.
      Poi me le vado a studiare sui libri degli studiosi.
      Ti ringrazio per la puntualizzazione : )
      Buona domenica e a presto

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  4. Che meraviglia!!!
    Grazie ... grazie davvero per avercene parlato
    : )

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    1. Sono davvero felice che condividi la meraviglia di quest'opera; ti assicuro che da vicino toglie il respiro!
      Un abbraccio

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  5. ho avuto la stessa reaqzione quando ho visto la scultura di Rodin a Londra. Il bacio.

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    1. Non si può spiegare questa emozione se non si è provata!
      Ma è fantastica!!!

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  6. Non si rimane per niente indifferenti è una sorgente di emozioni!...

    Ciao cara Keiko:)
    Luci@

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    1. Il volto è perfetto, si percepisce persino l'agonia della morte imminente; i dettagli delle mani e dei piedi non riescono a spiegare l'età dell'opera!
      Ciao carissima

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  7. DAVVERO BELLISSIMO!!! e non cè da meravigliarsi se ci si innamora di un'opera d'arte che è frutto di pazienza,precisione e soprattutto passione ^_^ Un Bacione Grande Carissima KEIKO!!!

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  8. Ciao Giorgia, parafrasando Vecchioni "forse non lo so ma pure questo è amore!"
    Buonissima serata

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  9. Il Galata morente è una opera d'arte perfetta,che riesce a sublimare persino il momento drammatico e disperato dell'abbandono della vita.

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    1. Hai ragione, la sua agonia traspare dal marmo e raggiunge l'apice del sublime.
      A presto

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  10. Nessun commento, ammiro e taccio.
    E' un po' quello che mi succede ogni volta che capito a Torino, al Museo Egizio: mi piacerebbe portarmici una branda e dormire al suo interno. L'antico, l'arte, la poesia non hanno tempo: sono eterni. Per chi li sa veramente godere, che è molto diverso dall'apprezzare.
    Quanto agli imbrattamuri et similia, essendo non violento, ritengo che il taglio delle zampe (perché di zampe si tratta) potrebbe essere punizione sufficiente; infierire oltre sarebbe esagerato (ma neanche tanto...).
    Sull'opera ho detto all'inizio.
    Saluto e mi ritiro.

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    1. Ciao Gattonero, ti do il benvenuto.
      Anche mia figlia vorrebbe dimorare nel Museo Egizio e sono perfettamente d'accordo con quello che dici: godere dell'arte è molto diverso dall'apprezzare.
      Buona domenica

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  11. Risposte
    1. Allora fai finta di non vedermi la prossima volta perchè lo sfiorerò di nuovo!!!
      Se becchi Marco e Sara avvertimi.
      Un caro saluto

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  12. Eh sì, un capolavoro!
    A me però la scultura che in assoluto emoziona di più e che non mi stancherei mai di guardare in quanto ogni volta mi suscita sensazioni sempre diverse è Apollo e Dafne di Bernini, che si trova alla Galleria Borghese di Roma (lo scrivo per i tuoi lettori, tu lo sai sicuramente).

    Invece un'esperienza simile alla Sindrome di Stendhal l'ho provata ammirando il dipinto La Mort de Sardanapale al Louvre. Un vero e proprio sconvolgimento dei sensi.

    Peccato che a Roma si debba pagare per visitare i musei, addirittura poi alla Galleria Borghese ci puoi restare solo due ore. Troppo poche. Io resterei due ore solo a guardare l'Apollo e Dafne.
    In quanto a quelli che imbrattano i muri... glieli farei ripulire con la lingua. Imbrattassero le pareti della loro camera!

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    1. Alla Galleria Borghese ho visto una mostra su Raffaello: che dire, è stato come entrare in un sogno.
      La grande pala della deposizione di Gesù mi ha particolarmente colpito, il rosso del manto di Giovanni (credo) è assolutamente stupefacente. Sono convinta che nessuna macchina o computer riuscirebbero a riprodurlo!!!
      Ovviamente ho dovuto prima fare una prenotazione telefonica, una fila estenuante e incamerare tutta quella bellezza in troppo poco tempo.
      Apollo e Dafne e il Davide con la fionda sono tra i miei preferiti!!

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  13. E qui casca il somaro...che sono io naturalmente.
    Nato, cresciuto e pasciuto a Roma non ho mai visitato i Musei Capitolini. La mia ignoranza non ha limiti. Pensare che sono stato lì al Campidoglio un migliaio di volte. Nel 1983 mio figlio si è sposato in una sala rossa, se non ricordo male, a pochi passi dall'ingresso dei Musei. Chiedo scusa al Galata ed è vero che, da come lo descrivi te, mi sarei domandato "perchè non parla?".
    Davanti al Mosé di Michelangelo me lo sono chiesto varie volte.

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    1. Vai allora Aldo, vai di corsa!
      Ma non portare tua moglie, forse s'innamorebbe come me.
      Ciao carissimo

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