sabato 4 agosto 2012

Voglio andar via

                              VIA               ( di Baglioni)


La mia sigaretta brilla rossa
insieme a luci di periferia
zampate della vita sulle mie ossa
sei più sincera quando dici una bugia
sull'asfalto acquoso una luna affilata tagliare
i fili che legano le stelle
stringo al cuore una lattina vuota e scopro che hai
lasciato
le unghie sulla mia pelle
finestrini aperti a dissetarmi di vento
la mia ruota incollata sulla striscia bianca
della mezzeria
gli occhi come due pezzi di vetro
tu non sei come mi credevo io
un autotreno mi ruggisce dietro
ma perché hai fatto il mondo così triste Dio?
alberi si drizzano ai lati della strada mi corrono
accanto
e il buio se l'inghiotte
alla radio un rock arrabbiato come un pugno allo
stomaco
che mi stringe nella notte
un dolore e un lampo di fuoco rosso
dentro a questo amore che io non posso
io non posso più
voglio andar via i
piedi chiedono dove ma via
tanto non ti perderò perché tu non sei stata mai
via
voglio andar via
da quei tuoi occhi che tirano sassi
e come in un duello far dieci passi
e poi guardarci l'ultima volta e via
dimmi che cos'è che ci hanno fatto
dimmi cosa c'è che io non so
perché tutto è finito come cenere in un piatto
e quei ragazzi ch'eravamo noi non ci sono più
e scambiare due parole brevi
con la notte blu dei benzinai
io ti baciavo mentre tu piangevi
e adesso che io piango tu chi bacerai
un caffè che drizza i capelli un pacchetto di fumo
e il vento rilegge il mio giornale
e domani uscire di nuovo farmi una faccia allegra
per il prossimo Carnevale
un chiarore freddo come un rasoio
per un altro giorno che nasce muoio
muoio muoio
voglio andar via
i sogni cercano dove ma via
anche all'inferno ci sarà qualcuno a farmi
compagnia
voglio andar via da te
che goccia a goccia hai bevuto il mio cuore
e dagli straccivendoli ricomprare
quel che resta del mio amore e andare via.

E' come se ogni parola, ogni verso l'avessi scritto io ovviamente per un uomo. Con la rabbia e la fatica che mi costano questi anni di unione.
Silenzi impenetrabili che urlano come mille canzoni stonate.
Andrei all'inferno perchè starei sicuramente meglio di qua, col cuore ormai a secco prosciugato di ogni goccia di linfa che mi è stata risucchiata. E ogni giorno che nasce mi accorgo che sono ancorata in questa vita e ormai non c'è più tempo per cambiarla, perchè il tempo c'è stato ed è finito. Il mio tempo attuale non mi permette di andare: ho fatto scelte, in parte obbligate, che mi costringono ad un soggiorno coatto.
E io voglio andar via
E non posso
E così percorro la vita tra una incoscienza e l'altra del sonno, vivendo la veglia come un fastidioso intermezzo; aspettando una vita migliore.
Se c'è.

5 commenti:

  1. ogni tanto mi chiedo quali situazioni potrebbero condurmi alla tua situazione, o alla percezione che ne hai. fino ad ora, mai mi sono sentito cosi'. penso che la priorita' nella mia vita sia questa. ho quasi 40 anni. mi dicono che se quella e' la scelta, non avro' mai nulla. e' vero, non peso niente. ma la cosa non riesce a dispiacermi. a te dispiace proprio tutto?

    RispondiElimina
  2. ci sono motivi per cui viviamo certe esperienzie e certe circostanze. siamo qui su questa terra per imparare, per evolverci e questo per lo piu' avviene nella sofferenza.
    questo non significa pero' perseverare nelle cose che fanno male inutilmente e dal qualle quali nulla piu' si imparara.
    fin quando siamo vivi possiamo cambiare. possiamo migliorare.
    per noi stessi e per gli altri.
    non permettere alle scelte sbagliate e agli obblighi presi di farti morire mentre stai ancora vivendo.
    silenziosamente ascolta il tuo cuore e li che si nasconde il coraggio per vivere sereni.
    un abbraccio

    RispondiElimina
  3. Uhm...scritta sicuramente in un tuo momento nerissimo ed 'urlata' qui!
    Non ho consigli e giudizi...solo riflessioni.Ho avvertito il dolore.
    Solo una cosa...non pensare sia finita. C'è sempre tempo di invertire la rotta, a patto di non voltarsi più indietro.
    Un abbraccio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si.
      Hai fatto centro.
      Era un urlo,dovevo farlo.
      Voltiamo pagina.

      Elimina
  4. Quando mi trovo a leggere pensieri come questi in genere non commento perché mi sembrerebbe di compiere irruzione in uno spazio privatissimo ed anche perché le pagine piene di dolore in genere hanno una loro pienezza ed autonomia che non permette ulteriori aperture.
    Però stavolta mi sento di aggiungere che le cose a volte possono precipitare e mutare, anche senza apparenti scossoni. Nulla rimane com'è. Magari una mattina ti svegli e ti accorgi che qualcosa è cambiato. Magari semplicemente la tua percezione degli eventi e dello stato di cose, o la maniera di leggerli retrospettivamente. Insomma... quello che voglio dirti è che a volte, e pure per lunghi periodi, ho vissuto anche io vivendo la veglia come un incubo. Poi, improvvisamente, ricominciavo a vivere. Letargo dell'anima, lo chiamo io.

    RispondiElimina