venerdì 9 novembre 2012

Il massacro delle donne

Mai, nemmeno una volta ho chiamato bianca la morte che ha ucciso un lavoratore. Ho sempre scritto che era stato ammazzato. La morte in guerra per esempio, di persone innocenti che fossero bambini, uomini o donne, non avrei mai potuto chiamarla “effetto collaterale”, o “vittime di dannati calcoli errati di armi più o meno intelligenti”. Nemmeno ora scriverei di dramma e disperazione, dinnanzi alle persone che si uccidono per la mancanza del lavoro, perché impossibilitati a garantire un’esistenza dignitosa a loro stessi e alle loro famiglie. La chiamo strage, carneficina, ne denuncio – a mio modo – i responsabili. Mai una volta ho detto che una donna uccisa era stata vittima di un dramma della gelosia, ma ho sempre scritto che una donna era stata ammazzata. La morte non è cosa che si possa edulcorare con la gentilezza della parola. 16 inviti per firmare un appello, l’ennesimo, che io non firmerò per ottenere l’ovvietà in questo mondo che attraverso la “neolingua” ha controllato e controlla le menti di chi della comodità semplificante ha fatto religione. Bisogna far sapere ai giornalisti, che di fronte al cadavere di una donna non si dovrà più parlare di dramma della gelosia, ma di “femminicidio”. Con l’appello, quindi, si chiede di non utilizzare un termine cretino, per sostituirlo con uno stupido. Femminicidio è la parola di oggi, che gira sui social network, che viene accompagnato da immagini più o meno toccanti di donne livide e massacrate. L’immagine è fondamentale per ricordare di cosa stiamo parlando, perché le parole donna-massacrata non basterebbero nell’epoca della multimedialità feisbucchiana. Femminicidio non vuol dire nulla, però è bello, nuovo, ha presa. Vogliamo parlare di donne massacrate nelle loro case? Parliamone con le stesse donne che subiscono silenti le violenze quotidiane, quando nei pomeriggi d’estate si chiudono le finestre per non sentire le urla che arrivano dal piano di sopra o di sotto; dalla casa accanto. Si abbia il coraggio di riconoscere gli occhi delle nostre amiche, figlie, vicine di casa che si spengono giorno dopo giorno. Riconosciamo i volti spaventati e gli sguardi persi che chiedono un aiuto che a volte si preferisce non dare, non domandando per non sapere. Impariamo a guardarci negli occhi, a non aver paura di sapere. Ricordiamo cosa è stata la nostra vita per riuscire ad essere utili in quella degli altri. Occupiamoci delle donne vive, così che non diventino “femmine morte” da piangere e rimpiangere. Occupiamoci di quelle donne che non ridono più e nemmeno piangono, che non hanno lividi da mostrare, ma cicatrici nell’anima che non guariranno mai, violentate psicologicamente, vessate, rese incapaci di essere vive oltre alle necessità del padrone da soddisfare. Perché anche loro un giorno potrebbero scegliere di morire, solo per essere finalmente libere. Se bastasse davvero firmare un appello per rendersi partecipi a un cambiamento, a un miglioramento, a un qualunque tipo di ritorno alla civiltà mi slogherei il polso. Già, ma che dico! Non si fa tanta fatica, basta un click. 
di Rita Pani 

 
 Ho copiato questo post dal blog " La mia Moleskine" con il permesso di FarfallaLeggera 
Penso che più circolino articoli di questo genere, più possiamo sperare in un futuro migliore per le donne.
Come FarfallaLeggera anche io ritengo che il termine "femminicidio" sia inappropriato: lo trovo ghettizzante.
Femmine, neanche donne, femmine; ridotte a puri oggetti in  condizioni indicibili dalla meschinità maschile.
Essere vittime non può e non deve essere il nostro destino.
 
 

27 commenti:

  1. Sottoscrivo tutto quello che hai scritto con tanta passione. E' vero, è così. Hai ragione.
    Ma la strada è lunga perchè la violenza di qualsiasi tipo è figlia dell'ignoranza e della prepotenza e soprattutto del non potere di chi ci governa e quindi di chi mandiamo a governarci.

    Io non mi sono uccisa ma avendo subito violenza per tantissimi anni ti giuro che ci sono andata molto vicino e rabbrividisco se penso che ci è mancato davvero poco al non realizzarlo. Ma era l'unico modo che avevo per essere finalmente libera...
    ciao

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  2. Io so quello che senti.
    Io so cosa si prova perchè l'ho provato sulla mia carne.
    Si arriva a pensare di uccidersi è vero.
    A me è successo di non riuscire a sentirmi più nulla: non ero niente, nessuno, invisibile al mondo.
    E' stata durissima, ma ora affronto tutto con la giusta rabbia che ci vuole.
    Bacio.

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  3. Non posso non condividere questo tuo post dove effettivamente la usurata parola "femminicidio" risulta soltanto come un'ulteriore
    offesa-oltraggio alla donna.
    Sono un uomo e non parlo così tanto per apparire un qualcuno o qualcosa che non vorrei essere.
    Il mio rispetto verso le donne è stato sempre presente in me e non ho mai sfiorato una donna se non con un bacio o con una carezza.
    Questo è quello che volevo dire e l'ho detto.
    Un caro saluto,
    aldo.

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    1. Lo so che sei un gran signore!
      Son in pochi a poter affermare quello che dici tu!!
      Un abbraccio:))

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  4. Infatti io non sono molto d'accordo di usare la parola Femminicidio però...
    Se non lo chiamiamo Femminicidio come lo vogliamo chiamare?
    Forse potremmo usare "Gioco al massacro" perpetrato dai "signori" maschi?
    Mah la sostanza è sempre quella: VIOLENZA.

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  5. Condivido quanto scrivi, nella mia indefettibile sperqanza di un mondo migliore.

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    1. Grazie Costantino: più uomini dovrebbero condividere queste opinioni.
      Un caro saluto

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  6. Ciao Keiko, in tutta onestà ti dico che non mi piace proprio il tono polemico di questo articolo che concentra l'attenzione esattamente su ciò che contesta, il termine femminicidio è un termine di genere che non è edulcorato e bello come sostiene la giornalista perché indica l'uccisione delle donne, quindi qualcosa dice, se sia appropriato o meno sinceramente non lo so e poco mi interessa, non è cretino come dramma della gelosia ma neanche stupido, sicuramente non è ad effetto o potente come le locuzioni usate come controparte, però mi chiedo perché Rita Pani non ci ha presentato e fatto vedere gli occhi di una donna viva in cui il sorriso si è spento e che non riesce nemmeno a piangere e vede come unica soluzione quella di diventare una femmina morta, perché lei si è occupata di altro?
    Un abbraccio!

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    1. Infatti è proprio quel termine che a me non piace: lo trovo simile a quando si dice "ebreo", "nero", "rumeno" e tutti con l'accezione negativa.
      La violenza sulle donne, sia quella eclatante che quella sotteranea, è un delitto contro l'umanità.
      Proprio coloro che donano la vita, sono quelle più a rischio di perderla.
      E, qualunque sia il nostro gusto verso un articolo o un'altro, dobbiamo essere unite nel combattere questa piaga.
      Ti abbraccio anch'io:)

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    2. La valenza di un termine è sempre personale, per me femmina, da cui femminicidio, indica una condizione fisica naturale che mi appartiene e non mi offende, ciò che ritengo invece offensivo e irrispettoso è la strumentalizzazione di un argomento così delicato; quest'articolo è un prodotto egocentrico e falsamente altruista, costruito inserendo delle frasi dal grande impatto emotivo il cui fine è quello di esaltare la figura della giornalista: lei inizia specificando la sua abilità nell' usare sempre i termini adeguati alle circostanze, continua poi col criticare i termini usati da altri lasciando all'immaginazione del lettore le motivazioni della suddetta critica e dulcis in fundo da lezioni d'agire che però non applica a sé stessa, non apportando niente di nuovo a ciò che chi, interessato a risolvere questa piaga, già fa.
      Rita Pani probabilmente è una brava giornalista ma, sempre personalmente credo che con questo articolo abbia perso una grande occasione per dimostrarlo e dare un vero contributo alla lotta contro la violenza femminile.
      Ciaoo!!

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    3. ...ciao Sciarada, ho letto più volte i tuoi replicanti commenti, i quali hanno, con la sottile maestria che possiedi nel saper approfondire e analizzare qualsiasi tema sensibile e sovrasensibile, illuminato una parte oscura di me, conducendomi a una più attenta riflessione...grazie...

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  7. Il termine risulta fastidioso anche a me, perché contribuisce a creare una sorta di ghetto culturale: quelle sono femmine, noi siamo maschi. E invece dovremmo essere prima di tutto persone, tutti quanti.
    Poi, finché ci saranno le mammine che davanti a un figlio che fà violenza lo giustificano, i papà che insegnano ai maschietti che insultare le donne fa figo, vedo molto lontana la guarigione di questo cancro sociale.
    Io non ho mai incontrato uomini violenti sulla mia strada quindi non posso parlare, ma penso che molte donne stesse tendano a giustificare la violenza dei mariti e dei compagni come se facesse parte del loro dna.
    Un abbraccio cara e grazie per aver condiviso questo post.

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    1. Ciao Maude, sei molto fortunata a non avere mai conosciuto questo orrore.
      Il termine ci infastidisce a tutte, ma , effettivamente, come altro chiamarlo: genocidio? eccidio? strage?
      Perchè di questo si tratta.
      Un bacio grande:)

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  8. in un paese in cui fino al 1981 vigeva il delitto d'onore, cosa cazzo vuoi sperare...

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    1. Sai cosa è brutto?
      Che non spero più niente.

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  9. Veramente il termine femminicidio esprime proprio una precisa rivendicazione di genere perché le donne uccise sono uccise in quanto donne - quindi si tratta di un vero e proprio delitto di genere - a causa della loro incapacità di difendersi per ovvia diversità fisica rispetto ad un uomo e perché dagli uomini considerate al pari di oggetto, rivendicate gelosamente come possesso di questi ultimi.
    Il termine femminicidio mira proprio a dinguersi e connotarsi rispetto al più generico "omicidio", la cui radice è maschile; ed ha una valenza proprio politica in quanto, appunto, rivendicazione di genere.

    L'articolista commette un gravissimo errore e cioè confonde quelli che sono a tutti gli effetti neologismi per rimuovere atti brutali e violenti (come appunto "effetti collaterali"), da quelli invece che rivendicano proprio un loro riconoscimento ben preciso, come appunto femminicidio. Detto in parole più semplici, femminicidio indica che ad essere uccise sono state le donne e non per motivi svariati, ma proprio perché donne.

    Non capisco poi perché il termine "femmina" - che stabilisce neutralmente una distinzione di genere, ossia biologica - dovrebbe essere offensivo. Io sono femmina, relativamente al mio genere, e ne vado fiera. Solo chi si sente intimamente inferiore potrà offendersi nel sentirsi chiamato tale. Che poi io sia anche donna, amante e molto altro non significa che non sia anche di genere femmina.

    Ti invito a leggere questo articolo Keiko, così capirai meglio quanto invece proprio per restituire valore e dignità alle donne sia meglio usare il termine femminicidio:

    http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/10/25/femminicidio-perche-parlarne-entra-in-conflitto-con-le-rivendicazioni-dei-padri/

    Un saluto.

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    1. P.S.:
      ti metto il link anche a questo blog:

      http://femminicidio.blogspot.it/

      Quello che ho capito è che chi vuol negare il termine femminicidio nega che le donne vengano uccise in quanto donne e invece, purtroppo, di questo si tratta, ossia di violenza di genere, che, in quanto tale, va chiamata e definita così per poter meglio essere combattuta. Quindi l'articolista in realtà fa il gioco esattamente inverso.

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    2. Il mio unico intento era porre l'attenzione sul massacro delle donne che avviene sotto i nostri occhi in ogni dove.
      Sui virtuosismi o neologismi più o meno infelici di una giornalista non era mia intenzione soffermarmi in quanto ritengo più importante l'argomento.
      Personalmente, e solo personalmente, mi da fastidio il termine femminicidio quando l'accezione è negativa.
      Una donna ammazzata è sempre una donna morta.
      Se poi è femmina, donna , madre o figlia , poco importa.
      Sono sempre pronta a considerare le opinioni di tutti e ad uno scambio di idee.

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    3. Keiko, ma nessuno mette in dubbio l'essenza di quel che dici, il termine femminicidio però indica, oltre all'abominio del delitto in sé, il deprecabile fatto che le donne sono uccise in quanto proprio appartenenti al genere femminile e quindi esprime una rivendicazione di genere.
      Non so se riesco a farmi capire...
      Femminicidio è ben più forte del generico delitto, così come infanticidio è ben più forte sempre del generico delitto perché esprime l'assassinio di un bambino.
      Non vuole sminuire la gravità dell'atto, anzi, il termine femminicidio vuole fare esattamente il contrario.
      E se l'intento è quello di porre l'attenzione sul massacro delle donne in quanto donne allora appunto è meglio usare femminicidio che non massacro e basta.

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    4. Capisco benissimo quello che intendi; infatti è un fastidio solo mio quello dell'uso del termine in questione: non sono capace come te a scrivere, ma quello che intendo è come dire ad un uomo che è maschio solo in quanto dotato di attributi. E tutti sappiamo che in giro ci sono moltissimi maschi ma rarissimi uomini.
      Grazie carissima per gli auguri, in realtà è quasi un mese che ho compiuto questo fatidico passo. Gli auguri delle persone care fanno sempre piacere e tu lo sei!!

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  10. Spesso pseudo giornalisti usano le parole in modo raccapricciante. La morte è sempre un evento doloroso diventa tragico quando è provocato da uno stronzo che riversa le sue frustrazioni sulla donna che gli è accanto. Inutile cercare giustificazioni che non esistono nel modo più assoluto.
    Ciao buona domenica
    enrico

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    1. Non esiste mai nessuna giustificazione all'assasinio di una donna.
      Qualsiasi parola, giusta o sbagliata che sia non la restiturà alla vita.
      Ciao Enrico, a presto

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  11. ..ciao Keiko, ho letto il post scritto in maniera eccellente...condivido in toto il tema trattato...lo stesso concetto io l'ho espresso nel mio ultimo post, ma in forma più leggera, poetica...ma l'argomento per la sua ancora forte e drammatica attualità, è giusto sia espresso con la forza che merita: con parole dure e vere. Come hai scritto tu. Ho condiviso il post della signora Rita Pani e ho lasciato pure un commento. E si mi dai la tua autorizzazione lo condivido pure su google+....con infinita stima. ps, colgo l'occasione per ringraziarti della visita, e per dirti che l'opzione per unire il tuo avatar, è in fondo ad ogni mio post pubblicato...

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    1. Ciao Sergio, quando un uomo condivide certe idee è sempre apprezzabile: lo distingue dai maschi dei quali andavo parlando.
      Puo condividerlo su Google se vuoi( io sono veramente una frana nei termini adatti e anche nell'uso del pc: sto imparando, infatti non trovo neanche il "più":)
      Ora cercherò di unirmi ai tuoi follower sperando che combini qualche pasticcio assurdo!!

      P.S.
      Come hai notato mi piace scribacchiare di continuo: se ne avrai voglia sul sito Zeugmapad ci sono due miei racconti pubblicati, non si paga nulla nè per leggerli, nè per pubblicarli: puro amore per la scrittura e la lettura.
      Poi fammi sapere
      Salutoni:)))

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    2. ...ciao Keiko, scribacchiare mi pare un po' riduttivo nel caso tuo, considerato come scrivi...appena mi ritrovo un lasso di tempo decente, approccerò il sito dei tuoi racconti..salutoni pure a te...:-)) ps. fra gli amici ho incontrato una bella tigre...grazie...

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  12. Il Massacro del Circeo ...ricordi?

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    1. Come potrei non ricordarlo?
      Ero quasi coetanea della "sopravvissuta".
      Sopravvissuta, che brutta parola ho usato.
      Forse era meglio morire lì, quel giorno.
      Quel bastardo ne ammazzò altre dopo il Circeo, due erano madre e figlia.

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