mercoledì 30 maggio 2012

Senza parole

Ho difficoltà a scrivere, la tv non finisce mai di trasmettere notizie di morte e distruzione.
Inutile e fuori luogo fare polemiche o politica in questo momento: la gente soffre, senza casa, senza lavoro, con la terra che gli si apre sotto i piedi.
Ho visto un servizio che mostrava una faglia come quella di San Andreas.
Ho visto una ministra che diceva di aver visitato l'area, ma dall'elicottero.
Che dire.
Meglio che non vadano i pomposi ministri, se ne stiano sulle loro poltrone e lascino le forze armate, i pompieri e tutti quelli che si stanno adoperando lavorare per portare soccorso.
Loro sono proprio inutili adesso.

sabato 26 maggio 2012

Il laghetto di Villa Borghese

Ognuno ha il proprio posto del cuore: il mio è  da sempre Villa Borghese.
Quando ero molto piccola mio nonno tutte le domeniche mi portava allo zoo la cui entrata era posta dentro il giardino; da ragazzina ci andavo a "struscio" e a studiare e non ha mai smesso di essere il  mio personale Eden, anche ora che ogni tre secondi qualche soggetto mi vuole vendere una rosa.
Stamani era una bellissima giornata e così per accellerare la " guarigione " me ne sono andata  al laghetto.
Una meraviglia. Gli immensi e vecchi alberi ombrosi, l'acciotolato che ti si infila nelle scarpe, decine e decine di persone di tutte la nazionalità allegre ed estasiate. Mi sono seduta su una panchina a ridosso di un cespuglio di rose in fiore, il sole filtrava dalle fronde degli  enormi alberi profumati e giocava coi colori dei boccioli; ho socchiuso gli occhi e ho respirato a fondo: l'odore dell'acqua  del lago, trasportata dalla brezza leggera è arrivata al naso: leggermente stagnante; mi sono alzata e ho raggiunto la staccionata sulle sponde. Le anatre, i cigni, le immancabili cornacchie e poi le tartarughe d'acqua e le ombre sommerse degli enormi pesci che lo abitano. Quanta vita meravigliosa.
Una voce interrompe l'incanto, due giovani stranieri mi chiedono di fargli una foto, li accontento volentieri. Costeggio il lago che conosco come le mie tasche: ogni ansa, ogni anfratto, ogni rifugio dei germani, ogni albero secolare piegato dallo sforzo delle vita. Mi fermo in un angolo amato: sorvolano l'aria cangianti libellule turchesi, lambiscono l'acqua e riprendono quota sfiorandomi, senza mai venire in collisione: fantastiche. Mi sono portata del pane duro e comincio a spargerlo a terra ed ecco che bipedi di ogni dimensione mi circonda attirando la mia attenzone per averne dell'altro; poi arriva un grosso cigno che rivendica il suo territorio e con un gran svolazzare  ritorna la calma.
Mangio un gelato su una panchina assolata: amo la luna certo, ma il sole bacia i belli....
C'è molto movimento oggi, Piazza di Siena, la gara ippica, attira sempre una gran folla.
Quando ero giovanissima trovavo sempre qualche carabiniere di guardia accondiscendente che mi faceva stare sulle gradinate, ora c'è più controllo e non sono più una ventenne; ma quel posto mi appartiene come le caramelle nella mia borsa e so benissimo dove passare per vedere la competizione.
C'è la gara di potenza: due ostacoli da saltare, il secondo è un muro che si alza di circa dieci cm. ogni manches.Sono le sei e mezza, comincia a piovere, ma  la gara continua; una stupenda cavalla bianca, credo che il fantino fosse olandase o irlandese ( non si vedono gli schermi da dove sono) cade spaventata dal muro: le zampe possenti si piegano  sotto lo sforzo di due metri e dieci di ostacolo, il fantino rovina a terra, lei mi fa una pena immane non è nata per emulare i canguri. Nella manches successiva, malgrado il terrore negli occhi sbarrati salta due metri e trenta ma fa cadere il muro: ha perso la gara, ma ha vinto le sue paure. Brava cavallina!!
Cercherò di seguire il tuo esempio.

mercoledì 23 maggio 2012

Senza titolo

Sto affogando.
La terra sotto i piedi cede e io vengo inghiottita ogni attimo un pò di più.
Sto annegando; nelle sabbie mobile, nel fango di questa vita che nulla mi ha risparmiato.
Sto gridando, ma voi vi muovete intorno a me come  falene impazzite e non mi sentite; mi dibatto, mi agito, ma siete troppo presi dalle vostre faccende e non mi vedete.
Sono qui! Proprio in mezzo alla vostra vita. Invoco un aiuto e voi chiedete e chiedete senza ascoltare mai la risposta e poi volete e volete e ottenete anche se mi costa una fatica immane.
Sto annegando nella fatica di vivere: se mi agito vengo inghiottita più velocemente, se resto ferma mi sento dire che non reagisco.
Buttatemi una fune, magari la prendo.
Ma vi vedo così presi a crogiolarvi nella vostra routine, e io sono così stanca di combattere.
Fa freddo in mezzo a tutto  questo fango; fuori c'è il sole ma non riesce a scaldarmi.
Non c'è nessuna fune, non c'è mai stata.
Magari è meglio così.
Basta maschere, basta indossare un personaggio diverso per ogni occasione.
Basta tutto.
E' meglio così.

martedì 22 maggio 2012

Non salite su quel bus!

Se avete in programma una gita a Roma, sicuramente non potrete esimervi dal visitare San Pietro e noi romani siamo così organizzati da aver messo a disposizione di voi turisti un autobus che effettua un percorso eccellente e in buona parte in corsie preferenziali: parte dalla Stazione Termini, crocevia di tutti i turisti e fa capolinea proprio a San Pietro costeggiando la più belle strade, piazze, monumenti, fontane e quant'altro di bello possa offrire questa bizzarra città. Quello che nessuna guida vi dirà mai che difficilmente chi sale su quel bus ne scende come è salito.
Dovete sapere che oltre a telecamere a circuito interno sul 64, è questa la linea  in discussione, viaggiano sovente carabinieri e poliziotti in borghese: il più impolverato accattone e il meglio trucido alla Tomas Milian spesso sono rappresentanti delle forze dell'ordine. Ora vi chiederete perchè pellegrini in visita al Papa o solamente a caccia di foto irripetibili devono essere scortati a loro insaputa?  Adesso ve lo spiego io : il 64 parte già strapieno dal capolinea, turisti felici e ignari già dopo la prima fermata cominciano a gridare "Wonderful", è Piazza della Repubblica con la sua stupenda fontana e da lì in poi è tutto un susseguirsi di scatti di foto e di estasi beate e tra gli scossoni della massa che si smuove come la marea, le famose buche romane e la guida non sempre perfetta degli autisti ecco che strani personaggi s'insinuano tra i turisti: sono Mano Lesta, Mano d'Oro e il mitico Nonno Benito che approfittando del più leggero sobbalzo vi alleggeriscono di qualsiasi cosa portiate in tasca, anche quelle interne o quelle dei pantaloni cargo. Sparisce tutto, come Silvan e più leggeri di un battito d'ali di farfalle vi ritrovate in territorio straniero, il Vaticano, senza neanche più l'indirizzo dell'albergo.  Siccome la mia città è bellissima, anche se non la amo particolarmente, vi offro un memorandum da diffondere a chi ha intenzione di venire qui e prendere quell'autobus.
Prima cosa  avvisare sempre il portiere d'albergo o chiunque vi ospiti che quel giorno prenderete il 64, lasciate a casa ogni cosa di valore superiore ai 10 euro: indossate un orologetto cinese, ed evitate qualsiasi monile d'oro o argento, se avete chiavi o documenti vi consiglio vivamente e seriamente di usare le mutande come tasche, portate pochissimo contante ed evitate qualsiasi carta di credito. Se avete con voi zaini portateli sul davanti ma abbracciateli come se contenessero un neonato e pazienza se ogni frenata provocherete uno smottamento. Diffidate di anziani debilitati, donne incinte, professionisti distinti, casalinghe inoffensive e giovani attrezzati di enormi valige: o sono borseggiatori o polizia; se viaggiate con mogli o fidanzate esigete che sopra al perizoma indossino una culotte di latta: le mani leste non cercano solo soldi; cercate di stargli dietro voi compagni piuttosto che chiunque altro e voi signore non appoggiatevi con tutto il corpo a gli appositi sostegni, ma solo la mano: se vi poggiate troverete immancabilmente proprio all'altezza del seno o dei fianchi la mano di qualcun'altro. Per questa situazione ho un ottimo consiglio: nello zaino mettete delle scarpe comode ma sul 64 indossate un bel 12 cm. a stiletto e quando sentite una mano straniera invadere i vostri confini prendete con  dovizia la mira e poi affondate con malvagità il tacco proprio dove le dita si uniscono al resto del piede nemico: oramai portano tutti le scarpe da ginnastica quindi niente cuoio e il tacco 12 affonda come un chiodo in quel punto dove gli ossicini sono teneri e la cartilagine è esigua. L'effetto è garantito, provato personalmente.
E quindi " Venghino siori, venghino" 
Ma attenzione al 64!!

giovedì 17 maggio 2012

La giustizia è uguale per tutti ( ma de' che?!!)

 Il fatto che mi accingo a raccontarvi è accaduto qualche lustro fa, avevo 22 anni, ma da allora ha cambiato radicalmente il mio modo di interpretare i fatti e trarne conclusioni e soprattutto mi ha impresso per sempre il terrore degli errori giudiziari. Per motivi che comprenderete presto alcuni nomi o vie presenteranno solo l'iniziale.
E' novembre, torno dal lavoro con il bus 409 (se non siete di Roma giocatevi i n. al Lotto) e solo sotto casa mi accorgo che la mia borsa è stata recisa con un taglierino e mancano il portafoglio, tutti i documenti, tessera dell'Atac e via dicendo. Meno male che le chiavi di casa ce le ho in tasca. Mi do' della stupida e la mattina dopo vado  dai Carabinieri a fare la denuncia di furto. Furto, non smarrimento. Tenetelo a mente. Passano i mesi. A Luglio dell'anno dopo,verso l'ora di cene ricevo una telefonata: -Lei è la sig. X? Voce di uomo sconosciuta, invece di rispondere chiedo :-Chi è lei, scusi?   - Ispettore Y, Commissariato di via P.. dovrebbe presentarsi immediatamente.  : - Oddio, un incidente! E' morto qualcuno! Mi dica la prego!
- Signora, non faccia l'isterica. Lei ha presenteto una denuncia per un presunto furto di documenti?
- Ah. Quello. Ma mica era presunto, mi hanno borseggiato.
- Questo lo vedremo, veda di venire qui.
Gli spiego che ho dei problemi ad andare a quell'ora, ma che la mattina successiva andrò prestissimo. E' molto irritato ma me lo consente. La mattina alle 9 sono già li', dico al piantone che sono attesa dall'ispettoreY e mi chede : - Documenti!  Me li hanno rubati, sono qui apposta! Dopo una ventina di minuti di questa manfrina e svariate telefonate interne, posso andare nell'ufficio dell'ispettore. Mi aspetta seduto alla scrivania, sguardo serissimo che io , ingenuamente, ancora non capisco. Mi ordina di sedermi, vedo un fascicolo enorme sul tavolo con sopra il mio nome e cognome e comincio a preoccuparmi. Mi guarda torvo e tira fuori una foto segnaletica di una donna : - Conosce questa donna?
- No, non l'ho mai vista
-E' sicura?
- Certo che sono sicura,non la conosco
- Signora ci pensi bene
- Ma a cosa devo pensare, scusi. Le ho detto che non l'ho mai vista in vita mia
- Molto strano perchè noi abbiamo effettuato una retata di prostitute sulla via P. T. e nella borsa di una di loro c'erano i suoi documenti ed altri effetti personali.
- Be' ma gli l'ho detto che me li hanno rubati e questa è l'originale della denuncia ai Carabinieri - Gli  apro il foglio davanti ma neanche lo guarda. Continua a fissarmi più torvo che mai.
- Senti ragazzina ( é passato al tu) finiamola con questa sceneggiata, la signora della foto ha dichiarato che tu sei quella che gestisce tutto il giro di prostituzione del quartiere e le schiavizzi da un anno.
Spalanco gli occhi e la bocca. Cosa? Sono diventata un magnaccia, un pappone? Il carattere fumino prende il sopravvento, ero ancora così ingenua, scatto in piedi e alzo la voce.
- Che cavolo dice? Come può credere a quella mignotta. Ma mi vede? Se facessi il magnaccia c'avrei il Mercedes e non l'abbonamento Atac? Ma che siete tutti matti qua dentro? Me la porti qua davanti la " signora" che vediamo chi dice la verità.
- Come ti permetti? Questo è oltraggio a pubblico ufficiale, calunnia e diffamazione verso la signora. Ma tu lo sai chi sono io? Sono l'ispettore Y  e adesso siediti e sta' zitta.
Mi siedo esterrefatta, ho la bocca secca e comincio a capire che non c'è via d'uscita: decido di non aprire più bocca. Nel frattempo è entrato nell'ufficio un altro agente richiamato dalle voci alterate e gli viene ordinato di " tenermi d'occhio". Mi viene da piangere, ma non voglio  dargli quella soddisfazione. Continua dicendo che tutte le prostitute fermate hanno confermato quella tesi e per questo mi terrà li' fino a che dirò qualcosa di sensato. Non riesco a credere a quello che mi sta succedendo, viene messa in discussione la mia parola, la mia buona fede senza diritto ad un contaddittorio.Cerco di calmarmi e ingoiare le lacrime, sono ormai 5 ore che sono li' e ricomincio a spiegargli quel poco che c'è da spiegare sul furto. Sembra di parlare con un muro: mi da' del tu, alza la voce, sbatte i pugni sul tavolo. Decisa a non mostrargli che sono prossima al collasso e a confessare qualsiasi reato mi venga ascritto, gli chiedo : - Sono legalmente incriminata di qualcosa?
- Perchè, vuoi forse chiamare l'avvocato? risponde l'ispettore ridacchiando col suo socio.
- L'avvocato lo chiamo se sono incriminata, posso fare una telefonata per rassicurare i familiari che non sono finita sotto un treno? Mi guarda titubante poi mi passa il telefono sulla scrivania.
Ora dovete sapere che io non ho assolutamente memoria per i n. di telefono, le date e quant'altro, ma forse l'istinto di sopravvivenza quel giorno ha avuto la meglio.
A quel tempo un mio zio  lavorava al Commissariato di via G., dove c'è il Questore di Roma e  ricopriva un ruolo di rilievo nel suo entourage. Non so come ho composto quel numero che facevo solo per farmi dare i biglietti omaggio del cinema
- Vorrei parlare col sig. P. Presso la stanza 11.
Ho evitato accuratamente di far capire all'ispettore con chi stessi parlando per non farmi togliere il tel. Grazie a Dio zio è di servizio e quando sento la sua voce non riesco più a trattenere le lacrime. Gli spiego la situazione velocemente perchè l'ispettore mi guarda malissimo, sento la voce del dirigente di allora che parla con mio zio che all'improvviso usa un tono che non conoscevo prima. Al telefono mi raggiunge la voce del dirigente che mi dice di passargli l'ispettore Y. Mi guarda quasi schifato ma risponde : - Che c'è, che vuole?
Sbianca - Sissignore. No,nossignore. Ma certo signore, non, no ci deve essere stato un malinteso, la signorina deve avere frainteso. Certo signore, subito. Buogiorno.
Mi guarda ancora peggio di prima, mentre mi asciugo le lacrime e mi soffio il naso, mi chiede se voglio seguirlo nella sala d'aspetto( è tornato al lei) ma gli rispondo che voglio rimanere nel suo accogliente ufficio. Dopo un quarto d'ora entrano 2 poliziotti uno in divisa e l'altro in borghese che chiedono dell'ispettore Y e di me, lui si sdilinquisce in scuse approssimative ma mai con me e di errori di trascrizione; mentre gli chiedono il n. di matricola e riempiono dei verbali chiedendomi se voglio denunciarlo per abuso di potere. Rispondo che voglio solo andarmene via. Mi ridanno i miei effetti personali, mi chiedono se gradisco un passaggio ma rifiuto. L'ispettore neanche mi guarda in faccia. Me ne vado amareggiata e ferita.
Ora vi chiedo, sperando che qualcuno tra voi appartenga alle forze dell'ordine, perchè le vittime di reati vengono sempre messe in dubbio?
Perchè viene dato più credito ai delinquenti?
Qualcuno me lo vuol spiegare perchè io da allora ho perso ogni fiducia nella giustizia.
P.S. Non sono la nipote di Mubarak

domenica 13 maggio 2012

Stregata dalla luna

Non mi è mai piaciuto confondermi con la massa: se vedo un gregge, io divento il lupo che osserva il branco celato sotto un albero.
Se qualcuno decide che sono "IN" i capelli lunghi, io me li taglio corti e se dice pure che sono FASHION biondi io li tingo di nero. 
E' così. Non ci posso far niente. Anche da piccola. Le mie amichette cullavano le bambole mentre io sperimentavo trapianti di teste  e arti di plastica e se tutti facevano vincere i soldatini, i miei Sioux ottenevano sempre la vittoria brandendo i tomahawk gocciolanti di brandelli di scalpi sanguinolenti. Quando andavamo alle gite  le mie compagne s'intenerivano per i piccoli bambi e i cuccioli di ogni razza, io m'incantavo di fronte al recinto delle tigri che si beavano in una radura ombrosa sonnecchiando o ruggendo se le fissavo troppo a lungo. Le mie conoscenze attuali parlano continuamente di " Un posto al sole", "Beautiful" e tutte le serie d'amore smielate, io colleziono la serie cult di polizieschi più trasgressiva e tosta " The shield " ed il mio uomo ideale è " Doctor House".
E quindi ecco  che in questa epoca di  persone tutte uguali e omologate, m'inbatto continuamente con dei seguaci del dio sole, o il suo vice: il lettino abbronzante. Gente perennemente abbronzata, anche a Gennaio,  alla ricerca spasmodica di un raggio che le illumini ( e non d'immenso). Ed è allora che io sono pronta, all'imbrunire a sdraiarmi sulla mia poltrona preferita e rimirare la Luna.
La Luna, già nominarla mi riempie la bocca: Luuu, sbalordimento, incanto, Naaa, beatitudine, estasi. Ne sono stregata, ammaliata, totalmente sua schiava. Si leva rapida e splendente e subito il paesaggio assume una dimensione diversa, le ombre si accorciano, i colori diventano indefiniti, gli alberi intorno assumono sembianze misteriose. L'ho vista in tutti i modi: calante, crescente, a barchetta, luna gigante, rossa, luna piena o velata da nubi invidiose. Penso spesso: se è in grado di smuovere le maree degli oceani , cosa può fare al nostro piccolo cervello racchiuso in un pò di liquido? Sveglierà il Licantropo che è in ognuno di noi? E stanotte, dentro questo chiaro di Luna, mi sento totalmente posseduta da una forza misteriosa: sistemo il telescopio che ho in terrazza ed in pochi secondi mi ritrovo a passeggiare sulla sua superficie: irregolare, piena di crateri e dune, un'aurea misteriosa l'avvolge. Non si può spiegare, è affascinazione allo stato puro.
No. Non avrei voluto essere Armstrong che ne ha violato il suolo incontaminato da mani umani. Io vorrei essere Lei. Illuminare la notte, smuovere le maree, guidare l'istinto degli animali solo con la mia silenziosa presenza e poi allontanarmi lentamente, infastidita dal Sole prepotente ma pronta a tornare notte dopo notte a farmi adorare dai pazzi come me.

giovedì 10 maggio 2012

Fuoco amico

Giovedì,10 Maggio ore 10 circa
Sto amabilmente cianciando con un amico di vecchia data, il sole comincia a darmi fastidio e ci spostiamo sotto l'ombra dei grandi platini strapieni di polline posti sul ciglio della strada. Per stare più comodi ci poggiamo sui cofani di due auto,proprio davanti ad una pattuglia di Carabinieri che sta effettuando un posto di blocco.
Il capopattuglia sorveglia e il sottoposto imbraccia il mitra d'ordinanza Beretta MP12.
Continuiamo a chiacchierare quando un rumore metallico e in qualche modo allarmante sposta la nostra attenzione sui due Carabinieri: il più giovane, ma mica poi così tanto, ha conbinato qualche casino col mitra ed il caricatore si rovescia a terra sputato fuori dal suo alloggiamento. Il superiore lo incenerisce con lo sguardo mentre gli ordina con voce sommessa e tagliente di controllare se qualche proiettile sia caduto a terra, poi evidentemente si sente osservato perchè si gira e incontra le nostre due facce stupite ed esterrefatte: se quello rivolto al suo sottoposto era uno sguardo di fuoco, quello rivolto a noi ci fa rabbrividire. Il mio amico si scuote per primo, mi tira per un braccio e mi trascina oltre l'angolo della strada.
Se dai cattivi armati ci devono salvare i buoni,
chi ci salva dai buoni
che non sono poi così buoni ad essere armati?
R.S.V.P.

lunedì 7 maggio 2012

Ma che colpa abbiamo noi

C'è una categoria di persone che entrando in contatto con il loro oggetto incantato, vengono investiti come per magia dei superpoteri. Come capita a re Artù con Excalibur.
Di chi parlo? Ma della categoria degli automobilisti!!
Ora se voi appartenete a questo gruppo evitate di leggere questo post; se appartenete alla razza in via d'estinzione dei pedoni vi consiglio caldamente di continuare la lettura.Il pedone viene ormai assimilato ad un essere bipede di specie inferiore, sottoacculturato, frustrato( non ha l'oggetto magico!) e classificato in categorie protette: anziani, bambini, casalinghe di mezz'età.
Vi voglio raccontare di un "automobilista" che vive nel mio quartiere: tutte le mattine, ma proprio tutte e ormai da almeno 6 anni, alle 7,45 esce dal suo portone e scende in garage.E poi eccolo tornare: avanza sulla rampa del garage una Hammer H2, tutta nera, finestrini compresi, luci al led in ogni dove, anche in posti dove non servono a niente; mastodontica, quasi irreale avanza aprendosi un varco tra i pedoni davanti a sè che sono costretti ad incastrarsi tra i secchioni dell'immondizia perchè nel mio quartiere sono rari i marciapiedi. Avanzando indomito fa' il giro dell'isolato e poi parcheggia in doppia o tripla fila, in curva davanti al bar; il tronfio automobilista scende a fatica, è pure basso, e tirandosi su i pantaloni calati sotto la pancia entra nel locale incurante  del caos che ha creato fermandosi così. In quell'incrocio ci sono 4 scuole, dico 4 scuole; dopo un quarto d'ora risale a bordo, rimette in moto e ritorna in garage. Ma io dico. Sei scemo?!
Ma che pensi che è, un cane da portare a far pipì? Credi di essere la controfigura di Orazio Caine in C.S.I.? Ma ti rendi conto di quanto sei idiota, i ragazzini delle medie ti ridono dietro e tu pensi sia invidia!
Ma questo è niente; sotto le feste di Natale tornavo stracarica di spesa a mo' di somaro (ricordate che appartengo alla sottospecie" pedone" e non sono dotata di portabagagli) e aspetto che il verde mi dia l'OK di attraversare: ecco, scatta; mi sistemo la trentina di chili sulle spalle e faccio 2 passi oltre il marciapiede, come un razzo un'auto mi fa il contropelo facendomi cadere le borse, la borgataggine prende il sopravvento" Ah cretino! Er caffè la mattina, no er vino deficiente!" Stridio di gomme, mentre raccatto le borse l'automobilsta scende dall'auto: 1 metro e 90 X 100 chili. Oh cacchio, mi viene il mal di stomaco dalla fifa, vuoi vedere che c'ha il crik in mano e mi spacca la testa; mi viene incontro minacciandomi mentre mi dice donna di facili costumi in tutti i sinonimi esistenti. Interviene il giornalaio" Ma che sei scemo? Era rosso, ma che 'nce vedi? E' 'na donna, mica je vorrai mena'?" Il giornalaio è piu grosso del tizio e si è portato dietro il suo pastore tedesco; mi riprendo un poco e torno a casa incolume.
E che dire di quando provi ad attraversare sulle strisce pedonali: quando ti vedono da lontano, se ti vedono, accellerano: ma che avete in mezzo al cofano, un puntatore laser, uno ad effetto termico che rileva il calore del pedone e l'annienta? E tu rimani lì, inchodata a chiederti "ma perchè hai deciso d'ammazzarmi?, che ti ho fatto? e dove devi andare così di fretta da non farmi passare da qui a lì ? Devi trapiantare un cuore? Sta partendo lo Shuttle e tu sei il pilota? No, sei troppo cretino non vai bene neanche per lo Shuttle in pensione. Poi un'anima buona si ferma ma è un mega suv e ti ostruisce tutta la visuale, ti devi buttare in mezzo all'altra corsia per accertarti che qualche moto non sorpassi il suv ponendo fine  alla tua uscita, ammesso che nella corsia opposta non trovi la stessa identica situazione e così ci metti un quarto d' ora per attraversare la strada.Per chi non fosse di Roma, c'è da dire che è impossibile parcheggiare, neanche barattando la mamma, la moglie o il marito, dipende dai gusti;ora io mi domando, visto che non stai partecipando alla Pargi Dakar, cosa diavolo ci devi fare con quel camion? Non hai una casa e ci dormi dentro? Le cose sono due. O esibisci la tua ricchezza e ti compri una Ferrari, che parcheggi pure meglio ed io vedo chi hai dietro, o tagli la testa al toro e acquisti un bel Daily Iveco almeno dai un senso a tutto quel bisogno di spazio. Se il Creatore o chi per lui avesse deciso che voi automobilisti foste la razza prescelta, vi avrebbe fatto nascere con le ruote al posto delle gambe e il carburatore al posto del cervello. Ma forse ce li avete già.
- Preghierina del giorno. Oh potente signore dei frustrati, culturalmente inferiori e infelici pedoni, fa' che una pattuglia della Polstrada cattiva come gli agenti della SWAT fermi una parte degli automobilisti per una settimana ritirandogli la patente e li costringa ad interagire con l'altra metà rimasta indenne, e dammi la possibilità di assistere a questo esilarante spettacolo.
P.S. Prima che me lo chiediate, io non guido per scelta.

venerdì 4 maggio 2012

Psicoscemo

Da molti mesi devo fare i conti con un problema di salute che è arrivato come un fulmine a ciel sereno; lo specialista mi disse che avrei dovuto combattere senza cedere mai. Partii come Leonida pur senza i 300 e mi ritrovo ora come Don Chishotte privato anche del fido Ronzinante.Oltre ai problemi che devo affrontare, da un po' di tempo sono preda di ansie e insonnia e qiundi il medico mi indirizza da uno psicologo per affrontare meglio la situazione; dopo una lista d'attesa di oltre 3 mesi, ieri finalmente ho avuto diritto al mio colloquio. Sala d'attesa di un ospedale pubblico, ben 40 min. di ritardo dal mio turno, oltre la porta dello studio voci di due donne che ridono e quella di uomo che sta raccontando qualcosa. Chiedo ad un infermiere il motivo dell'attesa e , alzando con fare eloquente un sopracciglio, con poche parole lascia intendere che si tratta di una visita di cortesia.Clienti privati, fuori appuntamento e in una struttura pubblica, eppure ha uno studio privato il pomeriggio.
Finalmente escono stringendosi calorosamente la mano e mi ritrovo seduta davanti ad un uomo di circa 15 anni più di me,  occhiali da miope di chi ha molto studiato,polo rossa con l'immancabile coccodrillo, Tod's ai piedi e Rolex al polso: classico ex sessanttottino convertito ai lussi della proficua libera professione.
Mi chiede il motivo della mia presenza e comincio a spiegargli dei miei problemi di saluti e dello sconforto che da alcuni mesi mi assale, ma vengo interrotta improvvisamente: sulla scrivania qualcosa inizia a lampeggiare, vibrare e muoversi come dotato di vita propria: è il cell. del laureato, che in teoria dovrebbe essere spento, lui risponde come niente fosse anzi come se io non fossi li' davanti a lui. Dopo qualche minuto, finita la sua telefonata personale mi chiede di continuare, un po' dubbiosa gli racconto dell'insonnia, dell'angoscia che in alcuni momenti mi attanaglia, ma ecco che riceve un messaggio, prende il cell. e alzandosi sulla fronte gli occhiali in titanio comincia a rispondere. Ammutolisco e lo guardo, sta sorridendo,deve essere divertente quello che legge; alza gli occhi da miope e mi fa'segno di continuare mentre digita sui tasti.Sposto lo sguardo oltre la finestra,c'è un edificio in ristrutturazione e alcuni operai stanno lavorando senza alcuna protezione: gli parlo di loro, di quanto sia faticoso il loro lavoro e del pericolo che corrono; anuuisce continuando a messaggiare sorridendo.Sono sempre più dubbiosa. Posa finalnte il cell. e si sistema sulla sua poltrona, schiena poggiata  ben comoda, gambe accavallate, sguardo sornione.
-Signora cara, posso farle una domanda?
-Deve!
-Lei ha mai preso in considerazione  una storia occasionale di sesso sfrenato per dimenticare momenteneamente i problemi che ha?
Me lo aspettavo visto il soggetto,trattengo la risata interna e la disperazione di aver sperato per ben 3 mesi in un aiuto.Lo osservo mentre giocherella con la sua Montblanc Magnum:simbolo fallico?
Mi vengono in mente due risposte da propinargli, la prima rubata e parafrasata ad Harrison Ford in Frantic."Lei parla con me,ma forse pensa a sua moglie." La seconda mi viene dal cuore:" Ma che ce stai a provà?"
Prendo invece del tempo, ho pagato 27 euro per questa farsa, mi siedo comoda imitando la sua postura, Accavallo le gambe con arte e mi sfioro il collo con maestria: finalmente ho tutta la sua attenzione:"Visto quanto è impegnato mi vedo costretta a declinare il gentile invito, del resto il mio target oscilla tra Russel Crowe e Willem Dafoe". Mi alzo, mi segue con lo sguardo." Dottore risponda,il cell. sta suonando".
Torno a casa e mi tuffo disperata nel mio blog, scrivo questo post. Forse lo leggerà uno, nessuno o forse centomila.
Magari ci sarà un Sancho Panza
E i mulini a vento saranno meno spaventosi.

martedì 1 maggio 2012

Nell'ora della fatal quiete.... cento volte meglio i serpenti che i parenti


Sentite qua. Mi reco nello studio del mio medico di famiglia: struttura futuristica a tre piani, ascensori ipertecnologici,segretarie vestite come cardiochirurghi che padroneggiano PC, telefoni e cellulari ma poi  non capiscono la differenza tra emocromo ed emocultura: ma voi lo vedete ancora il vs medico? Perchè da me è ormai tutto gestito da queste valchirie macchine da guerra di segretatie. Salgo al terzo piano a piedi perchè sono claustrofobica e l'ascensore da sola non lo prendo,ancor meno in compagnia; ritiro il cartoncino plastificato n.27 per le prescrizioni e mi siedo nella sala con megascreen acceso ma senza audio, mentre nell'aere una musichetta pop ci allieta l'attesa.E io comincio ad osservare la varia umanità. Sono quasi tutti pensionati con liste di medicinali lunghe come rotoli di papiro; ben presto a fianco a me si siedono due donne, rispettivamente n.31 e 32, circa 60 anni. Una in giubbino jeans con strass, jeans a zampa e zatteroni, completa il tutto tanta di quella terra sul viso da farla sembrare scolpita nel cuoio( effetto Carlo Conti), l'altra non mostra segni di originalità.Chiamerò per brevità A la prima e B l'altra
B- Eh! Sempre a 'sti bei posti c'encontramo Nunziè.Te trovo bene, bella abbronzata; come stà tu madre, è 'pò che 'na vedo?
A- Ma che n'cio sai? N'hai visti li manifestini pe' strada attaccati ar muro? E' morta Rosì, è morta 'na settimana fa.
B-Oh Gesù! Noo sapevo! Poretta, me potevate fa' na chiamata, noo so', passà n'attimo a casa. Quanto me spiace Nunziè. Va' bbè che soffriva tanto pora fija, me 'mmaggino er dolore vostro de' fiji: papà l'artranno, mò lei. Ndò l'avete messa che la vado a trovà, je vojo portà du fiori, je piaceveno tanto le rose rosa, ciò proprio core dè portaiele.
A-Ar paese l'avemo messa, ner fornetto de' famija, era voto, che ce dovemo mette er gatto? Si poi cè dovesse servì 'o svotamo e mettemo tutto a l'ossario.
B-Ma che dici 'nì, ar fornetto? tu madre era terrorizzata de' finì drento ar cemento, era l'unica cosa che diceva sempre pure quando era mezza rincojonita da li farmaci: Mii fiji 'o sanno, sotto terra vojo 'annà, vojo sentì l'erba  che cresce e li gatti che me camminano sopra. A nì perchè?! Voleva solo quello, v'ha pure lasciato 'na palazzina 'ntera.
A- Ma è morta no? Quanti ca*** Rosì! O 'nfossata là o 'nfilata lì che voi che cambia? O' sai quanti sordi ce voleveno pè 'nfossalla? E lei s'era messa 'n testa pure er Verano, manco fosse stata 'na nobirdonna.
B-Ma era tu madre!! E poi sete 5 fiji, che cavolo, un pò de sordi per'uno e armeno a Prima Porta an'affossavate. Ma ce pensi? Pe' l'eternità drento ar fornetto, lei che sognava li gatti a magnasse le margherite sopra 'a fossa. Ma come fai a dormì serena?
A- Pe' questo sto qui Rosì, sò ansiosa, noo sò, è da 'npò de' giorni; mò me faccio segnà er Tavor così dormo mejio.
Tra lo sbigottito e lo sgomento avverto che hanno chiamato il  n.27 e vado dalla super segrataria; con le mie ricette pronte in mano sento il suono dell'ascensore al piano, lo guardo e penso alla povera signora che sognava il cielo e i gatti mangiare l'erba sopra di lei.
Ho deciso.Mi attiverò per tempo e quando vedrò troppi parenti attardarsi intorno al mio letto deciderò per qualcosa di alternativo di questo genere.