giovedì 28 giugno 2012

No. Non li capisco proprio!

Lungi da me il voler salire in cattedra, ma succede a volte che certi atteggiamenti di noi genitori, in questo caso delle mamme, producano degli effetti  raccapricianti su chi li osserva.
Frequento da oltre sei anni il mondo del karate e da tre l'agonismo a livello nazionale; non pensate che sia io la karateka, ma mio figlio. Quello che è successo nell'ultima gara mi ha sconcertato e  sono una che le ha viste di tutti i colori, ma la mamma di cui parlo è stata capace dell'inenarrabile.
Gara nazionale, palasport gremito, 650 atleti partecipanti; mio figlio gareggia sia per il kata ( figure) individuale che per quello a squadre.
Tutti i genitori e i parenti sono sugli spalti mentre i ragazzi e i maestri sono sui tatami a riscaldarsi; la palestra di mio figlio si presenta con 3 ragazzi: il mio, un suo compagno ed una ragazza.
Bene, la mamma di quest'ultima ragazza che chiameremo C. non siede sugli spalti ma si trova tra i due allenatori e massaggia le spalle della figlia mentre le fa ingurgitare bibitoni di Gatorade.
La gara individuale va bene sia per mio figlio che per il suo amico, sono cinture  marroni e il kata è molto complesso ma riescono ad arrivare all'argento ognuno per la propria categoria. E' la volta di C., esegue lo stesso kata dei compagni ed ottiene un punteggio che non le consente di passare il turno: la madre inzia quella che si rivelerà una demenziale macchietta. Asciugando disperata gli occhioni lucidi di C., inizia ad assillare gli istruttori su quanto siano inesperti i giudici, agita i  capelli biondi e appoggiandosi travolta dal dolore sul  petto del maestro più giovane, implora un colloquio col maestro più anziano. Il maestro arriva, sente le sue lamentele, annuisce ma non le presta molta attenzione, allora la buona madre comincia a sbottonare un bottone della camicetta; il maestro butta un occhio e le presta più ascolto, un altro bottone e si richiede l'intervento del giudice di gara che congeda con poche parole la situazione. La mamma affranta cerca di trovare conforto tra le braccia vigorose del giovane maestro mentre il suo ex marito vicino al mio posto scuote la testa  e se ne va a fumare. Ovviamente anche la nonna ha da ridire e comincia una disquisizione sulla velocità e la potenza del kata della nipote: voi credevate che le ottantenni facessero la maglia o il ricamo? Sbagliato!! Sono esperte di karate.
Inizia il kata di squadra: sono loro 3 al centro del tatami.  Formazione a triangolo;caposquadra  è il compagno di mio figlio, dietro di lui C. e mio figlio. Iniziano, devono eseguire in perfetta sincronia un kata lungo e complicato, il tempo lo da' il caposquadra e gli altri due devono seguire; le altre squadre sono bravissime ed otteniamo un valido argento. Tutti applaudiamo e festeggiamo i ragazzi, la "madre" no.
Agitassima inizia a piagnucolare aggrappata al muscoloso braccio dell'istruttore dicendo che i maschi ed in particolare mio figlio, hanno messo in difficoltà C. che  è un pò più bassa e quindi ha fatto più fatica a stare al passo: ma è più di 3 mesi che eseguono quell'allenamento e non si è ritirata di misura in poche ore.
Oramai la camicia è andata ed un top mozzafiato contiene a stento le prosperose grazie, i maestri la consolano e lei mostra con la videocamera  un passaggio rallentato in cui mio figlio avrebbe commesso il fatale errore. C. piange  disperata, il caposquadra è nero di rabbia per la figura che stanno facendo, mio figlio prende la medaglia e lo trattengo dal tirargliela.
Il giorno dopo in palestra tutti i compagni  stringono mani e danno pacche sulle spalle ai ragazzi. Un  titolo nazionale è comunque una soddisfazione, ma non per la mammina. Lei,  la nonna e il nonno sono di nuovo lì a recriminare e incolpare, stavolta abbiamo una minigonna imbarazzante e tacchi a spillo. Mio figlio è  parecchio inc.....o di passare da colpevole, e a me cominciano a girare; chiamo la nonnetta, la mammina, gli allenatori e tiro fuori la mia videocamera, poi presento loro mio cugino campione nazionale di karate e gli faccio commentere il kata ad alta voce: i ragazzi hanno fatto il loro dovere, nessuno escluso, era difficile e lo sapevano benissimo, sono arrivati secondi assoluti e poi alla loro età devono divertirsi ed i genitori non devono mai, per nessun motivo intromettersi.
Poi guarda la mamma e la nonna e consiglia loro di dedicarsi di più allo shopping e al bingo.
Mi domando ma che esempio per una ragazzina vedere la madre  vendere e mercificare il proprio corpo per ottenere quello che si vuole?
Perchè non si insegna ai figli a sudare per ottenere risultati in qualsiasi campo e ad accettare sia i successi che gli insuccessi?
E poi maschietti, spiegatemi come mai basta che vediate qualcosa che assomigli a dune o dossi e perdete completamente la ragione anche a costo di rendervi ridicoli?
Per la cronaca: la  nonneta cintura nera di spettegolezzo non mi ha sautato per due mesi.

lunedì 25 giugno 2012

Oggi sono in vena poetica 2

                           
                                               

Questo meraviglioso dipinto di Magritte del 1928, offre un' immagine conturbante di due amanti.
Il titolo dell'opera è appunto GLI AMANTI,  è un olio su tela e, spudoratamente faccio mie le stesse parole del pittore per descrivere ciò che mi suscita:
" C'è un interesse in ciò che è nascosto e ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere le forme di  un sentimento decisamente intenso, una sorte di conflitto, direi, tra visibile nascosto e visibile apparente. "
 Dopo avervi offerto quella che a mio parere è un'opera di incredibile mistero, ci voglio accomunare una poesia anch'essa molto particolare

                                                        I  PIU' UNITI

Vuoi che rimanga per te solo un’amica.
Come posso capirlo?
Che mani fuse fino al dolore
ora si sfiorino appena?
Sguardi che assetati si bevevano al fondo
accennino soltanto un saluto?
Labbra senza pietà ardenti
si scambino semplici frasi?
No, non siamo buoni amici.
Non può esistere un mezzo-amore.
Eravamo i più uniti… Per questo, da ora
nel mondo saremo i  più estranei.



BLAGA DIMITROVA (1922-2003) è una della figure più significative della letteratura bulgara. E’ stata autrice di poesie, poemi, saggi, romanzi; traduttrice di classici e moderni. Soltanto in anni recenti la critica letteraria si è accorta della sua importanza;  intellettuale impegnata nella politica e nel sociale. Antimilitarista durante la guerra in Vietnam, Blaga ha lottato per la difesa dei diritti umani e ha denunciato le condizioni politiche e sociali del suo paese d’origine, la Bulgaria, durante gli anni della Guerra Fredda. Ma soprattutto è stata poetessa finissima, capace di raccontare nei suoi versi tutte le sfumature dell’amore dal punto di vista femminile, con realismo.
A mio modesto parere entranbi gli artisti sono in grado di offrire allo spettatore la stessa immagine conturbante e misteriosa, malgrado le diverse ottiche.
Aspetto un vostro parere sulle opere.
 

giovedì 21 giugno 2012

Amarcord.....

Di solito i ricordi hanno un sapore nostalgico, a volte troppo, ma il mio ha il gusto fresco dei vent'anni, anzi dei diciasette.
Ho avuto la fortuna di far parte di una grande comitiva ( si chiamavano così): venti o trenta ragazzi che vivevano intensamente lo stare insieme senza bisogno di strane pozioni per divertirsi; altra grande fortuna facevano parte della comitiva sia pariolini che borgatari, sembra impossibile ma era così. I pariolini erano due fratelli, il più grande è diventato uno dei più famosi mandolinisti italiani sia come solista, che come appartenente ad una orchestra famosissima, ancora oggi vado ai suoi concerti quando torna a Roma e c'è sempre il tutto esaurito.
Nessuno di noi aveva la macchina, tranne A., il più grande del gruppo: 112  Abarth color celestino neonato; avevo il divieto assoluto di salirci ma, pensate un pò, ci stavo sempre dentro. Quel ragazzo piaceva a tutte le ragazze del gruppo: occhi di brace, barba di qualche giorno quando ancora non esisteva lo stile"stropicciato", una vita molto dura che lo accompagnava, sempre senza una lira, non aveva neanche il telefono a casa.
Quel pomeriggio d'estate, credo che fosse l'80, ci eravamo dati appuntamento sotto la lampada Osram a Termini, non esiste più neanche quella e io ero in grande spolvero: capelli castano- rosso naturali eternamente spettinati con una fascetta di cuoio sulla fronte come ogni figlia dei fiori che si rispetti e poi perchè dovevo contestare anche quando non c'era niente da contestare, canotta azzurra accollatissima davanti ma con la schiena nuda, hot pants blu con una margherita gialla stile" chi mi ama mi segua", tutto necessariamente di Fiorucci e scarpe con la zeppa d'ordinanza ovviamente di Cervone. Lo so state pensando che sembravo una  zo.....a, effettivamente non so come mia madre potesse farmi uscire conciata così, ma avevo vari trucchi, però rieso a spiegarmi perchè dai camion e gli autobus gli autisti emettevano frasi non proprio eleganti. Studiavo e lavoravo come una forsennata e gli straordinari mi servivano a dare un parvenza di normalità ad una giovinezza già dura e così compravo a via del Corso abiti costosi per le mie tasche.
Bene, quel pomeriggio decidemmo di andare al cinema, discussione eterna su quale film vedere, tutti votarono per Fico d'India o qualcosa del genere, io m'impuntai per Brubaker  (come resistere a Redford), poi A. prese la parola e andammo a vedere Brubaker al Barberini.
Il Barberini ora è un multisala uguale a tante altre, all'epoca era il must dei mega cinema, l'unico con audio stereo. 
La sala è già piena e così ci dividiamo tra i vari posti liberi: mi tocca la prima fila, per guardare lo schermo devo piegare il collo ad angolo retto e fissare quasi il soffitto ma a fianco a me ritrovo A.
Non era mai successo che mi prestasse quel tipo di attenzione, spesso mi diceva che mi truccavo come una gheisha e che gli piaceva da morire, ma solo da poco avevo  notato uno sguardo diverso nei suoi occhi; nella penombra della sala fumosa sento il suo braccio dietro al mio collo che mi attira a se, le amiche nella fila dietro cominciano a sussurrare, mi si blocca il respiro: che faccio se mi bacia?
Si avvicina e mi sussurra qualcosa nell'orecchio: non so cosa abbia detto, so però che è l'unico del gruppo ad odorare di dopobarba e quella rimanente punge sul  mio collo, poi cerca la mia mano e le  intrecciamo. Restiamo così, per due ore e più, quando le scene sono luminose lo guardo e gli occhi neri scintillano; finito il film mi prende la mano e decide di accompagnarmi a casa in auto: quel giorno non c'è posto per altri quando di solito riuscivamo ad entrarci anche in sei.  Nel tragitto non diciamo nemmeno una parola, il mio cuore è un tamburo che mi rimbomba nelle orecchie, mi faccio lasciare lontano da casa altrimenti mia madre mi scanna. Prima di scendere mi accarezza una guancia e gioca con una ciocca ribelle come me, poi si avvicina e  mi sfiora leggermente la bocca: sono praticamente in apnea, forse percepisce il turbamento e spingendosi oltre mi apre la portiera.
Non successe niente, neanche dopo. Credo che fossimo solo uniti da vite molto difficili che volevano apparire uguali alle altre: affinità elettive. Ma fu uno dei momenti più belli della mia gioventù.

martedì 19 giugno 2012

Fuori un altro sassolino

Risotto mantecato alla perfezione, polpette gustose che mi guardano e un ottimo rosso toscano, la famiglia già seduta per cenare ed ecco il telefono che squilla: già mi girano, guardo il numero e mi girano ancora di più.
Mi alzo e cerco un posto dove non sentano tutti perchè so già dove si andrà a parare, la mia casa è piccola: in cucina stanno mangiando, nel tinello si sentirebbe la conversazione, il bagno bisogna lasciarlo libero, sul  balcone ci sono 40 gradi e così mi chiudo in camera da letto.
- Ciao, volevo sapere se tuo figlio ha finito gli esami?
Che domanda idiota, ci lavori nella scuola di mio figlio, lo sai benissimo che finirà a fine giugno
- Ho visto che è stato ammesso col massimo dei voti, succede sempre quando le mamme fanno le casalinghe.
Lo sapevo, ve l'ho detto che sono fumina, cerco di respirare e dico alla parente acquisita che mio figlio si barrica in cucina per fare i compiti e siccome scrive in aramaico è praticamente impossibile capire che cavolo combina e poi io sono contraria ai voti stratosferici, non significano proprio niente e l'ho detto anche ai prof. Ma io so bene dove vuole andare a parare, conosco fondo ogni pollo che ho davanti.
- Ho saputo che tua figlia ha avuto uno stop con l'università ed è un pò depressa
Mi sembra normale essere depressi quando si capisce di aver perso del tempo e non essere all'altezza delle proprie aspettative, ma è la sua vita e io posso solo sostenerla, consigliarla se vuole ascoltarmi e lasciarle fare le sue esperienze a costo di farsi male.
- Bisogna che capisce che oggi il destino si costruisce, la fortuna la si fa con le proprie mani e lei non deve essere troppo pretenziosa.
Le spiego, anche se non dovrei, che mia figlia ha spedito qualche centinaio di curriculum anche mentre studiava, le ricordo che parla 3 lingue e che cerca solo un lavoro da commessa e che nell'ultimo colloquio le hanno chiesto se fosse disponibile a mettere il perizoma venduto da loro sotto una mini. Li ha mandati a quel paese. E' troppo selettiva?
- Ma lavoro  ce n'è moltissimo, i genitori dei miei alunni cercano una ragazza per aiutarli nei compiti, se lei non fosse così schizzinosa, perchè a volte sai i ragazzi imitano i genitori...
E qui ti volevo!!!
Hai telefonato per dirmi che mia figlia si trova in questa stasi perchè io sarei una casalinga frustrata??
Le ricordo che io a 16 anni ho dovuto mantenere la mia famiglia di origine perchè mio padre rimase disoccupato e nello stesso tempo ci sfrattarono, lavoravo, andavo a scuola e cercavo in tutti i modi un lavoro per mio padre arrabbatandomi tra banche , conoscenti e tribunali perchè i miei erano in una depressione profondissima. E sarei anche un cattivo esempio??!
E di te cosa dire? Hai lasciato i tuoi sogni di ricercatrice per un posto comprato da papà buon'anima come maestra, hai scelto il primo ragazzo che ti ha degnato di uno sguardo e l'hai incaprettato col collare a strozzo, parcheggi le tue figlie 8 ore a scuola e le rimanenti dalla nonna, hai 4 appartamenti tra Roma, mare e montagne, la vacanza più sfigata che fai è un mese in Sardegna, la scalata più ardua della tua quotidianità è salire sul predellino dei tuoi megasuv e vuoi insegnare a me qualcosa sulla vita??!!!
Ma mica è finita.
- E poi non deve essere troppo selettiva con le amicizie e i ragazzi, deve anche uscire con chi non le piace.
Ma perchè mai dovrebbe?? E' selettiva e allora?, Le piace la gente che parli almeno in italiano, detesta quelli che lei chiama "generazione unz, unz, unz", le piace l'arte,  non ama le discoteche. Che faccio, la porto ad Auschwitz? Non rientra nello standart delle 22 enni, e allora?  Perchè non pensi alle tue figlie che vengono regolarmente picchiate se non prendono quel maledetto 10? Perchè non mediti sulla tua insoddisfazione che ti porta a discutere con ogni prof. che osa mettere un voto ritenuto troppo basso? In definitiva perchè non ti fai i cazzi tuoi??!!
Pongo termine a questa santa inquisizione dicendole che aspetto una sua chiamata per iniziare le ripetizioni estive. Non l'ho più sentita. Ho un vago sospetto che c'è poco lavoro in giro, ma io sono soltanto una casalinga frustrata.
Torno in cucina, mi hanno messo a scaldare la cena; mia figlia mi lancia un'occhiata che parla da sola, sorride ironicamente alla proposta di lavoro e dice " Giusto lei li conosce i genitori che vogliono ripetizioni a luglio, strano che non ha detto che è colpa tua se non ho il ragazzo"
E brava!!
Mezza strega come la mamma!

domenica 17 giugno 2012

Oggi sono in vena poetica



Oggi sono proprio in vena poetica....
Mi sdraio sul letto, mentre dalle persiane chiuse un debole alito di vento soffocante smuove le tende;
mi rigiro e giro ancora e poi, come un fulmine mi torna alla mente una breve poesia di uno dei miei poeti preferiti. Me la leggo lentamente nella mente: sublime.
Me la ripasso nella bocca come se gustassi una caramella: gustosa.
Ecco, ve la  offro

Senz'addii m'hai lasciato e senza pianti;
devo di ciò accorarmi?
Tu non piangevi perchè avevi tanti,
tanti baci da darmi.
Durano sì certe amorose intese
quanto una vita e più.
Io so un amore che ha durato un mese
e vero amore fu.

Umberto Saba

La trovo bellissima e allegra perchè esalta le affinità elettive e non indugia sul piangersi addosso.

Ditemi che ne pensate.

P.S.

La foto che ho postato ( lo so che è piccola, ma meglio non ho saputo fare, accontetatevi) ritengo sia il bacio più appassionante che Hollywood abbia mai prodotto. Proponete i vostri baci da film preferiti.
Ciao belli.

giovedì 14 giugno 2012

Lezioni di piano

Voglio finire la settimana parlando di qualcosa di strabello che mi prende in modo intenso e mi trasporta via lontano da tutto e tutti.Vi parlerò del film Lezioni di piano: una recensione a modo mio.  Nel 1853 Ada è una donna muta dall'eta di 6 anni e viene data in moglie ad un ricco proprietario terriero della Nuova Zelanda; parte così dalla Scozia in compagnia della figlia della quale si ignora chi sia il padre e del suo inseparabile pianoforte. L'aspetta una  vita dura, in un contesto di colori forti, emozioni intense,un oceano impetuoso che atterrisce e attrae allo stesso tempo. Ada commette un errore fatale: s'innamora di un bianco divenuto maori, proverà a resistere fino allo strenuo, poi in cambio di lezioni di piano i due vivranno la passione più travolgente.
La figlia dice tutto al patrigno e Ada viene privata sia del suo amante che dell'insostituibile piano, posta di fronte alla scelta di quale uomo desidera, Ada non ha dubbi e sceglie l'amante: il marito ferito dal disonore le amputa l'indice della mano privandola della
possibilità di suonare. Il maori la ritrova e la porta via da quella terra e da quella vita, ma Ada è troppo triste: è muta e non può suonare e la sua gestualità istintiva e ragionata è compromessa: sulla canoa che dovrebbe portarla in salvo il suo piano cade in acqua e Ada decide di seguirlo nell'oceano, e li sotto, mentre annega, lei guarda la canoa in alto, il suo amore che la chiama, mentre gi abiti pesanti la tirano sempre più a fondo. Il finale non lo svelo,  caso mai non l'avete visto...
Il film è del 1993 e ha vinto 3 premi oscar, la regia è di Jane Campion, spettacolari i panorami e  assolutamente meravigliosa la colonna sonora di Michael Nyman: quella musica suonata sulla spiaggia dell'oceano in tempesta è quanto di più meraviglioso si possa immaginare.
Ada è magistralmente interpretata da Holly Hunter, suo marito è Sam Neill e il maori un fantastico Harvey Keitel e tutti si muovono in un'atmosfera annebbiata su spiagge candide sporcate da improvvise scie di violenza.
Guardatelo se avete tempo o voglia e poi mi saprete dire.
Io ha già preparati il dvd!
Ciao a tutti.

P.S.
Vorrei segnalare una scena che ritengo particolarmente seducente: Ada sta al piano, suonando per il maori, lui subisce il suo fascino e la desidera ma lei è integerrima, allora lui si mette a terra, sotto il piano e guarda i suoi piedi racchiusi negli stivaletti stringati e sotto spesse calze nere: poi trova un buco nelle calze e sfiora la pelle candida di Ada.
Mai tanta sensualità è stata rappresentata senza scoprire nemmeno un cm. di pelle.


lunedì 11 giugno 2012

UN PREMIO!!

Ho vinto qualchecosa?!!
Sembra proprio di si!
Voglio ringraziare Giorgia e il suo blog Voglia di parlare...
che mi ha regalato il premio di blog speciale.
Sono contenta perchè lei ha capito perfettamente lo spirito
con il quale ho iniziato questo viaggio avventuroso nel
mondo a me oscuro del web: comunicare, confrontarsi,
scambiarsi opinioni anche contrastanti e raccontarsi senza filtri.
Lei ha capito. E  questo è il miglior premio
Il mio blog non ha effeti speciali perchè sono proprio una frana: non so postare foto ne link,
imparerò prima o poi, ma non è importante per me.
Grazie Giorgia che hai capito le vera essenza del mio scrivere.

venerdì 8 giugno 2012

Sul cucuzzolo della montagna

Sto cercando di fare ordine in un cassetto ed ecco che salta fuori una cartolina: Rifugio Stoppani 2500m.
Faccio un salto con i ricordi e tutto mi torna in mente, un episodio talmente assurdo che sembra inventato.
Luglio, Madonna di Campiglio; io e mio marito decidiamo di buon mattino di prendere la funivia per il ghiacciaio del Grostè e ci prepariamo per una breve arrampicata (dilettanti non professionisti).
Arrivati al rifugio alla quota di 2500m. cominciamo a camminare fino a raggiungere uno spiazzo scosceso per iniziare i preparativi della breve scalata, veniamo presto raggiunti da 3 scalatori professionisti tedeschi che si uniscono a noi e cominciano a mangiare barrette energetiche e bibite supercaloriche. In montagna è obbligo salutarsi sui sentieri e così in un misto d'italiano e tedesco gli scalatori ci offrono il loro cibo, imbarazzata nascondo il mio sfilatino con mortadella che denota la nostra inesperienza e inizio a mangiare una scatoletta di Nutella. Quando capiscono che siamo romani è tutto un fiorire di " gundebar( non lo  so scrivere ) e I like it"; una specie di vichingo biondo si toglie le maglie e si distende prima di cominciare la scalata, sembra di guardare il dio Thor.
Improvvisamente una musica di stornelli romani rompe il silenzio del luogo, ci giriamo tutti a guardare e dal pendio vediamo arrivare quanto segue : un uomo parecchio grassotto in infradito, con canottiera bianca , bermuda e fazzoletto da naso poggiato sulla testa con 4 nodi tiene un ombrellone per una mano e con l'altra un frigo portatile che vede all'altra estremità una donna moooolto oversize in prendisole e infradito, mentre nella mano libera tiene una radio a cassette dalla quale Lando Fiorini canta le sue canzoni a squarciagola.
La scena è talmente assurda che rimaniamo senza parole, ci vedono e decidono di fermarsi proprio lì "Aho!! ma allora c'è quarcuno a sto posto! A belli !!  De che razza sete? Volete magna'?" I tedeschi ridono e rispondono cortesemente al saluto, io zittisco il marito con lo sguardo e comincio a parlare uno slang indecifrabile:" Mornig, Oui, Yes yes, no, no italian, we are deucht." Neanche Totò mi batte, mi manca solo il latino. La signora apre un plaid e s'accascia a terra, non prima di essersi tolta il prendisole e messo in mostra un bikini fucsia che faticosamente contiene le grazie, si impomata di protettivo per gli occhi di Thor che guarda e ride.
Il marito ormai in iperventilazione per la quota e la salita inizia preparare uno spuntino ed ecco arrivare parmigiana, insalata di riso, fettine panate e birra, manca solo il cocomero; la gentile signora mi offre un pezzo di parmigiana  untissima e dice" Magna bella, guarda quanto sei secca, che ce fai co' qua scatoletta n'mano?" Abbasso gli occhi sulla mia Nutellina e lei subito " A morè, ma che me capisci? France' me sà che 'n pò de lingue e so' parlà perchè sta secca ma' capito." Franceso è intento a cambiare cassetta e la voce di Renato Zero si spande nell'aere delle Dolomiti di Brenta. Grandeeee!!!
Vorrei cantare, ma non posso, gli scalatori preparano l'attrezzatura, Thor si riveste  e si allontanano salutandoci; il tempo di una svista e mio marito li segue ridendo. Oddio, sono sola con le brutte copie di Ave Ninchi e Alberto Sordi; mi affretto a sistemare lo zaino e sento dire " Francè, ma noo senti  er profumo daa mortazza? Ma che ta sei magnata senza dimmelo?"
 Seppellisco il panino nello zaino, preparo la picozza, attacco i ramponi alla cinta e guardo col binocolo dove cavolo stanno gli scalatori e il marito: Eccoli, bastardi!! Mi stanno guardando pure loro col binocolo in una morena che costeggia il ghiacciaio. Andato via il vichingo la signora si è rivestita, anche perchè come passa una nuvola non si superano i 10 gradi e io mi affretto a salutarli " Goodbay, aurevoir".
" A Francè, sta secca me pare na canzone de Renato Rascel" mentre mastica un piatto di insalata di riso, "come cavolo je và de salì su sta montagna, ma chi jo fà fà e poi secondo me 'ngnaa fà."
Infatti faccio una fatica assurda per raggiungere da sola la morena, alla fine i tedeschi mi aiutano con una cordata e ci indicano come ridiscendere per la via nevosa che è molto più facile. Se ne vanno, bacio tutti anche il vichingo che dice con forte accento germanico "Ciao bella".
Mentre riscendiamo qualche tempo dopo, vediamo la coppietta che s'affretta verso il rifugio: le ciabatte, nella discesa sulle roccie non hanno retto e le hanno ancorate con dei fazzoletti,  sopra la canottiera l'uomo porta la tovaglia e la moglie il plaid, Lando Fiorini gracida con le pile scariche, il frigo vuoto viene fatto ruzzolare a calci dai piedi fasciati della signora, dell'ombrellone non c'è traccia. Nella fila per riprendere la funivia li sento dire " A Francè, t' avevo detto, che se dovevamo fermà drento a 'sto capanno: o senti che profumo de sarsicce" " A Marì, tò dico mò e nun tò dico più, a Feragosto se n'annamo a Ostia."
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venerdì 1 giugno 2012

Come here Marcello.....

Se io dico Anita e D' Artagnan, gran parte di voi pensano alla Garibaldi e al fiero spadaccino e comunque a due personaggi che non possono coesistere.
E invece no!!
Nella mia bipolare città anche questo è possibile.
Tutti  voi, anche i più giovincelli che comunque abbiano un minimo di conoscenza cinematografica avranno visto il film di Fellini " La dolce vita", dove una bellisima e prorompente Anita Ekberg invitava sensualmente il timido Mastroianni a farsi il bagno nella celeberrima Fontana di Trevi.
Ebbene, dimenticate quella scena stupenda, oh si, la fontana c'è, ma niente è come sembra.
Arrivati al cospetto dell'imponente fontana, una folla oceanica vi circonda e vi stritola, se non superate il metro e novanta neanche riuscite a vederla, sentirete solo il fragrore possente delle acque; dopo esservi destreggiati tra i numerosi personaggi strani che vi circondano, troverete indiani, pakistani, cinesi e tutto il cucuzzaro che vi offrono souvenir che neanche conoscono: se chiedete il Colosseo è possibile che vi ritroviate con l' Arena di Verona e  se volete l'Arco di Costantino forse vi porterete a casa l'Arco di Trionfo( tanto hanno di tutto).
Ma torniamo a noi.
Mentre a spintonate vi fate strada per arrivare alla vasca centrale e già mettete la mano in tasca per cercare una moneta affinchè diate vita ad uno dei più bei rituali di viaggio, ecco che perplessi vi accorgete che proprio in mezzo alla vasca alcune persone munite di canne da pesca telescopiche e calamitate armeggiano incuranti: hanno sbagliato strada e credono di stare ad Ostia? No, stanno proprio facendo quello che credete, rubano le monetine che dovrebbero andare alla Croce Rossa , indisturbati e sotto gli occhi bonari dei vigili urbani che provano a far togliere i piedi e non solo dalla fontana a qualche centinaio di persone. Se poi siete particolarmente fortunati, ecco che arriva D'Artagnan: un ciccione sdentato, armato di sacchi della spazzatura che come fosse la sua vasca da bagno entra in acqua e raccoglie a piene mani tutte le monete, se poi una guardia presa da un rigurgito di coscienza lo ferma, ecco che scopre il ventre prominente e con un lametta si taglia a fette la pancia, rivendicando a gran voce una usucapione della proprietà.
Se  a questo punto lo spettacolo vi ha sconvolto e avete bisogno di zuccheri, non acquistate frutta fresca al banchetto che troverete nella strada alla vs. destra: una mela rossa e lucida, forse di plastica, vi può costare anche 5 euro e una banana in metacrilato circa 6. Se poi proprio quel giorno siete baciati dalla fortuna, ecco il mitico Paolini che si tuffa e, novella Anitona, resta in mutande a mollo nell'acqua.
Chiudete gli occhi ora: Anita nel suo abito scollatissimo, sotto la spumeggiante cascata balla  suadente per Marcello( che quel giorno portava una muta sotto i vestiti), scuote i lunghi capelli biondi bagnati e ammaliante come una sirena lo chiama a se, la luna gioca con i due innamorati e nel silenzio della solitaria notte romana, si compie la magia.
Riaprite gli occhi, niente è come sembra.
Go home Marcello.