giovedì 30 agosto 2012

L'insostenibile pesantezza dell'essere...idioti

Lo sapevo che sarebbe successo, me lo aspettavo da un momento all'altro e così è stato.
- Ciao Antonella, sono L.( come se non avessi riconosciuto il n. di telefono, senza fare in tempo a dire a mio figlio di non rispondere) volevo sapere se ti è passata la colica renale?
Non è gentilezza lo so, lo sapeva solo mia suocera del malessere e non credo che il mio bikerdoc l'abbia avvertita, quindi è solo un'altra telefonata pretestuosa per dirmi qualcosa.

- Sto meglio grazie.

-Io al tuo posto avrei già fatto eco, analisi, visita specialistica....

- Tu puoi, io in privato non posso e poi Maurizio (il dottore) mi ha detto di stare tranquilla.

- Eh.... io posso, ma lo sai che noi maestre non possiamo chiedere giorni di ferie dopo Agosto?

-Non vedo come la mia colica possa influire.

- Eh... perchè tutti hanno questi preconcetti sui docenti e poi io quest'anno ho una prima e se penso a quanto sono lenti già mi viene una colica peggio della  tua.

-Io non direi che sono lenti, hanno i loro tempi che sono quelli giusti per la loro età

-E poi combatti tutti i giorni con i genitori che credono che i loro figli sono geni, mentre invece sono lenti come lumache e quando gli comunichi che forse c'è un problema ti sbranano. Io ho in classe un bambino depresso, con scarsa autostima, che non si approccia al prossimo, soffre d'ansia e ha deficit d'apprendimento.

-Tutto questo a 6 anni?

- Si, certo. Ovviamente è figlio di madre casalinga, sicuramente anche poco istruita. Tutti questi figli finiscono per diventare così.

- Io invece ne conosco molti che sono costretti a diventare un'estensione dei genitori e dei loro fallimenti e anche loro non stanno benissimo.

-Ma le madri casalinghe, col fatto che non hanno niente da fare tutto il giorno incentivano il loro malessere proiettandolo sui bambini ed inoltre col pettegolezzo malevolo fomentano il malessere anche nelle classi.

-Anche nel quartiere?

- Certamente. Perchè le voci si propagano e tutti parlano dei fatti personali dei docenti e della scuola  e giungono alle orecchie di tutti.

-Forse hai ragione. Ho sentito in giro certe voci su alcune maestre..... ma non sono riuscita a capire di chi parlavano....

-Come non hai capito?

- Ma, lo sai, io non frequento, forse  sono una casalinga atipica e poi i nomi erano sussurati, le sezioni non si capivano, parlavano furtive....

- Se tu frequentassi di più le tue colleghe ( casalinghe)  e soprattutto parlassi di più, ora mi potresti dire se qualcuno parla male di me. Ho appena finito la causa per diffamazione durata  3 anni contro alcuni genitori talmente sottoacculturati da far rabbrividire.

-L'hai vinta?

-No, il giudice ha detto che il fatto non sussiste. Ma io ho fatto ricorso, loro non hanno nè i soldi nè la capacità culturale di farsi seguire da un legale.Non l'avresti fatto anche tu?

- Tu lo sai come la penso io. Preferisco di gran lunga tacere e sembrare idiota, che aprire bocca e togliere qualsiasi dubbio.

-Eh..., ma questa è una frase fatta!

- Certamente, fatta da uno che parlava poco ma ragionava molto. Ti saluto, vado a prendere il Buscopan.


martedì 28 agosto 2012

Rincarnazione


S' io fossi fuoco arderei lo mondo,
S'io fossi vento lo tempesterei,
Se fossi acqua io l' annegherei,
Se fossi Dio mandereil in profondo.
Se fossi Papa sarei a lor giocondo,
Che tutti i Cristiani imbrigherei,
Se fossi Imperador, sai che farei?
A tutti mozzerei lo capo a tondo.
Se fossi Morte anderei da mio padre,
Se fossi Vita fuggirei da lui,
E similmente faria di mia madre.
Se fossi Cecco, com 'io sono e fui,
Torrei le donne più belle e leggiadre,
E zoppe e laide lascerei altrui.
 
Come è possibile, come si può ragionevolmente spiegare che  tutto quello che scrisse Angiolieri nel '300, io lo sento e lo vivo come fosse uscito dalle mie meningi e dall'anima stessa? E, tuttosommato, approfitterei anche della parte più carnale.
 

Inquietudine

Come la marea, come un'onda leggera che bagna la sabbia e poi si ritira nel suo mondo; come una serpe strisciante che affonda i suoi denti e si ritira veloce nel suo antro profondo.
Questa è l'inquietudine, la mia inquietudine.
Come spiegarla, quali parole, ammeso che esistano, si possono usare per definirla, descriverla.....
Non le mie, non ne conosco abbastanza ed efficaci per farlo.
Lo farò usando quelle meravigliose e sfumate di Pessoa, sto leggendo il suo libro e anche se lui aveva una visione diversa della vita rispetto alla mia, il peso di dovercela fare lo spiega benissimo.

... Il sogno è la cocaina peggiore, perchè è la più naturale di tutte.
Così s'insinua nelle abitudini con la facilità che nessuna delle 
altre ha,  si prova senza volerlo, come un veleno somministrato.
Non fa stare male, non fa impallidire, non abbatte, ma l'anima di
chi lo usa diventa incurabile, perchè non è possibile separarla
dal suo veleno, che è essa stessa.
Come uno spettacolo nella bruma....
Ho appreso nei sogni a coronare di immagini le facciate....
del giorno dopo girno, a dire la cosa comune in modo strano,
la cosa semplice con la derivazione, a dorare con un sole artificiale
gli angoli e i mobili morti e a fare musica come per cullare
le frasi fluide della mia fissazione, mentre le scrivo.
                Pessoa
                                                          Immagini tratte da google                     
            
          


sabato 25 agosto 2012

Surreale post

Ricevo l'ordine perentorio da mia suocera di recarmi dal medico di famiglia perchè lei deve partire e ha bisogno di una lista tipo elenco della spesa, di medicine da portarsi dietro.
Ovviamente e inelluttabilmente "Obbedisco" e vado.
Occorre informarvi che tipo è il mio medico: 60 anni circa ma ne dimostra 45, alto, capelli lunghi anche se ora più radi, immancabili rayban scuri, sostitiuti con quelli da vista solo in  studio e , magia delle magie, una Harley da urlo cromata con bisacce nere con le frange come quelle dei cow boy.
Se questo vi pare strano è perchè non conoscete il carattere e allora vi racconto di venerdì scorso e della lista della suocera.
Arrivo sudatissima allo studio ipermoderno, quando il mio medico non vuole clienti usa transannare il secondo piano con delle sedie così che nessuno salga al terzo: il suo. Le sedie non ci sono salgo la rampa con 2 bustoni di spesa e mi accoglie un urlo:" Aho! a  bella, e mica v'ho detto dà salì; noo vedì che ciò da' fa'?!
Veramente sta in jeans e polo studiando una mappa stradale"Maurì( ci diamo del tu) non mi ha detto niente nessuno, non hai transennato e io so' salità"
"Naa, riscenni che ciò da fà"
Giro le spalle, rifaccio le rampe, vado al piano terra, mi siedo e arriva un'altro urlo" Annamo belli, a chi tocca che è già tardi!!"
Nascosti dietro gli angoli  della sala c'erano una ventina di anziani che s'infilano nell'ascensore imprecando e sgomitando per paura che qualcuno gli freghi il posto; mi rimetto le  borse in spalla e risalgo le scale ( sono claustrofobica), prendo il mio numero 23 ( che c..o!!), mi risiedo e aspetto. il dottore, in piedi, al posto della segretaria comincia la sua performance: " Che c'hai te Pasquà? Te voi fa' l'analisi? Magna de meno, nun beve e soprattutto lavete che nun c'hai un c..zo. Chi è il prossimo?! 
"A Giovanni, ancora a rompe li co...i? Te l'ho detto, ma che Viagra del cavolo, a briscola và gioca che sei vecchio." Poi rivolto a tutti" Ao', questo mica è un centro anziani, annate 'n pò a rompe a quarcunartro!"
D' improvviso mi guarda mentre mi asciugo il sudore con una certa classe" Antonè, ma pe' chi  ca..o sei venuta?"
" Maurì, ciò la lista di mia suocera" Comincia a sbuffare come una ciminiera, entra nel suo studio e mi dice di seguirlo, si alza un ruggito di gente furiosa perchè gli sto passando avanti, il doc esce dallo studio a passo rapido" Ma ndo' credete de' stà all'osteria? Qui comamando io che so' er dottore, e voi nun sete un ca..o!!"
Quando si risiede, srotola la lista e mi guarda"Quanta pazienza Antoné pe' sopportà tutta sta pena; è triste invecchià e lo so che li faccio ride, ma je vojo bene c'ho sai. Sei sbattuta ni', ma dormi a notte?"
Mi diventano gli occhi lucidi( post precedente)" Antonè,  a vita è 'na fregatura, mettijelo nel c..o tu, prima che lo faccia lei"
Sorrido mentre mi consegna una ventina di fogli rosa e faccio per andarmene, quando sento un'altro dei suoi urli" Antonè, ma che pensi che ciò a sta guancia? So' du' giorni, li mortaci.... Che dici, che me pijo?"
" Maurì, se te batte è un' ascesso, sennò una nevralgia"
" Batte, batte, lo possino ammazzà, che dici , che è mejo?"
" Maurì, tu m'hai sempre dato il Klacid, prendine 2 al giorno, che domani stai meglio"
" Grazie stellì, te vojo bene"

P.S.
Qualsiasi cosa pensiate del mio bikedoc, è stato l'unico che diagnosticò una appendicite in peritonite a mia figlia, mentre 3 ospedali la rimandarono a casa.
La salvò per i capelli.

martedì 21 agosto 2012

Il lato oscuro


Non riesco a dormire, mi rigiro senza tregua, malgrado l’aria condizionata. Non è solo il caldo lo so; è qualcosa di più profondo che m’impedisce di lasciarmi andare. Mi alzo senza accendere la luce, non ne ho bisogno, mio marito dorme tranquillo e i ragazzi nella loro stanza neanche sentono che apro la porta di casa. Pochi gradini e vado sulla terrazza, che sarebbe condominiale ma il condominio è di mia suocera e della sua stirpe quindi le chiavi le ho solo io. Del resto gli altri inquilini, tutti parenti, hanno abbondantemente superato gli 80 e lassù non verrebbero mai.
Non mi arriva nessuna folata d’aria fresca, nessun ponentino a darmi un po’ di quiete, ma sono le due del nuovo giorno e vivaddio non c’è anima viva nei dintorni. Anzi una ce n’è: una civettina  nascosta tra le fronde degli alberi convento a fianco al mio palazzo, mi guarda con gli occhioni sorpresi e borbotta qualcosa nella sua lingua. Mi  allungo nella sdraio e subito alzo gli occhi verso l’alto: poche stelle, malgrado in questo raro momento non ci siano luci accese, sembra che pure loro abbiano deciso di fuggire da questa morsa luciferina. Ma  senza la distrazione delle vanitose compagne, l’amica Luna  mi riserva uno spettacolo inebriante: è lì, solo per me, la luce è leggermente lattiginosa quasi evanescente ed emana quel fascino e quel mistero dal quale non posso e non voglio sottrarmi. La guardo ammaliata e incuriosita: non è piena, osservando attentamente nel cielo cobalto vedo una piccola falce in ombra; mi sistemo meglio nella sdraio e sposto la mia attenzione sulla parte in ombra: come ci si sente con una parte oscura di se stessi ?
Adesso dico una cosa stupida, ma in fondo una più una meno…., io ho sempre pensato che i delfini avessero un lato oscuro e ne avrebbero ben donde: catturati, ammaestrati, costretti a farsi accarezzare quando magari lo detestano, quasi stuprati. Si, lo penso e lo confermo: hanno un lato oscuro e quel sorriso perenne contornato da denti affilati ne è la prova. E io lo conosco bene.
E’ in quel dolore sottile e incessante che non mi permette di dormire, in quei fantasmi che mi ridono alle spalle quando mi specchio e scappano se li guardo negli occhi; quel lato oscuro che in certi momenti mi rende la donna che non sarei mai voluta essere ma che altri hanno trasformato e poi  lasciato in balia della corrente. Alle volte quel lato oscuro s’impossessa di me, non mi permette di guardare avanti, mi prende la faccia e mi costringe a ricordare cose e persone che se non fossero mai nate sarebbe stato un bene per l’umanità. Quel lato nascosto che tutti abbiamo ed è inutile negarlo, perché io conosco il mio, ma sono stata istruita da chi il lato oscuro ce l’ha nel sangue e si diverte a farlo conoscere ai suoi prescelti.
Non ho mai incontrato nella mia vita qualcuno che fosse in grado di capire o quantomeno di condividere qualcosa di così crudele. Forse ne hanno paura. So con certezza di una persona  che si è spaventata ad una mia reazione ( a parole) non aspettandosi una durezza del genere. Poi ho smesso di cercare.
Non è solo il passato che accentua il mio lato oscuro, ma anche un presente vissuto come fossi trasparente, inudibile, trascurabile; mentre io so che il mio potenziale potrebbe essere devastante.
Avrei bisogno solo di un po’ di quella luce amata, di parole consolatorie. Avrei bisogno di ricominciare una nuova vita lontano da qui, prima che sia troppo tardi. Ma questi sono solo sogni, la falce oscura è diventata un po’ più grande e non solo quella della Luna. E lei tra 28 giorni sarà di nuovo al massimo splendore. Io non so più rigenerarmi; guardo lontano nel blu profondo e spero di vedere un’astronave aliena che mi  trasporti via da tutto questo.
Alle alternative meglio non pensare.

domenica 19 agosto 2012

La morte non dimentica



Ho sempre pensato che i libri, specialmente quelli splendidamente scritti, non hanno scadenze e La morte non dimentica (Mystic River) di Dennis Lehane appartiene sicuramente a questa categoria. Ne parlo oggi  per chi non l’avesse – colpevolmente:) – mai letto.
Trama in sintesi:
1975 Tre ragazzi di una periferia di Boston, ingannano il loro tempo consci delle scarse prospettive di un domani migliore. Fino al giorno in cui  l’incubo entra di prepotenza nella vita di Dave Boyle, undici anni. Predato da due pedofili, scompare per quattro giorni, per poi riapparire alla vita, festeggiato da un quartiere intero che  desidera non sapere e dimenticare  al più presto. Venticinque anni dopo, la figlia del suo amico Jimmy (strabiliante Sean Penn), che da piccolo teppistello  ha ben costruito un trascorso di rapine e non solo, viene trovata uccisa. Indaga sul caso Sean (ottimo Kevin Bacon), il terzo ex ragazzo, che si ritrova suo malgrado a sospettare di Dave, (magistrale Tim Robbins) il maggiore indiziato in  questo caso di omicidio. Per i tre ex amici Sean, Jimmy e Dave è arrivato il momento di fare i conti col passato  e con il terribile episodio che ha turbato per sempre le loro anime. Solo scavando indietro nel tempo Sean potrà scoprire la verità sulla morte di Katie.
Dennis Lehane ci  regala un romanzo meraviglioso.
Si tratta di una storia intensissima, dai toni mai definiti ma sempre sfumati, dalla prima all’ultima pagina, i ricordi, i sospetti, le emozioni contrastanti si susseguono senza fine. Probabilmente molti di voi avranno ancora negli occhi la leggendaria interpretazione Penn – Robbins – Bacon  con la regia del maestro Clint Eastwood. Qui è il caso di dimenticarla. Adesso il nostro maestro si chiama Dennis Lehane ed è  lui che conduce il lettore in una stanza buia e maleodorante, quella in cui il piccolo Dave Boyle rimane vittima di due spietati pedofili prima di riuscire a fuggire. Perché è da questo punto che l’incubo prende forma.
La macchina che lo ha portato via è  una bara su quattro ruote, davanti alla quale i suoi amici Sean e Jimmy riescono solo a rimanere attoniti e dalla quale lui tornerà sopravvissuto ma non vivo. Tanti anni dopo un evento tragico riavvicina i tre vecchi amici, ormai adulti e lo scenario si arricchisce di altri elementi importanti: chi è  davvero Jimmy Marcus  nella sua anima più recondita e fin dove riuscirà a proiettare la sua sete di vendetta per l’omicidio della figlia Katie? Quell’urlo bestiale che lo invade alla vista del cadavere di Katie e inchioda sia il lettore che lo spettatore fin dentro le viscere, quale meccanismo ha innescato? Dave Boyle, lo stesso Dave che tanti anni prima è salito sulla macchina nera, è un uomo diverso, o è ancora quel bimbo pallido e solo  rapito tanti anni prima? La morte di Katie riavvicina i tre amici, d’accordo, ma lo fa attraverso un perverso percorso che vede proprio in Dave il tragico capolinea. La caratteristica di questo romanzo, oltre a una potente vena poetica e a uno stile impeccabile, è la forza dei personaggi, ognuno dei quali sarebbe degno di essere protagonista assoluto. Ulteriore aspetto da considerare  è certamente rappresentato dal ruolo assolutamente decisivo che le rispettive consorti rivestono all’interno dello sviluppo della trama, in particolare quella di Dave. Dove sarebbe Dave senza l’intervento di sua moglie? E, ancor di più, dove sarebbe  se sua moglie non avesse deciso di parlare con Jimmy?  Come sarebbe Dave se sua moglie fosse rimasta con lui, senza dubitare come sua madre 25 anni prima?
 A mio avviso si tratta di un romanzo straordinario, un capolavoro assoluto.
Il film, altrettanto magnifico é uno tra i miei preferiti secondo solo a “In to the Wild” che però differisce parecchio dal romanzo-diario. Nella parte finale del film di Eastwood la figura di Jimmy risulta più morbida e umana rispetto al ritratto originale che ne fa Lehane, riportandolo, pagina dopo pagina, a quel delinquente incallito che è stato e che rappresenta la sua salvezza da quel giorno di molti anni fa, ma inesorabilmente legato alla verità.  Rimanendo fedele alla poesia estrema, alle sfumature di grigi, ai giochi d’ombre  e al passato che in fondo non abbandona mai nessuno di noi e che costruisce giorno dopo giorno il nostro presente.

venerdì 17 agosto 2012

W L' Italia

ROMA - Una via Crucis. Settanta gradini risaliti mani e piedi, a carponi. Protagonista una disabile giapponese costretta a scendere dalla carrozzina e a superare i tornelli per uscire dal Foro romano in un punto in cui non è prevista l’uscita per i disabili.La storia - una brutta storia - risale a domenica scorsa. Il Messaggero l’ha raccontata grazie a un filmato - visibile sul sito ilmessaggero.it - in cui si vede distintamente il personale di servizio chiudere il cancello alle spalle della turista lasciandola ai piedi della scalinata, proprio dinanzi al Carcere Mamertino. La Soprintendenza ha avviato subito un’inchiesta interna.
«Stiamo lavorando per migliorare il servizio offerto a tutti i visitatori, soprattutto ai disabili: proprio per questo stiamo provvedendo a completare percorsi appositamente progettati e ben segnalati, e entro la fine di settembre installeremo un ascensore dedicato», spiega Mariarosaria Barbera, soprintendente speciale per i Beni Archeologici di Roma. E l’inchiesta interna?

«La signora e i suoi familiari - inizia la Barbera - al momento di uscire dall’area archeologica, erano circa le 18,15, hanno ricevuto dal personale di vigilanza, tre soli addetti di pattuglia, visto che mancano i numeri per assicurare presidi fissi ovunque, le informazioni utili per convergere verso l’uscita attrezzata, in Largo della Salara Vecchia, e comunque già opportunamente segnalata all’interno dell’area archeologica. Ma la signora - sostiene la sovrintendente - ha insistito per utilizzare l’uscita non attrezzata. Ripeto: il personale ha fornito il necessario supporto per trasportare la carrozzina oltre l’inferriata, all’esterno dell’area archeologica».

Le immagini, in realtà, mostrano una dinamica diversa. La turista giapponese che si avvia mani e piedi senza che i familiari intervengano per farla desistere. Un custode in camicia bianca, un dipendente della Soprintendenza, le chiude il cancello alle spalle. Ma chi gestisce l’uscita lato Carcere Mamertino? «Non appartiene alla Soprintendenza Archeologica di Roma, è gestito da altra istituzione (l’Opera romana pellegrinaggi, ndr) - chiarisce la soprintendente - E comunque i settanta gradini che la signora si è trovata davanti non sono quelli che dall’esterno del tornello conducono al Campidoglio, ma si tratta di una scalinata più breve di uscita dal Foro Romano, alternativa al percorso del Clivo Argentario lungo il Foro di Cesare».

«L’indagine ancora non è conclusa. Nel caso si dovessero accertare responsabilità al riguardo questa Soprintendenza non si tirerà indietro - assicura la Barbera - Noi facciamo ogni giorno il possibile per assicurare che si possa visitare nelle migliori condizioni possibili un’area archeologica di assoluta eccellenza, che siamo onorati di gestire e che ci sforziamo di aprire al pubblico, anche nella difficile situazione di gravi e accertate carenze di personale addetto alla vigilanza di ben cinque milioni di visitatori per anno».

Restano comunque sono sotto gli occhi di tutti le difficoltà che i disabili devono superare per visitare uno dei luoghi più noti al mondo. Nell’area cosiddetta «attrezzata» chi è in carrozzina non riesce a superare il dislivello senza l’aiuto di un accompagnatore. Sia in discesa che in salita. Aspettando l’ascensore.
                           ( Tratto dal Messaggero del 17 Agosto 2012)

Ecco, oggi ho letto e visto questa notizia e mi ha ribollito il sangue.
Si proprio così, senza mezzi termini. E poi vedo ministri con mega scorte su panfili, altri che veleggiano su tre alberi o catamarani, stelline cadenti che mostrano farfalline pagate come fossero(o l'avessero) d'oro zecchino.E questa Italia di mentecatti non è in grado di fare un ascensore! Mica andare su Marte,no.
Solo uno stupido, stupidissimo ascensore.
Ho la nausea di essere italiana. Scusatemi, ma certe cose non le tollero, mi vergognerei ancor di più se riuscissi a tollerarle.
              
                        

martedì 14 agosto 2012

Avviso ai naviganti....in rete

Credo che una buona parte di coloro che circolano nei blog abbia la necessità di scrivere.
Si, si è così; la necessità, l'urgenza, il bisogno di dover tradurre il pensiero in parole.
Se poi riesca bene, benino o così così poco importa, è un bisogno che non si può e non si deve interrompere mai. E' per questo che vi voglio parlare di un sito che offre ad autori esordienti la possibiltà d'inserire la scheda del proprio manoscritto, magari sepolto in un cassetto da decenni, per metterlo a disposizione attraverso una specie di vetrina virtuale ad eventuali editori.
Ci sono già numerose opere edite ed inedite, personalmente la ritengo una valida possibilità di farsi conoscere, viste le difficoltà che ci sono per chi ama scrivere e avrebbe anche piacere di farsi leggere.
Se vi va fateci un giro
 Eccco l'indirizzo:

http://www.alboautori.it/index.php

Ciao e Buon Ferragosto!!

venerdì 10 agosto 2012

Picnic a Hanging Rock

Ho trascorso i più svariati Ferragosto: sulle cime dei ghiacciai trentini, sulle coste che ci circondano, nella Roma  più turistica  e infuocata. Ma uno è impresso nelle mia mente : se chiudo gli occhi riesco ancora a percepirne tutte le sensazioni.
Il mio secondogenito era nato da venti giorni ed io mi trovavo non  ancora in forma nel mio letto, mentre fuori la calura infuocava le persiane chiuse.
Mi sdraiai sulle lenzuola fresche nella penombra della stanza col mio cucciolo poggiato sul petto come una piccola ranocchietta, lui si addormentò ed io vidi un film che mi rimase impresso.
Il regista é Peter Weir, lo stesso di Master e Commander; è un film australiano del '75 intitolato "Picnic a Hanging Rock", questa la trama : nel giorno di San Valentino del 1900, un prestigioso college femminile decide di portare le ragazze ad un picnic nei pressi della montagna "mistica" Hanging Rock.
Accadranno svariate tragedie e fatti misteriosi tutti trattati con estrema eleganza e maestria dal regista.
Il film mi colpì talmente tanto che  cercai il romanzo dal quale il film è tratto all'infinito, in tutte le librerie di Roma, senza mai trovarlo; fino a quando pochi mesi fa l'ho scovato in internet sul sito nel quale il medesimo ranocchietto di cui sopra ormai cresciuto si compra i videogiochi. Detto fatto. Me lo sono letto d'un fiato al mare.
Romanzo dell'autrice Joan Lindsay, scritto nel 1967, di fortissimo impatto, complice l'ambientazione d'epoca e il mistero che inizia alla prima pagina e lascia il lettore con la sensazione di volere per forza una spiegazione logica.
La trama si rifà ad un fatto realmente accaduto, ma come dice l'autrice" se Picnic a Hanging Rock sia realtà o fantasia, i lettori dovranno deciderlo per proprio conto." Ogni pagina, scritta  con un lessico come se fosse davvero il 1900, è intrisa di fascino e mistero, i protagonisti sono evanescenti in confronto alla forza magnetica emanata dalla montagna che ha inghiottito le colleggiali e che continua fino all'ultimo ad influenzare le vite delle sopravvissute e di quanti girano intorno alla storia.
La battaglia tra l'uomo e la natura primordiale sembra non lasciare dubbi su chi sia il vincitore.
Il romanzo mi ha talmente affascinato che rallentavo il ritmo di lettura per non  finirlo, rilevante il fatto che il film è fedelissimo all'opera originale, e non capita spesso.
Insomma, da un ricordo del tutto personale legato ad un Ferragosto molto particolare, nasce un suggerimento per quando avrete voglia  di immergervi in una dimensione irreale o forse realmente fantastica.

lunedì 6 agosto 2012

Cronache marine 2

Sono ormai rientrata a Roma da diversi giorni, ma c'è un episodio che mi è rimasto in mente e mi procura ancora un fastidioso rimuginamento allo stomaco.
Pomeriggio fresco trascorso sulla terrazza giocando a carte in famiglia; stridere di freni di un'auto e voci alterate, mi affaccio oltre il davanzale di mattoni  e  vedo un autobus di linea fermo in mezzo alla strada con le porte aperte, l'autista a terra che apostrofa pesantemente un ragazzo chiaramente immigrato coadiuvato da due carabinieri: reo di non avere il biglietto.
Dopo averlo buttato fuori dall'autobus, strattonato e urlato in faccia, l'autista lascia il ragazzo in balia dei carabinieri, tirano fuori verbali, alzano la voce e via dicendo lasciandolo poi a piedi in mezzo alla strada.
Premetto che io non sono a favore dei portoghesi: se a Roma tutti facessereo il biglietto le casse comunali sarebbero fiorenti, ma non mi è piaciuto l'atteggiamento dell'autista e delle forze dell'ordine.
La sera durante una passeggiata, passiamo  davanti ad un locale strapieno  come al solito di ragazzini tutti palesemente minorenni e alticci. Siccome ancora mi gira un po' per quello a cui ho assistito poco prima,comincio a guardarmi intorno e tra le decine di ragazzini con la bottiglia di birra a canna e qualcuno con tequila e quant'altro, intravedo due vigilesse. Non aspettavo altro: mi avvicino alle due giovani che sembrano modelle e parlottano fitto fitto tra loro quasi che tutti quei ragazzini fossero invisibili.
" Scusate, ma mi risulta che sia proibita la vendita degli alcolici ai minorenni e qui ne vedo molti. Voi non li vedete?" Mi guardano con una supponenza che mi rende nevrotica, poi lo sguardo diventa di commiserazione.
" Signora dal suo accento si sente che lei è di Roma, quindi pensi a Campo di Fiori"
" Si sono romana e a Campo de' Fiori ci pensano i Carabinieri e comunque mi risulta che questa regione faccia parte dell'Italia e il decreto di cui parlo riguarda l'Italia intera, forse siete  Svizzere voi due?"
Una delle due comincia ad  alterarsi, mia figlia mi strattona per tirarmi via dai possibili guai, la più anziana, dice qualcosa sottovoce alla collega e decidono di entrare nel locale, lasciandomi con un'occhiata che si lancia di solito ad un poveretto.
Ho pensato sinceramente che servire superalcolici a minori sfacciatamente davanti alle forze dell'ordine, deve per forza nascondere qualche oscuro accordo. Aspetto con trepidazione di essere smentita.

sabato 4 agosto 2012

Voglio andar via

                              VIA               ( di Baglioni)


La mia sigaretta brilla rossa
insieme a luci di periferia
zampate della vita sulle mie ossa
sei più sincera quando dici una bugia
sull'asfalto acquoso una luna affilata tagliare
i fili che legano le stelle
stringo al cuore una lattina vuota e scopro che hai
lasciato
le unghie sulla mia pelle
finestrini aperti a dissetarmi di vento
la mia ruota incollata sulla striscia bianca
della mezzeria
gli occhi come due pezzi di vetro
tu non sei come mi credevo io
un autotreno mi ruggisce dietro
ma perché hai fatto il mondo così triste Dio?
alberi si drizzano ai lati della strada mi corrono
accanto
e il buio se l'inghiotte
alla radio un rock arrabbiato come un pugno allo
stomaco
che mi stringe nella notte
un dolore e un lampo di fuoco rosso
dentro a questo amore che io non posso
io non posso più
voglio andar via i
piedi chiedono dove ma via
tanto non ti perderò perché tu non sei stata mai
via
voglio andar via
da quei tuoi occhi che tirano sassi
e come in un duello far dieci passi
e poi guardarci l'ultima volta e via
dimmi che cos'è che ci hanno fatto
dimmi cosa c'è che io non so
perché tutto è finito come cenere in un piatto
e quei ragazzi ch'eravamo noi non ci sono più
e scambiare due parole brevi
con la notte blu dei benzinai
io ti baciavo mentre tu piangevi
e adesso che io piango tu chi bacerai
un caffè che drizza i capelli un pacchetto di fumo
e il vento rilegge il mio giornale
e domani uscire di nuovo farmi una faccia allegra
per il prossimo Carnevale
un chiarore freddo come un rasoio
per un altro giorno che nasce muoio
muoio muoio
voglio andar via
i sogni cercano dove ma via
anche all'inferno ci sarà qualcuno a farmi
compagnia
voglio andar via da te
che goccia a goccia hai bevuto il mio cuore
e dagli straccivendoli ricomprare
quel che resta del mio amore e andare via.

E' come se ogni parola, ogni verso l'avessi scritto io ovviamente per un uomo. Con la rabbia e la fatica che mi costano questi anni di unione.
Silenzi impenetrabili che urlano come mille canzoni stonate.
Andrei all'inferno perchè starei sicuramente meglio di qua, col cuore ormai a secco prosciugato di ogni goccia di linfa che mi è stata risucchiata. E ogni giorno che nasce mi accorgo che sono ancorata in questa vita e ormai non c'è più tempo per cambiarla, perchè il tempo c'è stato ed è finito. Il mio tempo attuale non mi permette di andare: ho fatto scelte, in parte obbligate, che mi costringono ad un soggiorno coatto.
E io voglio andar via
E non posso
E così percorro la vita tra una incoscienza e l'altra del sonno, vivendo la veglia come un fastidioso intermezzo; aspettando una vita migliore.
Se c'è.