giovedì 29 novembre 2012

Come sentirsi genitori obsoleti in sette secondi netti. Ovvero quando le coincidenze......


Situazione:
Io sul divano a smanettare col mio mini-micro net book, leggendo un articolo dell'autore Lodoli; al tavolo a fianco a me mio figlio a smanettare con la calcolatrice scientifica intento a svolgere decine di problemi di chimica e fisica.Mentre leggo l'articolo che poi vi proporrò mi balena una domanda:
" Dario, ma il 10 dicembre non c'è la gara nazionale di kumite a Velletri?
" Si"
" Dobbiamo ricomprare i paradenti, quando me lo volevi dire?"
Alza gli occhioni neri dalle ciglia quasi femminee, in contrasto con la barbetta nera che cresce senza una direzione logica e mi guarda come fossi  una deficente.
" Io non faccio più agonismo, mi alleno per piacere mio e basta"
" E da quando?"
Sbuffa e allontana la calcolatrice.
 " Oh.... senti, io m'ero rotto del maestro che ogni volta mi dice mena de' più, più cattivo, più forte e degli avversari in gara che pare annavano alla guerra e dei compagni che se non arrivi primo te becchi tutte le prese pe' il c...o! Se invece arrivi al podio rosicano e nun te' parlano pe' un mese!
Me so' rotto e gliel'ho detto"
" E lui che ha detto?"
" S'è arrabbiato. Ha detto che non andando ha pochi atleti da mettere sul podio; dovevo anda' pe' forza e pure vince"
Cerco il dialogo " Ma dai Dario, dopo tutti questi anni,tutti questi sacrifici con i compiti, gli orari, tua sorella che mette sempre bocca, dai continua ancora un po'. Sei bravo, fallo ancora per un po'"
" A ma', mica ce stai tu sul tatami a pijatte li calci e li cazzotti"
"Almeno arriva alla cintura nera, manca pochissimo!"
" Se proprio te piace 'na cintutra nera, te la compro pe' Natale"
Fine dei giochi. Ci ha messo meno di sette secondi per dire l'ultima frase. Ha fatto un discorso ineccepibile, non c'è che dire.
Finisco di leggere l'articolo di Lodoli e vengo pervasa da un senso di vergogna. Mi alzo dal divano, lo bacio sulla barbetta ispida e vado a stirare.
Leggete questo pezzo: la dice lunga.

“Sovrapponiti sulla fascia, non stare fermo come un salame, proponiti per il cross, forza Michelino!”: il padre quarantenne seduto sulla tribunetta di legno incita il figliolo di sette anni, vestito da capo a fondo come un vero calciatore, con tanto di parastinchi e fascetta per tenere fermi i capelli. Accanto all’uomo brizzolato e nervoso ci sono i suoi colleghi di tifo, una decina di altri padri avvelenati dal calcio e dalle speranze. “Fai la diagonale come t’ha insegnato il mister, sali per il fuorigioco, sali, sali, avanti, non dormire Filippetto!” I bambini sembrano un po’ storditi, forse vorrebbero solo dare quattro calci alla palla, esagerare con le galoppate e i dribbling e le mischie, divertirsi e basta, e invece sono già inquadrati in una squadretta, con le maglie tutte uguali, le borse più alte di loro, i certificati di sana e robusta costituzione, la quota da pagare ogni tre mesi.

Due ore alla settimana, a volte tre, obbedendo ai dettami del mister, che è un brav’uomo naturalmente, ma pure lui ha visto troppa televisione e vorrebbe che l’Atletico Infanzia giocasse come il Barcellona di Iniesta e Messi, che sono bassi e quasi quasi sembrano anche loro dei bambini. E i padri attaccati alla rete di metallo sognano di avere in casa un campioncino, uno che tra poco finirà nelle giovanili della Roma o della Juventus, e poi in prima squadra a fare tanti gol e a incassare fior di milioni, tutti da accumulare in banca, dopo aver comprato la villa all’Olgiata e la Ferrari rossa.

Ma ci sono anche padri tranquilli, che sono soddisfatti di vedere il loro pargolo che corricchia e prova a segnare almeno una rete: loro non pensano alla gloria e alla grana futura, si accontentano di scattare mille foto, di fare un filmetto ogni partitella, di rimpinguare l’archivio delle immagini familiari. “Ecco, guarda da questa parte Giovannino, riprendi la palla e tira di nuovo, bene così, vai che questa è venuta una meraviglia, e ora ne facciamo un’altra.” I figli sono braccati dall’ambizione, dai teleobiettivi, dalle illusioni. Quando segnano ripetono le mosse dei calciatori importanti, fanno il cuore con le dita, si incappucciano con la maglietta, fanno l’aereoplanino, si buttano ginocchioni per terra come se fossero in diretta su Sky.

Forse si aspettano anche il replay, dopo un bel gol. O forse in cuor loro vorrebbero che quei genitori apprensivi (“Mettiti subito la felpa, che è umido, sei sudato, hai corso troppo…”), scalmanati (“In scivolata, entragli in scivolata, o palla o gamba!”), illusi (“Mio figlio già sono venuti a vederlo per una squadra vera, sto ragazzino tra quattro anni guadagna il doppio di me”), disperati (“Ma lo vedi che hai combinato? Sei una pippa, ecco cosa sei figlio mio, una grandissima pippa!”), che tutti quei genitori schierati a bordo campo restassero a casa, e che anche il campo in moquette sparisse, e il mister, e le borsone, e i tesserini ufficiali: forse vorrebbero solo giocare per tre ore di fila sul prato fangoso del parco, dove non gioca più nessuno “perché ci stanno i drogati, i pedofili, gli zingari”. Vorrebbero solo essere bambini, liberi come i bambini che giocano, improduttivi, gioiosamente privi di scopo, lontani dagli schemi e dalle sovrapposizioni degli adulti, dalle loro cupe e vocianti frustrazioni.

mercoledì 28 novembre 2012

La natura profonda della gente


Io non mi presto a chiacchiere da poco. Sto zitta. Mi sottraggo, mi allontano. Sono sempre catturata dalla natura profonda della gente, impegnata nella ricerca della loro verità e il mio interesse si sveglia solo quando è questa natura che parla.


Anaïs Nin


Trovo che questo pensiero si attagli alla perfezione a quella che sono io.
Non m'intrometto mai nei discorsi, nelle chiacchere; lascio che scorrano e scivolino via.
Preferisco guardare negli occhi coloro che stanno intrattenendo conversazioni: quando vedo uno sguardo che si attarda, una luce diversa che svela la vera natura; anche il mio interessa si svela.
Sempre ammesso che dietro a tante parole ci sia qualcosa di più......

domenica 25 novembre 2012

Senza pietà

Sono felice che sia stato pubblicato proprio oggi!
In fondo al cuore lo speravo proprio.
Perchè oggi si ricorda il massacro delle donne. Di tutte quelle donne che nella loro vita hanno conosciuto la violenza: quella spietata e furiosa che le ha uccise; ma anche quella silente, sottorrenea, celata da bei vestiti, quartieri alla moda che uccide uguale, in modo più lento senza che nessuno lo noti.
Vi avevo scritto che partecipo al concorso Zeugmapad con 2 racconti, il primo " Solo una parola" ve lo ho già presentato e siete stati grandiosi nel leggerlo e votarlo.
Il secondo è stato pubblicato proprio ora, è nella " sala nera"; il titolo è "Senza pietà".
Ho svelato la parte più oscura di me, quella che in realtà spesso mi sono trovata a tenere a bada; ma ho  anche esplorato l'altra parte della medaglia, quella della vittima, ne conservo un barlume di memoria lontanissimo nel tempo: di una bimba " manipolata" che ha dato vita ad una donna con una serie di nevrosi e fobie raccontate nel mio ebook "Immobile"
Queste  invece le parole della redettrice del sito web sul mio racconto:

"Ciao Antonella,

prende allo stomaco questo racconto. È attraversato da una corrente elettrica che scorre sotto le righe e si sprigiona nel finale. Una storia che cattura e coinvolge scritta con uno stile che si adegua e cambia a ogni passaggio."

Cosa desiderare di più?!
Era quello che volevo trasmettere e sembra che mi sia riuscito.
Era molto che volevo farlo, parlare di qualcosa di così drammatico da una visuale diversa.
Vi invito di nuovo a leggermi, se ne avrete voglia,
E se avrete gradito, di votarmi.
Ho fatto presente al sito che molti di voi hanno trovato difficoltà con l'username, mi hanno risposto che se vorrete potrete mandare una mail per recuperare i voti, ma non vi chiederò mai tanto disturbo.
Leggete questo breve racconto per onorare tutte le donne che hanno subito e subiranno questa atroce violenza. 
Quello che farei io è scritto. Perchè sono così e perchè so di cosa parlo.
 Se poi proprio non potrete fare a meno di votare e commentare ne sarò strafelice ;-))))!!!
Baci a tutti a voi, amici cari:)) 

P.S.
Per coloro che non lo sanno, il sito Zeugmapad permette di leggere qualunque racconto gratis: ragione di più per leggerlo subito!!

venerdì 23 novembre 2012

Le tigri del vino

Quando non ci sono parole per la brutalità umana

Fonte: Beauty Equation, articolo scritto da Chrissy Varey
Traduzione di Elena Intra
L’unica vera differenza tra tutte le razze umane presenti nel nostro pianeta è data da ciò che si vede all’esterno. Dentro, abbiamo tutti le stesse abilità: siamo capaci di coraggio, compassione, umanità e amore incredibili, così come siamo tutti in grado di vigliaccheria, indifferenza, crudeltà e odio inimmaginabili. Questo articolo, quindi, non è diretto al popolo cinese direttamente, ma all’umano pregiudizio che questo comportamento incarna.
Le tigri hanno fatto spesso notizia ultimamente.
Siamo rimasti tutti sconvolti dal bracconaggio per il commercio legato a parti del loro corpo e alla pregiata pelle, e infatti negli ultimi anni sono aumentati i siti che diffondo petizioni per fermare questo massacro – come TigerTimeNow – alcuni dei quali hanno ottenuto risultati davvero positivi.
Il governo cinese ha firmato accordi che vietano la vendita di tigri – e loro parti -, dichiarando inoltre che l’uccisione di questi animali è fuori legge.  Nella farmacopea cinese gli organi di tigre hanno diversi scopi, gli occhi sono usati per curare l'epilessia, la bile per sedare le convulsioni, le vibrisse (i "baffi") sono usate per combattere il mal di denti e, cosa ormai risaputa, dal pene si ricava un tonico che dovrebbe donare vigore alla carica erotica. Tutti aspetti che hanno indotto l'uomo ad accanirsi contro questo animale, ormai vicino all'estinzione. Il paese ha anche giudicato illegale l’acquisto e la vendita del famoso "vino di tigre", ottenuto dalla macerazione delle ossa del felino, dal costo di circa 210 euro a bottiglia.
Ovviamente, hanno firmato il documento ma poi si sono fatti una risatina. Non hanno effettivamente bisogno di continuare il lucroso commercio di tigri selvatiche: i trafficanti hanno le loro fattorie di tigri, spesso spacciate per riserve dove viene anche permesso ai visitatori ambientalisti di vedere gli animali
.
Ma come hanno fatto a raggirare il divieto di uccidere le tigri? Semplicemente lasciandole morire di fame. Si sono persino fatti apertamente beffe della legge. Una e-petition è stata infatti creata per invitare il governo cinese a fermare una recente asta dedicata al vino di tigre. Le prime e-mail forse sono arrivate, ma le altre sono state bloccate. L’asta è stata poi interrotta grazie al coraggio di un giovane giornalista che vi ha partecipato denunciandone apertamente l’illegalità, tanto che alla fine è stata chiamata la polizia e il vino è stato confiscato. C’è da dire che erano già state vendute una quarantina di bottiglie e viene spontaneo chiedersi cosa sia accaduto al resto del vino. Voci ufficiali dicono sia stato distrutto.
Come se non fosse già abbastanza orribile, c’è dell’altro. Un attivista animalista si è recato di persona per vedere cosa sta effettivamente succedendo in queste “riserve” (a quanto pare, a nessuno è mai stato impedito di visitare le fattorie di tigri, il che dimostra che non c’è timore o consapevolezza alcuna da parte dei proprietari). Ciò che l’uomo ha scoperto e poi riportato, ha sconvolto e disgustato tutti, anche gli attivisti più navigati. Nell’Heilongjiang Tiger Park i visitatori sono stati invitati a comprare animali domestici come polli, anatre e mucche.
Queste bestie sono state poi gettate vive nella gabbia delle tigri affamate, causando una crudele carneficina per il solo divertimento e l’istruzione del pubblico presente (la pratica è meglio conosciuta come live feeding, ndr). Questa, naturalmente, non è istruzione da nessun punto di vista. Si tratta solo di una bieca giustificazione alla più perversa caratteristica umana…la sete di sangue! Cercare di ingannare il mondo, facendogli credere che si fa del bene alle tigri dando loro animali vivi da mangiare, è ridicolo e non ha nulla a che fare con l’istinto naturale di caccia.
Gli animali domestici, con cui vengono alimentate le tigri, hanno alle spalle molte generazioni di allevamento mirato; sono stati completamente trasformati rispetto ai loro antenati selvatici e non sanno assolutamente come comportarsi da “prede”. Tutto ciò che rimane della loro reazione istintiva di fronte al predatore è il terrore e la paura che precede la dolorosa morte.
Questo articolo rappresenta solo un breve riassunto di quanto è stato scoperto. Per un approfondimento si consiglia di visitare il sito www.tigertime.info, dove si trovano resoconti scritti da coloro che hanno assistito in prima persona alle atrocità descritte.
A tutto ciò si oppone strenuamente lo staff di TigerTimeNow, i suoi soci e sostenitori: le tigri hanno il diritto di rimanere al sicuro e libere dallo sfruttamento avido e spietato del genere umano. Ci sono solo 3.200 tigri in libertà al mondo e il loro numero diminuisce ogni settimana. Se riusciamo a insistere sull’introduzione di un divieto mondiale sulla vendita di parti e pelli di questo meraviglioso felino, allora i bracconieri e le fattorie di tigri non avranno più scampo.

Dopo aver letto e riportato questo articolo, che so non essere recente, mi restano ben poche considerazioni personali da fare: non bastavano le fattorie degli orsi della luna che vedono le povere bestie con una cannula infilata nella colecisti per "spillare" bile come fosse un buon rosso d'annata; ora ci serve anche questo mostruoso vino dai fantasmagorici poteri e corna di rinoceronte per potenziare attività maschili un po' sopite.
Ammettiamolo.
Siamo dei mostri.
Mi viene quasi voglia di sperare che i maya avessero ragione e il 21 dicembre finisca tutto per ricominciare in un modo migliore. Con creature migliore degli umani.

lunedì 19 novembre 2012

L'amore perduto



www.zeugmapad.it/


Questo post è vergognosamente a scopo pubblicitario:)))
Sto partecipando ad un concorso sul sito Zeugmapad dove spesso pubblico i miei racconti e se ricevo un numero adeguato di visualizzazioni e di votazioni potrei vincere un Kobo Touch Silver e quindi a chi chiedere di leggere un racconto on line se non ai miei amici virtuali che siete voi!!
Il racconto è pervaso da una vena malinconica, la protagonista si domanda  quali sono le parole di un amore perduto, quando e come finisce un amore ormai perso nella banalità degli anni. Come ci si accorge che qualcosa è inesorabilmente cambiato per sempre?
Se volete saperlo e se avete piacere di leggere un istant book leggero e poco impegnativo, lo troverete tra le novità sulla home del sito.
Mi raccomando: siate numerosi, vorrei proprio vincere!!!

P.S.
Dovete avere molta pazienza con me perchè partecipo anche con un'altro racconto che è in fase di rifinutura: è un noir molto drammatico.
Quindi VOTA ANTO' VOTA ANTO' VOTA ANTONELLA!!!

venerdì 16 novembre 2012

'A cunzegna

'A sera quanno 'o sole se nne trase
e dà 'a cunzegna a luna p' 'a nuttata,
lle dice dinto 'a recchia - "I' vaco 'a casa:
t'arraccumanno tutt' 'e nnammurate".




Lo so.
Ho detto che non sono romantica, che non mi piace
l'amore smielato, melenso ecc...
Ma ho bisogno di esorcizzare il post precedente e chi meglio del grande, immenso Principe De Curtis poteva farlo?!
Questa breve poesia, un pensiero direi, fa parte della raccolta 'A Livella; molti anni fa la ricopiai con una grafia simile a quella degli amanuensi e la incorniciai mettendola nel corridoio di casa. Non c'è più da molto tempo, però ho ritrovato il libro e questi versi struggenti mi aprono il cuore e mi regalano una, se pur breve, parentesi di serenità. Credo proprio che a nessuno serva la traduzione.
                                                                                                                   

giovedì 15 novembre 2012

Un tranquillo mercoledì di paura

Dunque, avevo un appuntamento per il 15 per un esame medico non molto divertente: gastroscopia.
Invece mi telefona la segretaria di reparto e  l'anticipa per il 14. Ieri.
Ho sempre pensato: beh.... se una ha partorito, che può capitare di peggio? Ora lo so.
A parte il digiuno totale, anche di liquidi, che sarebbe il meno visto il dolore assurdo che mi pervade da mesi, l'ansia mi è arrivata di botto alle 2,35 di notte. Ho aperto gli occhi e non li ho richiusi più.
Nei giorni precedenti ho visionato tutti i video di gastroscopia che ho trovato sul web e ognuno mi terrorrizzava più degli altri.
Come se non bastasse l'ospedale non garantisce più la sedazione profonda per mancanza di personale e di fondi, quindi sono stata costretta a scegliere la sedazione cosciente. Sembra un ossimoro.
Entro nella sala, praticamente spinta da un infermiere, i due medici sono giovanissimi anche se competenti e tranquilli, gli infermieri assistenti ottimi. Chiedo di darmi tutti i sedativi che hanno a disposizione e cominciano a ridere.
Mi metto il camice e mi giro sul fianco e il giovane medico dice ridendo." Ma quanti video s'è visti, che sa pure come si mette la testa?" Rispondo "Fate quello che dovete e alla svelta"
L'infermiera chiede, infilando l'ago cannula:" Dottore, quanto Minias?"
"Cinque" rispondo io
"Signora, abbattiamo un cavallo con cinque, gliene diamo 3 solo perchè è agitata"
" Guardi che a me 3mg non mi fanno un baffo. E poi saranno cavoli vostri"
Ridono tutti " Tranquilla, tra due minuti dormirà!"
Col cavolo!!!
Quell'enorme tubo nero ha esplorato tutto il mio digerente senza che nemmeno mi si chiudessero gli occhi
Ogni tanto dicevano" Ma non le gira le testa?"
Facevo No con la mano visto che avevo il boccaglio e l'ossigeno al naso.
Quando già l'infermiera stava togliendo il sensore al dito, quello collegato ai monitor e   riaccendevano le luci, ecco che i medici chiamano il professore e cominciano a parlare il medichese.
Rimettono il sensore, l'ossigeno e rinfilano l'orrido tubo nero per effettuare un numero abnorme di biopsie: sembrava che un granchio si stesse cibando delle mie viscere.
Dopo quella che è sembrata un'eternità mi estubano, mi coprono con un lenzuolo e mi portano in barella in una sala dove dovrei smaltire l'anestesia.
Guardo per una mezz'ora il soffitto, poi sento il "dottorino" che dice " Si è svegliata la signora?"
Rispondo da dietro il paravento " Guardi che la signora non ha mai dormito"
Entra ridendo " Mi sa che aveva ragione: 5 mg sarebbero andati bene e avrebbe sofferto di meno"
Gli ho risparmiato il "Glielo avevo detto!!!"
Piccolo particolare: c'è qualche problemino, solo la biopsia mi dirà quanto grave.
Tra un mese.
Sarà quasi Natale.
Speriamo bene.

domenica 11 novembre 2012

Momenti scemi

E basta con l'amore stappalacrime o sdolcinato da indurre una crisi iperglicemica.
L'amore è anche scanzonato.
Non ci credete?
Leggete un po'



Momenti scemi (Trilussa)

Le lettere ch'ha scritto Rosa mia
l'avrebbe d'abbrucia, ma nun ciò core:
le tengo chiuse drente a un tiratore
framezzo a li mazzetti de gaggia.
Fa tanto bene a ripensa a l'amore
ne li momenti de malinconia:
provi una spece de nun so che sia,
come un piacere de sentì dolore.
Ched'è? da che dipenne? Nun saprei:
ma so che 'st'impressione io me la sento
se rileggo le lettere de lei.
Se tu vedessi quante ce ne stanno!
Me n'avrà scritte armeno un quattrocento.
perché m'ha cojonato più d'un anno!




Traduzione per l'Italia tutta

Le lettere che mi hai scritto Rosa mia
dovrei bruciarle, ma non ne ho il coraggio:
le tengo chiuse dentro un cassettino
in mezzo a mazzolini di gaggìa.
Come fa bene ripensare all'amore
nei momenti di malinconia:
provi una specie di non so che sia,
come un piacere di provar dolore.
Cos'è? Da che dipende? Non saprei:
Ma è questa l'impressione che io provo
quando rileggo le lettere di lei.
Se tu vedessi quante ce ne stanno!
Me ne avrà scritte almeno quattrocento,
perchè m'ha preso in giro più di un anno! 



Mi piace!
Mi piace da morire.
Irriverente, sagace, autoironico!
Ma si.
L'amore è pure questo!!





venerdì 9 novembre 2012

Il massacro delle donne

Mai, nemmeno una volta ho chiamato bianca la morte che ha ucciso un lavoratore. Ho sempre scritto che era stato ammazzato. La morte in guerra per esempio, di persone innocenti che fossero bambini, uomini o donne, non avrei mai potuto chiamarla “effetto collaterale”, o “vittime di dannati calcoli errati di armi più o meno intelligenti”. Nemmeno ora scriverei di dramma e disperazione, dinnanzi alle persone che si uccidono per la mancanza del lavoro, perché impossibilitati a garantire un’esistenza dignitosa a loro stessi e alle loro famiglie. La chiamo strage, carneficina, ne denuncio – a mio modo – i responsabili. Mai una volta ho detto che una donna uccisa era stata vittima di un dramma della gelosia, ma ho sempre scritto che una donna era stata ammazzata. La morte non è cosa che si possa edulcorare con la gentilezza della parola. 16 inviti per firmare un appello, l’ennesimo, che io non firmerò per ottenere l’ovvietà in questo mondo che attraverso la “neolingua” ha controllato e controlla le menti di chi della comodità semplificante ha fatto religione. Bisogna far sapere ai giornalisti, che di fronte al cadavere di una donna non si dovrà più parlare di dramma della gelosia, ma di “femminicidio”. Con l’appello, quindi, si chiede di non utilizzare un termine cretino, per sostituirlo con uno stupido. Femminicidio è la parola di oggi, che gira sui social network, che viene accompagnato da immagini più o meno toccanti di donne livide e massacrate. L’immagine è fondamentale per ricordare di cosa stiamo parlando, perché le parole donna-massacrata non basterebbero nell’epoca della multimedialità feisbucchiana. Femminicidio non vuol dire nulla, però è bello, nuovo, ha presa. Vogliamo parlare di donne massacrate nelle loro case? Parliamone con le stesse donne che subiscono silenti le violenze quotidiane, quando nei pomeriggi d’estate si chiudono le finestre per non sentire le urla che arrivano dal piano di sopra o di sotto; dalla casa accanto. Si abbia il coraggio di riconoscere gli occhi delle nostre amiche, figlie, vicine di casa che si spengono giorno dopo giorno. Riconosciamo i volti spaventati e gli sguardi persi che chiedono un aiuto che a volte si preferisce non dare, non domandando per non sapere. Impariamo a guardarci negli occhi, a non aver paura di sapere. Ricordiamo cosa è stata la nostra vita per riuscire ad essere utili in quella degli altri. Occupiamoci delle donne vive, così che non diventino “femmine morte” da piangere e rimpiangere. Occupiamoci di quelle donne che non ridono più e nemmeno piangono, che non hanno lividi da mostrare, ma cicatrici nell’anima che non guariranno mai, violentate psicologicamente, vessate, rese incapaci di essere vive oltre alle necessità del padrone da soddisfare. Perché anche loro un giorno potrebbero scegliere di morire, solo per essere finalmente libere. Se bastasse davvero firmare un appello per rendersi partecipi a un cambiamento, a un miglioramento, a un qualunque tipo di ritorno alla civiltà mi slogherei il polso. Già, ma che dico! Non si fa tanta fatica, basta un click. 
di Rita Pani 

 
 Ho copiato questo post dal blog " La mia Moleskine" con il permesso di FarfallaLeggera 
Penso che più circolino articoli di questo genere, più possiamo sperare in un futuro migliore per le donne.
Come FarfallaLeggera anche io ritengo che il termine "femminicidio" sia inappropriato: lo trovo ghettizzante.
Femmine, neanche donne, femmine; ridotte a puri oggetti in  condizioni indicibili dalla meschinità maschile.
Essere vittime non può e non deve essere il nostro destino.
 
 

martedì 6 novembre 2012

Nel mezzo del cammin della mia vita....

Ecco.
Ci siamo.
Mi trovo proprio nel mezzo del tragitto che mi porterà da Caron Dimonio dagli occhi di bragia.
Si ci sono arrivata alla metà della mia vita, ma devo dire che non ho ancora capito nulla.
Sono cresciuta in una epoca nella quale bisognava essere obbedienti, bravi a scuola, andare a Messa la domenica e tutto un andazzo del genere.
In parte ho seguito i suggerimenti, in parte, per fortuna no.
Ho fatto molto di testa mia, l'istinto ha sempre prevalso sulla logica; non sempre mi ha aiutato.
Sono stata " una brava ragazza"; qualche volta no.
Mi si diceva di non fumare, ma l'ho fatto lo stesso
Andare al campeggio a 18 anni con 3 ragazzi e 2 amiche?!
Scandaloso!!
Sono andata e ancora ricordo con struggimento le notti infinite passate sulla sabbia fresca a guardare la Luna e gli occhi di brace che mi fissavano ardenti.
Sono andata sempre controcorrente, come i salmoni, e come loro ho trovato gli orsi pronti a ghermermi.
Ho passato nottate al Piper ballando sotto luci stroboscopiche e mi sono beccata sassate e insulti perchè nel '79 lavoravo al reparto di interruzione gravidanza dell'Umberto 1 di Roma, all'alba del referendum; sono stata persino ricoverata per una grave contusione da parte dei manifestanti.Andavamo a lavorare scortati dalla celere.
Ho sviluppato un istinto per il bello e per l'arte in genere pur senza conoscenze accademiche, ho frequentato persone molto al di sopra di me e da loro ho imparato quel che potevo. Mi si diceva di essere sincera: l'ho fatto ed è stata terra bruciata.
Non credo che nessuno di noi sia davvero pronto alla sincerità, penso faccia davvero male. A me fa male solo averla elargita.
Mi dicevano: sii educata. 
La mia educazione mi ha fatto prendere un sacco di pugnalate alle spalle, proprio per non essere capace di mandare nessuno a quel paese.
L'ultima volta che mi sono confessata il sacerdote mi disse che vedeva in me una sofferenza rabbiosa che gli ricordava il Caravaggio. Peccato che lui non ha visto il suo vice che se la faceva con una pia parrocchiana madre di 3 figli. Sono fuggiti insieme in quel di Bergamo.
Vorrei essere capace di dire  in faccia quello che penso, ma  decenni di perbenismo mi hanno piegata e allora uso la satira più caustica: l'unico svantaggio è che per capirla occorre essere intelligenti.
No. Non ho capito proprio niente di questo viaggio misterioso che mi è toccato in sorte.
Peccato non avere l'opzione" Riprova "

domenica 4 novembre 2012

L'uovo di Colombo

Oggi , alle 14, il tg 3 ha mandato in onda un servizio che aveva dell'incredibile.
Dunque l'Università di Roma 3, per conto del Laboratorio di sviluppo locale ed economia sociale, ha diffuso il rapporto annuo sulla diversa qualità di vita nei diversi municipi di Roma.
Voi non ci crederete, io stessa, romana doc, ho tentennato quando ho sentito che ai Parioli la qualità della vita è migliore, si può contare su un'istruzione migliore ed una aspettative di vita di almeno 5 anni maggiore rispetto a gli altri municipi.
Pensate che il mio quartiere, fanalino di coda tra tutti, mi vede addirittura tra i possibili alienati della capitale e ovviamente più vicina al trapasso, rispetto ad un pariolino di almeno un lustro.
Mi domando, ma quanti milioni di euro saranno stati spesi per scoprire l'ovvietà?
E quanti brillanti ricercatori avranno versato sudore su tomi di statistica per accorgersi che i quartieri periferici stanno peggio dei Parioli e del centro?
Dovevo scriverlo.
Talmente assurdo
Talmente ridicolo
Come se non me ne accorgessi ogni volta che mi affaccio al balcone.
Altro che scoperta dell'acqua calda











     
La prima foto si riferisce ovviamente ai Parioli, la seconda è l'Acquedotto Alessandrino e io abito proprio a pochi passi dagli archi.
Camperò 5 anni meno di un pariolino: potrò mai sopportarlo?!