venerdì 28 dicembre 2012

Credevo fosse una favola.... invece era un trattato filosofico

Domenica 23, come tutti i Natali che si rispettino, sono andata al cine. Mio marito non ha opposto resistenza e mi ha concesso carta bianca. Secondo voi che potevo andare a vedere?
Bravissimi!! Avete indovinato. Ho visto Vita di Pi
Entrati nella multisala ci saranno stati un centinaio di bambini, ero perplessa perchè, per quel che avevo letto, non era un vero e proprio cartone animato.
Così è stato. Ottimo Ang Lee!!
Un film d'autore senza dubbio, fotografia eccezionale, grandi interpreti, un cammeo di Depardieu straordinario, effetti speciali eccezionali.
Io ho scelto la versione senza 3D, mi avrebbe distolto dalla trama che è stupenda e merita tutta l'attenzione.
Un viaggio dentro se stessi lungo una vita. 
In Canada un giovane scrittore a corto di idee, incontra un distinto signore indiano: di lui gli aveva parlato suo zio, dicendogli che quando avrebbe ascoltato la sua storia, avrebbe saputo cosa scrivere.
Il giovane Piscine (Pi), ragazzino attratto dalle religioni, dalla filosofia e alla ricerca del senso estremo della vita, vive la sua giovinezza potendo seguire tutte le religioni che vuole avendo genitori colti e intelligenti. Quando si presenta un'occasione d'affari, il padre apre un grande zoo, ma ben presto la sorte comincia a girare male e la famiglia si vede costretta ad abbandonare l'India e ad imbarcarsi insieme agli animali verso nuovi lidi. Pi si ritrova in balia di una tempesta nell'Oceano, la più spaventosa che abbia mai visto al cinema,( La tempesta perfetta sembra maretta al confronto) e inghiotte la nave che trasporta la sua famiglia e gli animali dello zoo. Si ritrova solo tra onde alte come palazzi nella notte più buia della sua esistenza, su una scialuppa in compagnia di una iena, una zebra e un orango. Il giovane Pi cerca di resistere come può alla ferocia della iena che, finito di sbranare la zebra e l'orango, rivolge la sua attenzione a Pi.
Chi interverrà?
Richard Parker, maestosa tigre del Bengala che si era rifugiata sottocoperta.
Per il film Lee ha usato una maestosa tigre maschio King ( il nome dice tutto) nelle scena della gabbia e mentre nuota e tre femmine in quelle dove è più aggressiva ( ...quando dici donna...) il tutto unito al digitale.
Se convivere con una iena è impossibile, farlo con una tigre è impensabile.
Pi farà ricorso alla sua intelligenza, all'astuzia, alla preghiera, alla disperazione più profonda quando una nuova burrasca lo porterà ad urlare al cielo tempestoso " Che altro vuoi da me?!"
Un viaggio visionario tra il ventre di Giona, isole carnivore gallegianti e natura da incanto, il regista ci pone di fronte al dilemma: con chi sta naufrando Pi? Chi è Richard Parker? E soprattutto, chi è Pi?
Un vero e proprio trattato di filosofia, sul senso della vita e il nostro viaggio dentro di essa.
Altro che film per bambini.
Uscendo, la signora a fianco a me diceva a qualcuno :" Ma io me credevo che faceva ride.... e invece non c'ho capito un ca..o."
Buone Feste!!!!




venerdì 21 dicembre 2012

Bellezza o fascino?

Che sia  bella, anzi bellissima è innegabile.
Pure i ciechi si girano a guardare i manifesti che 
imperversano nel mio quartiere ( magari è una tecnica della Finanza per smascherare i finti ipovedenti).
Bella, altera, algida, irraggiungibile, capace di far desistere qualsiasi uomo che non abbia una smisurata autostima o un portafoglio adeguato.
Charlize Theron è una donna stupenda e una brava attrice, ha vinto anche un Oscar dove si è dovuta imbruttire artificialmente per sostenere la parte
Ma io sono del parere che il fascino sia tutt'altro:
sottile,  profondo, immortale..
Quando ero bambina,  già appassionata di film, dicevo sempre a mia madre:" Se fossi un uomo impazzirei per questa donna!" A parte l'allarmismo di mia madre che già si vedeva costretta a rinchiudermi in un convento e mi consigliava di concentrarmi sugli attori "maschi",  io ero stregata e affascinata da questa donna. Anna Magnani: occhi magnetici, labbra sensuali, forte e volitiva come poche.
Racconta Clint Eastwood che quando lo convocarono a Cinecittà per Un pugno di dollari, lui chiese, anzi impose di conoscere immediatamente Nannarella: era folle di lei, la trovava una donna straordinaria, diceva che i suoi occhi lo incendiavano
e avrebbe voluto passare le dita tra quei capelli sempre spettinati. Per convincerlo a venire a Roma gli promisero di fargli incontrare Anna, ma quando fu il momento, lei gli passò a fianco salutando solo il regista Sergio Leone e ignorando il giovane aitante: gli restò nelle narici il suo profumo e i suoi capelli corvini che svolazzavano nel vento romano.
Anna ordinava ai suoi truccatori di non nasconderle le rughe :" Ci ho messo una vita a farle venire, e mo' me le volete cancellà?!" Alla faccia del botulino e ritocchino!
Anche Renato Zero ha un aneddoto bellissimo sulla Magnani: si trovava ragazzino nella utilitaria del padre, caldo e traffico sulla Colombo già da allora. L'850 o forse la Prinz del papà rallenta e lui vede sulla corsia alla sua destra una Mercedes cabrio che li affianca e guarda affascinato e trasognato una donna stupenda che ricambia il suo sguardo, restano così un po', poi lui ricorda il tintinnio dei suoi bracciali d'oro mentre si aggiusta i capelli indomiti e lei che, ripartendo, gli dice  ridendo " Ciao nì!"
Renato guardò il papà e disse " Papà, mi ha salutato la Magnani!". " Renatì, mo' papà te compra un cornetto così te sveji!"
Anche per lui fu un sogno e fece suo il saluto di Nannarella.
Se oggi finisse il mondo, vorrei rinascere per una giornata bella come Charlize e per tutta la vita affascinante e volitiva come la Magnani.
Voi che dite, meglio bella o affascinante?

martedì 18 dicembre 2012

La notte

Io amo la notte.
Non perchè frequento locali, che pure ce ne sarebberero a centinaia.
Non perchè mi vestirei un po' in tiro,
togliendomi per una volta i jeans e rimpossessandomi delle mie sembianze da donna con tanto di tacchi a stiletto.
Io amo la notte per ben altri motivi.
Chiude un ciclo.
Un breve ciclo di corse, furia, discussioni; di frequentazioni forzate con persone detestabili, di frustrazioni,
di desideri infranti e speranze inabissate.
Amo la notte quando si avvicina: il crepuscolo, come un ebbrezza in divenire, un fremito sottile. Il cielo che si incendia e anticipa quello che sarà.
Amo la notte quando mi avvolge e la guardo srotolarsi su di me come un mantello cobalto: la furia si acquieta, i sogni riposano sino al giorno dopo e io posso finalmente dimenticare, anche se per poco, tutti i tormenti che il giorno mi porta.
Amo la notte fonda. Profonda. Con i suoi suoni, i suoi profumi, con i venti freschi o gelidi che spazzano via la mente mentre gli occhi si riempiono con la luce delle stelle. Quando poi sono fortunata la mia amica Luna mi osserva silenziosa e discreta ma presente. Meglio di un essere umano.
Amo le notti solitarie: annuso l'aria e colgo ogni sentore lontano, di terra smossa, di foglie leggermente rancide, di animali che si aggirano furtivi e gli occhi si cibano delle nubi che fileggiano senza meta e senza padrone trasportate da una marea aerea.
Vivo la notte. Non come intende la maggior parte delle persone. Io vivo con la notte.
Poi la luna tramonta.



"La notte sa molte cose che il giorno dimentica perchè preferisce dimenticare. La notte scrive nel cuore degli uomini."
Dino Buzzati


domenica 16 dicembre 2012

Qui per quo

Ieri sera mia figlia torna a casa all 9,30, dopo 12 ore di lavoro in un negozio, con un contratto che definire precarissimo è un eufemismo: ma i nostri ragazzi hanno l'obbligo di non essere schizzinosi e pertanto.....
Mentre sta cenando mi chiama:" Ma', senti oggi che mi è successo. Mi chiama una signora e mi dice: senta signorina, ma non avete borse senza stress? Ho cercato di mascherare la risata che mi stava uscendo e con diplomazia le ho risposto: no signora, mi dispiace, in questo periodo sono andate via come il Prozac!"

giovedì 13 dicembre 2012

Hesse o non Hess

Ieri mattina. Ore 7,30. Gradi 0, forse pure meno.
Mi aggiro senza riuscire ad orientarmi dentro il Policlinico Umberto I, una città nella città. Ripercorro alcuni vicoli che percorrevo quando qui ci lavoravo. Oh...guarda! Quel pannello d'alluminio dell'Acea c'ha ancora l'ammaccatura di una pedata destinata a me da una collega mentre ci rincorrevamo e poi dicono che noi romani non salvaguardiamo i beni culturali: dal '79 è rimasto ancora in ottime condizioni. Sempre a parlar male, che roba! Continuo il mio errabondare alla ricerca del padiglione perduto, mi accorgo che pochi passi dietro me c'è un energumeno barbuto, col cappellone di maglia nero, che poi è lo stesso che porto io, uno zainaccio consunto e occhiali neri. Guardo tutti i cartelli girati in posizioni stranissime e mi perdo ancora di più. Ho controllato la piantina sul pc e mi sembra che ora devo girare per questo vicolo ombroso: "ma che gira pure questo? Oddio, passo solo io, mi rapinerà? mi stuprerà? mi farà a pezzi e getterà i resti nei famosi sotteranei e quelli di Striscia mi ritroveranno tra 10 anni?"
Mentre svolto l'angolo, una giannetta ( tramontana che stordisce) mi taglia la faccia e io, girata all'indietro per controllare l'orso barbuto, scivolo su una lastra di ghiaccio e mi scapicollo ( cado rovinosamente). Un attimo prima dell'impatto sul suolo congelato, una mano mi prende per la giacca a vento e mi trattiene: è l'orso barbuto " C'è mancato poco è?. Si appogi che l'aiuto" Oh Madonnina! E' un mostro o un boy scout? Mentre recupero la dignità, lui recupera le mie analisi, lastre, fogli e scartoffie varie che volano col vento. Torna col pacco di fogli " Signò, io credo che lei si sia persa, dove deve andare?" 
Ma allora non mi rapina? Forse nello zaino non ha un'ascia e non mi fa a pezzi
"Cerco il padiglione tal dei tali"
"Che va dalla dottoressa X?"
"Ssssi," titubante
"Ci vado pure io, mi dia la mano che andiamo insieme"
Do' la mano all'orso bruno che da vicino avrà poco più di mia figlia, e malgrado sembro nonna Abelarda sostenuta da un orco, mi faccio guidare  tra meandri lugubri sino a raggiungere un sottoscala che di un padiglione non ha nulla"
Mi aiuta a scendere le scale ghiacciate e mi tiene la porta aperta: ma quale santa donna ha educato questo principe sotto le  mentite spoglie di un orco?
Mi trovo in ambiente privo  di riscaldamento, di finestre e luce naturale ma con i soffiti a volta: sempre a parlar male.....
Capisco che devo aspettare moltissimo e cerco un posto per sedermi, l'orso mi chiama e mi indica un posto vicino a lui di fronte a due sciure. Le sciure non hanno una connotazione geografica: si trovano da Bolzano a Lampedusa e si diffondono a macchia di leopardo.
Io e l'orso sfioriamo le ginocchia delle sciure.
Getta lo zaino malconcio a terra che urta le scarpine a punta aperta della sciura A, lo fulmina e allontana con una pedata lo zaino; lui non si scompone e  inizia a leggere un tomo di una decina di chili: è scritto in cirillco. Ma avete capito? Sta leggendo un tomo vecchissimo scritto in russo! Inzio a smucinare  (rovistare in modo scomposto) nella mia borsa tra i libri che mi porto sempre dietro: due li ho terminati e mia figlia ci ha infilato dentro  Il lupo della steppa di Hermann Hesse e comicio a leggere. La sciura A inizia a parlare con l'amica " Non posso certo pensare di far frequentare a Gianmaria e Isotta gli istituti superiori pubblici, ma ti rendi conto? E' di una sconvenienza senza eguali! Io e Galeno ( ma da dove vengono questi? Galeno!? ma che nome è ?) abbiamo acquisito dei depliant  sui college esteri. E' il minimo che si può fare" Sciura B" College in Paris?"
"No, no college to London for my childs!" Continua B " Si fanno tanti sacrifici a rinunciare al corso di pilates e al circolo di tennis per dare ai nostri figli una educazione come si deve, anche io manderò Sharon a Londra"
A. incalza " Si corre sempre il rischio che quando tornano si trovano decontesualizzati a frequentare poi certe persone.." Si toccano i gomiti e ci indicano col mento: ci hanno preso per madre e figlio a me e l'orso.
Lui non alza gli occhi dal libro, il mio scivola a terra a causa del cedimento delle braccia ( me so' cadute le braccia...) e pure del gelo. Sciura A ad alta voce: hai visto che roba: legge Hesse, il nazista, ma che gente!!
Abbiamo ragione io e Galeno a volere qualcosa di più per i nostri ragazzi. Saranno due anarchici e pure drogati, che roba!!
L'orso raccatta Hesse e me lo porge, mi metto bella comoda, guardo negli occhi la sciura con le perle finte, la finta Kelly dei cinesi  e dico " Signora, quello di cui parla lei é Rudolf Hess, coautore di Mein Kampk, nazista morto suicida a Berlino nel famoso Spandau; quello che sto leggendo io è Herman Hesse, nobel nel '46. L'ho imparato a Roma, in una borgata."
Mi fa eco l'orco " Ah! Signora, guardi che Spandau non è il gruppo musicale dei suoi tempi, ma un carcere che è stato raso al suolo dopo il suicidio di Hess. Lo dica pure a Galeno."

martedì 11 dicembre 2012

Lupo solitario

C'è poco da dire o da disquisire.
Non assomiglio per niente a tutte le persone che 
conosco, specialmente alle donne. Sono ruvida, dura e fragile allo stesso tempo; difficilissimo trovare persone disposte a spendere una parola gentile sul mio conto, al contrario cerco sempre di equilibrare le situazioni instabili che si possono verificare. Non ricordo alcuno che abbia fatto altrettanto per me.
Sono un po' come il Grinch, non amo particolarmente il Natale e tutte le feste in genere; preferirei festeggiare un giorno qualunque del calendario con una bella passeggiata in un bosco profumato di resina e un pranzo frugale in rifugio sperduto. Non mi faccio sconti, sono consapevole della mia imperfezione, ma uso l'indulgenza per quasi tutti: prima m'infurio come una iena e poi comincio a pensare che forse è tutta colpa mia, del mio caratteraccio.
" L'indole è innata, il carattere si modifica" Impressa nella mia mente una delle prime lezioni di psicologia che mi venne impartita ai tempi delle superiori; quindi la mia indole iscritta nel DNA è quella di un lupo, possibilmente solitario.
Poi mi capita di leggere autori che non conoscevo e pensare che quello che sto leggendo forse è uscito dalla mia penna senza che me ne accorgessi.

Sono molto più paziente con gli altri di quanto lo sia con me stessa, e mi è molto più facile tirar fuori i lati positivi nelle cose degli altri che non nelle mie. Sono un tipo così. È un po’ come essere quella superficie ruvida su una scatola di fiammiferi. Il che mi sta benissimo, intendiamoci.
Meglio essere una scatola di prima qualità che un fiammifero scadente.
Haruki Murakami

E allora basta poco a farmi tornare il sorriso: Haruki l'aveva capito bene quello che si sente dentro e capace di scrivere come pochi, è riuscita a trovare le parole giuste per mettere questa sensazione nero su bianco.
Niente fiammiferi scadenti per questo lupaccio: io resto qui, ad osservare dietro i grossi alberi, i fiammiferi scadenti che bruciano in fretta.

venerdì 7 dicembre 2012

Il lento della nostra vita

Io amo senza condizioni il blog di Riccardo Rossi
Si da' il caso che io e Riccardo siamo coetanei, quindi abbiamo in comune esperienze negli stessi anni.
Vi propongo un suo vecchio post che io adoro e trovo profondamente ironico e nostalgico. Concordate?
 
 


 
Il brano perfetto per rimorchiare alle feste di classe del sabato pomeriggio era un pezzo preso da un album del 1975 dei Pink Floyd, scritto da David Gilmour, Roger Waters, Richard Wright. La proprietà di questo disco era dei fratelli maggiori che avevano paura che glielo rigassimo con la puntina. Ma perché si aspettava questo pezzo alle feste ? Primo, perché era lunghissimo, durava 13 minuti e 40 secondi, secondo perché in quei 13 minuti e 40 ti dovevi giocare tutto con la vittima, e cioè quella poveraccia della tua compagna di classe che non sapeva, o forse sperava, vallo a sape’, che le sarebbe toccato l’approccio più sfrenato di tutto il pomeriggio, perché poi queste feste erano di pomeriggio, con la luce, e infatti tutte le serrande, le tapparelle, le persiane di casa, le tende, tutto veniva chiuso per rendere più torbida, erotica, peccaminosa, l’atmosfera. Siamo quindi in una dark room ante litteram, tutti sudati, con questi maglioni con scollo a V di Benetton. Quindi tutta la casa al buio eccetto una stanza: la cucina, dove c’era Nonna che metteva le pizzette di Ruschena al forno a scaldare e si chiedeva:
- Ma che musica è questa di questi drogati?
Che se ci pensi, per una volta aveva ragione... perché un album con la copertina di quello che la giacca gli prende fuoco, la puoi concepire solo se sei tossico dentro!
Comunque cominciava questa musica e tutti scattavano in piedi per fare a quelle ragazze sedute sul divano a fumare le Merit o le Multifilter, non facevano male, o le Mildesorte con il climazone
la fatidica domanda:
- Balli?
E cominciava questa “nenia” che non finiva più perche tutti noi aspettavamo lo scoccare del 4 minuto, dove arrivavano 4 note che dovevano cambiarti la vita: o la prendevi e la stringevi sui fianchi (cercando di dissimulare quello che accadeva senza il nostro controllo...) con queste note o non lo facevi più!
È fatta! Ci sta! Ci sta, dopo le chiedo se andiamo in camera o se se si mette con me! Che ci diamo i baci, che alla ricreazione stiamo insieme, che le faccio il regalo al compleanno, che lei lo fa a me, e poi io a lei, che ci aspettiamo fuori perché lei è la ragazza mia, perché io ciò la ragazza e te no, e guai chi la tocca perché poi fa i conti con me, e poi andiamo insieme in motorino, e tutti ci guardano, fuori dal cancello e poi dopo piove, ma non importa, perché quando mi saluterà, avrà tutti i capelli bagnati e sarà ancora più bella, perché non c’era il casco.
E poi passa il tempo, i mesi, gli anni, e quando la rincontri una vita dopo al supermercato vedi che è diventata grassa coi figli brutti, ti viene incontro lei e ti chiede “ti ricordi di me?” No! E te ne vai, e ti dici “meno male che gli piaceva Marco” e tu avevi sofferto come un cane per tre settimane...

Ricordo ancora una festa esattamente come questa a San Lorenzo: nonna in cucina con le pizzette, porta chiusa come le finestre, tende tirate a far da paravento ai primi baci. Ricordo un bacio da record quasi da apnea, il brano effettivamente non finiva più. Non ricordo più con chi.O forse si.

giovedì 6 dicembre 2012

L'arte dell'inganno

Iniziamo col dire che a me non piacciono le rimpiatriate: ti perdi vista, ti ignori per vent'anni con persone con le quali hai condiviso la tua giovinezza e poi ti ritrovi in piena maturità con un perfetto sconosciuto a ricostruire pezzi di passato come un documentario storico.
Fattostà che ricevo una telefonata e la mia amica di vecchia data torna dal mondo dell'oblio: dai 13 ai 28 anni abbiamo condiviso tutto, scuola, amici, vacanze, ragazzi, mare, entrambe seguaci degli hot pants " chi mi ama  mi segua",  discoteche, primi amori, amori importanti e poi lei scompare nel nulla e dopo innumerevoli ricerche la lasciai libera di ignorarmi.
Io e R abbiamo 9 mesi differenza, praticamente siamo due ......enni; la ricordo come una ragazza più alta di me, capelli neri e occhi celesti, timida ma forte, forse troppo sensibile al fascino maschile, molto ricercata nel vestire ed elegante già in giovanissa età.
Decidiamo di vederci a Piazza di Spagna per prendere qualcosa al Caffè Greco, indosso i miei adorati jeans infilati in stivaletti da motociclista, una giacca a vento nera e gli immancabili occhiali neri, come sempre non mi trucco. Mi siedo sulle rive della Barcaccia e mi guardo intorno: mi aspetto di vedere una bella donna elegante e dai capelli scuri perfetti, i miei ( da rossa autentica) sono ora biondi supportati da un aiutino, ma come vent'anni fa sempre spettinati.
Continuo a cercare con lo sguardo: coppiette, pappagalli, pseudosoggetti, ma signore distinte niente. Mi sento toccare una spalla e chiamare il mio nome, mi giro e apro la bocca senza riuscire ad emettere suoni: un paio di scarpe di vernice rosso fuoco tacco 12-14, leggins neri, chiodo di pelle rosso  e una massa di capelli biondo platino fino ai fianchi.
Mi alzo, si toglie gli occhiali neri contornati da strass e finalmente i suoi occhi celesti mi confermano che è proprio R. Ma gli occhi sono quasi infossati negli zigomi a forma di mela che confinano con una bocca rosso scarlatto  di dimensioni innaturali, le sopracciglia tatuate snaturano lo sguardo dolce che ricordavo; mi abbraccia e mi accorgo di respingenti che non le appartenevano, era molto ammirata dai ragazzi per il suo fascino androgino.
Mentre c'incamminiamo  verso il bar mi rendo conto  che forniamo una coppia stranissima; parliamo,  ovviamente, dei vecchi tempi, dei vecchi amori, poi mi dice " Ma porti i jeans push up?"
" Veramente sono di mia figlia, lei se ne è comprati di nuovi"
" Beata te, io porto solo push up. Eh.... ti ricordi quando portavamo gli shorts da urlo?"
" Ricordo che avevamo 17 anni"
" Ma che tu non porti le extension?"
" R., lo sai, io detesto i parrucchieri e mi pettino solo quando diventa indispensabile"
" Beh.. io mi sono fatta bionda perchè agli uomini piacciono di più"
" Io perchè si coprono di più quelli bianchi"
Ci sediamo ad un tavolino e lei ordina un bianco Franciacorta, ma sono solo le 11 di mattina, ed io un banale tè. Inizia a civettare col cameriere. Provo un senso di disagio. Non si è accorta che le ridono dietro le spalle mentre si sfila il chiodo mostrando il decolletè esuberante e fasullo. Mi chiedo perchè l'abbia fatto: era una ragazza bellissima, corteggiata da molti ragazzi ed invidiata dalle ragazze.
" Neanche un po' di trucco ti sei messa, oh.... stiamo al Caffè Greco! Mi fai sfigurare"
" Mi piaccio di più senza niente e poi sono diventata allergica"
" Hai visto quel moro poggiato al banco come mi guarda? Mi sa che gli piaccio"
" Ma l'hai visto che avrà venticinque anni? Dai Ro'! Va' bene tutto, ma questo mica lo conosci, mica stiamo più a Ostia  20 anni fà!" Inizia a tamburellare sul tavolo le unghie in vetroresina di 7 cm.con disegni di palme, oceani e surfisti. Il moro si fa' avanti in compagnia di un amico figo come lui. Infilo una mano in tasca e simulo una telefonata inaspettata che mi rispedisce di corsa a casa.
L'ho detto. Non amo le rimpatriate. Sull'autobus che mi porta a casa immagino il giovane impaziente e R. intenta a sfilarsi i leggins push up, le 100 ciocche posticce, gli artigli sintetici, il trucco da Moira Orfei e scendere dai suoi 14 cm.
La riconoscerà ancora?

lunedì 3 dicembre 2012

Incomunicabilità


Sono profondamente convinta che in ogni rapporto umano, anche in quello meno coinvolgente, la cosa più importante è parlare. Parlarsi in modo profondo,sincero, confrontarsi, discutere, duellare e duettare con le parole. Ma le persone non lo fanno quasi più: non sanno più sedersi per raccontare di sè, senza paura di giudizi o pregiudizi, ma soprattutto, putroppo, non sanno ascoltare gli altri. Si va a teatro, al cinema, al ristorante, si guarda la tv, si ascolta la radio, si leggono libri, si naviga su internet, ci si mette gli auricolari per il cellulare, il lettore mp3, ma non ci si parla quasi mai… 
Conosco persone alle quali parlo, ovviamente dopo che che mi è stata posta una domanda e mentre rispondo o espongo i miei pensieri, le vedo pensare al minestrone, allo spinterogeno, alla schedina e allora mi sorge spontaneo: ma che me lo chiedi a fare se non te ne frega un......?
Forse sono una scema, ma se avvio una conversazione con una persona, sono interessata a quello che dice, anche se sono cose di poco conto le ascolto con uguale interesse.
Io ora sto scrivendo le mie considerazioni ma non posso esimermi dal pensare che queste parole sono come foglie nel vento che restaranno stabili poco meno di un attimo e poi voleranno via, come in fondo è giusto che sia.
Del resto, se non le avessi scritte, non ci sarebbe stato nessuno a leggerle.
Ho sempre detto che io scrivo sempre e solo per me stessa: l'intensità, la passione, la cura che uso non sarei in grado di gestirla se mi mettessi a pensare che qualcuno poi leggerà quelle parole.
Ma quelle parole rappresentano un legame che ci unisce al resto dell'umanità: perchè non ci ascoltiamo più?!
Ci sono mille cose che nessuno sa di me.
Io le ho scritte.
Nei miei racconti, nei miei pensieri cartacei; sono stati scritti per me essenzialmente, ma se gli interessati non si interessano di leggerli, come faranno a sapere chi sono  io davvero?
Forse non lo sapranno mai.
E avranno perso una grande occasione.

sabato 1 dicembre 2012

Il terzo uomo

Ne avevo già sentito parlare.
Ne avevo già letto sui libri di alpinismo che tanto amo. Ho avuto la possibilità di saperne di più leggendo i giornali scientifici che si compra mio figlio, tra  le decine di articoli ho trovato la spiegazione alla stranissima "Sindrome del terzo uomo"
Colpisce gli alpinisti che si avventurano in scalate ad altissima quota, la concentrazione di ossigeno nell'aria diminuisce salendo. Come gli scalatori ben sanno, già oltre i 3000 metri si possono avvertire leggeri sintomi d'ipossia, cioè di carenza d'ossigeno, quali mal di testa,perdita d'appetito, nausea. A quote estreme ( 7-8 mila metri), l'ipossia può indurre allucinazioni estremamente realistiche, come riportato da diversi scalatori di vette himalayane.In particolare può accadere di vedere, accanto al proprio compagno d'ascesa, un "terzo uomo" del tutto immaginario. Ad esempio; nel 1936 Smythe spezzò la propria tavoletta di cioccolata per dividerla con un compagno inesistente. Chris Bonington, sulla cima dell'Everest nel 1985, vide il proprio compagno Scott che lo incitava insieme a suo suocero e ad un'altra persona sconosciuta. Gli ultimi due , ovviamente, erano "fantasmi".
Nella foto del post c'è Bonington e un'altra persona: quale sarà il fantasma?