lunedì 30 dicembre 2013

La mia prima recensione ( e non a pagamento)!!!

E mica me l'aspettavo!!
Un fulmine a ciel sereno, un herpes quando meno te lo aspetti: vedo un post e la copertina del mio romanzo: penso a chi può averlo postato e invece è una recensione!
Primo pensiero: sarà taglente come una katana? Mi inviteranno gentilmente a dedicarmi all'uncinetto? Scriveranno che sarebbe stato meglio usare tutto il tempo che è servito per opere umanitarie tipo zappare i cachi?
La leggo, non la leggo, la leggo...col cuore in gola.
Accidenti ma è ottima!!
http://billthatkill.blogspot.it/2013/12/la-colpa-di-chi.html#more

Grazie a chi ha usato il suo tempo per recensire una perfetta sconosciuta e usare parole perfette per descrivere fatti, personaggi che ormai considero reali.
Sono felice!

 

giovedì 26 dicembre 2013

La sottile arte del riciclo





Oggi è il giorno in cui  tradizionalmente  si fa il bilancio di cosa è stato il Natale appena trascorso. Allora, ieri ci siamo sfondati a pranzo fino alle 4 di pomeriggio, e dopo un po’ ci siamo intristiti come una domenica pomeriggio dopo le 5. Oggi aria nuova,dopo l'ennesimo pranzo con  gli avanzi dei bagordi  (è riciclo pure quello) si butta tutto, le cartacce dei regali, al riciclo per favore, e si fa la cernita dei regali da cambiare. Primi tra tutti gli oggetti per la casa: schiaccianoci, cavatappi, sottobicchieri, assurdi oggettini made in China  brutti, ma talmenti brutti, aiutame a dì brutti che  vanno portati in parrocchia subito; capi d’abbigliamento con colori sbagliati: senape, lavanda, tortora, fucsia per il marito che viene quasi obbligato a sembrare più giovane, perizomi che nemmeno la Raffaella Fico indossa ( và bè... certo che non li indossa...), cravatte in materiale sintetico altamente infiammabile che inducono all'impiccagione, si provano a cambiare domani 27, i negozi sono aperti, se vi dicono no, lo portate in parrocchia per i terremotati, che li butteranno non appena li vedono. I libri, se vi hanno fatto la dedica, strappate la pagina e lo riportate indietro e non se ne accorge nessuno, cercate di prenderne uno un poco più caro, così il libraio non fa obiezioni e non controlla se per caso avete strappato la pagina con la dedica. Se vi hanno regalato un cd brutto, vuol dire che avete sbagliato a invitare una persona che ancora regala i cd e quindi ve lo tenete apposta e glielo ri-regalate tra due anni, quando non esisteranno più! Se vi hanno regalato un profumo brutto, cattivo, non un classico, ma uno di quelli nuovi, massima attenzione: dovete fingere il gradimento più profondo e fate finta: "Ma non mi dire che mi ha regalato Eau de Zampon, mamma mia, non sai quanto lo volevo, grazie!”. E lo mettete via senza aprire il cellophane, altrimenti non ve lo cambiano più! Domani lo cambiate con Midnight Poison aggiungendo una piccola differenza. Anni fa una parente acquisita mi regalò un orrido orologio in vetro delle serie brutto, ma brutto aiutame a dì brutto!! Ho finto un'emozione profonda e un gradimento persino esagerato, l'ho relegato per una decina d'anni dietro una quintalata di suoi fratellini in attesa di adozione e il Natale scorso gliel'ho rifilato di nuovo con un sorriso demoniaco sulle labbra: alla figlia è piaciuto, ce l'hanno ancora in bella vista in soggiorno!! 

giovedì 19 dicembre 2013

Speciale Kazzenger!!!

 

Stasera Speciale Kazzenger in diretta da casa mia!!
Dopo aver indagato a lungo se ci sia una relazione tra il Ratto delle Sabine e Topo Gigio ed estenuanti  disquisizioni se il Triangolo delle Bermude si può indossare al posto del perizoma, stasera Roberto Giacobbo, i detective di C.S.I e the Mentalist sottoporranno la mia lavatrice alla macchina della verità per farle rivelare in quale dimensione spedisce le decine di calzini che ci butto dentro e ritiro fuori SEMPRE dispari: che la mia lavatrice sia in grado di generare la quinta dimensione?!! Non perdete Kazzenger " La lavatrice del mistero"!

martedì 17 dicembre 2013

Un piccolo assaggio




Persa in pensieri così profondi non si è quasi resa conto di essere giunta davanti casa, apre in fretta il portone e la porta . Il corridoio è buio, s’intravede solo la luce azzurrina della televisione accesa in soggiorno, le finestre devono essere rimaste chiuse tutto il giorno perché l’aria è pesante, quasi rancida: effluvi di sesso, di sudore e di vino impregnano ogni centimetro. Si toglie la giacca di maglia grigia e l’appende all’attaccapanni dell’ingresso “ Mamma, sono tornata. Accendo il forno e preparo subito la cena per noi.” Meglio non dire a Dori che il cibo è di Lea, non l’ha mai sopportata, sarebbe inutile sprecare il fiato a spiegarle che non sono avanzi del pranzo ma che Lea ha preparato la cena apposta per loro due. A volte una bugia  può risparmiare un travaso di bile e Agnese l’ultima cosa della quale ha voglia è un calice di fiele.  Entra nella grande cucina e accende luce e forno contemporaneamente, apre i contenitori sigillati e mette l’arrosto già affettato a scaldare, mentre in una pentola versa il brodo profumato e si affretta a preparare una stracciatella “Mamma vieni.  Apparecchiamo insieme che tra dieci minuti è tutto pronto.” L’arrosto nel forno caldo comincia a spandere  il suo profumo nella cucina mentre il brodo sobbolle lentamente  appannando i vetri della finestra, inutile guardare oltre i vetri, le persiane sono rimaste serrate dalla mattina.  Il brusio sommesso della televisione giunge discontinuo fino in cucina, raggiungendo volumi elevati solo durante le pubblicità, comincia lentamente a rendersi conto della totale  assenza della madre; si asciuga le mani in uno strofinaccio e percorre il corridoio “Mamma mi senti o stai dormendo, guarda che è già tutto preparato, devi solo venire a mangiare.” La luce azzurrina della televisione rimane indifferente continuando a baluginare, Agnese percepisce un tremito dentro lo stomaco, un’anticipazione infausta che ben conosce  e per questo relegata nei più reconditi meandri della memoria “ Mamma, per favore, vieni con me in cucina.” Il suo timbro di voce è cambiato senza che lei ne abbia avuto coscienza, strascina lamentosa le poche parole mentre varca la soglia del grande soggiorno. La tivù è sintonizzata su un canale che trasmette televendite e un’imbonitrice cerca di spacciare paccottiglia per pietre preziose; la stanza invece non mistifica affatto la realtà, pur nella fievole luce  si riconosce benissimo il caos che vi impera: il vecchio tavolo è ingombro di posacenere stracolmi o rovesciati con le decine di mozziconi sparsi sulla superficie, una varietà di bottiglie troneggia su tutto il resto del tavolo, quasi tutte vuote, qualcuna riposa rovesciata con il suo contenuto rappreso intorno a sé. Dori giace scomposta sul divano, ha gli occhi aperti e la guarda, Agnese rabbrividisce, la consapevolezza di quello che l’aspetta le fa’ tremare il mento. Ai piedi del divano altre bottiglie vuote fanno compagnia a preservativi usati il tutto immerso in una pozza di vomito che sembra essere di Dori dal momento che i capelli biondi e spettinati ne sembrano intrisi. La donna osserva Agnese con un sorriso sbilenco  e cerca di tirarsi in piedi biascicando parole “Hai visto che cazzo di gente! Si sono scolati tutta la mia roba” agita la bottiglia vuota che ha in mano, indicando lo squallore tutt’intorno “ E sai cosa ha fatto l’ultimo cliente? Eh!... Sai cosa ha fatto? Non mi ha pagato! Non mi ha pagato dopo tutto il lavoro che gli ho dovuto fare…  Sai che ha fatto quello stronzo bastardo? Lo sai che ha fatto? Mi ha rubato tutti i soldi della settimana, tutti, tutti quanti. Ho lavorato così tanto per lui e si è fregato tutto bastardo maledetto!” Piagnucola e gesticola, affranta per l’alcol terminato e per il sudato salario settimanale rubato. Non le passa neanche per la mente che con ogni probabilità avevano programmato di farla ubriacare, tanto ci vuole pochissimo, per poi fregarle  tutti i soldi, quelli che lei teneva nel cassetto del comò, l’unico posto dove è proibito anche ad Agnese mettervi mano. Ora è in piedi, barcollante ma in piedi, guarda la figlia con lo sguardo acquoso e stralunato, puzza di alcol, sigarette, ma ancor di più di vomito... 

Disponibile anche su Mondadori: eccovi tutti i link 

http://www.inmondadori.it/Per-mia-colpa-Antonella-Mattei/eai978131101391/

 http://store.kobobooks.com/it-IT/ebook/per-mia-colpa


e anche sull'app iBooks


lunedì 16 dicembre 2013

Lawrence


Se ne è andato un'altro dei miti viventi. Un attore di talento superlativo. Un istrione.
Vidi il suo Lawrence in un cinema all'aperto in una bruciante notte romana e ne rimasi folgorata: mi procurai tutte le cassette dei suoi film e me li assaporai come un liquore pregiato.
Era davvero un grande. Otto nomination all'Oscar ( come Richard Burton) e sempre se l'è visto sfuggire di mano: da Gregory Peck, poi da Rex Harrison e nel '72 da Marlon Brando. Infine Hollywood si ricordò di lui con un Oscar alla carriera nel 2003.
Sconfisse il cancro negli anni '70 non smettendo mai di lavorare.
Poi meno di due anni fa disse " La passione è finita e non tornerà". Si ritirò in silenzio dalle scene.
Arriverci Peter, sempre troppo poco ricordato.





giovedì 12 dicembre 2013

Io, il Grinch!




Tra le svariate cause che mi hanno portato a detestare qualsiasi festa, comandata, non comandata, raccomandata; ecco una spiegazione pratica del motivo per il quale vengo chiamata Grinch.
Domenica scorsa. Dopo oltre 18 mesi, mia figlia ha una domenica libera dal lavoro ( questa è una festa per me!) e decide di girare tutti i mercatini di Natale nella zona dell'Eur: questo mi piace e girovaghiamo tra stand per quasi tutta la mattinata. Dopo pranzo ha un'idea meno grandiosa: giro al centro commerciale, già sento i sudori freddi, però dobbiamo comprare il pellet per il nostro adorato coniglietto  e acconsento. Dopo aver gironzolato un po' le viene un'idea pessima che mi propone con l'unico modo che sa potrebbe indurmi a cedere:" Dai, ti prego, un giro veloce, facciamo presto presto, chissà quando mi ridaranno una domenica!!!" Vuole andare all'Ikea.
Sento che proprio non ce la posso fare, ma i suoi occhi da cerbiatta implorante fanno leva sul mio senso di madre e cedo, benchè le impongo un giro massimo di venti minuti.
In realtà in venti minuti non troviamo neanche parcheggio e dopo veniamo incanalati in una marea umana che ci porta dove vuole. Siccome sono totalmente fuori dal corpo, funziona solo la testa che sente ripetere in continuazione dagli altoparlanti: " DLIN DLIN DLON, la bambina Tizia aspetta i suoi genitori allo SMASHELODEN ( la parola non è quella giusta, ma il suono è uguale e suppongo intenda la cassa principale); questo annuncio si ripete per tutto il tempo nel quale rimaniamo lì dentro, ovviamente a mano a mano i bambini aumentano e di genitori neanche la puzza.E allora mia figlia mi racconta questo fatto.
Esattamente la domenica precedente lei stava lavorando nel negozio super affollato e un'altra ragazza nota una bimbetta girare senza meta da sola; la tiene un po' sott'occhio e poi chiama la direttrice che la prende per mano e le chiede il proprio nome e quello della mamma; la bimba per fortuna sa tutto, le viene data dell'acqua perchè è molto spaventata e portata in CASSA1 dove il microfono comicia:" DLIN DLIN DLON, la bambina Tizia aspetta la mamma MEDEA in cassa 1". La bimba intanto viene intrattenuta da pupazzetti dei minions che le vengono regalati ma al quarto annuncio a vuoto ha una specie di crisi isterica: viene chiamato il direttore che controlla con le telecamere il parcheggio esterno nel caso qualcuno l'avesse abbandonata. Ordina di ripetere l'annuncio più spesso, in pratica due ogni cinque minuti: dopo più di due ore non si vede un'anima. Il direttore preoccupatissimo prende il microfono e l'iniziativa: "DLIN DLIN DLON, la bambina Tizia  aspetta la madre Medea alla cassa 1, al prossimo avviso mi vedrò costretto a chiamare i Carabinieri"
Dopo dieci minuti si affaccia dalla rampa delle scale interne una donna ( mia  figlia ha usata un'altra parola molto poco carina) che apostrofa il direttore :" Me la mandi su con l'ascensore, che non posso lascià il carrello con i vestiti!!!" Il personale si guarda in faccia evitando di commentare davanti alla bambina e l'accompagnano dalla madre.
Ecco. A me questa frenesia che rende idiota la gente mi da proprio fastidio!
Spero che la signora e tutti quelli che si scordano i figli per comprarsi le cianfrusaglie abbiano un Natale e un Capodanno di m...a!!!

mercoledì 11 dicembre 2013

Anteprima


                                               PER  MIA COLPA

 

Descrizione

La storia di Agnese e Lea si snoda in un arco di tempo dagli anni ’80 al 2004, con numerosi flashback sulla seconda guerra mondiale e i campi di sterminio.
Narrativa pura, con pochi dialoghi e un ritmo serrato. Tre generazioni diverse di donne con un presente e un futuro legati indissolubilmente. La carismatica Lea, ebrea romana scampata al massacro di Auschwitz, si trova a fronteggiare la disastrosa vita di Agnese, ragazza vittima di una madre alcolista e violenta, all’ombra di una provincia che parla e giudica dall’alto di uno scranno improprio.
Malvista per i suoi atteggiamenti altezzosi e provocatori, Lea nasconde un passato oscuro e mai svelato; il tempo non ha mai cancellato il tatuaggio sulla pelle, ricordo del campo di concentramento, né le strategie che ha dovuto attuare per uscirne viva. Rivede nella vita dura di Agnese, segnata dalle percosse della madre, il suo passato di moglie con un marito alcolista e le sue ferite riprendono a bruciare. Decide che deve intervenire. Lea si rivela una vendicatrice fredda e spietata: tutto quello che ha imparato nella gelida Polonia torna utile per salvare Agnese.
Un racconto che si snoda tra introspezione e piaghe della società attuale. Un viaggio nella memoria visto sotto un’ottica diversa. I ruoli non sono quelli che ci si aspetterebbe. Una deportata di quindici anni decide di proporsi per il ruolo di blokova (kapò) per sfuggire a un destino forse peggiore, s'impone di sopravvivere mentre la cenere di suo padre passa per il camino e si deposita sulla sua pelle, le entra nei polmoni. Un personaggio fuori dall’ordinario: per l’età, i modi sprezzanti, l’amore per il lusso e l’arte, la capacità di uccidere, ma anche la straordinaria forza di rimanere in piedi mentre il suo mondo crolla.
Chi può permettersi di giudicare?
Chi è il giudice? Ed è’ davvero scevro da colpe?

 https://itunes.apple.com/it/book/per-mia-colpa/id766995351?mt=11


martedì 10 dicembre 2013

Ci siamo!!

Finalmente è disponibile su iTunes e sull'app iBooks!!
 https://itunes.apple.com/it/book/per-mia-colpa/id766995351?mt=11


"Per mia colpa" un racconto dove la giustizia non è divina...

lunedì 9 dicembre 2013

Fervore creativo

E' una sensazione che mi piace, mi gratifica: vedere il proprio lavoro creativo che viene apprezzato senza essere ammanicati o conoscere "qualche pezzo grosso" ( pratica ormai quasi indispensabile)
E quindi ecco che un mio racconto inedito è stato scelto ed inserito in un'agenda letteraria; quelle agende che si regalano a Natale e durano tutto l'anno, contiene poesie, aforismi e brevi racconti: uno è il mio!

E poi, per non farmi mancare nulla, è uscita la seconda raccolta di racconti dove, ancora una volta, gli editor hanno scelto di inserire il mio "Dolce come una mandorla amara" Questa si può scaricare gratis!

http://twitter.com/ZeugmaPad/status/409728773894852609/photo/1/large?utm_source=fb&utm_medium=fb&utm_campaign=ZeugmaPad&utm_content=409728773894852609

Insomma manca solo ancora qualche giorno perchè il mio romanzo "Per mia colpa" sia disponibile sulle piattaforme italiane e poi ho fatto poker!!

P.S.
E' quasi scontato dire  che non vedo neanche un euro, ma si sa, gli artisti vissero d'arte e d'amor...!!!

giovedì 5 dicembre 2013

Dubbio amletico...

Secondo voi, un cappuccino, un caffè e due cornetti, seduti al tavolino, con tanto di cameriere carinissimo e servizi pulitissimi ( bagno compreso ), in questo locale


situato di fronte a quest'altro posto


pagati solo 4,50 euro !!! Ma si saranno sbagliati!!!!

mercoledì 4 dicembre 2013

Indovinello...



Per la strada ci sono cartelloni di 10 metri quadri che mostrano anche le zone in ombra, sui giornali pagine intere  ci propinano questa modella.
Indovinello:
Se qualcuno non riuscisse ad associare la marca al prodotto, cosa mai potrebbe vendere la fanciulla?!!

lunedì 2 dicembre 2013

Profumi e balocchi

Comincio a pensare che non sono io a non capire la gente, ma che la gente possa essere davvero imbecille, specialmente in determinari contesti.
Questo ad esempio:
Sabato pomeriggio, negozio dove lavora mia figlia strapieno fino alla ressa, canti di Natale in sottofondo; un bimbetto piagnucola strattonando la mamma che tiene un carrello pieno di maglie, scarpe, felpe, cappeli, ombrelli ecc.., dopo poco la madre si ricorda del figlio che sta piangendo, stizzita e distratta dalle sciarpe gli chiede che cosa vuole.
Il piccoletto tira su col naso e le dice che deve fare pipì
Lei si misura un altro cappello allo specchio e risponde:" Adesso mamma ha da fare, tu stringi forte e poi in macchina la fai nel bicchierino"
Il bimbo urla in preda all'ira ( e allo stimolo) e mia figlia si avvicina dicendo alla donna che il bagno per i clienti è al piano sopra e c'è pure l'ascensore. L'attenta madre   infastidita risponde che deve ancora cercare alcune cose e lui può pure trattenere.
Buon Natale e buone spese a tutti!!!!!!

sabato 30 novembre 2013

Lotta impari


Inutile girarci intorno, inutili tutte quelle frasi fatte trite e ritrite. Ci sono giorni in cui tutto sembra inutile.
Detesto il pietismo, il buonismo, il buonsenso e tutte le altre tiritere: ci sono momenti in cui è solo così che ci si sente. Si, reagisci, cavolo se lo fai! Da una vita e oltre lo fai, senza mollare colpo, ignorando il fatto che i mulini a vento non smetteranno mai di girare; e te stai  lì, in groppa a quel ronzino che è la tua vita, con la lancia in resta, ti accorgi che Sancho Panza è rimasto indietro, non regge il passo o l'ha proprio perso. A volte pure quegli stupidi mulini fanno paura.
Che si fa quando lotti, combatti ( perchè non servono mica sempre unghie e denti per sopravvivere, ci sono forme talmente sottili di istinito che si fatica a riconoscerlo), interpelli quello che per il momento è l'ultimo degli "specialisti", che poi secondo me non capiscono un c@xxo e ti senti dire che hai sviluppato una forma di patologia farmaco resistente. E allora che faccio dottore dei miei stivali: vuoi che muoro?!!! Vuoi che muoro e non rubo il tuo tempo così prezioso, che sembri quasi scocciato dal fatto che non sai che cavolo dirmi?!! Che faccio allora io della vita che mi resta e che non riesco più ad affrontare?
Ho letto un meraviglioso post in un blog di una cara persona in cui dice di raccontarsi senza finzioni e veli; ecco lo sto facendo, sono ancora più indifesa e non mi piace, ma non voglio aver paura di quei mulini.
E allora scrivo, senza senso, senza filo logico, scrivo per non pensare, per pensarci ancora di più: è una lotta impari quella con la vita.
Una vita in prima linea a combattere il mostro che mi tiene compagnia da decenni e poi ti dicono  che le munizioni sono a salve!!
Come combatto io ora!
E se non avessi più voglia di farlo? Se fossi così infinitamente stanca da voler scendere dalla groppa di Ronzinante, buttarmi per terra e vedere la luna che sorge e splende fino a quando ho occhi per farlo?
Non perdete tempo a commentare questo post nonsense: ce ne ha solo per me, per il mio fucile scarico e il mio mostro che si sfrega le mani.

venerdì 22 novembre 2013

Giudici, giudizi e tanta, tanta ipocrisia

Oggi è una data importante.
Il mio primo romanzo è stato pubblicato. Com'è strano scrivere un'affermazione del genere...
Ci ho lavorato moltissimo, fatto ricerche, cercato date, fatti, luoghi; un lungo studio sulle dipendenze e l'abisso che ne consegue. E poi è nato questo racconto.
Una storia di sole donne. Donne che soffrono, combattono, una provincia che giudica, che indica e decide chi è la vittima e chi il colpevole. Ma la verità ha contorni più soffusi: la vittima non è quello che sembra e il colpevole forse ha una faccia diversa...
Giudici e giudizi che segnano la vita.
Ho scelto due donne come protagoniste, due figure molto diverse: la fragile e giovane Agnese e la carismatica e controversa  Lea: saranno unite da un legame di sangue e d'amore che nessuno potrà mai immaginare.
Per ora l'ebook è disponibile solo su Smasword, prestissimo su molte altre piattaforme, compreso Mondadori, Kindle, Kobo e altri.
Potete leggere il 15% del racconto gratis, per vedere se vi può interessare, date un'occhiata qui!
https://www.smashwords.com/books/view/380029?ref=zeugmap

giovedì 21 novembre 2013

Gli occhi degli altri

Io non le sopporto.
Non le sopporto proprio, è più forte di me.
Parlo di quelle persone che fanno le cose per gli occhi degli altri.
Vado ad esporre.
Sabato mattina: spalanco la finestra del bagno per  poterlo pulire col vaporetto e sento subito i dirimpettai del piano terra che urlano ( difficile non sentirli, urlano da quando hanno preso quella casa e cioè gennaio scorso) Già non li sopporto molto, li ho ribattezzati la famiglia di Peppo Pig, lui è il famoso cacciatore di cui parlavo in un'altro post; hanno comprato una casa che in origine aveva un giardino enorme e bellissimo e Peppo Pig ci ha fatto una colata di cemento, un recinto per il suo cane rognoso che sembra la dimora di una tigre, ha messo in posa un forno all'aperto grosso come casa mia e poi piscina, giochi, luci, di solito le sue feste cominciano al mattino e finiscono il mattino dopo, mentre arrostisce tutto quello che trova. Peppo Pig lavora una tantum e difatti riflette il motivo per cui i servizi di trasporto pubblico vanno così male a Roma: lavora 4/5 ore e riposa 4/5 giorni.
Ma torniamo a bomba. Peppo e Peppa Pig, armati di cazzuola, cemento, pale e livelle stanno discutendo su dove costruire un nuovo edificio ma mettendolo in modo che sia ben visibile da tutto il circondario. Dopo oltre mezz'ora capisco cosa è quel monolocale in mattoni e tetto rivestito in legno: Peppo sta facendo il presepe. No. Non ci credo! Lo rimira osservando minuziosamente da quale parte si vede meglio dall'esterno: si avvicina il figlio piccolo, 4/5 anni, dice solo due parole: cacca e  caco. Finito, non dice altro, almeno di intuibile. Nel suo strano linguaggio dice a Peppo e Peppa di voler spostare il presepe: non l'avesse mai proposto. Un fiume di parolacce si riversano sul piccolo analfabeta, lo insultano che non capisce un caxxo, che se spostano il monolocale del povero ( ma povero davvero) Cristo, i vicini non lo vedranno mai e che lui deve tornare a spulciare la cagna rognosetta nel mega recinto insieme alla sorella, la quale tenta  di porre alcuni legnetti sul tetto del presepe. Tragedia. Peppo e Peppa infuriati, ridicoli con le pale e le livelle in mano urlano alla ragazzina che le fascine vanno sistemate in modo da attirare l'attenzione di chi guarda e non così brutte come le ha messe lei. Se ne torna piangendo dal cane rognoso in compagnia del fratello che continua a dire cacca, mentre i Pig, tutti presi allestiscono un presepe più grosso di quello del Vaticano. Quanto amore! Quanta condivisione. Proprio il posto dove il Bambinello vorrebbe venire!!
Sono convinta che Peppo non mi priverà della visione di un bue e di un somaro veri ( in realtà lui è simile ad entrambi gli animali) e sono sicura che dopo che tutti li avranno rimirati li ficcherà nel forno.
Se non ci fossero gli occhi degli altri...quanti idioti in meno!!!

domenica 17 novembre 2013

Il cuore legato




Il cuore legato di Antonella Mattei


Vorrei non dovere, vorrei non potere: ma devo per forza pensarci. Pensare a te.
Abbiamo consumato il nostro pranzo domenicale in un modo che definirei osceno: io che giocherellavo a dama con i piselli che accompagnavano l’arrosto e tu, occhi fissi sul cellulare, digitavi messaggini a più non posso. Non masticavi neanche, ingurgitavi. Ci ho messo due ore a preparare quel maledetto arrosto, io che odio fare anche solo un tè, e tu in pochi minuti hai spazzolato tutto indifferente se fosse vitella, manzo o capra come te.
Nemmeno la tazzina di caffè mi hai riportato indietro, ovviamente da lavare. Eh si che te lo avevo portato caldo fumante e nero come piace a te, il grazie, va’ beh, sarebbe stato eccessivo. Poi ovviamente sei sparito, evaporato nei meandri della nostra casa. Potrei dire dove sei e quello che stai facendo pur senza vederti, pur senza poteri paranormali . Mi asciugo le mani in uno strofinaccio e vado dritta dove so di trovare il tuo fantasma.
Ecco. Ti guardo. Il fumo che aspiri dalla sigaretta, fuoriesce lento dal naso creando languide spirali che salgono verso il soffitto. Le scene del tuo telefilm preferito, tra inseguimenti , sparatorie e ridicole scazzottate, ti scorrono veloci negli occhi e disegnano un sorriso lieve sulle labbra e nello sguardo un’ombra di emozione risplende fugace. Volevamo essere come uniti come le corde di una gomena ricordi? Lo dicevi sempre: “ La sua forza sta tutta nell’unione delle funi singole, da sola sarebbe un semplice spago.” Si, và beh …
Ti sono di fianco. Raggomitolata sul divano, non guardo la tv; guardo te. Mi vedi? Ti sei accorto del mio sguardo che ti scorre addosso e ti percorre sperando di incontrare, anche solo per un attimo, i tuoi occhi? Neanche durante la pausa pubblicitaria volgi lo sguardo verso me, brandisci quel telecomando come uno scudo che ci separa fisicamente. Dovrei avere la forza di alzarmi da questa cuccia calda e stritolarlo sotto i tacchi. Ma resto qui, immobile, esausta dalla fatica di chiedermi dove e quando te ne sei andato.
Quando è che finisce un amore?
Com’è che finisce un amore?
Violento, esplosivo, fulminante come è cominciato o lentamente, soffusamente, impercettibilmente; mentre ti rendi conto che nei suoi occhi non trovi più quella luce che li illuminava quando incontrava il tuo sguardo, che il tuo cuore non segue più quel ritmo frenetico e pungente e il fiato non diventa più corto mentre aspetti, affacciata alla finestra, che lui compaia sorridendo dietro l’angolo con i capelli spettinati dal vento profumato di primavera e lo stomaco si stringe con un dolce dolore, pregustando con ansia i suoi baci appassionati.
Le passeggiate sul lungofiume ricoperto dalle foglie rosse d’autunno, stretti avvinghiati, mentre il vento gelido ci regalava visi arrossati e brividi che si confondevano con la passione che ci divorava; le notti di passione intense e violente o incredibilmente dolci da togliere il fiato, quando ti svegliavo alle tre di mattina perché mi sembrava di non poter vivere un minuto di più senza possedere il tuo corpo. Tutto è diventato un ricordo ormai lontano, svanito nella polvere del tempo.
Quali sono le parole dell’amore perduto?
L’amore perduto non ha parole. Ha silenzi infiniti, vuoti, come il senso di smarrimento che ti senti dentro e ti manda allo sbando come una piccola barca scossa da una corrente impetuosa che la trascina via verso abissi profondi, in gorghi impetuosi e oscuri. Nemmeno il timone la riporterà mai alla riva.
Nemmeno mille parole servirebbero a salvare un amore finito.
Ti parlo, ti parlo e tu neanche mi ascolti, non è che non mi senti, non mi ascolti proprio. Anche se mi vedessi nascondere camice impregnate di dopobarba che non ti appartengono come il loro odore che mi resta incollato addosso non ti sfiorerebbe neanche il pensiero che io sono ancora una donna. E gli altri uomini se ne accorgono. Mi sono schiarita i capelli, l’hai notato? E le scarpe rosse di vernice dal tacco dodici che indosso ormai da tre settimane? Ti piacciono molto quando le vedi in vetrina, ma su di me? Sulle mie gambe? Lo riconosco lo sguardo di un uomo quando apprezza una donna. E tu? Mi guardi ancora?
Dove sei andato?
Dove va l’amore che finisce?
Se tu fossi qui con me. Basterebbe uno scialle caldo sulle mie spalle e la tue braccia forti attorno a me.
Quando è che hai smesso di amarmi? Da quando sono diventata invisibile e scontata come quel nostro vecchio frigo nell’angolo. Hai fatto la tua scelta di ignorarmi, mi hai legato le mani e l’anima con una corda che non si può spezzare a comando. Io ti voglio ancora, ma sono qui, col cuore legato da questo cappio che mi soffoca.
Non ci sono parole per un amore perduto.
Mi alzo dal divano mentre sei perso dietro i rotolamenti di una palla e le urla imbecilli di un invasato cronista sportivo che escono dalla televisione. Mi avvolgo nel mio morbido plaid non avendo altro che mi sciolga questo gelo nell’anima. Mi chiudo nella stanza da letto e comincio a scrivere su un foglio bianco commerciale, non vale nemmeno la pena di cercare una carta preziosa o raffinata. Non noti più niente oramai; mi rifiuto di cercare la mia penna stilo preferita dal tratto meraviglioso, quella di lacca rossa con le mie iniziali sopra: una biro per te sarà più che abbastanza.
Quando finirai di leggere questa lettera io sarò lontana, forse meno distanza materiale ci separerà in confronto a quella non tangibile ma immensa che c’è stata fino ad ora. Forse ti renderai conto che non ero poi così prevedibile e magari sentirai anche tu quel gelo nel cuore dentro al nostro letto caldo ormai troppo grande. Dove riporrai il tuo cibo ora che il vecchio frigo ha smesso di funzionare. L’hai notato? Non c’è più in quell’angolo, è rimasta solo la polvere che disegna la sua sagoma sul pavimento. Trovo un vecchio pezzo di spago nel cassetto, è sfilacciato, come la mia anima; lo poggio sul foglio vergato. Mi rimane una sola parola per te oramai. Addio.

Con questo racconto ho partecipato ad un contest in un blog di aspiranti "scrittori"
Se lo hai apprezzato, potrai votarlo con il link http://settegiornidifollie.altervista.org/7-giorni-follie-1314/corde-itrecciate/il-cuore-legato-di-antonella-mattei/                     
Non serve iscriversi, basta un click sul titolo del racconto a destra della pagina, se poi volete strafare postate un commento e i voti diventeranno ben tre!!
Grazie!!

giovedì 14 novembre 2013

Brr...brividi...!!!

Ancora non riesco a capire se devo aver paura o essere lusingata.
Ora mi spiego, oggi, dopo una giornata orrenda: spesa, stiro, piatti da lavare, scuola occupata si, no, forse, nel dubbio prendo due autobus, ritiro il pargolo, riaspettiamo due autobus sulla Togliatti, dove i romani sanno bene cosa c'è: decine e decine di prostitute, trans, papponi per ogni gusto; quindi dicevo dopo un inizio traumatico mi "sbraco" sul divano e accendo il mio minimicro pc, vado nei messaggi di fb che sono rossi e trovo questi due link di youtube. Un nome che non conosco, non una parola, solo queste due canzoni: due serenate e che serenate!!!
Ma che mi devo preoccupare?!
O mi metto sul balcone e osservo chi passa, a parte il Signor Ministro, e sofferma lo sguardo sulle mie finestre?
Vi metto i link: le canzoni sono struggenti, oltretutto il mandolinista sulla destra è un mio amico d'acne, nel senso che avevamo l'acne tutti e due quando uscivamo insieme.
Voi che dite, che vorrà? Non siate scurrili, sono una signora!
 http://www.youtube.com/watch?v=P53d3tq0JW0
http://www.youtube.com/watch?v=lgtsm0w6yIA

P.S.
Maruzzella è uno tra i miei testi preferiti: le "maruzze" sono creature misteriose e sfuggevoli.
Ditemi voi...

martedì 12 novembre 2013

Ma sta succedendo davvero a me..!!

Cara Antonella,

il tuo "Dolce come una mandorla amara" è piaciuto molto sia a noi che ai lettori e vogliamo sfruttare un nuovo canale promozionale per darti maggiore visibilità.

Stiamo preparando un e-book per la nostra seconda raccolta di racconti, scelti tra i migliori pubblicati finora. L'antologia sarà pubblicata nei principali e-book store, in forma gratuita, per iniziare.

 Faccio fatica a credere che questo stia succendendo davvero a me!
E' il secondo racconto che viene scelto per un'antologia: la prima EUTHELIA, che conteneva" Laggiù scorreva il fiume" ha avuto un ottimo riscontro, sia di visualizzazioni che di critica e questa andrà ancora meglio perchè i racconti sono diventati sempre più raffinati ed intensi.
Inoltre proprio ieri ho finito insieme agli editor, la revisione del  mio romanzo che a brevissimo sarà pubblicato su tutte le maggiori piattaforme: "Per mia colpa" sarà presto disponibile sul web.
Accade davvero! E stavolta accade a me!
Grazie anche a voi!

giovedì 7 novembre 2013

Sickert o The Ripper?

Sto rileggendo un libro molto interessante e, per puro caso, mi è capitata tra le mani la foto del famoso quadro di Sickert "Ennui", la noia.
La scrittrice Patricia Cornwell ha molto a lungo studiato i casi di Jack lo Squartatore, ed è giunta ad affermare che il pittore e l'assassino fossero la stessa persona.
Il quadro in questione ha qualcosa di affascinante, di seguito riporterò le parole della Cornwell per essere il più precisa possibile.
" In tutte le versioni di Ennui un uomo anziano e annoiato siede ad un tavolo con un sigaro acceso e ha davanti a sè un alto bicchiere di quella che sembra birra. Ha lo sguardo perso lontano, e si disinteressa della donna dietro di lui, appoggiata a una credenza, la testa posata sulla mano mentre guarda con aria triste le colombe impagliate sotto una campana di vetro. Al centro del quadro c'è il ritratto, di un'altra donna. Conoscendo le diverse versioni di Ennui, sapevo che l'attrice ritratta ha ogni volta un aspetto diverso. In tre dei quadri ha sulle spalle nude quello che sembra un grosso boa di piume, ma nella versione della regina madre e in quella del museo Tate, non c'è il boa, solo una forma non distinguibile, di colore rossiccio; ma quella sera notai al di sopra della spalla del'attrice, una sorta di falce di luna, verticale, di colore bianco carne. Sulla sinistra, la forma ha una leggera gibbosità che sembra un orecchio. A un esame ancora più attento, la sagoma diventa una faccia  umana nascosta per metà nell'ombra: qualcuno che sopraggiunge alle spalle della donna. Con la lente d'ingrandimento, la faccia d'uomo in ombra è più evidente e quella della donna inizia a diventare un teschio."
Insomma, per oltre cento anni, l'identità dello Squartatore è rimasta uno dei più grandi misteri irrisolti della storia criminale; ma certo è che questo pittore, tra malformazioni fisiche da nascondere,passioni inconfessabili per prostitute vecchie e in rovina, maestria incredibile nel saper scrivere in oltre cinquanta grafie diverse, l'arte di scomparire per settimane intere passando dalla sua meravigliosa residenza per trasferirsi in bettole nella zona più infima di Londra e un odio incoffessabile per le donne qualche dubbio lo crea. Personalmente ritengo questo libro affascinante, come l'arte di Sickert.

Brano virgolettato tratto da "Ritratto di un assassino" Di Patricia Corwell

giovedì 31 ottobre 2013

Chissà perchè...






Ho appena finito di vedere per l'ennesima volta, uno dei più straordinari film della cinematografia mondiale: una storia vera, interpretazioni strepitose, colonna sonora italiana di Moroder che vinse l'Oscar.
Ma è anche uno dei capolavori più ignorati, come il suo regista Alan Parker che non riuscì a sfondare nemmeno con Missiping burning: sarà che i temi che tratta sono scabrosi? Sarà che vedersi sbattere in faccia la realtà fa male? Sta di fatto che il film del quale parlo non si vede nemmeno in terza serata su Rai 4 o  reti simili, bisogna cercarsi un dvd o guardarselo in streaming, come ho fatto io. Nel week end lo farò vedere a mio figlio, malgrado sia ancora vietato e girino delle copie censurate, questo film fa solo bene e rende giustizia al suo autore.
Chissà perchè non riscosse il successo che gli si doveva...
 http://www.youtube.com/watch?v=BEOYLzuwH5g

martedì 22 ottobre 2013

Qualche volta succede!!

Qualche volta succede.
Accade davvero, magari l'hai sognato tante di quelle volte che neanche ci credi..
Hai lavorato tanto affinchè quel sogno diventasse realtà, ci hai fantasticato sopra, poi sei rimasta mortificata e delusa quando è andato tutto a rotoli, ma dopo il primo schiaffo, ti sei rimboccata le maniche e hai ricominciato più caparbia di prima.
Ed ecco che una mattina, quando meno te lo aspetti, quando oramai neanche ci pensi più, arriva una mail che ti comunica che il tuo romanzo, cioè il mio primo vero romanzo e non i racconti brevi che mi piace tanto scrivere, è stato valutato più che buono per la pubblicazione con queste parole: " E' un testo interessante il tuo, una storia senza redenzione e con un lieto fine anomalo. Una vita recuperata grazie a una serie di interventi e azioni inconfessabili, e alla determinazione di una co-protagonista senza pentimenti e indecisioni."
E dalla prossima settimana si parte con gli editor per "una sistematina", ho chiesto di non effettuare stravolgimenti, preferisco un testo imperfetto ma "mio" nel bene e nel male..
Ho preferito la versione digitale, sia per il prezzo finale molto più abbordabile, sia per tutti gli altri motivi che ho espresso in questo post http://adhostesrugens.blogspot.it/2013/09/digitale-o-cartaceo.html.
Vi anticipo il titolo "Per mia colpa"
Quando sarà pronto e disponibile sarete i primi a saperlo!!

lunedì 21 ottobre 2013

Una goccia d'acqua

Un martello pneumatico sarebbe meno assordante di quella goccia che tornava e ritornava incessante a trapanarle la scatola cranica; stava penetrando ogni circonvoluzione cerebrale, sfinendola. 
Si strinse la testa tra le mani,socchiuse gli occhi di giada e si tirò indietro i lunghi capelli ramati, unici indizi sulla genetica paterna. Erano più di venti giorni che 
 dimorava nella casa affacciata sulla tangenziale. 
Il rumore del traffico era  incessante, eppure quella goccia, 
che niente sembrava fermare, la stava portando alla follia.
 Aveva provato di tutto: mettere un recipiente sotto 
quell’emorragia trasparente, sostituire il rubinetto, 
che nemmeno usava più per non peggiorare la situazione.
 Ma quella goccia la inseguiva in ogni stanza, ogni momento, 
le scavava il cranio come un perforatore per craniotomia. 
E le provocava un’insonnia letale.
Questo è uno stralcio del mio ultimo racconto: 
cosa nasconderà il rumore di questa goccia?
Lo potrete scoprire leggendo gratis il racconto 
e se vi è piaciuto lasciate un voto di gradimento!
http://www.zeugmapad.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=415:il-rumore-dellacqua&Itemid=728

lunedì 14 ottobre 2013

Ho bisogno di dirlo a voce forte e chiara


Innanzitutto chiarezza: non cavalco l'onda dell'emozione, non seguo il gossip del momento. Io lo dico forte e chiaro, lo scrivo nero su bianco affinchè non si perdano le parole. La memoria . Sempre la memoia.
Io non ce lo voglio il cadavere di Priebke a Roma. Nemmeno in Italia, ma a Roma proprio no.
Non ce lo volevo nemmeno da vivo, nemmeno quando alcuni filonazisti hanno festeggiato a spumante il compimento dei suoi cento anni: cento anni in cui lui ha sorriso, bevuto, amato, respirato. Ma soprattutto non ammetto che la città che ospita un monumento atroce del quale lui e il suo collega Kappler furono i responsabili, possa tenere per sempre il suo cadavere. L'Argentina se ne è lavata le mani dopo averlo ben nascosto per moltissimi anni, la Merkel sembra aver dimenticato che è un frutto della sua amata patria e noi che facciamo? Dopo averlo mantenuto anni e anni, tra scorte, appartamenti di lusso e badanti, mò ce lo vediamo benedetto e inumato sicuramente nel cimitero monumentale del Verano e magari vicino alla zona riservata ai defunti ebrei. Un boia che non si è mai pentito, nemmeno quando esalava l'ultimo respiro, un macellaio che vilmente ha evitato Norimberga scappando come un codardo, un assassino che fino all'ultimo negava i campi di sterminio e le fosse Ardeatine stesse.
Non lo voglio a Roma, città medaglia d'oro per l'azione antinazista, città che ospita un mausoleo che provoca orrore e pena infinita ancora oggi.
Propongo al suo avvocato di accendere il forno di casa sua e ficcarcelo dentro.
I romani si rifiutano di avere ulteriore immondizia nella loro città.
E scusate il fervore!

Quando meno te lo aspetti!

Inaspettato ed emozionante incontro ieri sera al teatro Sistina: a poche poltrone da me, il premio Oscar Ennio Morricone! Quasi intimidito dall'entusiamo del pubblico mi ha fatto sorgere una domanda: come mai Artisti di quel calibro mantengono un atteggiamento schivo ed umile, mentre strimpellatori da quattro soldi e attori da fiction di terza categoria si pongono alla stregua di Greta Garbo?
Qualche risposta al mio dilemma?

giovedì 10 ottobre 2013

Il rumore dell'acqua

...Erano più di venti giorni che dimorava nella casa affacciata sulla tangenziale. Il rumore del traffico era incessante, eppure quella goccia, che niente sembra fermare, la stava portando alla follia. Aveva provato di tutto: mettere un recipiente sotto quell'emorragia trasparente, sostituire il rubinetto, che nemmeno usava più per non peggiorare la situzione. Ma quella goccia la inseguiva in ogni stanza, ogni momento, le scavava il cranio come un perforatore per craniotomia. E le provocava un'insonnia letale.

Un piccolo stralcio del mio racconto che partecipa al concorso AQUA: dovevo scrivere tenendo conto di un tema, l'acqua appunto. Ci ho provato. Credo non sia andata male.
Potete leggerlo gratis con questo link  http://www.zeugmapad.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=415:il-rumore-dellacqua&Itemid=728
E mi raccomando: votatelo!! 



lunedì 7 ottobre 2013

Un piccolo suggerimento


In attesa che venga pubblicato il racconto che parteciperà al concorso, vi suggerisco questo. E' un viaggio dentro se stessi, un tuffo dentro l'anima.
http://www.zeugmapad.it/reader/read.php?l=aW1tb2JpbGUucGRm
Sempre gratis, che non guasta:)

venerdì 4 ottobre 2013

Ode mattutina


E ci  risiamo!!
Stamane io e mia figlia percorriamo il nostro vicolo per poi andare verso la strada principale, ed ecco palesarsi la mastodontica auto blu tanto odiata da tutto il circondario.
Ha praticamente sbarrato l'uscita della nostra strada privata e mentre io mi appresto ad assumere una postura da egiziano, tirando indietro la pancia per non urtare i sacri specchietti ministeriali, sento mia figlia declamare a voce piuttosto alta: " L'auto a cui tendevi la pargoletta mano...." Mi giro allibita e incrocio il suo sguardo di fuoco indirizzato al Signor Ministro con la mano tesa a richiamare gli autisti affinchè gli siano risparmiati i cinque passi che lo dividono dal portone dove soggiorna a scrocco.
Il finestrino oscurato si apre e io già me la vedo identificata e portata in centrale, invece un carabiniere bello come un modello le sorride e dice sottovoce: " E che dovemo fà? Ce tocca da campà pure a noi. Ce stai domattina?"
Lo sguardo furioso scintilla leggermente, giusto perchè quel ragazzo è davvero bello, poi ritorna in se e risponde:" Io domattina esco presto perchè devo prendere due bus e la metro per andare a lavorare: MICA CIO' L'AUTISTA IO!!" 
L'ha guardata male il Signor Ministro
Devo ammettere che io alla sua età avrei ceduto al fascino del ragazzo. Lei no.
Anarchica fino alla morte!

venerdì 27 settembre 2013

Digitale o cartaceo?



Proprio stamattina ho avuto una complicata disquisizione con una conoscente molto (dice lei) istruita, ma veramente molto poco pratica. Mi chiede come va il mio "perditempo preferito": si riferisce alla mia passione di scrivere racconti, rispondo che va meglio di quanto avessi mai sperato e le chiedo del suo "perditempo preferito" cioè i figli, visto che li vede mezz'ora al giorno. Ovviamente si mette sulla difensiva e diventa acida cominciando ad argomentare ( è eccessivamente prolissa, usa trenta parole quando ne basterebbero due) che la narrativa e la scrittura in generale in digitale non hanno alcun valore:poco più di un giochetto online. Siccome benchè istruita ed edotta, ha infinite barriere mentali, mi metto a spiegarle cose che lei non conosce affatto. Le chiedo se si è accorta del prezzo che ultimamente hanno i libri e siccome mio padre è stato tipografo in una grande fabbrica ed io stessa ho lavorato in una tipografia mi prendo la briga di spiegarle.
  Il prezzo esorbitante dei "libri" è formato in gran parte dall'indotto di "filiera". Un libro prima di essere prodotto nasce dalla fatica dello scrittore. Ma poi deve passare attraverso una filiera lunghissima... Viene selezionato per la pubblicazione e quindi deve passare da un comitato di lettura, prima deve essere però mandato in lettura da un editor... poi viene avvallato da un direttore editoriale e poi lavorato da una redazione. Impaginato da un grafico. Corretto da una decina di persone. Un artista si deve occupare della copertina, un fotografo o comunque un creativo. Poi va in stampa ma prima di arrivarci deve essere imposizionato, va verificata la caduta macchina e cioè che le pagine piegate e allestite a sedicesimo o trentaduesimi "girino nel verso giusto". Solo poi va in fotolito. Dalla fotolito, prima di diventare libro passa in almeno altre sei o sette macchine... (per il cartonato di più). C'è una logistica che prende in carico i colli e li fa arrivare nei magazzini editoriali di riferimento dell'editore. Mentre tutto questo accade, ci vuole una rete promozionale che "venda" ai librai il libro prima che esca. E qui bisognerebbe disquisire sul perché vengano promossi e venduti libri che manco si sono letti.  Poi ci sono i commessi delle librerie, i corrieri, le rese, gli operatori del macero quando il libro invenduto viene dichiarato definitivamente morto. In sostanza all'editore e all'autore resta in tasca un 8% a testa.  Questo dovrebbe dare una dimensione del problema... All'industria del libro ultimamente, per stare a galla, non frega quasi nulla di "vendere" un libro o che sia letto. Ma gli frega di coprire le spese producendo in maniera ipertrofica per generare surplus e balzelli nei meandri della filiera. Un libro che costa 18 euro a produrlo, come prodotto in se, costa 1 euro. Il digitale evita tutto questo. Il digitale è necessario. Drammaticamente necessario. Le ho ricordato che lo scorso Natale negli USA l'ebook di Deaver ha superato in vendite il cartaceo di oltre il triplo. In un paese dove non legge nessuno e tutti scrivono, un mercato che lucra sugli indotti della carta, è un mercato che prima o poi dovrà esplodere. Ma leggere non deve conoscere confinizi, barriere, ostacoli. Voglio la carta, mi compro il libro di carta. Voglio l'ebook... devo poterlo avere. Questo penso. 
Certo che avrei un piacere immenso vedendo un mio racconto nella vetrina di Feltrinelli a Piazza Colonna, ma penso anche che se avessi 1 euro per ogni visualizzazione dei miei racconti online, mi farei una vacanza di tutto rispetto! 
Voi che pensate a tal proposito?

giovedì 26 settembre 2013

Alla faccia del sogno!


 Girovago senza una meta precisa lungo il corridoio di casa mia, la luce del giorno attraversa le tende candide: mi sento leggera, serena, in pace...
Poi un canglore, frastuono di  metallo e d'improvviso appare davanti a me un essere, un mostro fatto di pentole, padelle, con in testa uno scolapiatti; agita due mestoli tra le mani e mi grida: " Svegliati che è tardi!!! Alzati, sbrigati!!"
Mi ritrovo seduta sul letto mentre quella specie di pupazzo di latta così simile a quello del Mago di Oz rientra nella dimensione del sogno/incubo. Le 6,30! E' vero è tardi! L'autobus di mio figlio partirà tra poco mi devo sbrigare a fare la colazione!! Arrivo in cucina e una montagna di piatti, padelle e cazzarole ( è un termine molto tecnico per le addette ai lavori) arriva a sfiorare lo scolapiatti. Maledetto sosia del pupazzo di latta! Che sei venuto a fare nei miei sogni?! Preferisco di gran lunga quello che ho narrato nel mio racconto Morpheus, te che c'entri?! Sei venuto a ricordarmi che non ho la lavastoviglie? Che per farla entrare in casa dovrei sfrattare un figlio o il marito, accamparmi per il pianerottolo o mettere la lavastoviglie sul pianerottolo magari dotata di gettoniera per i condomini?!
Qualcuno molto edotto in lingua italiana mi può spiegare quale verbo posso usare: se uno fà un sogno, sogna, ha sognato, sognerà; ma se uno è in preda ad un incubo, com'è che si dice: incuba? ha incubato? Esiste un verbo per questa situazione, perchè se stanotte torna quell'orrido rompipadelle a ricordarmi quanti sgommarelli ( altro termine altamente tecnico che i non addetti ai lavori non capiranno mai) devo sgrassare, voglio quantomeno sapere come dire o scrivere che ho avuto un incubo in diversi modi e tempi.
E poi mio caro scassasgommeri, non eri nemmeno lucido: un po' di detergente per l'inox ti renderebbe meno repellente.
Mi vado a rileggere Morpheus...quello si che era un sogno!!!

lunedì 16 settembre 2013

Preghierina scema, ma non troppo.

Oh dio delle città e delle immensità, tu dici che ci hai fatto a tua immagine e somiglianza, ma io sono certa che  non hai visto il mio dirimpettaio stamane alle cinque.
Devi sapere caro dio ( ma in teoria dovresti già sapere tutto) che mentre mio marito si faceva la barba lo sento chiamarmi
- Anto! viè qua! vieni a fatte dù risate..
Mi socchude le persiane e nel cortile confinante vedo il padrone di casa bardato con stivaloni di gomma, giaccone, pantaloni, cappellacio tutto in stile mimetico e quattro cartuccere piene di munizioni di calibro enorme, a tracolla porta due fucili enormi pure loro e tiene per la collotta la sua gagnetta un po' rognosa  (poveretta)
Mio marito ride e dice che nemmeno i suoi colleghi dei corpi speciali in missione c'hanno quell'attrezzatura!
Io non rido per niente e vedo solo un panzone ridicolo e patetico.
E allora diodell'immensità(tuttoattaccato) sei sicuro che quell'imbecille sia fatto a tua immagine? Era domenica e avevi un po' bevuto? Ti eri irritato con Eva ed eri distratto quando l'hai creato?
Non basta che c'ha affumicato tutta l'estate con le sue grigliate, non basta che lascia quel povero cane pulcioso e rognosetto all'aperto sotto l'alluvione, mò si và anche a procacciare il cibo come i masai!!!
Mi dice il maritozzo che il calibro è per i cinghiali, caprioli, ma anche usato da quelli scemi per i tordi. E allora, oggi che sono buona ed in vena leggera io prego e t'invoco affinchè un grosso cinghiale gli azzanni i gioielli di famiglia che ci tiene tanto ad esibire attraverso quella assurda dotazione di armi, che se per caso fosse andato a caccia d'orsi in Serbia si perda in mezzo al nulla ed affronti ad armi pare ( cioè la sua idiozia e gli artigli ) il suo desiderato orso, che un tordo sia portatore di aviaria e lo infetti, al limite che una zecca, una vespa killer o le pulci del suo cane lo facciano star male ma tanto.
Se proprio non vorrai esaudire la mia preghierina ( cosa che ti è consueta), spero allora che cacci moltissimo, che si strafoghi e abbia un rialzo elevatissimo di colesterolo, transaminasi e pure la creatinina tiè!
Non mi piacciono tutte le tue creazione diodellecittà: forse era meglio che tu riposassi per più giorni!!

giovedì 12 settembre 2013

Chiamatemi Odisseo...

Mi capitano certe giornate, situazioni, ai limiti della realtà: Ulisse mi fa un baffo!!
Siccome non mi sono mossa un solo giorno da casa questa estate, avevo deciso regalarmi per il mio prossimo compleanno un regalo come dico io, di quelli che mi piacciono tanto: poltronissima al Sistina. Anche se ha perso un po' del suo fascino e spesso ospita artisti di livello minore, una serata al Sistina è uno dei miei  lussi preferiti. E allora partiamo di buon'ora io e mio figlio alla ricerca dei biglietti. L'autobus che ci porterà alla prevendita a Santa Maria Maggiore non è un autobus: è un barcone su ruote che scarica e carica umanità disadattata per 10 km. Saliamo su che è già pienissimo, i finestrini bloccati e l'aria spenta; l'afrore che si resira mozza il fiato, sale un senzatetto e si aprono le acque: se avesse dovuto pagare il biglietto per ogni parassita che ospitava il Comune avrebbe risolto tutti i problemi. Ci spostiamo più avanti scavalcando valigioni, sacchi neri che chissà cosa trasportano, veniamo urtati da ubriachi  e ci sentiamo un concertino di zingari aggratis. E io che vado pure a pagare per sentirne un'altro!! Termini!! Scendiamo e c'incamminiamo verso la prevendita, al semaforo (rotto), mio figlio dice che per tornare a casa vuole una tuta hazmat ( quella della foto) contro qualsiasi rischio sanitario perchè pensa di essersi attaccato tutte le malattie possibili, a forza di trattenere il fiato gli è venuto il solito fischio dell'asma ed eccoci in mezzo alla strada a fare il Ventolin, mentre una folla oceanica ci passa in mezzo. Dice che gli sembra di vedere le immagini di San Paolo, Bangladesh... Arriviamo all'agenzia, non hanno nessuna disponibilità perchè il teatro non le ha comunicate. Impreco in romanesco verace e facciamodietrofront, di nuovo Termini e 175 fino a Piazza Barberini per girare poi in via Sistina. Arriviamo, fila interminabile per gli abbonamenti( ma non c'era la crisi?) e terminali rotti. Rotti? Ma è dalle 9 che giro per Roma, come rotti?
-Senta scusi, ma ammesso che torni la linea c'è disponibilità per tale data?
-E che ne so! Prima devo finire gli abbonamenti e poi vedremo 
- E io come dovrei fare per saperlo, consulto una palla di vetro?
Mi guarda torva e mi dice che quando troverò la disponibilità in internet significa che ce l'hanno anche loro. Ma io questo lo sapevo. Sono loro che danno la disponibilità a tutti gli altri punti vendita!!!
Aridietrofront. Barberini -Termini, palina elettronica divelta, ci colleghiamo in internet per sapere quanti secoli dovremo attendere l'autobus: "solo" 20 minuti e poi di nuovo la carretta dei disperati. Mio figlio vorrebbe mettersi dei pezzi di fazzoletto dentro il naso: forse ha ragione lui, proprio davanti a noi una signora avvolta in decine di strati di nylon ci avvolge in una stabile nube tossica; altra crisi d'asma, altro Ventolin. Dopo 40 minuti scendiamo, arriviamo a casa e buttiamo tutti i vestiti in lavatrice.
Eppure abito in una delle metropoli più importanti del mondo,possibile che sia tutto così caotico? Che non si possano pulire i bus? Far funzionare internet? Saper quanti lustri aspettare un autobus?
Oggi ho acceso il pc: i posti disponibili sono pochissimi e in pessima posizione. Peccato. Ma ciò un nervoso!!!!

sabato 7 settembre 2013

Settembre andiamo, è tempo di...ricominciare






  La faccia di mio figlio la dice lunga: pallido,occhi sgranati, una leggera sudorazione gelida sulla fronte. Lo schermo del pc ha dato la sentenza: giovedì ricomicia scuola.
Non so perché ma la scuola non comincia, ricomincia! Sempre, puntuale come una cambiale. Solo una volta nella vita puoi dire “Domani comincia scuola” ma siccome hai solo 5 anni, non ti ricorderai mai nella vita di averla detta. Invece con il fatto che ricomincia devi riprendere in mano quello che oggi si chiama corredo.
Gli alunni della mia generazione erano chiamati "I Remigini", perchè iniziavamo la scuola il primo ottobre, appunto San Remigio. L’astuccio: la matita, la penna bic, bella oggi ieri e domani, le prime a quattro colori che spingevi tutti insieme ed erano rotte il giorno stesso, la gomma da cancellare per matita, piena di buchi fatti con la medesima, sporca lercia che macchiava il foglio facendo peggio. Mai come la gomma esagonale per la penna,quella che aveva una sottilissima righina rossa nel mezzo che il foglio lo bucava.. La cartella con due libri, quello di letture e il sussidiario, e basta! Se oggi si sapesse a memoria il sussidiario, e soltanto quello, vinceremmo tutte le sere da Jerry Scotti a Chi vuol essere miliardario senza nemmeno l’aiuto da casa. Fazzoletti di carta che si prestavano a tutti in classe, le forbici con la punta arrotondata, servivano per il collage, ma in realtà anche a tagliare il fiocco di quello più antipatico. Le matite colorate Giotto, di quel legno dall’odore strruggente, ma soprattutto la colla dalla formula segreta come la CocaCola, la COCCOINA! Quella scatola rotonda di alluminio con il pennello più cool del mondo al centro nella sua collocazione.Il tutto completato da un democratico grembiule bianco o blu, tutti uguali, niente griffe inutili.
Tornando a casa, era finita la giornata, niente corsi di nuoto, inglese, piano, kung fu,calcio o tutti insieme a giorni alterni; con 4 stupidi compiti da fare, le mani piene di sbaffi delle penne, le molliche della gomma sul grembiule, sporchi di coccoina, sudati, stravolti, eroi per un giorno, 9 mesi all’anno, ma per tutta la vita: perché se è vero che gli esami non finiscono mai, “la scuola” ricomincia ogni mattina.

giovedì 5 settembre 2013

V per VERGOGNA

Una strombazzata di clacson mi ha fatto saltare dal divano e affacciare sul balcone: una piccola 500 guidata da un'arzilla ultrasettantenne con protesi di titanio alle ginocchia non ha nemmeno rallentato davanti all'ormai troppo nota auto blu che occupava tutta la nostra strada. Non si sono nemmeno girati, hanno messo in moto e si sono appollaiati sotto le finestre del Signor Ministro F. Anzi sotto le finestre della sua pollastra.
Quello che mi fa inca..are oltremodo è che in diretta televisiva, per tre giorni, fino a ieri pomeriggio, è stato a straparlare di tagli alle agevolazioni dei ministri, tagli alle auto blu,mettere l'imu a chi se lo può permettere, che Loro Signori Ministri devono dare l'esempio!
Ma và affambanbagno!!!
Altro che V come VERGOGNA, mi viene da dire V come VATTELAPIJANDERC:..O!!!!

martedì 3 settembre 2013

E non mi va giù!!

Stamattina, non proprio all'alba ma quasi, stavo sul balcone ma non per cercare l'auto blu.
Nel mio vicolo c'è una piccola colonia felina, quasi tutte femmine e pure incinte e un paio di gatti maschi, gli diamo sempre da mangiare e d'inverno un riparo in uno spazio adibito a caldaia; anche due ragazzi di una palazzina vicino alla mia la sera portano da mangiare e ai piccoli puliscono gli occhi e altre accortezze.
Da poco è stata affittata una casetta che fa parte del mio condominio ad una famiglia di arabi, hanno un bambino di tre o quattro anni, l'ho visto arrivare in mutandine e scalzo, con un sasso in mano e l'ha scagliato addosso a Micetta, una femmina prossima al parto, ha mancato il bersaglio. Pensavo se ne sarebbe riandato a casa sua e invece pochi minuti dopo è tornato armato di una manciata di pezzi di sampietrini  con l'intenzione di  mitragliare la micetta. Al secondo lancio mi sono stupita della mia stessa voce:
- Allora?!! Non si fanno queste cose!! Lo sai che lei soffre e piange proprio come te?
E' rimasto col sasso a mezz'aria, cercando una voce che veniva dall'alto: abito all'ultimo piano e le tende erano tutte tirate giù. Forse ha pensato ad una strigliata divina!
Più tardi mia suocera e una sua parente mi hanno detto che dovevo tacere perchè stranieri, ho cercato di fargli entrare nella capoccia che se avesse taciuto avrei avuto un comportamento razzista e invece l'ho trattato proprio come uno dei nipoti che circola nel palazzo.
Niente. Coccio puro.
E da oggi sono considerata pure razzista!

domenica 1 settembre 2013

Auto blu. Aggiornamento

Come avevo previsto nei precedenti post e neanche fossi il mago Otelma, finite le vacanze  la mega auto blu, che poi è argento metallizzata, è tornata fedele e silente ad aspettare che il ministro F. finisca le nanne, i cornetti caldi ( chi ha perso i due post precedenti li troverà facilmente) e si decida a fare quattro passi quattro fino all'auto. Come avrete capito io vivo in un quartiere un po'... come dire... vivo? vivace?
Insomma, fate voi. Il fatto è che anche gli abitanti sono così e il ministro qui c'entra come un tonno sul K2.
Venerdì mattina alle 7 il mio dirimpettaio, 70enne, ciabatte, canottiera arancio, bermuda e immondizia in mano, esce sospettoso dal vicolo in comproprietà che sembra diventato il parcheggio  preferitodell'auto blu. Cammina un po' sbilenco, guarda di sbieco i due azzimmati bodygard e sbuffa; dopo cinque minuti torna mentre io ancora stendo decine di jens, magliette e qualche tonnellata di calzini. Vi avverto che il vernacolo del mio dirimpettaio è faticoso da compredere anche per me romana purosangue.
- Aho sentite 'po'. Questa è 'na strada privata, nun ce potete da sta'. Nun è che er primo ch'ariva s'aripone a 'sto posto e cè passa a giornata
- Questa è un'auto blu. Siamo Carabinieri.
- A belli!!! e che 'nun c'o sò !! E che vè pensavate che me credevo che sete du principi. Ciò so che state aspettà quer magnapane a sbafo; ma da qui ve dovete da spostà!! A legge a conoscete: 'a strada deve avecce er passaggio libbero!
- Noi siamo comandati
- Un par de co..ni!!! Annavete a favve  comandà dieci metri più in là!
Ho posato nel secchio il solito calzino spaiato e ho creduto che l'arrestassero.Invece hanno messo in moto e hanno spostato il transatlantico a quattro ruote di... 2 metri!!
- Aho!! Ma che me state 'a pija pè 'l cu..?!!! Me sa che  voi nun l'avete capito. Chi 'a paga sta machina?
- Lo stato
- E 'ndo li pija li sordi 'o Stato?
- Dalle tasse
- E qui te volevo!! 'n pezzo de sta machina è pure mia 'a capito?!! Te ne devi d'anna sennò me pija lo sfizio de sfascia 'n fanale de 'n pezzo d'a machina mia! E dillo ar ministro: annasse a fasse aspetta sotto casa de' qua cavallona, che qua c'è sta 'n po' su le palle!!!
Incredibilmente non gli hanno detto niente, hanno rimesso in moto, avanzato di qualche metro, sono scesi dall'auto, uno per "scortare" il Ministro e l'altro per aprirgli la portiera.Se ne è andato altezzoso e con parecchia  puzza sotto il naso.
A mezzogiorno in punto, la stessa auto con F. già a bordo è venuta a prendere la sua bella, che scuotendo felice la chioma svolazzante, è salita e sono partiti insieme verso nuove avventure del fine settimana con la nostra ( di tutti noi) magnifica e costosa auto.
Avevano parcheggiato più lontano.
Voglio proprio vedere domattina: il mio dirimpettaio starà già aspettando
Letta!! Ma le tagli o no 'ste benedette auto blu?!!!!

mercoledì 28 agosto 2013

Qualcosa non funziona.

In questo post non posso proprio inserire alcuna immagine. Ora capirete perchè.
Non sono bigotta, benpensante, ipocrita o troppo vecchia da essermi dimenticata che sono stata adolescente anche io, ma quelle di oggi mi fanno paura. Veramente paura.
Girovagando su facebook ho cercato i compagni delle medie di mio figlio: stiamo parlando di ragazzini che ancora non arrivano a quindici anni, ho trovato le pagine di alcune sue ex compagne e mi è venuta la pelle d'oca. Sdraiata di fianco a bordo piscina, novella Marilyn, labbra protese, slip praticamente ridotto ad un filo interdentale ed in topless coprendo con le mani quello che faceva di tutto per mostrare; altra foto: baci focosi e francesi cercando di leccarsi a vicenda i piercing; tutti sdraiati sul divano tra bottiglie di birre e spinelli, come dice Verdone: n'omo, na donna, du' donne...pose che pensarle addosso ad una quattordicenne fa venire il mal di stomaco. Mia figlia, quella iena, mi ha visto "turbata" e allora mi ha fatto vedere un secondo profilo accessibile a pochi: come posso definirlo? Osceno? Censurabile? Io preferisco stupido perchè includeva le foto e i commenti delle madri delle giovani: "Lascialo perdere quello che ti farà solo soffrire" oppure " Fagli capire che ci stai così magari ti fai le vacanze gratis" o ancora " Visto com'è sexi la mia Tizia col perizoma?" oppure " Non c'è mai morto nessuno di erba!"
Ora lasciamo perdere il fatto che io a quattordicianni portavo ancora i calzettoni, pettinavo le Barbie e ho fatto quello che andava fatto in altra età, quello che mi ha fatto davvero pensare è successo la sera.
Quando è tornato mio marito dal lavoro, mia figlia gli ha mostrato quelle foto: voleva dimostrarmi la sua teoria che è tutta colpa dei genitori se le ragazzine vogliono sembrare delle baby battone e così ha acceso il suo maxi schermo del pc e le foto sembravano ancora più oscene, il mio pc ha lo schermo largo un palmo e molti particolari non li avevo visti.
- Papà, quant' anni je dai?
Questo è un suo tormentone, qualsiasi cosa io indossi o comunque mi pettini, mi dice dietro : " quant'anni me dai?" alludendo che tutte vogliamo sembrare più giovani.
Risposta del padre
- Ma chi sò? Ma 'ndo l'hai prese ste' smandrappe? E  che c'avranno.... 25- 28 anni
- A papà, questa moretta è quella ragazzina che andava alle elementari con Dario, quella che zagajava, che non c'aveva mai i compiti e manco lo zaino e quest'altra è quella biondina mezza scema che tu fijo ce s'era pure "fidanzato" Sto scemo pure er regalo de San Valentino ja fatto!! Ha fatto spende 10 euro a mamma! Sete proprio scemi voi maschi!!
- Voi dì che queste c'hanno quattordicianni?!
E già! quelle ragazzine si svendono come carne in offerta speciale sul bancone del macellaio, col consenso fiero dei genitori e quelle che non fanno come loro sono considerate delle povere imbecilli.
So che le foto che si mettono nel web ci rimangono in eterno: se ne pentiranno mai?

sabato 24 agosto 2013

Cognizione di causa


 ...adesso ricevo molte telefonate.
tutte uguali.
“sei Charles Bukowski,
lo scrittore?”
“sì” dico io.
e mi dicono che capiscono quello che scrivo e alcuni di loro sono scrittorio o vogliono diventarlo
e hanno impieghi noiosi e orribili e non possono sopportare la stanza l’appartamento i muri quella sera, vogliono qualcuno con cui parlare,e non riescono a credere che non posso aiutarli che non conosco la formula.
Non riescono a credere che spesso di questi tempi mi chiudo in camera mi afferro la panza
e dico:
“Gesù Gesù Gesù,
un’altra volta
no!”
non riescono a credere
che la gente senza amore
le strade
la solitudine
i muri
sono anche miei.
e quando riaggancio il ricevitore
pensano che mi sia tenuto per me
il segreto.
Non scrivo con cognizione di causa.
Quando suona il telefono
piacerebbe anche a me sentire parole capaci di alleviare un po’ di questo.
Ecco perché il mio numero
è sull’elenco.
Charles Bukowski, 462-0614.
***
da “L’amore è un cane che viene dall’inferno”
(trad. di Katia Bagnoli, Guanda, 2007)

Mi è piaciuto moltissimo questo pezzo , lo trovo straordinario: dice che non scrive con cognizione di causa...

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martedì 20 agosto 2013

Un'amica lontana



C’è un amica che parte:
- Cosa vuoi che cambi? Vi vedevate così spesso?
- Ma no, con la vita che fa! Qualche volta la mattina  per un caffè un succo, si faceva il punto, due parole
- E allora che vuoi che cambi?
- Niente, lo so...
- Se vi sentite sempre al cellulare...
- Sempre, solo quello anzi, con quelle migliaia di sms che impiego una vita a digitare
- Guarda che adesso tutti usano gli sms, le mail, skype, che ti frega? E poi mica va a New York!
- E allora?
-Qual è il problem? Tell me!
- In quel paese..così lontano, è diverso...
- Ah, Cenadi è diverso?! 700-800 km che sono? 6 ore di treno col Frecciarossa, 7di macchina, tiè...
- Ma che ci vado a fare a Cenadi, lei deve allestire una vita nuova.
.- Ma a pranzo la vedevi?
- A pranzo? Mai una volta, mai, forse una, per  sfizio... Però poteva capitare quella serata che, con la scusa di far stare insieme i ragazzini, poi si parlava in quel modo più profondo, quando riesci a dirti una banalità senza sentirti scema... Vedi, se c’è il cambio città, un' amica ti sembra più lontana, sai che è impossibile incontrarla per caso, sai che non può dirti ci vediamo tra mezz’ora al volo, è un fatto psicologico, c’è ma non c’è. Non c’è eppure ci sarà, lo so... Ma insomma parte.
- Ma torna il weekend, no?
- No, no, mai più...
- Però le mail...
- Lo so, lei non usa il pc
- Skype..
-  Ma se t'ho detto che non usa il pc! Capito! Basta...

Un amico che parte e un amico che resta, rimangono due amici...
Amica, mi mancherai.
Sono passati oltre tre anni e questo discorso l'ho fatto con mia figlia che cercava invano di consolarmi.
Non c'è mica riuscita: i messaggini si sono diradati come le telefonate: auguri a Natale e Pasqua .
Ho smesso di credere anche all'amicizia. Fa' un male cane pensarci!