giovedì 23 maggio 2013

Ci penso e ci ripenso........

Non riesco a dormirci.
Da quella specie di dialogo che ho avuto in cui mi si chiedeva perchè perdessi tempo a scrivere. Non è che non ci dormo perchè lei pensa che è tempo sprecato, non dormo perchè non riesco a credere che coloro che ai tempi hanno vissuto le leggi razziali antisemite, ora riescano a dire che forse era tutto falso, fumo negli occhi, propaganda. Se almeno sapessero cosa è la propaganda.
Come qualcuno di voi sa, quel mio scritto era dedicato al sopravissuto Shlomo Venezia: riuscì a tornare vivo dai SonderKommando, un viaggio all'inferno senza biglietto di ritorno, perchè "dal crematorio non si esce mai veramente". Sono queste le parole di Shlomo, costretto a lavorare nei forni e bruciare la sua gente, consapevole che quasi nessuno usciva vivo dal tremendo Kommando: lui fu uno tra la decina, una manciata di anime, che potè raccontare la sua storia e gli orrori.
Quando cominciai a scrivere quel breve racconto, avevo solo lui in testa, conoscevo la sua storia, la sua riluttanza nel rivelarla se non in età matura, persino la sua famiglia ignorava il suo passato; conoscevo ogni sua parola, ogni intervista rilasciata e così ho voluto idealmente far incontrare una figura forte e fragile come la sua con la presenza del poeta Fiore, che fu testimone a otto anni dell'ultima deportazione dal ghetto di Roma. E poi c'è Bruno, vittima tra le vittime, inerme, indifeso, vivo tra i morti, figura di fantasia che vuole onorare tutte le vittime. Un racconto di fantasia che ha molta più realtà di quanto il reale non racconti.
Vorrei che quella persona leggesse il racconto, si commuovesse come ho fatto io, si sentisse torcere l'anima pensando a quei nostri fratelli.
Ma lei non legge cose tristi. Anzi non legge proprio. E se lo leggesse mi direbbe:" Ma perchè l'hai scritto?" 
Vi posto l'incipit, io ho sempre i brividi quando lo rileggo. Forse ho la febbre,
 
Laggiù
scorreva
il fiume
 
 
Se comprendere è impossibile,
conoscere è necessario.
(Primo Levi)
 
Dicembre 1945
La notte era gelida. Sentivo la neve, caduta fino a poco prima,
scricchiolare sotto le suole sfondate dei vecchi scarponi senza lacci, di
tre misure più grandi dei miei piedi nudi. La terra era fredda, molto
fredda; il braccio che percepivo sotto la schiena non serviva a
riscaldarmi e neanche gli altri arti, schiene, pance o facce che mi
circondavano. Non era poi così strano; erano tutti morti, tutti quanti. Mi
ero ritrovato, senza sapere bene come, nel cumulo dei morti, quelli che
al mattino successivo sarebbero andati ai forni. Ero stanco, stremato
dalla fatica di una giornata nei boschi ricoperti di ghiaccio intorno al
campo; la legna da raccogliere pesava moltissimo e
dentro quella divisaa righe, ruvida e leggera, il freddo vento del nord
mi spezzava il respiroin gola. Al rientro, in fila mentre i soldati con i
K98 ci tenevano sottotiro, avevo iniziato a vedere tutto nero e cercato
istintivamente di appoggiarmi al mio vicino; un violento calcio alla
schiena mi aveva scosso come una tempesta, avevo fatto ancora qualche
passo poi mi ero accasciato sul suolo gelato. Avevano provato a
scuotermi a forza di calci all’addome ma proprio non ce la facevo a muovermi,
neanche a proteggermi; così ero rimasto lì, inerme, mentre
cominciavano a cadere i primi fiocchi di neve. Devono avermi creduto morto,
d’altra parte era difficile pensare che io fossi vivo. Parlavo, lavoravo,
 mangiavo ogni tanto, piangevo, ma questo non bastava, non era vita.....




Laggiù scorreva il fiume
per ZEUGMAPAD 

www.zeugmapad.it







6 commenti:

  1. Per me non c'è nulla di più di importante di conoscere e cercare di sentire queste esperienze. Non intendo dire che voglio vivere nella tristezza di questi ricordi, anche perché non è questa emozione che nasce in me, ma indignazione, coraggio, forza.

    Osservo la vita "normale" che facciamo con occhi più forti quando mi ricordo cosa può essere un uomo.

    Mi piace parlare anche di lasagne, di ricette; quello che lasciano queste chiacchierate può essere anche piacevole, sono su un un piano completamente diverso, un'altra dimensione, non riempiono altro che lo stomaco.

    Soddisfano un bisogno primario, è vero... sta all'inizio della scala.

    ;)

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  2. Mio nonno fa Libermann di cognome ...scappato dalla Francia durante la persecuzione.
    Non dico altro.

    Joh

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  3. È sicuramente più semplice non leggere e non volerle ne vedere ne sapere certe cose brutte, ma questo comportamento non le fa sparire, loro restano li.
    C'è un menefreghismo e un ignoranza dilagante che fa davvero tanta paura. Una totale mancanza di sensibilità, come per dire "se non tocca me, non mi interessa". Dove stiamo andando a finire?

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  4. I ricordi dolorosi della deportazione sono ancora vivissimi, hai fatto bene a scrivere questo racconto.
    Un abbraccio zamposo

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  5. Cosa vuoi, Keiko, il problema è che molti giovani credono che tutto quello che si dice sulla Shoah non possa essere vero. Già, qui in Francia, c'è il leader supremo del Front National (estrema destra) che un giorno ha detto: "Le camere a gas? Sono un dettaglio della storia". Inoltre quello che mi preoccupa è che in Europa c'è un ritorno ai regimi xenofobi (Austria e Grecia, per esempio). Bellissimo post, per quanto mi concerne. Buona domenica.

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  6. ...trovo giusto non dimenticare! I libri servono per questo! Le parole scritte restano per sempre...e quelle come le tue dovrebbero essere materia obbligata nelle scuole....brava Keiko...abbraccio...

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