domenica 17 novembre 2013

Il cuore legato




Il cuore legato di Antonella Mattei


Vorrei non dovere, vorrei non potere: ma devo per forza pensarci. Pensare a te.
Abbiamo consumato il nostro pranzo domenicale in un modo che definirei osceno: io che giocherellavo a dama con i piselli che accompagnavano l’arrosto e tu, occhi fissi sul cellulare, digitavi messaggini a più non posso. Non masticavi neanche, ingurgitavi. Ci ho messo due ore a preparare quel maledetto arrosto, io che odio fare anche solo un tè, e tu in pochi minuti hai spazzolato tutto indifferente se fosse vitella, manzo o capra come te.
Nemmeno la tazzina di caffè mi hai riportato indietro, ovviamente da lavare. Eh si che te lo avevo portato caldo fumante e nero come piace a te, il grazie, va’ beh, sarebbe stato eccessivo. Poi ovviamente sei sparito, evaporato nei meandri della nostra casa. Potrei dire dove sei e quello che stai facendo pur senza vederti, pur senza poteri paranormali . Mi asciugo le mani in uno strofinaccio e vado dritta dove so di trovare il tuo fantasma.
Ecco. Ti guardo. Il fumo che aspiri dalla sigaretta, fuoriesce lento dal naso creando languide spirali che salgono verso il soffitto. Le scene del tuo telefilm preferito, tra inseguimenti , sparatorie e ridicole scazzottate, ti scorrono veloci negli occhi e disegnano un sorriso lieve sulle labbra e nello sguardo un’ombra di emozione risplende fugace. Volevamo essere come uniti come le corde di una gomena ricordi? Lo dicevi sempre: “ La sua forza sta tutta nell’unione delle funi singole, da sola sarebbe un semplice spago.” Si, và beh …
Ti sono di fianco. Raggomitolata sul divano, non guardo la tv; guardo te. Mi vedi? Ti sei accorto del mio sguardo che ti scorre addosso e ti percorre sperando di incontrare, anche solo per un attimo, i tuoi occhi? Neanche durante la pausa pubblicitaria volgi lo sguardo verso me, brandisci quel telecomando come uno scudo che ci separa fisicamente. Dovrei avere la forza di alzarmi da questa cuccia calda e stritolarlo sotto i tacchi. Ma resto qui, immobile, esausta dalla fatica di chiedermi dove e quando te ne sei andato.
Quando è che finisce un amore?
Com’è che finisce un amore?
Violento, esplosivo, fulminante come è cominciato o lentamente, soffusamente, impercettibilmente; mentre ti rendi conto che nei suoi occhi non trovi più quella luce che li illuminava quando incontrava il tuo sguardo, che il tuo cuore non segue più quel ritmo frenetico e pungente e il fiato non diventa più corto mentre aspetti, affacciata alla finestra, che lui compaia sorridendo dietro l’angolo con i capelli spettinati dal vento profumato di primavera e lo stomaco si stringe con un dolce dolore, pregustando con ansia i suoi baci appassionati.
Le passeggiate sul lungofiume ricoperto dalle foglie rosse d’autunno, stretti avvinghiati, mentre il vento gelido ci regalava visi arrossati e brividi che si confondevano con la passione che ci divorava; le notti di passione intense e violente o incredibilmente dolci da togliere il fiato, quando ti svegliavo alle tre di mattina perché mi sembrava di non poter vivere un minuto di più senza possedere il tuo corpo. Tutto è diventato un ricordo ormai lontano, svanito nella polvere del tempo.
Quali sono le parole dell’amore perduto?
L’amore perduto non ha parole. Ha silenzi infiniti, vuoti, come il senso di smarrimento che ti senti dentro e ti manda allo sbando come una piccola barca scossa da una corrente impetuosa che la trascina via verso abissi profondi, in gorghi impetuosi e oscuri. Nemmeno il timone la riporterà mai alla riva.
Nemmeno mille parole servirebbero a salvare un amore finito.
Ti parlo, ti parlo e tu neanche mi ascolti, non è che non mi senti, non mi ascolti proprio. Anche se mi vedessi nascondere camice impregnate di dopobarba che non ti appartengono come il loro odore che mi resta incollato addosso non ti sfiorerebbe neanche il pensiero che io sono ancora una donna. E gli altri uomini se ne accorgono. Mi sono schiarita i capelli, l’hai notato? E le scarpe rosse di vernice dal tacco dodici che indosso ormai da tre settimane? Ti piacciono molto quando le vedi in vetrina, ma su di me? Sulle mie gambe? Lo riconosco lo sguardo di un uomo quando apprezza una donna. E tu? Mi guardi ancora?
Dove sei andato?
Dove va l’amore che finisce?
Se tu fossi qui con me. Basterebbe uno scialle caldo sulle mie spalle e la tue braccia forti attorno a me.
Quando è che hai smesso di amarmi? Da quando sono diventata invisibile e scontata come quel nostro vecchio frigo nell’angolo. Hai fatto la tua scelta di ignorarmi, mi hai legato le mani e l’anima con una corda che non si può spezzare a comando. Io ti voglio ancora, ma sono qui, col cuore legato da questo cappio che mi soffoca.
Non ci sono parole per un amore perduto.
Mi alzo dal divano mentre sei perso dietro i rotolamenti di una palla e le urla imbecilli di un invasato cronista sportivo che escono dalla televisione. Mi avvolgo nel mio morbido plaid non avendo altro che mi sciolga questo gelo nell’anima. Mi chiudo nella stanza da letto e comincio a scrivere su un foglio bianco commerciale, non vale nemmeno la pena di cercare una carta preziosa o raffinata. Non noti più niente oramai; mi rifiuto di cercare la mia penna stilo preferita dal tratto meraviglioso, quella di lacca rossa con le mie iniziali sopra: una biro per te sarà più che abbastanza.
Quando finirai di leggere questa lettera io sarò lontana, forse meno distanza materiale ci separerà in confronto a quella non tangibile ma immensa che c’è stata fino ad ora. Forse ti renderai conto che non ero poi così prevedibile e magari sentirai anche tu quel gelo nel cuore dentro al nostro letto caldo ormai troppo grande. Dove riporrai il tuo cibo ora che il vecchio frigo ha smesso di funzionare. L’hai notato? Non c’è più in quell’angolo, è rimasta solo la polvere che disegna la sua sagoma sul pavimento. Trovo un vecchio pezzo di spago nel cassetto, è sfilacciato, come la mia anima; lo poggio sul foglio vergato. Mi rimane una sola parola per te oramai. Addio.

Con questo racconto ho partecipato ad un contest in un blog di aspiranti "scrittori"
Se lo hai apprezzato, potrai votarlo con il link http://settegiornidifollie.altervista.org/7-giorni-follie-1314/corde-itrecciate/il-cuore-legato-di-antonella-mattei/                     
Non serve iscriversi, basta un click sul titolo del racconto a destra della pagina, se poi volete strafare postate un commento e i voti diventeranno ben tre!!
Grazie!!

18 commenti:

  1. ho votato ma hai fatto un macello sul link che hai messo: non è giusto! :o))))
    Joh

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    1. La mia incapacità è ormai cosa ben conosciuta, ma ho trovato un sacco di problemi, inolte ti assicuro che gestire un minipc come il mio è tutto da ridere.... Grazie comunque per il voto e.... mi dici come sistemare il link ....

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    2. Ho dato una "sistemata": va meglio così?
      Ma lo sai che col mio pc io non vedo nemmeno l'intera pagina del blog dove è postato!!!
      Va bè...fammi sapere se così è meglio!
      Bacio:)

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    3. così va meglio ma si deve copiare tutto il link. Potresti invece fare un collegamento diretto ma... come posso spiegartelo? :o(
      Ciao!
      Joh

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    4. Guarda che io nemmeno con un corso intensivo di CEPU per "disadattati col pc"riuscirei ad imparare qualcosa. A volte mi stupisco di quel poco che riesco a fare...
      Penso di avere proprio delle barriere mentali, come ce le avevo con la matematica....

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  2. E mai attesa fu meglio ricompensata.
    Non voglio farti elogi che possono suonare come sviolinate ma hai scritto qualcosa di, come posso dire?, ecco: fulminante. Forse avrei potuto trovare parola migliore ma nella foga di scrivere il commento non sono stato lì a pensarci.
    Di solito cito una frase del tuo scritto che mi abbia colpito di più. Ebbene, non so bene il perché, ma è stata questa: 'Volevamo essere come uniti come le corde di una gomena ricordi? Lo dicevi sempre: “ La sua forza sta tutta nell’unione delle funi singole, da sola sarebbe un semplice spago.”.
    Una caro saluto e un abbraccione,
    aldo.

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    1. Aldo continuo a ripeterlo: come farei senza di te, sarei perduta!!
      Grazie per il tuo affetto!! Spero che tu non abbia trovato troppi problemi a trovare il blog e votare: purtroppo il mio pc è davvero microscopico e non mi permette di vedere le pagine per intero.
      Grazie mille, di cuore!!
      Un bacione:))

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  3. Molto bello ,mi è piaciuto brava!

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    1. Grazie Lucietta, il tuo apprezzamento è molto importante!

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    1. Grazie Principessa, quale onore essere votata dalla nobilltà!!!
      Ti abbraccio:)

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  5. delizioso... bravissima

    già, dove và un amore quando finisce?... nell'oblio dei lunghi silenzi

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  6. sì mi è piaciuto ed è molto ben scritto... ma che tristezza questi matrimoni ! quanta delusione e rabbia, e quanta indifferenza. è fatale che finiscano tutti così ?

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    1. Forse non proprio fatale, ma ci sono ottime possibilità che succeda....
      Poi si può far finta di niente, di non vedere, oppure si è tra quei pochi miracolati della casa del Mulino Bianco...

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  7. Lìho trovo meraviglioso, anche se sembrano parole scontate, meraviglioso, per come hai saputo cogliere le parole giuste di un abbandono, un abbandono fisico che si annuncia con l'estraneità della mente, che poi allontana i fremiti del corpo , per esaltarne la trasparenze..
    Un addio che cosa sarà, una fine che significato avrà?
    Quello che hai scritto mia cara..Il nulla e se lo vuoi, il ricominciare!
    Bravissima!

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    1. Non riesco a votarti tesoro caro , dimmi bene cosa devo fare!!!

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    2. Grazie Nella per le tue parole!!
      Purtroppo io sono una frana col pc, se vuoi prova con questo link
      http://settegiornidifollie.altervista.org/7-giorni-follie-1314/corde-itrecciate/
      individuato il racconto, sulla destra c'è una schermata per votare e cliccando sul racconto si può commentare. Comunque non preoccuparti: il tuo affetto è più importante:))

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