martedì 17 dicembre 2013

Un piccolo assaggio




Persa in pensieri così profondi non si è quasi resa conto di essere giunta davanti casa, apre in fretta il portone e la porta . Il corridoio è buio, s’intravede solo la luce azzurrina della televisione accesa in soggiorno, le finestre devono essere rimaste chiuse tutto il giorno perché l’aria è pesante, quasi rancida: effluvi di sesso, di sudore e di vino impregnano ogni centimetro. Si toglie la giacca di maglia grigia e l’appende all’attaccapanni dell’ingresso “ Mamma, sono tornata. Accendo il forno e preparo subito la cena per noi.” Meglio non dire a Dori che il cibo è di Lea, non l’ha mai sopportata, sarebbe inutile sprecare il fiato a spiegarle che non sono avanzi del pranzo ma che Lea ha preparato la cena apposta per loro due. A volte una bugia  può risparmiare un travaso di bile e Agnese l’ultima cosa della quale ha voglia è un calice di fiele.  Entra nella grande cucina e accende luce e forno contemporaneamente, apre i contenitori sigillati e mette l’arrosto già affettato a scaldare, mentre in una pentola versa il brodo profumato e si affretta a preparare una stracciatella “Mamma vieni.  Apparecchiamo insieme che tra dieci minuti è tutto pronto.” L’arrosto nel forno caldo comincia a spandere  il suo profumo nella cucina mentre il brodo sobbolle lentamente  appannando i vetri della finestra, inutile guardare oltre i vetri, le persiane sono rimaste serrate dalla mattina.  Il brusio sommesso della televisione giunge discontinuo fino in cucina, raggiungendo volumi elevati solo durante le pubblicità, comincia lentamente a rendersi conto della totale  assenza della madre; si asciuga le mani in uno strofinaccio e percorre il corridoio “Mamma mi senti o stai dormendo, guarda che è già tutto preparato, devi solo venire a mangiare.” La luce azzurrina della televisione rimane indifferente continuando a baluginare, Agnese percepisce un tremito dentro lo stomaco, un’anticipazione infausta che ben conosce  e per questo relegata nei più reconditi meandri della memoria “ Mamma, per favore, vieni con me in cucina.” Il suo timbro di voce è cambiato senza che lei ne abbia avuto coscienza, strascina lamentosa le poche parole mentre varca la soglia del grande soggiorno. La tivù è sintonizzata su un canale che trasmette televendite e un’imbonitrice cerca di spacciare paccottiglia per pietre preziose; la stanza invece non mistifica affatto la realtà, pur nella fievole luce  si riconosce benissimo il caos che vi impera: il vecchio tavolo è ingombro di posacenere stracolmi o rovesciati con le decine di mozziconi sparsi sulla superficie, una varietà di bottiglie troneggia su tutto il resto del tavolo, quasi tutte vuote, qualcuna riposa rovesciata con il suo contenuto rappreso intorno a sé. Dori giace scomposta sul divano, ha gli occhi aperti e la guarda, Agnese rabbrividisce, la consapevolezza di quello che l’aspetta le fa’ tremare il mento. Ai piedi del divano altre bottiglie vuote fanno compagnia a preservativi usati il tutto immerso in una pozza di vomito che sembra essere di Dori dal momento che i capelli biondi e spettinati ne sembrano intrisi. La donna osserva Agnese con un sorriso sbilenco  e cerca di tirarsi in piedi biascicando parole “Hai visto che cazzo di gente! Si sono scolati tutta la mia roba” agita la bottiglia vuota che ha in mano, indicando lo squallore tutt’intorno “ E sai cosa ha fatto l’ultimo cliente? Eh!... Sai cosa ha fatto? Non mi ha pagato! Non mi ha pagato dopo tutto il lavoro che gli ho dovuto fare…  Sai che ha fatto quello stronzo bastardo? Lo sai che ha fatto? Mi ha rubato tutti i soldi della settimana, tutti, tutti quanti. Ho lavorato così tanto per lui e si è fregato tutto bastardo maledetto!” Piagnucola e gesticola, affranta per l’alcol terminato e per il sudato salario settimanale rubato. Non le passa neanche per la mente che con ogni probabilità avevano programmato di farla ubriacare, tanto ci vuole pochissimo, per poi fregarle  tutti i soldi, quelli che lei teneva nel cassetto del comò, l’unico posto dove è proibito anche ad Agnese mettervi mano. Ora è in piedi, barcollante ma in piedi, guarda la figlia con lo sguardo acquoso e stralunato, puzza di alcol, sigarette, ma ancor di più di vomito... 

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4 commenti:

  1. Non leggo!! Non voglio rovinarmi la suspance!!
    Lo compro e basta!
    ;o)
    Joh

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    1. Ecco.. Ora ha trovato posto nella mia libreria virtuale sul tablet!
      Ora posso leggere :-)
      Joh

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  2. Complimenti per la tua opera.
    Saluti a presto.

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  3. "Per mia colpa" a piccole dosi. Ottima idea, ma averlo letto tutt'insieme è stato per me un vero e proprio "botto".
    Un caro saluto,
    aldo.

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