mercoledì 27 febbraio 2013

Cosa esser tu?!




Io ADORO Brucaliffo!!!
E per un po' di tempo ho voglia di sentirmi come lui: strafumato, trasognato, fuori dal mondo, fuori dal tempo, irreale ma  più concreto e giudizioso di tanta gente che conosco.
"Cosa esser tu? Un'incognita?"
E già mio caro Brucaliffo, sono un'incognita, un punto interrogativo, un'esclamazione, una parentesi aperta che non trova quella che si chiude, un interrogativo che  cerca risposte, una Alice che non ha mai creduto a nessuna meraviglia. Si supera tutto. Le spalle sono forti. E non si può scappare mai, specialmente da se stessi. Sono passati alcune settimane da quell'episodio del post precedente, che come ho specificato, è rimasto a sedimentare a lungo nelle bozze e anche solo scriverlo mi è servito. I lividi sono sbiaditi, il cuore è scorticato, ma sono sempre più consapevole di essere un osso duro, in grado di superare prove ardue senza fare troppe lagne: piagnucolare non serve a niente: si volta pagina.
Guardo questo meraviglioso film e vedo Bianconiglio che ha fretta,  le ostrichette cantare spaventate dal tricheco affamato e lo Stregatto con gli occhi ipnotici. E poi la fantastica poesia del Brucaliffo:
Il coccodrilletto nel fiume un dì discese, e a nuotar sorprese di pesci un bel gruppetto. E tutto arcigiulivo gli artigli suoi arrotò, dischiuse poi le fauci, ed i pesci si mangiò.
E si caro Brucaliffo!
Mi sa che tu hai capito tutto della vita e gli stolti siamo noi!!
Senti caro amico, visto il momento un po' faticoso che sto attraversando, non è che mi passeresti un po' della roba che ti fumi?!

domenica 24 febbraio 2013

Atterraggio perfetto!!



Atterraggio perfetto.
Questa spensierata coccinella sembra quasi sorridere mentre si posa su un fungo.
Mi è piaciuta troppo questa foto, e benchè io detesti gli insetti, mi ha fatto sorridere.

giovedì 21 febbraio 2013

Un'altra vita fa!





 Mi è capitato d'improvviso tra le mani, ero andata in soffitta a cercare un servizio di piatti da pesce, regalo di matrimonio, talmente brutto che ha giaciuto per oltre 25 anni in questa soffitta; l'ho promesso a mia suocera che sembra apprezzarlo taaaanto. E invece  mi ritrovo tra le  mani un impolverato e ingiallito diario  mezzo vuoto dalla copertina rigida piena di smile e linguacce dei Rolling Stones, solo gli orari delle lezioni scritti con il giusto proposito: martedì assemblea, e chi ci va, giovedì collettivo, questa settimana è andata, fantastico, ultima ora ginnastica:  si va a scuola...
Capelli bagnati, sudati, in motorino, senza parabrezza, senza casco, cappottino fico aperto sul davanti, 3 gradi, gennaio: si sfreccia per le vie...

Le più fortunate trasportate dal "grande" di turno sulla sua A 112 celestino che sembrava pure un bel colore, finestrini aperti e musica a palla "Relax", che ci piace da matti, non dovresti ma tanto il cellulare non esiste, nessuno ha un gettone e tua madre non lo saprà mai che stai in macchina con quello che  c'ha  già la barba.... 
Vecchie patatatine fritte, una striscia di pizza con la mozzarella ghiacciata, un cucchiaio, no 2, di maionese Kraft cose buone dal mondo, un pezzo di formaggio, 4 Gentilini, un sorso per uno di Coca Cola svaporata,  rosetta con la frittata di spaghetti, una banana: si mangia col frigidaire aperto,sul cofano della macchina .......
Libro di storia, usato, sottolineato da altri, ormai vecchi, con la penna nera calcata , Rivoluzione Francese, Presa della Bastiglia, Stati Generali, Luigi XVI, Maria Antonietta: la so, la so! Non è vero, ma che mi frega domani non interroga: si studia così...
Palestra, body nero, che adesso ci entra solo un braccio,mezze scarpette di pelle, preparo l'assolo di ginnastica artistica per i regionali con la musica della Stangata: arrivo prima, accappatoio enorme blu, shampoo Baby Johnson’s, il bluff degli sciampi sani, no balsamo, no phon, no crema, un cornetto Algida col cuore di panna: si fa sport così...
Casa, si urla, di gioia, di rabbia, ma si urla, piatto Technics, amplificatore Luxman che spara I like Chopin e Wild boys, si mangia di corsa la cena, si scrive una lettera per i posteri per un magone durato 1 minuto e 40 che sembra vitale dover mettere nero su bianco, telefonata  di un’ora e mezza all'amico che ormai è troppo amico per diventare altro eppure gli occhi ancora s'incollano gli uni agli altri, si guarda  in tv Magnum P.I. e Starsky e Hutch, ci si perde negli occhi verdi di Franco Gasparri, si sviene sul letto e si abbraccia il cuscino  col sorriso sulle labbra e gli occhi sognanti dietro le palpebre chiuse. Siamo noi. Abbiamo 16 anni. Siamo vivi.

Richiudo il diario: trovo le pagine bagnate, come le guance; tiro giù lo scatolone impolverato con gli orridi piatti e suono alla porta di mia suocera.
Ma dov'è andata quella ragazzina?

mercoledì 20 febbraio 2013

Nudo tra i lupi



Alla fine l'ho comprato. Ero stata attratta da quel titolo e da quel libro il giorno della mia uscita da me stessa dentro la Galleria Alberto Sordi. Lo sto leggendo: ogni parola è una passata di carta vetrata sulla pelle.
Un racconto di una storia incredibile, pensavo fosse un romanzo ed invece è una storia vera.
Lo leggo lentamente, come tutti i libri che apprezzo particolarmente, perchè me lo devo gustare e devo assorbirlo adagio dal momento che non è facile.
Brevemente.

Zacharias Jankowski, un ebreo polacco entra nel campo di concentramento di Buchenwald portando con sé furtivamente una valigia. Alcuni detenuti lo aiutano a nasconderla, ma restano esterrefatti quando scoprono che al suo interno si trova un bambino di circa tre anni. Che fare: denunciarne la presenza o proteggerlo? La nuova edizione italiana di questo romanzo autobiografico, che vide l’autore testimone e protagonista degli eventi narrati, ripristina – sulla scorta della recentissima edizione apparsa in Germania – i brani che poco prima della pubblicazione Apitz decise di eliminare o modificare, dietro ordine della DDR, restituendo il testo così come fu scritto di getto, all’indomani della liberazione del lager.

Credo che mai titolo fu più adeguato                  

sabato 16 febbraio 2013

Altro che Papa nero!!!



Come tutti gli anni, subito dopo le Ceneri, nel mio quartiere passano i sacerdoti a benedire le case e i negozi in attesa della Pasqua.
Detto che io non sono molto devota, ma se sono in casa di certo non faccio finta di essere uscita.
Per una volta in vita mia spezzo una lancia in favore dei sacerdoti della parrocchia: mandano degli avvisi nella cassetta delle lettere con giorno e ora previsti, non impongono niente a nessuno e ognuno è libero di non aprire la porta o non farsi trovare. Tralasciando i musulmani, i testimoni di Geova, altre religioni, gli atei e gli agnostici che giustamente hanno altri credo; quello che ho visto ieri mi ha profondamente disturbato, direi disgustato.
Stavo tornando dalla spesa carica di buste e con le famose radiografie sotto il braccio, mentre aprivo il portone vedo dal fondo del mio vicolo un giovane sacerdote di colore cercare i n. civici.
Lo vedo spulciare tra i suoi fogli i vari nominativi e farsi avanti titubante; spalanco il portone e lo chiamo. " Padre, venga, la stiamo aspettando!!" Si avvicina sorridente, i denti splendenti, la lunga tonaca nera come lui. Mi saluta da qualche metro di distanza con un fortissimo accento francese.
La signora del piano di terra apre la porta e mi dice:" Chi prete è?"
- " Non lo so, non li conosco i sacerdoti"
- "Ma che è bianco o nero?"
Spalanco gli occhi, Bianco o nero?! Ma che sta scegliendo le pedine della dama?
- "E' un prete!" Mi esce un tono acido, molto acido.
- "Ho capito è un negro!" e  sbatte la porta.
Padre Assì, questo il suo nome, mi guarda da pochi passi di distanza con uno sguardo rassegnato ma sereno
-" Non si può piacere a tutti" sussurra sorridendo.
Sento un fremito nello stomaco e una voglia di urlare che mi divora.
Sono l'ultima a ricevere la benedizione perchè abito all'ultimo piano, mi fa' il segno della croce sulla fronte e dice " I tuoi occhi dicono tante cose che il cuore non dovrebbe"
Gli ho detto che proprio non ce la faccio.
Altro che Papa nero.
Siamo dei trogloditi

venerdì 15 febbraio 2013

Call center e centralini







Non ho nulla contro gli operatori dei call center, stanno più o meno negli stessi panni di mia figlia: sottopagati, iperprecari, sfruttati. Piuttosto la loro insistenza, la loro petulanza, la rottura di balle e i giramenti delle stesse quando gli comunico infinite volte che  ho un numero riservato e  non possono chiamare; non posso nemmeno iscrivermi all'albo delle opposizioni proprio perchè ho un n. riservato ( questa è la schizofrenica legge italiana) e allora mi è toccato tirare in ballo il Garante della Privacy che è riuscito a liberarmi da un gestore di telefonia mobile che alla fine era arrivato allo stalking. Insomma parlano troppo e comunicano male, secondo me chi li gestisce non sa bene quale sia il modo migliore per vendere un prodotto senza scadere nella petulanza e nella maleducazione.
Ma non è di questo che voglio parlare.
Voglio parlare dei centralini, i bei vecchi centralini istituzionali.
Vi è mai capitato di chiamare la Camera dei Deputati, il Senato o il Quirinale?
A me è capitato, varie volte nel corso degli anni. I centralini dovrebbero essere il loro biglietto da visita, dovrebber appunto; perchè quando componi il famoso 67601 della Camera, sapete come rispondono?
.....Camera...
Come Camera? Lo so che è la Camera, ma sembra il banco di un mercato e pure se fate il 67061 che è del Senato la musica non cambia:.....Senato.....
Ma possibile? Un po' di garbo, di classe, mica ho chiamato il barbiere. E se componete il 49991 sapete che rispondono?........ Quirinale.... Troppa grazia!
Ma se a chiamarvi sono loro, dopo avere atteso infiniti mesi la risposta che aspettavate allora tutto cambia. In questo caso si ricordano del ruolo istituzionale e ci tengono a farvelo entrare bene in mente!!!
Magari in quel momento tu sei a casa, stravaccato sul divano a vederti la trecentesima replica della Signora in giallo e senti i vetri tremare e un "caccia" sfondare il muro del suono, un elicottero punta dritto sul tuo lastrico solare e se ti affacci vedi sotto al portone dei tipi in doppiopetto, occhiali scuri e auricolari che sussurrano vicino al loro polso, ci vuole poco a capire che la Digos sa chi sei. Ed ecco un attimo dopo lo squillo: Pronto?
Qui è il Quirinale!
Stessa cosa dicasi per Viminale, Ministero degli Interni, sede dei servizi segreti, appena fai il numero senti già il rumore di fondo di tutti i registratori che partono, che scandagliano la linea: non dicono nemmeno "Pronto?", non dicono "Viminale...", non dicono "Interni...". Dicono solo:
- Urbana 4, Urbana 3...
Un' impressione....
Quindi tu, povero cittadino che 10 mesi prima li avevi cercati per una richiesta, mestamente dici: Scusi, ho sbagliato numero.
E chiudi subito staccando anche la spina del telefono dal muro, illudendoti che magari così non ti trovano.
Anche al Vaticano non scherzano, ho avuto la sciagura di rimandare due volte il matrimonio e quindi erano scaduti tutti i permessi e tutte le migliaia di cose burocratiche legate all'operazione matrimonio. All'epoca il mio parroco diventò Monsignore presso la Santa Sede quindi lo contattai per farmi dare una mano ormai disperata da tutto quello che stava accadendo. Come stavano le cose si capiva subito appena composto il numero che ai tempi era  69.82, solo 4 cifre, bastano e avanzano, niente musichette, solo una voce angelica, giustamente, che dice "Telefoni Vaticani, l'operatore addetto risponderà appena possibile" poi in inglese: "Vatican Telephones, the operator will ecc......", e poi addirittura "Vaticanensis Teleponium ecc...ecc......".
- Ti viene subito da rispondere Amen! ( che altro?.....)
Dopo un po' arriva una suora, che a giudicare dall’attesa ha camminato per ore nei corridoi lateranensi per arrivare a quel telefono di bachelite nera appeso al muro sopra una credenza rinascimento:
- Telefoni Vaticani?
- Cercavo  Monsignor.........
- Attenda...
Non fanno una piega! Gli puoi chiedere qualsiasi cosa.......


mercoledì 13 febbraio 2013

Ticket delle mie brame!!

Torno or ora da un ambulatorio di 
diagnostica.
Ho passato la settimana scorsa a rincorrere il mio
medico di base per avere la richiesta per fare una lastra alle ginocchia a mio figlio ( la classica ricetta rosa), credo di aver passato almeno un'ora al giorno 
nel suo studio aspettando lui, la sua segretaria, il pc funzionante, la disponibilità di un ricettario.
Vittoriosa di aver conquistato l'agognata ricetta che mi  da diritto al ticket, ci rechiamo al centro diagnostico convenzionato; la segretaria chiama il nostro numero, mostro la mia ricetta rosa e lei dice :" Signora sono 50 euro e 15 centesime con questa ricetta, 50 se la fa in privato"
- " Lei mi sta dicendo che il costo di pubblico e privato è uguale?!
- " Anche un po' inferiore se vogliamo essere precisi.Che faccio? Pubblico o privato?"
Appolottolo quella malefica ricetta rosa, la getto nel cestino della carta e faccio fare l'esame in privato.
Ci sarebbe da ridere, se non fosse da piangere.

martedì 12 febbraio 2013

Una casa segreta ovvero "Ma cosa è successo agli uomini?"

Quella donna è  una casa segreta.
Nei suoi meandri, conserva voci
e nasconde fantasmi.
Nelle notti d'inverno riscalda.
Chi entra in lei, dicono, non ne esce mai più.
Io attraversai
il profondo fossato che la circonda.
In quella casa verrò abitato.
In lei mi aspetta il vino che mi berrà.
Molto dolcemente busso alla porta
e aspetto.

Eduardo Galeno 



Uso come preambolo questa bellissima poesia: tutte noi donne vorremmo essere percepite in questa ottica dagli uomini. Un focolare caldo, una dolce malia, meandri da scoprire e altri da lasciare inesplorati. E invece cosa vedo: donne sgozzate, prese a martellate, stuprate, acidificate, colpite a picconate e poi arse con un bambino in pancia, il bambino dell'assassino.
Cosa sta succedendo agli uomini. Si sentono così fragili che il solo pensiero di essere lasciati li trasforma nei più efferati mostri; così meschini da coabitare in casa con l'amante, forti della loro violenza e della ridotta autosufficenza della moglie, per poi disfarsene come un rifiuto da  distruggere. Le sotterrano, le murano, le gettano in pozzi, simulano raffazzonati suicidi, le buttano in acqua per disperdere le tracce e spesso sono appoggiati dai famigliari.
Da cosa deriva questa crudeltà, questa violenza, questa insicurezza. Che il ruolo maschile sia cambiato è innegabile, come è cambiato quello femminile; ma sembra che loro non siano riusciti ad adattarsi a quello che per decenni è stato il ruolo femminile: sottomesso, sottoposto, il sesso debole.
E per riappropiarsi della perduta potenza, si erge a giustiziere.
Uccide chi non l'ama più, uccide chi ancora lo ama mentre lui ne ha scelto un'altra, uccide perchè ha paura che un domani la sua donna si stanchi di lui, uccide perchè è geloso, uccide perchè lei è gelosa.
Io non sono capace di capire, tantomeno di spiegare; ma vorrei essere percepita come una calda  e misteriosa casa accogliente, pronta ad offrire un vino dolce e inebriante; con i miei segreti da lasciar scoprire e quelli che nessuno scoprirà mai.



giovedì 7 febbraio 2013

Forse sono scema io, ma.....

Sto cercando di preparare da un po' di tempo un post sulla mercificazione delle donne.
Quelle donne che volontariamente si espongono come pezzi di carne sul bancone del macellaio.
Non voglio essere fraintesa, ho fatto parte anche io di quelle che gridavano " Sulla mia barca ci sale chi dico io!!" e non sono nemmeno una vecchia bacchettona. Insomma stavo preparando quel post piuttosto serioso, quando mia figlia mi ha chiamato e sul suo pc mi ha fatto vedere una foto: si tratta della moglie di un attore americano, nonchè rapper, famoso per interpretare un ruolo nella serie poliziesca Law and Order; che io appassionata di gialli, noir e similari, seguo da sempre.
Ora, io conosco molto bene gli uomini e ancora meglio le donne, ma proprio non riesco a concepire come si può arrivare a questi livelli.
Per rendere giocoso ( perchè ci sarebbe da piangere) il post, mostrerò prima la foto di Coco ( un nome, un programma), e poi altre di alcune divine di altri tempi.
Vi prego: siate sinceri e spassionati ( ed educati), mi dite quale preferite?
Mi devo documentare per il mio post serio.

                            




 Questa è Coco, se potete ingrandite e guardate il particolare del pezzo sotto del
 bikini ( le altre foto sono su tiscali, questa era quella più raffinata e una delle poche pubblicabili)

A seguire vediamo:
Marilyn e James Dean
Audrey Hepburn
Ava Gardner
Jessica Lange
Priscilla ed Elvis Presley
Rita Haiwort
Barbara Staiwick
 Queste donne sono rimaste
nell'immaginario come icone
di fascino e bellezza. Mi chiedo quando Coco non avrà più niente da far rimirare e quando anche il silicone cederà alla forza di gravità, cosa offirà?
Il fascino? La sensualità? La raffinatezza? La grazia?
E mi chiedo, cosa spinge un uomo a mostrare una donna come fosse un trofeo di caccia?
Vi prego, fugate tutti i miei dubbi.
Sono le donne che si svendono, o gli uomini le usano come prolungamento del loro ego?                                   


                                                           
             

                
                                                                                   
                                                                                









 

mercoledì 6 febbraio 2013

Da qui a.......

Amami,
ora che non ho parole per farti innamorare
dei miei silenzi.

Alda Merini

lunedì 4 febbraio 2013

Fuori dal tempo

Ci sono cose che accadono indipendentemente dalla nostra volontà.
Ci sono cose che s'infiltrano lentamente sottopelle come un virus dannoso e quando scopri la causa è troppo tardi per qualsiasi cura.
Ci sono cose che capitano e basta.
E non ci puoi fare niente. Ma proprio niente.
Ho sentito la necessità di staccarmi da tutto, ho dimenticato il pc: solo la posta nel caso di qualcosa d'importante.
Ho atteso una mattina di bel tempo e mi sono immersa nella mia immensa città come un'invisibile.
Sulla metro centinaia di persone tutte con una meta ben precisa in mente, io non so bene dove voglio scendere, so solo che non arriverò a Battistini: ho voglia di camminare e non di stare sottoterra
Scendo a Spagna.
Cammino come una turista, senza meta, senza tempo. Dior mi investe con i suoi innarrivabili abiti, Sermoneta mi fa sognare i suoi guanti, Cartier mi fa sognare e basta.Ma non è quello che cerco.
Conosco ogni più recondito vicoletto e m'insinuo dentro ad ognuno: camerieri che sistemano tavolini, commesse in attesa perchè è troppo presto, turisti affamati di farsi fagocitare da questa città.
Cammino su strade percorse migliaia di volte, non c'è più niente che mi lega a questi posti, ma sempre qui torno. Passo davanti a Palazzo Chigi, decine di operatori tv, carabinieri in divisa e una manciata in borghese: mi aspetto di vedere quelli di Striscia ma è presto anche per loro. Arrivo davanti al famosissimo Giolitti, mi prende voglia di un cappuccino, ma i tavoli fuori sono sporchi e nella saletta interna ci sono due parlamentari: ma ne vado. Raggiungo Piazza San Lorenzo in Lucina e m'incanto davanti alla vetrina di Pomellato, a fianco a me due babbione ricchissime e impellicciate disquisiscono su quale collier starebbe meglio col vestito di una delle due: mi sento fuori posto, continuo il mio vagabondare. Oh guarda! C'è un pupazzo fichissimo e tiratissimmo. Ah....è un tronista. Si aspetta di essere guardato, ma sono quasi tutti stranieri e a me non me frega proprio niente. Giro l'angolo e mi avvio verso il Pantheon, malgrado l'impalcatura sulla facciata del palazzo la trovo subito: una piccola bottega dove vendono meraviglie di carta: segnalibri, biglietti da visita, cartoline e favolose carte da lettera. Resto non so quanto a guardare e far scorrere sotto le dita quelle meraviglie. Le comprerei subito, ma ormai non si scrive più, fa antico, ci sono le  email, e se anche trovassi qualcuno, come proporre la corrispondenza senza pericolo di essere fraintesi?
Compro un'agendina turchese in pergamena e damasco, non la userò mai, ma era irresistibile.
Torno indietro, comincio ad avere fame, entro nella Galleria  Alberto Sordi.
La RAI sta intervistando quella che sento definire una scrittice, non la conosco,  la giornalista le chiede del suo ultimo lavoro. Entro da Feltrinelli e m'immergo nella mia dimensione: centinaia di volumi di tutti i generi. Ne sfoglio decine e decine, sono attratta da un titolo: Nudo tra i lupi. Ma niente sembra scuotere la mia apatia Esco dalla libreria e mi siedo ad un tavolino del bar della Galleria, sfoglio distratta il menù e ordino cappuccino e cornetto; mi guardo intorno: una coppia di donna discute di abiti, un uomo legge un quotidiano di alta finanza e ogni tanto butta un occhiata, una donna d'affari lavora col tablet, parla al cellulare e insieme sfoglia un giornale, due russi ordinano due flute di prosecco e un cappuccino.
Comincio a girare il cucchiaino nel miscuglio denso e dalla musica in sottofondo mi giunge alle orecchie una melodia struggente. 
 L'anima e' partita
a mezzogiorno e adesso va
vaga sorvolando la citta'
presto puntera' decisamente verso sud
Mare aperto
col deserto.

Non so bene quanto sono stata via, sono stata lontana, in un luogo senza tempo, senza dolore e soprattutto senza senso di  impotenza.
Poi sono tornata.
Il cappuccino si era gelato, ne ho chiesto un'altro. Ho guardato l'orologio. Meno di mezz'ora e Dario sarebbe tornato da scuola  e non ha le chiavi di casa.
Devo tornare.
Non vorrei, non potrei, non dovrei. 
Lo faccio. Ancora pochi minuti e questo spazio senza tempo e senza riferimenti sparirà.
Vorrei di nuovo sorvolare Eilat.
Tanto la mia anima è via già da molto.