domenica 7 dicembre 2014

Di nuovo Natale!






























Ci risiamo! Anche quest’anno è arrivata l’Immacolata e sicuro come il sole sorge dopo la luna ecco che abbiamo compiuto nuovamente quel gesto che da bambini ci piaceva tanto e adesso è diventato uno strazio: l’albero! Ma non farlo pare brutto e poi se c 'hai i ragazzini sei obbligato e se non ce li hai le lucette fanno tanto Natale e diciamolo a voce alta: a Natale una casa senza l’albero è una tristezza infinita. E quindi abbiamo arraffato una scala, siamo saliti sul palchettone per tirare giù quei due pezzi di plastica verde smeraldo per montarlo in salotto, vicino a una finestra (così da fuori chi guarda dalla strada rosica che io ho fatto l’albero e tu no) piegandosi sulle ginocchia per salvaguardare l’ernia (L5-S1). Ma quando ci si ritrova con quei bracci di fil di ferro ricoperti di muschio finto a rifare quei gesti al contrario di appena un anno fa (era il 7 gennaio), si pensa all’utilità della cosa. Il pensiero vola via alle implicazioni annuali di ogni Natale: “i regali, oddìo, quello alla suocera: il caffè, come mai a un certo punto della vita alle suocere si regala il caffè? Forse nella speranza che ci rimangano con una tazzina, magari per colpa della pressione? Ma poi al funerale gli sguardi pesanti: -se non glielo regalavi, forse oggi era ancora qui-.Che pizza... ma una volta com’era il Natale, il mio Natale da piccola?”. Insomma sono questi i pensieri mentre rimonti quell’albero. Ma improvvisamente nel tuo ipotalamo si ode uno strano scricchiolio, una porta con un brutto chiavistello arrugginito si apre cigolando brutti presentimenti. Butti uno sguardo distratto ma incuriosito: chi c’è là dentro? È tuo padre, è giovane, parla sottovoce a tua madre, “Scct! Fai piano, se no ci sente!”. Tua madre gli regge una scala e lui piano piano la sale per andare a prendere sul palchettone, un proiettore super 8, che guarda caso avevi chiesto in regalo proprio a Babbo Natale e una bambola dai lunghi capelli rossi dal nome Arabella. Tu sei piccola e ancora non lo sai, ma stai per diventare grande con un dolore e forse una fierezza che non avrai mai più nella tua vita. Attraverso il buco della serratura della tua camera da letto HAI VISTO TUTTO!
E resterà nella tua vita una sola certezza: Babbo Natale non esiste!!

martedì 2 dicembre 2014

Per mia colpa





Visto l'avvicinarsi del periodo natalizio, ne approfitto per offrire il mio ebook ad un prezzo irresistibile: solo 0,99 euro per tutto il mese di Dicembre.
Impossibile non approfittarne!

Narrativa pura, con pochi dialoghi e ritmo serrato. Tre generazioni diverse di donne con un presente e un futuro legati indissolubilmente. La carismatica Lea, ebrea romana scampata al massacro di Auschwitz, si trova a fronteggiare la disastrosa vita di Agnese, ragazza vittima di una madre alcolista e violenta, all'ombra di una provincia che parla e giudica dall'alto di uno scranno improprio. Un viaggio tra segreti svelati e realtà inconfessabili, tra introspezione e problemi della società attuale.
Il racconto ha ricevuto ottime critiche sia di pubblico che degli addetti ai lavori.
Imperdibile.
http://www.inmondadori.it/Per-mia-colpa-An…/eai978131101391/
http://www.lafeltrinelli.it/…/anton…/mia-colpa/9781311013910
http://store.kobobooks.com/Search/Query

lunedì 20 ottobre 2014

Nulla è come sembra



Un felice gruppo di padri porta le loro bimbe ad una festa.
No. Nulla è come sembra.
Sono spose bambine, che spesso muoiono o subiscono gravi lesioni in seguito ad atti sessuali e gravidanze.
Per qualche strana ragione in questo nostro paese se ti azzardi a fare un commento negativo sulle minoranze ( che oramai sono la maggioranza, almeno nella mia città) si passa da razzista.
Bè mi prendo l'epiteto e confermo che questa e altre mille usanze sono delle vere e proprie torture e violenze.

domenica 19 ottobre 2014

Come la marea

Nuovo contest  del mese di Ottobre.
I temi stavolta erano due: il peso dell'esistenza o la bugia.
Ho unito i due temi in un solo brevissimo pezzo.
Potete leggerlo e se vorrete votare il mio racconto direttamente sul blog usando questo link. Scrivete "voto per questo testo" e lasciate anche un commento al pezzo così da assegnarmi due punti. Grazie!
http://settegiornidifollie.altervista.org/7-giorni-follie-1314/bugia-peso-esistere/come-marea-antonella-mattei-keiko/

martedì 14 ottobre 2014

Una pessima idea.




Qualche decina di buste piene di libri scolastici usati riempie il mio corridoio: finalmente i professsori hanno finito il ripasso; quelli nuovi acquistati il primo giorno di scuola: "solo 250 euro, ecchesò?"
Devo ritirarne ancora uno già ordinato in libreria, aspetto che mio figlio torni da scuola e sono quasi le tre del pomeriggio con 32 gradi; lui si carica due zaini che nemmeno gli alpini osano ed io uno zaino ed un bustone.
Salita impervia fino al bus che ci lascia a circa 300 metri dalla libreria: fila per il ritiro del libro che ovviamente è introvabile usato perchè i docenti vogliono la nuova edizione, fila per pagare e poi fila infinita per vendere.
Due ore sotto al sole, insieme a ragazzi, mamme e padri, trascinando trolley, carrelli per la spesa e zaini.
Tocca a noi, lo scanner a infrarossi passa rapidissimo e implacabile sui libri, gli eserciziari, gli allegati A,B,C,D, i CD e tutti i fascicoli inclusi possibili.
Resa dei conti.
A fronte di oltre 40 libri di un valore di circa 500 euro, ci hanno comprato quattro volumi per 20 euro.
Siamo usciti di nuovo in strada e abbiamo fatto la fila ai secchioni della carta per  buttarli.
Ricordo che facevo la stessa cosa al mercato dei libri di Lungotevere 10 anni fa con mia figlia all'epoca liceale.
Non cambia proprio niente in questo Paese.

venerdì 10 ottobre 2014

Cronache di poveri amanti





Ecco, l'ho messo di spalle così non si riconosce, anche perchè altrimenti si dovrebbe vergonare.
Dunque, sabato 13 settembre ore 10,30/11 circa; ritorno dalla mega spesa quindicinale con il portabagli stracarico, mio marito alla guida cerca di girare a destra per entrare nella NOSTRA STRADA PRIVATA e si blocca a metà manovra: una marea umana di macchine tirate a lucido e centinaia di persone in grande spolvero ma sul burino. Ho immediatamente una folgorazione: si sposa il SIGNOR MINISTRO scrocca parcheggi e altro. Dietro cominciano a suonare i clacson delle altre macchine dal momento che abbiamo bloccato tutta la strada, mio marito suona a sua volta e uno degli invitati che entra a stento nell'abito che fu della cresima ci guarda e dice: " Non è nostra"
Se è vero che quando io m'infurio bisogna tenermi a catena come i pitbull è altrettanto vero che il maritozzo, come tutti i buoni, quando esce dai gangheri fà paura. Quindi scendo dalla macchina e gli dico: " Ok, non sarà sua di proprietà, ma di sicuro è della vostra combriccola"
-E boh, po' esse o nun esse...
- Oh senti esse o nun esse, vedete di toglie sta macchina che chiamo la Polizia, tanto l'ho vista l'auto blu, mica è invisibile.
L'autista dell'auto blu dei Carabinieri mi guarda incazzoso, mentre fingo di chiamare la polizia ( conflitto d'interessi) e tutta la coda di auto lancia strali romaneschi tra i quali il più simpatico è MA LI MEJIO MORTA... VOSTRA!!!
Dopo un'interminabile serie di minuti esce dal portone della sposina un tizio pelato, con una mascherina medica verde sulla bocca, una specie di camice da chururgo e i guanti di lattice, sposta di un centimetro il suo SUV e ci dice :" Ecco mo' ci passi"
- Ma tuo nonno ci passa, mica c'ho 'na bicicletta! risponde il maritozzo quasi livido.
Un tizio da qualche macchina dietro grida: " 'A  ( omissis, riferito al nome del SIGNOR MINISTRO) mo' c'hai rotto proprio li cojioni!!
Il presunto dentista che credo stia sistemando la dentiera alla sposa cavallona e lungimirante, si decide a spostare il suo studio medico ambulante e rientra in fretta in casa.
Fulmino con lo sguardo gli autisti dell'auto blu, che mi sa si sono pure grattati vista l'intensità dell'occhiata e finalmente riusciamo ad entrare in casa.
Qualche giorno dopo ho saputo che il SIGNOR MINISTRO è convolato a giuste seconde nozze quel giorno, gli sposini hanno chiesto come regalo di nozze un obolo per pagarsi la luna di miele.
Che tristezza.

P.S.
Oltretutto c'è stata anche una specie di indagine perchè Lui ha fatto assumere lei alla Regione Lazio o al Comune.
 Sono questi in tristi personaggi che ci dovrebbero rappresentare.

domenica 21 settembre 2014

Pinocchio 2014

              




Come promesso ecco il mio Pinocchio rivisitato, se vi piace potete votarlo apponendo la scritta VOTO QUESTO TESTO ed un commento a questo link.
Grazie :)
http://settegiornidifollie.altervista.org/7-giorni-follie-1314/favole-2-0/pinocchio-2014/

Pinocchio 2014 di Antonella Mattei

C’era una volta un ragazzo che viveva nella periferia romana: era un tipo assai strano che dava molti problemi a suo padre, da bimbo era stato un po’ tardo, lento, insomma duro di comprendonio tanto che chiunque cercasse di intavolare un discorso con lui finiva per dirgli : “Ahò, ‘a Pinò, ma che sei de’ legno?!”
Col passare degli anni per assurdo, o forse per magia, Pinocchio divenne furbo come una volpe e sornione come un gatto, voglia di studiare pari a zero, quella di lavorare dio me ne scampi: viveva sfruttando la pensione di suo padre, un povero falegname che tutto il quartiere conosceva come Sor Geppetto e passava le giornate rimirando allo specchio il suo ciuffo ingellato, facendosi in continuazione selfie e inseguendo il sogno di diventare tronista in una famosa trasmissione tv che trasformava i morti di fame in divi.
Sor Geppetto aveva come vicino di casa un vecchissimo amico, si conoscevano da circa mezzo secolo e spesso confidava a lui le ansie per quel figlio debosciato: “ Caro Sor Ciliegia, so’ più de’ trent’anni che combatto co’ sto’ scemo de’ fijo mio, nun vole sentì ragioni, nun c’ha proprio vojia de’ lavorà. Jio detto: senti fijo bello, ripijate bottega mia, li pago io li lavoranti, tanto la pensione a me me abbasta e armeno tu te ‘mpari un lavoro. Pensate Sor Ciliegia mio che li lavoranti hanno ottenuto un grosso appalto da compie lì, a quel parco delli divertimenti, com’è che se chiama? Er Paese delli Balocchi me para, ‘mbè, so’ ‘n sacco de’ quattrini amico mio e armeno Pinocchio nun me fumerebbe più tutta la pensione lasciandome solo du’ sordi pe’ le bocce ar circolo. Certe vorte, amico mio, me sembra de’ sta a parlà con un ciocco de legno!”
Sor Ciliegia annuiva comprensivo seduto sulla sua sedia a rotelle sospinta qui e là della badante che non staccava mai l’attenzione dalle parole di Geppetto. La badante era una donna sulla cinquantina, una di quelle che hanno una miopia mentale talmente elevata che lo specchio gli rimanda sempre una immagine con almeno vent’anni meno: maglietta acrilica di tre taglie inferiore, minigonna jeans su cosce da lottatore e una stratosferica acconciatura ipercotonata e di una stranissima colorazione azzurra, come quella di Lucia Bosè. Quando la badante carampana ma esuberante andava in giro per il quartiere, quelli che la guardavano avanzare ondeggiando sulle zeppe usavano gridarle dietro: “ ‘A fata, ma ‘ndo vai? Portace co’ te che te li cotonamo noi li capelli!”
Pinocchio aveva da tempo una tresca con la badante dai capelli turchini e insieme si godevano la pensione d’invalidità di Sor Ciliegia e i risparmi di Geppetto, ma ora la proposta della “ Fata Turchina” di truffare il falegname e rubargli tutti i soldi del maxi appalto lo allettava assai. Si recò così alla falegnameria dicendo che Geppetto era disponibile per tutte le supervisioni a fronte di 100.000 euro; il capomastro annuiva fumando, guardando di sottecchi Pinocchio e intanto compilava l’assegno.
Purtroppo Pinocchio era furbo, ma non abbastanza da accorgersi della firma che portava l’assegno: fuggiti di notte come due ladri da Roma, si ritrovarono nella ovvia Ibiza coperti di schiuma in una piscina in mezzo ad altri quattrocento loro simili, mentre due Carabinieri li portavano via a braccia con l’accusa di truffa, appropriazione indebita, riciclaggio e chi più ne ha più ne metta. Piccolo particolare: l’assegno era firmato Lucignolo.
Il povero Geppetto piangeva disperato a casa di Sor Ciliegia, disperato anche lui di ritrovarsi abbandonato d’improvviso, ma mentre Geppetto spostava la sua sedia a rotelle per guardarsi insieme Chi l’ha visto e magari ritrovare i loro cari, ecco scivolare dal plaid di Ciliegia un biglietto della Mega Lotteria di Lunga Vita che prometteva una rendita milionaria per l’eternità.
Povero Pinocchio!
Quel biglietto comprato dalla badante rubando 10 euro a Sor Ciliegia era vincente e mentre lui e la Fata Turchina soggiornavano a spese dello Stato in una vecchia e fatiscente prigione infestata da grilli, il suo babbo e l’amico indossavano collane di fiori e suonavano l’ukulele su una spiaggia della Polinesia.
Tutto è bene ciò che finisce bene.







sabato 20 settembre 2014

Più che un blocco, una muraglia!


Da sempre io ho fasi che hanno una durata biennale: due anni ho suonato la chitarra, due ho studiato spagnolo, due anni mi sono data al decoupage, due al disegno a carboncino, due anni a diversi tipi di sport (ovviamente due anni per ogni sport, mai due insieme). Non so perchè ma il mio interesse dopo 730 giorni si dissolve, scompare, evapora.
Tranne scrivere.
Da quattro mesi però la tastiera mi serve solo a fare giochini su fb o leggere meravigliosi racconti di altri scrittori.
Forse ho dato troppo, forse ho finito le idee: ho vendicato, ucciso, amato, ho viaggiato nel tempo e negli animi dei personaggi. Ho persino fatto piovere quando volevo.
Poi quattro mesi di buio, proprio subito dopo essere arrivata terza ad un importante premio e la pubblicazione di un'antologia con ben sei ( dico 6) miei racconti.
Se v' interessa è gratuita online e s'intitola Summer Seven.
Ed ecco d'improvviso una flebile lucina, un barlume: un contest in cui si chiede di rielaborare le fiabe classiche.
Fiabe 2.0
Personaggi reinventati, situazioni capovolte, al limite.
Non è proprio il mio genere mi sono detta: non posso ammazzare nessuno, nessun intrigo, sfumature noir...
Però l'ho fatto.
Dovevo.
Ho rivisitato Pinocchio.
Un Pinocchio di borgata, un mio vicino di casa praticamente ( non quell'essere orrido in canottiera del post precedente).
Domani lo posto.
Vedremo come andrà!

mercoledì 10 settembre 2014

Visioni di fine estate

Cosa può colpire di più il meraviglioso senso della vista che il mio dirimpettaio, in canottiera bianca arrotolata come quella di Verdone in Bianco Rosso e Verdone, bermuda poggiato sui fianchi perchè sopra una montagna di ciccia chiamata panza ne impedisce il giusto appoggio e calzini con l'elastico lento su ciabatte stile tedeschi in gita che continua a farsi selfie?
Credo mi farò murare la finestra
Oscurare i vetri
Saldare la maniglia
Metterci del filo spinato
Un buttafuori
Elimino il bagno ( è quella la finestra dell'oltraggio)

P.S.
Se trovate una foto che rende merito mettete il link.

lunedì 25 agosto 2014

Ordinario giorno di follia di una cassiera



Ci sono giovani ( ma anche adulti) che la domenica si sollazzano, smaltiscono i postumi della sbornia del sabato sera, si dedicano ad hobby, mantra ed altre amenità del genere.
Mia figlia lavora tutte del domeniche dell'anno, festivi compresi, e meno male, l'alternativa sarebbe essere disoccupati.
Ma non capisco se sia l'ambiente ( centro commerciale), o che proprio la gente in mandria perda il senso del logico, o che proprio il mondo è pieno di stronzi.
-Situazione numero uno: lei in cassa con una fila da vigilia di Natale ( ma non c'era la crisi?), famigliola simil Mulino Bianco, ma solo simil; il bimbo piccolo vede un pupazzetto dei Minions che costa 1 euro e chiede di averlo, il padre gli risponde che è da femmine: o prende un pallone che costa 75 euro o niente. Il piccolo comincia ad avere una crisi di nervi, urla che non gli piace il pallone e vuole il pupazzetto, il padre e la madre imperterriti gli dicono che costa troppo, dopo che si sono comprati una marea di cianfrusaglie griffate tipo cappelletti, cinture, scarpe simil zoccola. Morale della favola: il piccolo è andato via strascinato per un braccio con dentro gli occhi il piccolo Minion che lo guardava. Mia figlia guardava quei patetici genitori come Nicholson.
- Situazione numero due: rumeno avvinazzato la avvicina mentre sistema uno scaffale di scarpe, ha urgenza di pagare qualcosa, lei risponde che la cassa 1 è chiusa e di andare alla 8, lui dice che è troppo lontana e ha fretta; lei risponde che non può fare come gli pare e di andare alla cassa 8 che è vuota visto che sono solo le 9 di mattina. Viene spintonata e si becca della MIGNOTTONA.
Lo sguardo stavolta era questo.
                                         

sabato 16 agosto 2014

Phoebe in Wonderland

                                                                   




Cosa può offrire un torrido ed immobile pomeriggio d 'Agosto?
In teoria nulla, giocherellando col telecomando mi ritrovo letteralmente affascinata da un capolavoro, un film che non è mai arrivato nelle sale italiane e non riesco a capirne il motivo.
Rai movie trasmette questo gioiellino in un pomeriggio qualsiasi ed in un orario impropabile ed io resto stregata dalla recitazione perfetta degli interpreti e dal soggetto affascinante.
Protagonista assoluta è Phobe, bambina "diversa" perchè parla a sproposito e senza alcun freno inibitore, mai completamente a suo agio in nessun posto, indugia nell'autolesionismo e cerca un luogo, un mondo, che possa offrirle quello che disperatmente cerca.
La madre si colpevolizza di pensare quanto sia pesante gestire Phobe: lei non si adegua, sputa ai compagni e parla, parla senza frenarsi mai, finendo continuamente punita dal preside.
Una rappresentazione teatrale di Alice nel Paese delle meraviglie la vedrà incontrare una maestra di recitazione fuori dgli schemi che vede in lei quello che sfugge a tutti gli altri, persino allo psichiatra che cerca di entrare nel suo mondo senza però riuscirvi.
Non è un film come gli altri: qui si parla della Sindrome di Tourette e di come una famiglia ed una bambina si ritrovano a combattere con pregiudizi e chiusure mentali mantenendo però una leggerezza che passa dalla Regina di Cuori, interpretata da un bambino vittima di ogni sberleffo, arrivando al Bianconiglio.
In tutto ciò Elle Fanning ( Phoebe) riesce ad essere emotivamente lacerante, tra gli scatti incontrollabili (epiteti gratuiti lanciati improvvisamente), la lotta che sente dentro di se  (il confronto col Preside in tal senso spezza a metà il cuore per intensità drammaturgica), il dispiacere per la situazione che crea e la voglia di evadere con la fantasia.
Altresì sono strepitosi i suoi duetti con l’insegnante anticonformista presentata da Patricia Clarkson, una vera e propria gara a chi recita meglio.
La drammaticità lascia spesso il posto a respiri di intensità recitativa giocati solo con gli sguardi di Phobe nel suo Mondo delle meraviglie. Come spesso succede anche nella vita, sarà la madre a scoprire il dramma di Phobe e non il medico che resta ancorato a stereotipi.
L’ultimo tocco di classe è poi offerto da un finale che non vuole in nessun modo mettere tutto (banalmente) a posto, basta la consapevolezza delle cose (la naturalezza con la quale Phoebe illustra ai compagni di classe il suo problema è inattacabile) ed il resto è semplice vita da prendere nella sua essenza.
Dunque si tratta di un piccolo e delizioso film che affronta un drammatico problema di salute con tante connotazioni diverse (il disagio in famiglia, la difficoltà di comprendere le cose, lo scarso dialogo con chi dovrebbe capire prima degli altri), non sempre nuove, ma il tocco e la delicatezza, oltre che l’inevitabile irruenza dettata dal caso, sono di stampo più che raro.
Speciale. 

venerdì 1 agosto 2014

Nuova recensione

Per mia colpa, un romanzo di Antonella Mattei

antonella
Antonella è una scrittrice che matura la sua penna pochi anni fa soprattutto scrivendo racconti per il sito ZeugmaPad e proprio tramite questa piattaforma pubblica il breve romanzo, molto intenso per la trama e per gli argomenti trattati, “Per mia colpa”.

Il racconto si apre con Agnese, una delle protagoniste della storia, seduta ai banchi di scuola, intenta a disegnare un cartoncino per la festa del papà. Un papà che lei non ha mai conosciuto e una madre dai facili costumi. Un’infanzia vissuta con una donna, sua madre, violenta e alcoolizzata, in un paesino di provincia dove la gente non la vede di buon occhio, per il suo atteggiamento provocatorio e al di là del comune e quieto vivere. Un’adolescenza maturata tra gli stenti, con gli uomini che vanno e vengono; una madre che la costringe ai lavori di casa e a mansioni che non le spetterebbero.  Poi c’è Lea, una donna che ha vissuto nei campi di concentramento, che si trova di fronte a una scelta: vivere da “kapò” odiata dalle altre donne dei campi di sterminio, o vivere in mezzo a loro negli stenti. Lea, ormai anziana, si rivede in Agnese e rivive le violenze subite da un marito despota. Le ferite, che pensava ormai ben cicatrizzate, si riaprono e racconta alla giovane Agnese la sua storia. Una storia che ci rivela una Lea spietata e coraggiosa, un viaggio nella memoria visto da un’angolatura diversa, ovvero  dalla parte di una donna che non ha deciso di sopravvivere alle sventure, ma di VIVERLE. Messa spesso di fronte a delle scelte dure e crude Lea riesce a svincolarsi dai tanti pericoli della guerra, persino uccidendo. Un personaggio altero, amante dell’arte e del lusso, una donna fuori dall’ordinario.

Un romanzo che ci racconta la vita di tre donne, tre generazioni che si incontrano nella stessa storia e un finale inaspettato, ma il più giusto per tanti versi. Una trama intensa, fitta di emozioni. Un continuo spaziare tra le disgrazie di una società attuale e nel passato di una guerra che ha visto milioni di morti e soprusi razziali.

Antonella ci trasporta nella storia con una narrazione fluida e leggera, fatta di periodi semplici ma, allo stesso tempo, molto incisivi. Una prosa con pochi dialoghi, un racconto che si mangia come il pane, un “resoconto” dettagliato di sentimenti, coinvolgente. Una storia, forse una delle tante, che lascia il segno.
 
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venerdì 27 giugno 2014

Kiss!

Una persona molto molto importante disse che era più facile che un ricco entrasse nella cruna di un ago che ecc. ecc....
Bene. Io vi assicuro che è altrettanto difficile che io riesca a scrivere una frase, o anche una sola parola che possa riguardare l'ammore ( due emme), i sentimenti buoni e tutte quelle cose così romantiche che piacciono moltissimo a gran parte della popolazione mondiale, meno che a me.
Ma oggi è una giornata così.
Ho fatto un sogno ( un'altro direte voi, non bastava quello delle balene!) e in questo sogno guardavo, ( guardavo solo purtroppo) uno dei baci più belli della storia del cinema.
Io sono straconvinta  che l'intensità che si crea con un bacio, l' estraniarsi totalmente dal mondo per un tempo che si dilata oltre il reale, il fondersi totale di tutti i sensi: l'olfatto che respira la sua passione, l'udito che percepisce il rimbombo del cuore in gola, il tatto delle mani e delle labbra che si nutrono del calore del corpo altrui, il gusto che riempie ogni papilla di lui/lei e la vista che si cela dietro le palpebre per godere al massimo di quei minuti, non possano in nessuno modo essere paragonati alle scene dei famosi cento colpi di spazzola e delle varie nymphomaniac sfumate di grigio o rosso.
E non sono romantica!
Ma come non sognare e lavorare di fantasia davanti a questo bacio:

                                      
Questo è il mio preferito in assoluto e anche quello che ho sognato: Da qui all'eternità. E chi non vorrebbe baciare per l'eternità così appassionatamente! Certo, dopo un po' bisogna uscire dal mare altrimenti l'acqua salata rovina la pelle. Ma ne varrebbe la pena!

                                              
Ve bè! Che bisogna aggiungere? Raffinato, sottile, sensuale, lei che domina sapientemente Steve Mc Queen nel Il caso Thomas Crown. Quanti di voi signori maschietti vorreste essere nei panni del tenebroso Steve? E quante signore ambirebbero il ruolo di Faye Dunaway? Moltissime, ne sono certa!

                                                  
E di questo, che dire: passione allo stato puro! Preludio di ciò che sarà a breve. Ma non troppo. Un sensualissimo Nicholson ed una languida Lange per Un postino suona sempre due volte. Guardate la mano che cinge il collo: è un inno di sensualità, possiede ma non stringe, prende ma si concede. Accidenti ai sogni!

                                             
In questo ci sono attori giovani, meno esperti; la passione più sfrenata vince sulla sensualità: la virilità di lui ha la meglio sulla bellezza di lei. Ma è un bacio vincente! Lost. E chiunque di noi perduto in un' isola fantasma avrebbe fatto volentieri una gara di baci del genere. Se non altro per far passare meglio il tempo.

                                 
Questo è il bacio più lungo della storia del cinema! Notorius, quasi uno scandalo all'epoca, ma ricorda molto i baci che davamo da ragazzini nelle feste in casa, con le tapparelle abbassate alle tre di pomeriggio e inesperti e coraggiosi ci baciavamo fino a che finiva il '45 giri: ricordo che Poster era lunghissima, una specie di maratona! Certo non c'era nessun Cary Grant e nemmeno la vaga ombra di Ingrid Bergman, tantomeno la loro esperienza. Ma avevamo già capito che quello era il giusto preludio. Ai tempi dei miei sedici anni dopo il preludio non c'era altro e quindi battevamo in durata tutti i Notorius del mondo.

                                                 
Per questo non trovo nemmeno le parole adatte!  Perfetto! La pioggia, lei perduta tra le sue braccia, lui perso tra le sue labbra... Il mondo è lontano, la realtà è lontana.. Colazione da Tiffany. Perfetto. Il bacio della vita.

                                     


 E adesso voglio vedere quante di voi hanno il coraggio di ammettere di non gradire di stare nei panni ( anzi, nel costume) della Kaprinski!! Affidata totalmente alle braccia di Gere, in attesa ad occhi chiusi delle sue labbra, mentre lui con gli occhi aperti vi guarda?! Bisogna ammetterlo, ma certo che ci vorrei stare, lì, in bilico, cosciente di non saper nuotare! Ma che importa, caso mai mi fa la respirazione bocca a bocca!! E voi lor signori! Con una ragazza tra le braccia, totalmente dipendente da voi, in attesa trepidante di un bacio mozzafiato! Non dite di no, perchè non ci credo!

Questa lunga galleria di baci da sballo serve solo ad affermare, con decisione e convinzione che spesso non servono scene hot, troppo svelate, eccessivamente esplicite. Un bacio. E il resto del mondo può anche smettere di girare.

P.S.
E adesso non dite che sono romantica perchè mi offendo!

Votate il bacio che più gradite che devo fare un sondaggio :)


Foto tratte da Google

martedì 24 giugno 2014

Così è anche se non ci pare!


Saremo pure entrati nella storia, ma a che prezzo?
A me 8.000 euro sembrano davvero pochini e quindi me lo affito ad ottobre e ci festeggio il mio compleanno con tutto il mondo dei blog e di fb.
Mica me la prendo con i Rolling Stones, ma con i fans. Neanche i barbari arrivarono a tanto!
Allora preparatevi, ora vado da Marino e fisso la data, siete tutti invitati!!

                                         

                             





                                                 
                         
                                                
                                              

venerdì 20 giugno 2014

Quelli che rovinano la scuola ( come se non fosse già in pessime acque).


Avevo già affrontato questo dolente argomento qualche tempo fa http://adhostesrugens.blogspot.it/2014/03/i-giovani-doggi-ovvero-quando-i.html
ed ero sicura che, a scuola terminata, non dovessi tornarci sopra. E invece no.
Un messaggino non identificato mi avvisa che ci sono importanti novità: si è dimesso Napolitano? Hanno raccolto la mondezza a Roma? E' scomparsa la fame nel mondo? Belen si è messa le mutande?
Rintraccio a fatica l'autore di questo sibillino messaggio e scopro che è la più pericolosa razza di persone esistenti sulla terra, il fallimento della scuola in Italia: L'INTERCLASSE. Dunque, lei non conosce nemmeno il mio nome, è prolissa più di Stephen King nei suoi capitoli di raccordo e mi dice, tra una decina di divagazioni e le altre, che dal momento che ci sono stati 6 rimandati in italiano, si è deciso ad  unanimità popolare ( io no) di fare una lettera alla preside per mandare via la prof. d'italiano. Rispondo che ero convinta che i rimandati fossero molti di più dal momento che i libri ce li hanno solo in 3 e mio figlio passa il pomeriggio a fare foto alle pagine dei Promessi Sposi e alle gesta di Cesare per poi mandarle ai compagni ( come faranno a studiare su quelle miniature lo sanno solo loro). E attacca con un bla bla bla che mi tiene al telefono per più di due ore: è una poveraccia, non doveva rimandare, deve essere più tollerante, se c'ha la menopausa si facesse un viaggio con un toy boy... e altre stron...ops, altre disqiusizione del genere. Cerco di farla breve e dico che quando avrà scritto questa lettera me la mandasse per mail e se avrò connessione dove sarò in vacanza le darò un'occhiata. Non è che andrò sulle Ande, l'importante è che me la levi dalle balle. Quando sto per giungere ai convenevoli di saluto comincia con qualcosa che non mi piace: mi si rizzano le antenne e gli artigli cominciano a raschiare sotto la pelle.
" Eh ma sai, mio figlio mi dice che Dario ( mio figlio), si fa sempre i fatti suoi, che non partecipa agli scherzi ( hanno buttato le sedie dalla finestra), che lui lo ha chiamato al telefono ma non gli ha risposto: è molto chiuso, devi fare qualcosa....
Ed ecco che Freud, Picozzi, Young e tutto il cucuzzaro cominciano con una solfa che sento da 13 anni. Freno la lingua che si sta preparando di sua sponte per un bel VAFFAN...  e le dico che il suo pupo ha chiamato mio figlio solo ed esclusivamente per farsi fare i compiti di matematica e siccome Dario è buono ma non scemo, dopo un po', visto che  veniva cercato solo per quello, gli ha detto di non fargli perdere tempo e di studiare. Ho detto alla signora che su questo mondo siamo ancora( per fortuna) liberi di scegliere chi frequentare ed io personalmente sto molto alla larga da chi non sento sulla stessa lunghezza d'onda.
Mi risponde:" Sei molto selettiva eh!"
" Non immagini quanto e Dario lo è ancora di più!"
Chiudo la conversazione con l'amaro in bocca: chiacchere, pettegolezzi, giudizi e pregiudizi.
Rimpiango la scuola dei miei tempi quando i genitori facevano i genitori e i prof. neanche li conoscevano.
E' vero che qualche docente avrebbe bisogno di una perizia psichiatrica, un bel test di Rorschach e magari pure un MMPI, ma queste/i interclassi, per pietà, chiudessero la bocca!
O almeno pensassero prima di aprirla e metterci a conoscenza della loro idiozia.

domenica 1 giugno 2014

La cultura paga?



La cultura non paga. E l'arte nemmeno.
Su questo non si discute.
Però, e questo però è grande come una montagna, hanno un potere immenso: ti rendono forte, ti senti invincibile, ti rendi conto  che le tue parole, l'intensità che hai usato, la passione che hai speso non sono state vane. Sono state lette, sono arrivate con il messaggio giusto al lettore, sono state poi valutate e giudicate da una giuria di addetti ai lavori, nel mio caso lo scrittore dott. Dotti ed altri letterati, ed hanno deciso che il mio racconto breve meritava di essere tra i tre vincitori.
Un concorso molto ben strutturato, associazione culturale serissima e preparata, scrittori giovanissimi che hanno vinto la sezione "saggio" con opere incredibilmente innovative.
Felice?
No. Di più.
La gente ha bisogno di sognare, di soffrire, di eroi, di disperati ed ora so con certezza che sono in grado di offrire questo. Posso far sognare.
Non smettete mai di leggere, e chi di voi scrive, scriva ora ancora di più!

P. S.
Il racconto premiato è Dolce come una mandorla amara
Potete leggerlo gratis su
http://www.zeugmapad.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=374:dolce-come-una-mandorla-amara

Ringrazio ZEUGMAPAD che mi ha sempre dato la possibilità di esprimermi,

venerdì 30 maggio 2014

La terra di mezzo





La mezza stagione è quella terra di mezzo che non sopporto perché chi ama il bianco o il nero, i sapori decisi, le differenze nette, insomma lo ying o lo yang, non può apprezzare l’inevitabile disagio di questi giorni, i giorni della mezza stagione.
Sono quelli dove cominci a modificare le tue abitudini quasi senza accorgertene: in ordine cronologico, quando fai colazione improvvisamente scopri che non ti va più il cornetto con la crema o il cioccolato caldo e  al barista che ti guarda scocciato ordini solo “no grazie, oggi un succo e basta!”...
Vai in ufficio e cominci a parcheggiare di nuovo l'auto all’ombra, se no quando la riprendi e ti ci metti dentro, la sensazione di un pollo arrosto è assicurata.
Vai a pranzo e ti basta un insalata, dopo prendi il caffè e comincia la tachicardia! Se vai in palestra come ti avvicini al tapis roulant, nemmeno ci sali, sudi, come lo vedi!
Sono i giorni in cui cominci a non sapere più come vestirti, perché la mattina esci e fa freschetto, poi di colpo a pranzo fa un caldo micidiale, e appena tramonta arifà freddo un’altra volta, se ti porti il maglioncino dietro ti prendono in giro, se non te lo porti poi ti penti
e ti scopri a pensare quello che da piccolo sentivi e non capivi: “questo è il periodo che fa più freddo a casa che fuori!”. Il cambio di stagione ancora non lo fai e quindi hai sia le cose estive che quelle invernali in giro per casa. Per lo stesso motivo, i turisti che già d’inverno si vestono con le maniche corte adesso arrivano in bikini come se fossero al Tirrena di Anzio! Non ci sono più i vernissage delle mostre, ma solo gli internazionali di tennis, i campionati di beach volley, il campionato di Piazza di Siena, se ti dimentichi gli occhiali ti senti male, c’è troppa luce ovunque...
Questa è la mezza stagione, ma insomma che succede? Gli è (Collodi) che durante la mezza stagione comincia quel periodo che tecnicamente si chiama CAMBIO di stagione, è come cambiare lavoro, cambiare paese, cambiare uomo, praticamente cambiare vita, ti senti debole, e quindi devi andare dal dottore che ti da la cura RICOSTITUENTE, le vitamine, quasi sempre del gruppo B, cominciano i primi lampi della depressione che a Ferragosto ti farà dire “non vedo l’ora che arrivi settembre”, e cominci a sognare tutti i film che usciranno dopo il Festival di Venezia, i nubifragi improvvisi delle 4 e mezza, il ponentino delle 18, l’aperitivo con la luce di mezzo che fa quasi sera...
Mi accorgo solo ora che in realtà il vero dramma della mezza stagione è che semplicemente sta arrivando l’estate.

P.S.
Forse c'è una seconda lettura...

giovedì 29 maggio 2014

Perplesso soliloquio

Il 26 Aprile del 2012 ho iniziato a scrivere su questo blog con un estremo entusiasmo: la mia voglia di confrontarmi unita alla passione per la scrittura, hanno dato vita a queste pagine.
Era tutto nuovo per me, giravo e leggevo post interessanti, geniali, poetici, introspettivi, insomma tutto molto stimolante.
Per qualche tempo è andato tutto molto bene, scambio  educato di commenti o battute di spirito, conoscenza di persone interessanti che si sono intensificate con email private e che vedranno l'apice sabato prossimo quando incontrerò la mia "amica virtuale", nonchè abilissima poetessa, in un evento che ci vedrà vincitrici in un concorso per narrativa e poesia.
Fin qui tutto bene.
Io, ingenua e sprovveduta, ero convinta che il blog rapresentasse un posto virtuale dove scambiarsi pensieri; ho scoperto invece che è una specie di tribunale.
Un fatto che non apprezzo è l'orrendo "vizio" di passare nel mio blog solo se ho commentato il post altrui: non mi piace, ma che significa? Se ti accorgi della mia presenza, del mio passaggio mi dai il biscottino onorandomi di un banale commento ad un post che non avrai nemmeno letto? Questo è un aspetto che non mi piace proprio, personalmente leggo molti post, commento se mi va e senza aspettarmi nulla in cambio e quando mi accorgo che determinate persone passano solo se ho fatto un commento mi lascia perplessa. Do ut des.  L'odiosa legge dei blog.
Poi c'è il fatto, inquietante, dei commenti astiosi: mi è capitato di postare un commento in un blog di una specie di profeta, non l'avessi mai fatto! Un suo adepto intasò il mio blog con decine e decine di commenti minacciosi, persino di morte contro me e tutti coloro che passavano di là. Diffondevano il verbo certo: il verbo diffamare e minacciare. Li cancellai tutti e bloccai quella persona.
Pensavo di aver visto la parte brutta del web, e invece no.
Ho avuto per qualche tempo dei follower tutti amici tra di loro: grandi complimenti, qualsiasi cosa scrivessi sembrava fosse la Divina Commedia, poi ho commesso l'errore di comunicare che avevo aperto una pagina facebook, soprattutto per dare più visibilità ai miei scritti, e da lì la tragedia. Ripudiata!! Commenti di una violenza incredibile, come se chi scriveva avesse in mano le regole del mondo, le tavole della legge: questo si fa, quest'altro no.
Inaudito! Giudicata colpevole da un tribunale di pseudosaccenti, convinti di sapere tutto della vita.
Ho cominciato a capire un po' meglio.
I sapienti del web divulgano una specie di regolamento al quale attenersi, guai a pensarla diversamente, si viene emarginati.
E poi scriviamo post sul cyberbullismo e i ragazzini che si suicidano.
Sono solo post, scendete dal piedistallo!!   ( cit. Sono solo canzonette.  Bennato )

P.S.
Questo post era nato con l'intento di bloccare i commenti, vedremo...


domenica 18 maggio 2014

Non ancora

Nuovo mese, nuovo contest, nuovo tema. Stavolta è stato scelto Ade.
In molti ci siamo dati battaglia a suon di parole.
Date un'occhiata e se vi è piaciuto votate. Grazie.
 Questo è il brano scritto per il contest 7 giorni di follie. Per votare questo testo è necessario cliccare sul link presente nel post e apporre nello spazio dedicato al commento la dicitura "Voto per questo testo". Un ulteriore apprezzamento farà guadagnare all'autore un voto aggiuntivo, anche se scritto in tempi diversi.

Non ancora di Antonella Mattei Keiko | 7 giorni di follie
settegiornidifollie.altervista.org

venerdì 16 maggio 2014

Per chi ama scrivere



Scrittori, scrittrici o semplicemente tutti coloro che amano mettere su di un foglio bianco le proprie emozioni: approfittatene!
Bellissimo concorso GRATUITO.
Date un'occhiata.

http://ilmondodelloscrittore.altervista.org/concorso-letterario-de-mondo-scrittore-amore-morte/

lunedì 28 aprile 2014

Crimini in capsule








Sto partecipando ad un concorso particolare: scrivere in pochissime battute un "giallo".
Del racconto ne  viene poi realizzata una traccia audio e quelli con più "mi piace" vedranno i loro testi inseriti in una antologia.
Mi date una mano, anzi un mi piace!!

https://www.youtube.com/watch?v=81SMfnqsv18

mercoledì 23 aprile 2014

Avvolta dalle nebbie


Momenti difficili ne ho avuti a iosa.
In teoria dovrei sapere come reagire, come trasformare questo dolore in positività.
Invece no.
Mi ha totalmente avvolta, come l' abbraccio di un boa che vuole fare di me la sua preda.
Mi sta togliendo ogni capacità di reazione: vado lentamente alla deriva lasciandomi trasportare senza alcuna voglia di fare alcunchè per restare a galla. Esiste solo la forza d'inerzia: il giorno per fare quello che devo necessariamente fare e la notte per cercare di dormire e dimenticare che poi mi devo inesorabilmente risvegliare e ricominciare a fare.
Delle volte riesco a percepire negli occhi degli altri un vago barlume di  pena, non lo sopporto, mi provoca una rabbia feroce.
Andata e ritorno all'inferno in solitaria.
Quello che non ammazza fortifica.
Ma chi è che dice tutte queste stronzate?
Ammazza e come.
Solo che non lo vede nessuno.
Solo che si continua a respirare.
Solo che quel muscolo stupido continua a pulsare.
Solo che non si puzza come i cadaveri.
Solo che la bocca si costringe a distorcere sino a simulare un sorriso.
Evanescente, trasparente...
Domani, si domani andrà meglio.
Scrivere mi aiuta: qualcosa di mio, esclusivo, che esce direttamente dall'anima.
Si, andrà meglio. Domani.
O forse no.

martedì 22 aprile 2014

Nascosto tra i sogni

Il tema "Nascosto nei sogni" ha dato modo ai nostri autori di esprimersi in modo egregio e questo testo ne è un esempio. Per votarlo e commentarlo sarà sufficiente seguire questo link e apporre nei commenti un apprezzamento e la scritta "voto per questo testo".
Il sogno più bello di Antonella Mattei Keiko | 7 giorni di follie
settegiornidifollie.altervista.org
Il sogno più bello di Antonella Mattei Keiko
 
Grazie di cuore a chi vorrà sostenermi!

giovedì 10 aprile 2014

Le parole che non ho mai detto







Forse il blog non è il posto giusto dove parlare di questo argomento: qui si preferiscono pezzi leggeri, ironici, sarcastici.
Ma io sento la necessità di parlare di qualcosa di cui moltissimi ignorano l' esistenza, le cause, l'origine, le radici.
Un argomento di cui si parla poco e male e che causa più vittime di un' epidemia, spesso vittime indirette purtroppo.
La depressione.
Argomento usato ed abusato a dismisura.
La quasi totalità delle persone non conosce la differenza tra tristezza e depressione.
La seconda è una patologia. Anche piuttosto grave purtroppo. Le sue origine sono in parte di natura chimica: l'alternarsi dei livelli di alcune sostanze e ormoni nel cervello inducono il cambiamento dell'umore.
La depressione può essere di natura esogena, endogena o entrambe.
Non si diventa depressi perchè è morto il gatto, o non facciamo le vacanze o pesiamo tre chili più del dovuto. Quella sensazione può essere rabbia, tristezza, impotenza.
La depressione è tutt'altro: è qualcosa che mozza il respiro, che ti lascia galleggiare in uno stagno perchè non si ha la forza nè per nuotare, tantomeno per affogare. E soprattutto è qualcosa che nessuno vede.
E' mortale come un cancro ma nessuno si sognerebbe di dire a quel tipo di malato di darsi una mossa, una svegliata, che tanto passa.
Fa più morti del diabete, eppure non esiste persona che direbbe al diabetico di non pensarci, di farsi una bella passeggiata che poi tanto la glicemia scende.
I famigliari delle persone affette da altri tipi di patologia guardano i loro cari consumarsi divorati dal male fisico che gli mangia ossa e carni: gli sono vicini, cercano in cielo ed in terra ogni tipo di aiuto, più i malati mostrano i segni della sofferenza, più la famiglia dà ogni sostegno possibile al malato.
Perchè quel male si vede. Tutti vedono la consunzione, la sofferenza, la morte che mostra la faccia.
La depressione no.
E' infida.
Si mostra solo a chi la possiede.
A volte anche gli specialisti più accreditati fanno fatica a diagnosticarla e che dire dei farmaci: ci mettono minimo tre settimane a dare i primi segni di reazione, gli effetti collaterali sono devastanti e la cura dura in pratica tutta la vita perchè le recidive sono all'ordine del giorno. Alcune depressioni sono farmaciresistenti. Non si esce più dal tunnel.
E perchè non parlare del tabù che gira attorno a questa malattia e allo specialista che la cura?
Lo psichiatra.
Quanti se la sentirebbero di ammettere di seguire una terapia ed una consulenza psichiatrica?
Dire di andare dal reumatologo, dall'oculista, dall'oncologo, dal cardiologo, genera solidarietà, empatia, supporto morale.
Ammettere di frequentare uno psichiatra genera diffidenza, ironia, sospetti.
Quante volte, a seguito di fatti di cronaca di sangue, sentiamo dire dai conoscenti. " Ma sembrava tanto tranquillo/a, riservata questi si, ma niente lasciava presagire..."
Già. Lei non lascia mai presagire niente a nessuno.
Occorre qualcuno che sappia leggere negli occhi, in quegli occhi che mistificano un sorriso; in quelle parole strette tra i denti che dicono tutto il contrario.
Quando accadono questi fatti di cronaca nera, queste disgrazie, non c'è un solo colpevole. Colpevoli sono anche tutti coloro che non hanno voluto vedere, che hanno trattato con superficialità quel malato, che gli hanno detto di farsi un giro, una partita a briscola, una seduta di yoga.
La depressione uccide.
Nè più nè meno di altre patologie mortali, moltissime le persone note che ne sono state affette, anche se nel passato non si parlava di depressione, ma di malinconia. Ecco alcuni dei personaggi più famosi che ne soffrivano: Michelangelo Buonarroti, Wolfgang Amadeus Mozart, Giacomo Leopardi, Abraham Lincoln, Charles Baudelaire, Vincent Van Gogh, Gustave Flaubert, Lev Tolstoj, Winston Churchill, Ingmar Bergman, Indro Montanelli. Tra le donne, Virginia Woolf e molte star: Marilyn Monroe, Judy Garland, Brigitte Bardot, Elisabeth Taylor.
Si dice che sia la patologia delle persone sensibili.
Credo sia vero.
Non voltate gli occhi, non diagnosticatevi da soli questa terribile malattia e non dubitate di affidare ad uno specialista qualche conoscente che sembra soffrirne.
Di depressione si muore.
A volte senza essere sepolti.















giovedì 3 aprile 2014

Non perdete il prossimo spettacolo!

Dopo tre mesi e tre ore a settimana passate a fare questo




Mi sento pronta per il prossimo spettacolo al Circo Orfei!!
O vado a Italia's got talent?!
Oppure nel minimondo di Bonolis?!
Eppure non avrei mai pensato di farcela!!
Ma so' proprio forte!!!

venerdì 28 marzo 2014

No te enamores...








Non ci si innamora di una donna che legge, di una donna che ascolta oltre le proprie orecchie, di una donna che scrive.
Non ci si innamora di una donna, maga, delirante, folle.
Non ci si innamora di una donna che pensa, chissà cosa sa e forse sa anche volare;
non ci si innamora di una donna sicura di sé.
Non ci si innamora di una donna che ride o piange mentre fa l’amore, che sa come rendere lo spirito carne, non ci si innamora se lei ama la poesia (quelle sono le più pericolose) o se rimane mezz’ora a contemplare un dipinto e non può vivere senza musica.
Non ci si innamora di una donna che si interessa di politica ed è ribelle e sente orrore per le ingiustizie. Una che non ama guardare la TV o di una donna che è bella indipendentemente dalle caratteristiche del suo viso e corpo.
Non ti innamorare di una donna intensa, divertente, irriverente e lucida.
Non ti innamorare di una donna così.
Perchè quando ci si innamora di una donna come quella,
che lei rimanga accanto a te o no, una donna così, non potrai mai finire di amarla.

MARTHA RIVERA-GARRIDO

venerdì 21 marzo 2014

S.P.Q.R. Sono Proprio (scemi) Questi Romani



Italiani!!
Dovete sapere che dalle mie parti, dalla città Caput Mundi, da qualche giorno c'è una polemica noiosa e senza senso. Ipocrita, come sempre sono ipocriti coloro che ci comandano.
Nella foto che vedete si mostra lo spettacolare Circo Massimo e come molti di voi sapranno, a giugno è atteso il mega concerto dei Rolling Stones ( lutto recente permettendo): 80 euro a persona esclusa prevendita, in piedi sotto il sole per circa 12-13 ore.
La polemica riguarda il fatto che secondo la giunta Capitolina i decibel e i fans scatenati del gruppo rovinerebbero i già rovinosi resti dello splendido sito.
Ebbene io sono in totale disaccordo!
E vado a spiegare la mia posizione e la loro ( dei "capoccioni") incongruenza.
Nel lontano 1983 (credo) la Roma vinse uno scudetto o una Coppa ( io non ne capisco nulla, a malapena so che la palla è sferica), ma appena ventenne e con tutta la compagnia ci tuffammo in un bagno di folla che partiva già da Piazza del Popolo e non è che lì i momumenti, le fontane e l'obelisco siano fatti col Das da qualche infante pasticcione. Abbiamo aspettato per ore il bus che portava i giocatori mentre suonava una banda che non ricordo più, sotto una pioggia di bottiglie di birra e petardi e poi ci siamo avviati verso il Circo Massimo, dove Venditti avrebbe suonato tutta la notte.

 
     
In mezzo a quella folla c'ero anche io e i miei amici: bandiere, cori e poi il tramonto e il concerto con decibel a palla, mancanza di servizi pubblici: la facevano dove capitava; per vedere meglio il grande Antonello non esitavano ad arrampicarsi sui tetti di una chiesa vicina che dire meravigliosa è un eufemismo. All'una di mattina Antonello ancora cantava e la folla si era centuplicata: sono riuscita a tornare a casa alle quattro.
L'anno dopo Venditti decide, visto l'effetto vendite scaturite dall'evento, di fare un nuovo concerto sempre al Circo Massimo: ora bisogna dire che i fans di Antonello non è che siano come il pubblico di Bocelli: urlano, si agitano, ballano e usano i capitelli come sgabelli o vespasiani ( tanto siamo in mezzo agli antichi romani...).
Non paghi di ciò i nostri ( di noi romani) illustri sindaci e chi per loro decidono di festeggiarci un Capodanno. UN CAPODANNO. Non un concerto di Muti, un Capodanno e la mattina dopo sembrava che ci fosse stato un bombardamento:  non si capiva più se i cocci a terra fossero reperti o mattoni portati da casa e tirati a caso.
Poi di nuovo un concerto comprensivo di sfilata della Ferilli in filo interdentale per un'altro scudetto.



Ma se siamo Caput Mundi ci sarà uno straccio di motivo no?!
Si, eccolo: abbiamo i governanti più idioti di quelli delle altre regioni.
Nel 2011 mio marito deve andare per forza al Circo Massimo: a fare cosa chiederete. E' stato deciso dai piani alti che il 4 Novembre sia festeggiato con una mega mostra in onore delle Forze Armate, indovinate dove? Ma al Circo Massimo!!!




E allora carrarmati, mezzi pesanti, elicotteri, Lince, cani, cavalli, gommoni, sminatori, palombari, mezzi anfibi, ambulanze, Frecce Tricolore e non so più che altro hanno scavato fosse profondissime sulla spianata e non credo ci sia bisogno di spiegare quanto pesino questi mezzi! Era in disaccordo persino lui che ci lavora. ( Vi risparmio le foto con la Polverini e Marrazzo... ma le potete trovare sul web molto facilmente).
Tutto ciò era per spiegare che è un controsenso totale fare ora tanta bagarre per i Rolling Stones: se avevano davvero a cuore il Circo Massimo perchè non gli hanno dato lo Stadio Olimpico o la spianata di Tor Vergata?
Forse perchè questo sito attira migliaia di persone, perchè la band ha tutto da guadagnarci con una location del genere, magari perchè promettendola ci hanno intascato pure loro? O si sono tutti dimenticati dei numerosissimi concerti concessi ai Fori Imperiali?!
Ipocriti, falsi e pure ladri!
E mi fermo qui!


venerdì 14 marzo 2014

I giovani d'oggi, ovvero quando i genitori sono più incivili dei figli

                                  

Ieri consiglio disciplinare d'urgenza per problemi di comportamento.
Dalle 14 alle 19 ho visto e sentito l'inimmaginabile.
Una classe tutta maschile ad altissimo tasso di violenza verbale, fisica, vessazioni e vandalismo: come colpo di scena gli alunni hanno pensato di buttare dalla finestra del secondo piano due sedie con l'intento a fin di bene, secondo le loro povere menti bacate, di nascondere il fatto che l'avessero rotte.
Bene, ieri le prime parole dei genitori alle rimostranze dei prof. quali sono state? " E ma voi dove stavate? Perchè stavano soli in classe? Perchè lei prof. è andato in bagno?"
Ma sono scema io,  o ho assistito ad un atto di follia di gruppo?
Come se il fatto di essere stati lasciati per un lasso di tempo da soli, autorizzasse questi vandali a fare qualsiasi cosa. E se avevavo una granata che facevano? La lanciavano? Buttavano di sotto il compagno influenzato per non fargli venire la bronchite?
I genitori erano i peggio.
Li difendevano fino alla morte.
Un ragazzo ha trovato il coraggio di dire che un compagno lo brucia con l'accendino: il padre del bullo ha risposto: " E tu che t'avvicini a fà? Stagli lontano"
La prof d'italiano è stata minacciata verbalmente da un moccioso: " Se t'azzardi a mettermi la nota ti sputo in faccia" e persino ieri pomeriggio ha continuato ad urlarle in faccia. Il padre fumava in corridoio.
Fumano pasta di hascisc in classe e poi si divertono a nascondere le dosi nei giubbotti e negli zaini dei compagni ignari: l'altra settimana mio figlio puzzava come uno che ha partecipato ad un rave.
Quando la prima caciarata è scemata ho preso la parola e ho detto che il fatto del bullismo è noto da mesi e, personalmente, già nel mese di Gennaio sono andata dai Carabinieri per sapere come comportarmi.
Un attimo di gelo totale.
Poi la tempesta.
Un tizio con una catena d'oro al collo come fosse un collare, che sapeva bofonchiare appena" Forza Magggica!!!" mi ha detto come facessi a pensare che ci fosse bullismo, le altre madri si sono messe le mani nei capelli: ho detto loro cosa fanno quando tornano i figli da scuola. Ci parlano? Li sfogliano i diari? Danno una guardata alla cronologia del pc? E  a fb? Li guardano mai negli occhi questi figli tutti così bravi e santi?
Un prof ha detto:" Ma secondo voi, un sei o sette in condotta vorrà pure dire qualcosa?"
" Ma è un bel voto sei e sette in condotta!!"
Quando quello col collare d'oro ha saputo che al figlio sono stati dati sette giorni di sospensione, ha dato in escandescenze e voleva menare al prof.
Ho saputo che quello era uno dei rappresentanti dei genitori.
Mi sono dissociata immediatamente; a me proprio non mi rappresenta.
Ho dovuto prendere un ansiolitico.
Questi figli violenti, vandali, imbecilli, sono figli di genitori come loro. Come si può pensare ad un miglioramento se in casa vige la regola del " Faje vede che sei mejio de loro!!"
Ho detto loro che gli atteggiamenti, i comportamenti, le parole denotano ciò che siamo: se agiamo , ci comportiamo e parliamo con violenza, vessando, minacciando, siamo violenti.
Non esistono scuse.
Mi sono vergognata.
Vergognata dei miei coetanei, avrei preso a schiaffi prima loro e poi i loro virgulti.
Non credo sia una generazione che avrà speranza di migliorare se le radici sono marce.
Ma ho anche tanta paura per mio figlio.

AGGIORNAMENTO
Neanche 24 ore dopo il padre col collare ha tolto il figlio da scuola: attenzione a tutte le scuole di Roma, è in arrivo un baby bullo accompagnato da un old bullo!!

martedì 11 marzo 2014

Ma lei sarà d'accordo?



Da qualche giorno, per precisione da quando hanno liberato quella ragazza segregata dalla madre a Napoli, che non faccio altro che pensare ad un fatto.
Guardo, spio, cerco di capire, ma proprio non riesco a liberarmi di questo pensiero.
Ad un civico oltre il mio, c'è una piccola casa indipendente abitata in affitto da un uomo mediorientale, una o forse due donne ed un bambino.
Fin qui niente di strano.
Il fatto è che da agosto scorso, cioè da quando vivono qui, lei non esce mai sola di casa: ma proprio mai!
Lui porta il figlio all'asilo, stende i panni nel piccolo cortile, fa la spesa, parla col postino... Lei è solo una presenza slenziosa: se c'è lui le persiane sono accostate, quando lui se ne va a lavorare tutto viene sbarrato. Qualche tempo fa è stata male e ho saputo che per chiamare l'ambulanza è stato necessario aspettare il marito.
L'altra setttimana sono stati fatti dei lavori alle condutture dell'acqua e gli operai non sono potuti entrare fin quando lui è tornato a casa dopo che gli addetti l'hanno cercato sul posto di lavoro.
Questa storia non mi fa dormire.
Del resto, se lei è consenziente, è tutto legale.
Ma in Italia è normale far vivere così le donne?
Siccome ho dei pessimi rapporti con la padrona di casa non posso chiedere a lei: del resto purchè le paghino l'affitto, darebbe la casa anche a dei narcos.
I panni lavati sono rimasti nel cesto da giorni: lei non esce per stenderli e nemmeno si affaccia mai alla finestra, so che esiste perchè l'ho vista la prima volta che venne, avvolta in decine di strati di abiti che la celavano al mondo.
Voi che fareste?
Mi faccio gli affari miei?
Consigliatemi!

lunedì 3 marzo 2014

Il vincitore del Premio Monte Carlo Film Festival 2014




Ebbene si, lo ammetto, sono snob.
Sine nobilitate, per fortuna.
Perchè se dovessi non esserlo, avrei dovuto far parte della grandissima folla di persone che hanno visto il film vincitore del Monte-Carlo Film Festival de la Comédie del 22 Febbraio scorso, ossia Sole a catinelle.
Ovviamente banale sottintendere che la mia "critica" non è rivolta alla massa innumerevole di persone che hanno fatto la fila ai botteghini per vedere questa commedia, che hanno pagato, riso e gradito il film e che hanno ritenuto un regalo portare i figli a vederlo.
La commedia cinematografica è un genere che corre sul filo della lama: un passo falso e il film diventa trash; abbiamo visto cinepanettoni vomitevoli, signorine grandisorelle e ragazzotti grandifratelli divenire in un attimo emuli di Ninetto Davoli
.Per assurdo trovo che le vecchie pellicole sfizio-soft che andavano dalla Dottoressa alla visita di leva, arrivando a Giovannona Coscialunga, avessero una verve che arrivava direttamente dall'avanspettacolo; i doppi sensi, la vena sottilmente o esageratamente oscena e ridanciana svicolavano dai luoghi comuni, prendevano vita dai personaggi stessi che esulavano dalla realtà ed erano realmente esilaranti.
Se poi di commedia italiana vogliamo parlare
bisogna obbligatoriamente citare De Sica, Monicelli, Nanni Loy, Comencini, Dino Risi, Steno, Luigi Zampa, Corbucci e molti altri che hanno fatto la  storia del cinema  facendoci conoscere e apprezzare all'estero per l'estro, la maestria, il genio, la bravura, le battute al fulmicotone con i tempi perfetti e meraviglia, le "maschere" dei nostri più grandi interpreti: come dimenticare lo sguardo di Mastroianni in Divorzio all'italiana? Certo, non posso pretendere che chiunque scriva e interpreti un film possa essere paragonabile a quei nomi irraggiungibili: sarebbe come se io, imbrattafogli, mi ponessi alla stregua della meravigliosa Oriana Fallaci.
C'è un però. Ed è quello che m'infastidisce. Se questo regista, sceneggiatore, attore, sostiene di ispirarsi a Totò allora tutto cambia: lo specchio comincia a deformare le immagini e io non capisco più niente. Come si può sostenere di ispirarsi a colui che andava a braccio per intere scene, obbligando i comprimari a un lavoro difficoltosissimo, ma al tempo stesso portandoli a un livello di bravura superiore, se le sue di battute sono scontate come i saldi dopo Natale? E il brio, l'imprevedibilità, le pause a effetto, la gag che resta nella storia?
Mi auguro che non ci credi fino in fondo in quello che gira, sarebbe un grave errore. Meglio cogliere l'attimo di barbarie culturale che viviamo: credimi Checco, l'ironia, la satira e la commedia italiana sono ben altro! 

P.S.
Faccio mio questo pezzo scritto da un critico di tutto rispetto, per esplicare al meglio il mio pensiero.



Maurizio Acerbi - il Giornale: (…) Una sceneggiatura troppo banalotta, che si perde per strada, con il sapore dell’occasione perduta. Si ride, comunque, ed è il motivo per cui la gente fa la fila per andarlo a vedere al cinema: le battute divertenti sono tante e strappano risate fragorose. (…) Un passo indietro per Zalone, ma la gente non ci farà troppo caso. E poi Zalone è intelligente e sa che il cinema è un’altra cosa.




venerdì 28 febbraio 2014

Le nuove donne e il fallimento del maschio


Ci risiamo.
Riecco Marzo e riecco la più inutile e fraintesa ricorrenza commercial-festaiola: la Festa delle Donne.
Da sempre sostengo che la dilagante mercificicazione del corpo delle donne sia una vera e propria barbarie: è insostenibile per me vedere come si usi il nostro corpo per vendere di tutto, dalle trasmissioni con uno sbavante Vespa che armato di bacchetta tasta il seno di una poveretta che chissà come le è venuto in mente di accettare una tale umiliazione, alle auto  (donne e motori, connubio ipnotico per i maschi), al silicone sigillante, a chissà cosa altro.
                          
  
Mi chiedo quale contributo più cospicuo sia mai stato offerto ad un uomo?
Urge anche dire che nessuno punta una pistola alla nuca di queste donne: si vendono come merce su uno scaffale al miglior offerente. Che siano tutte schiave sottratte con la forza del woodoo ai loro villaggi fatti di centri commerciali, discoteche e genitori orgogliosi di cotanto successo del fondoschiena della figliola?
Siamo sinceri, onesti almeno con noi stessi: lo fanno perchè il gioco piace; apparire, appartenere, essere di un ometto che con pochi scatti e qualche capriola sul letto ti eleva al ceto di quelle elette che possono possedere il bauletto di Louis Vutton e scarpe di Jimmy Choo.
Per il maschio esse rappresentato quello che è la pipì per un gatto: marchiano il territorio; quella femmina strafiga è mia e io ci faccio quello che mi pare. La prendo, la lascio, la cedo, la picchio, la offendo, la mostro e le faccio mostrare tutto quello che può vendere e che mi fa sentire più uomo di quello che sono.
Non se ne abbiano a male le donne. Quelle della mia generazione, che non hanno fatto il '68 ma  hanno goduto di tutti i regali che le donne prima di noi ci hanno offerto, digeriscono a fatica queste generazioni di merce da scaffale, di queste Giovanna D'Arco, arse sul falò della vanità.
Ma questo non è un articolo che parla solo di donne.
Parlo anche del fallimento del maschio.
E ho trovato una donna che è stata capace di scrivere parole straordinarie a questo proposito.
Eccole.   
     http://billthatkill.blogspot.it/2012/10/il-fallimento-del-maschio.html    
Leggetele: uomini a metà e donne in vendita.
Questa la realtà, altro che Festa della Donna!