mercoledì 12 febbraio 2014

Una strage senza fine



La mattanza  s. f. [dallo spagn. matanza «uccisione», der. di matar «uccidere»]. – Fase finale della pesca del tonno, particolarmente cruenta e impressionante, durante la quale i tonni pervenuti nella tonnara e giunti nell’ultimo compartimento della rete, la cosiddetta camera della morte, vengono agganciati con arpioni uncinati e uccisi con ripetute mazzate. Per estens., spec. nel linguaggio giornalistico, strage, massacro di persone, o delitto efferato.

Questa immagine così cruenta si attaglia perfettamente alla strage di donne che non cessa di creare ogni giorno decine di vittime, in Italia e nel mondo.
Donne inseguite, perseguitate, picchiate, stuprate, ammazzate, acidificate, bruciate, mutilate, smembrate, fatte sparire per sempre; donne incinta dei propri uomini e dagli stessi prese a picconate, a sassate, arse ancora vive, sepolte in una buca mentre l'aguzzino le saltava sulla pancia o sulla testa.
Queste solo solamente alcune delle cause di morte o di lesioni gravissime che riporta la cronaca quotidiana e che non sto inventando per qualche racconto.
Vittime di uomini. Ma quali uomini. Come definire uomo colui che con l'alibi di amarti troppo ti strappa a pezzi dalla vita?
In India da un paio d'anni è stata introdotta la pena di morte per coloro che in seguito a stupro o acidificazione uccidono la vittima. Per assurdo se il crimine è commesso dal marito la pena non viene inflitta. Sempre India, esiste una pratica disumana che è stata formalmente abolita dal governo indiano quasi due secoli fa, nel 1829, ma, soprattutto nelle zone rurali dell’India settentrionale, la situazione di fatto non è cambiata e ancora oggi si registrano casi di vedove sottoposte a questo orribile rito.
 Il sati, uno dei più crudeli sacrifici previsti dalla religione induista, consiste nella macabra usanza di cremare viva la vedova di un defunto dandola alle fiamme sulla stessa pira su cui il marito veniva cremato. Essa veniva generalmente legata alla catasta di rami, cosparsa di ghee, il burro chiarificato degli indiani, e ricoperta di legna secca, in modo che le sue membra potessero prendere fuoco più velocemente.  E poi c'è la piaga delle mutilazioni: le donne non possono e non devono provare alcun piacere nell'atto sessuale, esse esistono solo in virtù di procreare a dare piacere al marito. Al momento sono stimate 140 milione tra donne e bambine costrette a subire questa violenza.
Tornando al nostro Paese la situazione è agghiacciante, non esiste una legislatura sufficientemente dura da poter sperare che il colpevole, quasi sempre il compagno o marito, sconti una pena degna di questo nome: sei mesi, al massimo un anno di galera e poi i domiciliari.Quando va bene.
Io, da donna, non riesco a capire questi uomini: hanno paura di essere lasciati? Temono di non sentirsi sufficientemente maschi? Percepiscono ogni ombra di pantaloni come un potenziale rivale?
Perchè se è questo l'amore, allora è meglio non conoscerlo.

6 commenti:

  1. Il tema della violenza sulle donne mi è caro, lo sai.
    Noi italiani abbiamo una legislazione in materia di violenza, stupro e discriminazione pari a quella del Botswana o quasi.
    Abbiamo paura della nostra ombra e di fronte ad un evidente caso di aberrazione della giustizia (mi riferisco ai marò ad esempio) preferiamo tergiversare in ragione della diplomazia... scordandoci che abbiamo a che fare con un paese in cui è lecito sposare le figlie a 6 anni, farle partorire e 10 ed ammazzarle a 12.
    A dire il vero io non mi indigno più di nulla. Piango davanti ai corpi dei bambini violentati, delle donne violentate, dei diritti calpestati.
    Ho esaurito le lacrime...

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  2. L'amore non è questo. Sento spesso parlare di "amore malato". Non sono d'accordo. L'amore è amore e non sia associa a nessuna forma di violenza. Un amore malato non esiste. Un amore malato non è amore. Così come non è amore l'ossessione, il possesso e tutti quei piccoli atti che limitano anche se di poco la libertà individuale di una donna perché, spesso, è proprio così che si comincia.

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  3. non riesco a trovare parole degne di questo argomento... sono troppo sgomenta
    e non essendo un uomo non posso capire e anche solo ipotizzare di capire

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  4. mi sto chiedendo dove l'uomo voglia arrivare......me lo chiedo ogni giorno ....all'osservare di ogni qualsivoglia strage bah!!!

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  5. Brava Keiko, che orrore infinito, e ormai la cosa più orribile di tutti, è che siamo talmente abituati a sentir queste tragedie ( e dico poco) che non ci facciamo neppure più tanto caso.
    Sono diventati avvenimenti del vivere comune, come gli omicidi per rapina, gli stupri nelle scuole, etc etc...
    Spesso mi chiedo in che mondo viviamo, che ideali abbiamo, quali sicurezza ci rendono"persone" e non animali,....
    Mi spiace prendere come termine di paragone gli animali, perchè li considero molto più civili degli umani...
    Baci serali amica mia!

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  6. Appoggio completamente il tuo grido di dolore verso tutte le donne che subiscono violenza. Qui in Francia la legge è piuttosto dura, ma l'efficacità è ancora da provare perché la vittima, molte volte, non denuncia, in modo particolare se si tratta del marito. Non sono un sanguinario, né razzista, ma in questi casi avrei la pena giusta: il taglio degli attributi di questi esseri che non oso chiamare uomini.
    Dopo questo non dovrei dirlo, ma ti auguro una buona serata.

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