martedì 28 gennaio 2014

Dove sta la normalità?


Ieri pomeriggio ho accompagnato una persona in una clinica per fare un colloquio psicologico.
La clinica in questione gestisce anche dei ricoveri: è una clinica psichiatrica.
Quando la persona che accompagnavo è entrata nello studio del medico, ho trovato posto su un divano rosso e ho iniziato a sfogliare distratta qualche rivista: Belen, Totti, Sanremo  e poi hanno cominciato a passarmi davanti alcuni degenti che andavano nel bar o nel giardino a fumarsi una sigaretta. Qualche minuto dopo ho fatto una scoperta: erano tutte donne. E non perchè fosse un reparto femminile, ma proprio perchè le degenti erano solo donne.
Una signora esile, magra nel suo pigiama grigio e nero si è messa a telefonare in un angolo dietro il divano rosso. Impossibile non sentire. Lei è la malata, non dimentichiamolo.
Telefonata. Ovvio che sentivo solo la sua voce.
- Come non riesci a cuocere il broccolo? Prendi la pila, ci metti l'acqua, sopra lo scolapasta e dentro i broccoli. No, no, mettili quando l'acqua comincia a bollire. Ma lo sai dove sta la pentola... come non la trovi, è lì, nel secondo ripiano, più a destra. L'hai trovata? Meno male. Passami G. ( evidentemente il figlio).
- Tesoro mio, come stai? Hai fatto i compiti, preparato lo zaino? Hai mangiato a pranzo? Preso qualche buon voto? Si tesoro, anche io ti voglio bene, fai il bravo. Ripassami papà.
- Perchè dici che ha la febbre? Non mi ha detto niente. Prendi il termometro. Come dove sta? Nel comò, nella scatola blu. Ma come non lo trovi?! Sta lì, guarda bene, ecco ora scaricalo; devi solo sbatterlo mica farci una bomba! Quanto segna? 36,2? Non, non è febbre. Ma ti dico che non è febbre, se ha mal di testa dagli un po' di tachipirina. Ma da 500, quanta vuoi dargliene? No, una sola, dopo cena e poi lo fai dormire senza accendere il pc.
Domani prendi dal frezer il contenitore blu e lo  lasci scongelare prima che vai al lavoro così al ritorno devi solo scaldarlo. No, non ho preparato anche le lasagne, non sapevo quanto sarei dovuta rimanere. Le maglie pulite sono nel terzo cassetto, no , non  ho preparato la tua borsa del calcetto. Come sarebbe a dire come fai? Ci metti quello che ti serve. Ma scusa non potevo mica preparare una decina di borsoni?! Non ci vuole mica una laurea in fisica nucleare!! Non mi sto alterando, ti prego...
Stai attento a G. Dagli tanti baci da parte mia. Ciao.
Nessuno, proprio nessuno le ha chiesto come stava: bene, male, meglio, peggio, magari aveva voglia di buttarsi dalla finestra.
L'ho guardata fare qualche passo avanti e indietro, poi è arrivato un giovane medico sorridente, le ha messo un braccio su quelle spalle esili e fragili e l'ha ricondotta verso il piano degenze.
Ci ho pensato tutta la notte.
Quanti non vedono. Indifferenti al peso, alle responsabilità che ci sommergono.
Persone che hanno bisogno di un aiuto, di una parola.
Le hanno solo chiesto di fare, fare, fare. Non le hanno dato nulla.

lunedì 27 gennaio 2014

Memoria








 NOTTE SU BIRKENAU

Un’altra notte. Torvo, il cielo si chiude ancora
sul silenzio mortale volteggiando come un avvoltoio.
Simile ad una bestia acquattata, la luna cala sul campo —
pallida come un cadavere.

E come uno scudo abbandonato nella battaglia,
il blu Orione — fra le stelle perduto.
I trasporti ringhiano nell’oscurità
e fiammeggiano gli occhi del crematorio.

È umido, soffocante. Il sonno è una tomba.
Il mio respiro è un rantolo in gola.
Questo piede di piombo che m’opprime il petto
è il silenzio di tre milioni di morti.

Notte, notte senza fine. Nessuna alba.
I miei occhi sono avvelenati dal sonno.
La nebbia cala su Birkenau,
come il giudizio divino sul cadavere della terra.

Tadeusz Borowski, KL Auschwitz




E da rileggere oggi
http://www.zeugmapad.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=244&catid=6:sala-bianca

mercoledì 22 gennaio 2014

Informazioni per scrittori sognatori

E' partita l'edizione 2014 di questo bel concorso letterario.
Per chiunque abbia voglia di mettersi in gioco, di partecipare, senza pensare ad eventuali vittorie.
Vi lascio il link, date un'occhiata
http://www.premioscriviamoinsieme.com/

domenica 19 gennaio 2014

Campagna elettorale e raccolta voti

Cari miei follower, sto partecipando ad un contest di narrativa breve: se ne avete voglia potete leggere e magari commentare questo racconto
http://settegiornidifollie.altervista.org/7-giorni-follie-1314/ippolita-un-mondo-al-femminile/il-gorgo-dei-ricordi-di-antonella-mattei/
Ecco come si vota
Si è conclusa la prima fase di questa nuova edizione di 7 giorni di follie e possiamo ritenerci orgogliosi dei risultati ottenuti. Chiudiamo questa magnifica prova di abilità e come sempre siete stati tutti veramente strepitosi. Da ora i testi sono tutti visibili nel blog di 7 giorni di follie e sono dunque votabili. Vi ricordo che la dicitura "voto questo testo" e il successivo commento valgono due voti (1+1) anche se scritti in tempi diversi. Quindi signori e signore... Buona lettura!
Ovviamente è tutto aggratis!!

giovedì 16 gennaio 2014

Un mio pensiero sull'editoria



Quando si parla d di editoria ho le idee abbastanza chiare, del tutto opinabili, ma richiedono rispetto. So che gli editori, se vogliono pubblicare Barbara D'Urso, la Clerici, Totti  e il mago Otelma, sono nel loro pieno diritto: si tratta di aziende private e non sono certo io, scribacchina per passione, che posso imporre a Mondadori, Rizzoli di fare quel che vogliono. Son padroni di stampare anche le premonizioni del cane di Bastianich. Chiedo loro però una cortesia: siete aziende private, il mercato lo controllate pressochè da soli, praticamente fate cartello, e quindi, per favore  evitate di venire a  redarguire  gli innocui imbrattacarte con lamenti vari sul fatto che la gente non legge. Ma se la gente non legge, sarà anche colpa tua? Che ti ostini a pubblicare ogni santo natale la filippica di Bruno Vespa?
 C'è un però.
 Leggo su segnalazione un'intervista a Laura Donnini, amministratore delegato di Rcs Libri, che dice (copioincollo dall‘articolo del Corriere della Sera):
Si devono incuriosire lettori nuovi, altrimenti, tra qualche anno, il fenomeno del self-publishing, se incontrollato, porterà alla scomparsa dell’editore come lo conosciamo oggi.
Sono certa che la dottoressa sia persona molto autorevole e preparata, ma dare la colpa di un mercato in crisi (perché che sia in crisi è più che chiaro) al self-publishing, onestamente, mi sembra un alibi, una sciocchezza di quella  che s'inventano i bambini per coprire un guaio che hanno combinato. Quello che proprio non riesco a capire  è perché mai uno che si pubblica un suo libro legalmente, possa danneggiare un autore che scrive best sellers, va in tv, ha centinaia di recensioni a prescindere dalla qualità del suo libro e magari dal suo romanzo vengono tratte fiction che definire patetiche è un complimento. Sono arciconvinta che i miei ebook non danneggeranno mai Umberto Eco o la Fallaci, per non parlare delle vendite del "mitico" Moccia. Mi spaventa il pensiero della giornalista: il self- publishing è incontrollato. 
E come dovrebbe essere di grazia?!
Il senso del self-publishing è esattamente questo: a casa mia, con i miei scritti, frutto della mia creatività faccio quel che voglio e, per quanto la cosa non ti piaccia, lo faccio incontrollato. Chi dovrebbe controllarmi? Gli editori? La questura? La magistratura? Personalmente, ho usufruito del self-publishing in piena libertà e rispettando i vincoli legali e  l’unico danno che ho causato alle case editrici  sono state le migliaia, si proprio migliaia di visualizzazioni dei miei racconti scaricabili gratis. Che poi se uno va sui siti delle case editrici trova scritto: non ci inviate manoscritti, siamo strapieni, non vi garantiamo che li leggeremo, abbiamo già programmato le uscite editoriali per i prossimi vent'anni, e allora che fa? Dice, ah poverini, sono oberati di lavoro, in Italia si scrive troppo e si legge poco, non me li fare disturbare che stanno lavorando al nuovo capolavoro della Benedetta Parodi.
Credo sia il caso che ognuno pensi a fare bene quel che sa fare: gli editori pubblichino e vendano buoni libri e gli autori siano liberi di pubblicarsi senza dover chiedere il permesso a Rizzoli, Mondadori o Bompiani ( anche perchè non  hanno questa autorità!)

martedì 14 gennaio 2014

Incontro ravvicinato del quarto tipo

Oggi giornata orrida!!
Quando piove Roma è inagibile, quando diluvia diventa invivibile, oggi si sono aperte le cateratte del cielo e sembra una delle piaghe d'Egitto!
Esco: giaccone, cappello, borsa, ombrello; faccio la spesa e aggiungo sporta strapiena sulla spalla. Mentre attraverso la strada le macchine mi fanno la doccia di acqua schifosa e si portano dietro strali che forse non li faranno arrivare integri a fine giornata. Entro in Posta: nel numeratore il tasto che serve a me, per spedire a mia zia l'agenda nella quale è contenuto un mio racconto, è rotto. Sgocciolando come uno straccio vado in cerca di un impiegato, il direttore, qualcuno che mi dia un maledetto numeretto: tutti impegnati e sembrerebbe anche non udenti. Presa da un moto di frustrazione torno alla malefica macchinetta e gli assesto un cazzotto degno di Rocky Balboa: eccolo, mi è uscito l'8!! Giro su me stessa e sbatto la faccia su un torace possente sovrastato da un davanzale che mi fa da tettoia: io sfioro a malapena il metro e 60, immaginate l'altezza di chi ho davanti! Alzo gli occhi e il naso da un intensissimo profumo da quattro soldi: occhi nerissimi, pelle ambrata, una massa di capelli neri lunga come me, rossetto corallo e bocca a "piccione" ( mio figlio chiama così le labbra rifatte). " Mi scusi signora" dico all'omone che in realtà ha procurata una nasata a me. Mi guarda brutto e mi risponde indispettita e stizzita :" Signorina prego!"
Oddio!!! Voglio andare su Marte!!!!

P.S.
Vorrei chiarire che non ho nessun preconcetto verso i trans, ma l'esibizionismo, di qualsiasi tipo, non mi piace.

lunedì 6 gennaio 2014

Riprendermi la vita. La mia.


Non mi serve una data, un ordine numerico determinato, 2014, 4934, 0175. Non aspettavo un inizio anno, una Pasqua o un Ferragosto.
Mi serviva solo una spinta che non poteva partire da altri se non da me stessa. Aspettavo qualcosa a cui non riuscivo a dare un nome, è capitato che arrivasse ora e se coincide con l'inizio anno è solo pura coincidenza.
Negli ultimi anni ho combattuto una battaglia estenuante contro un nemico tremendo: quando ho capito l'entità della sua potenza ho scoperto in me una forza incredibile, una forza che non ci si aspetta guardandomi:piccola ed esile. Ho lottato in silenzio, quasi di nascosto per non coinvolgere i ragazzi troppo giovani per un tale peso e i genitori, troppo anziani per lo stesso fardello. All'inizio solo io. Ho sempre avuto bisogno della solitudine totale per pianificare le mie azioni: medici, terapie, day hospital, tutto con orari cronometricamente intersecati per permettermi di non far trapelare nulla. Poi ho deciso che almeno  mio marito dovesse saperlo: si prospettava un' operazione transnasale e non potevo più tacere. Per fortuna non è servita ma le terapie avrebbero atterrato un cavallo, ho commesso l'errore che non mi perdonerò mai di confidarmi con alcuni parenti acquisiti e mi sono sentita dare della lamentosa, della piagnona, di quella che si autocommisera. Mi è ribollito il sangue. Facevo la mia terapia, alle due percorrevo un km. in salita per prendere il ragazzino a scuola, mi caricavo lo zaino sulle spalle e un altro km. in discesa, preparavo il suo pranzo, facevamo i compiti e poi lo accompagnavo in palestra e tornata a casa vomitavo pure l'anima. Sono guarita senza che gli stessi mi avessero chiesto una sola volta se avessi bisogno di aiuto, almeno per fare testamento.
Da poco più di un anno la mia immensa voglia di scrivere è diventata una stupenda realtà, non mi sono posta obiettivi e quindi ogni scalino che salgo è un traguardo, ogni commento positivo una gioia enorme: è arrivata una recensione e sono rimasta stupita dalle parole che altri hanno usato nei miei confronti. E domani mattina si riparte alla grande.
Dopo una vita dedicata allo sport, che ho dovuto interrompere per forza maggiore, ricomincio da me: palestra alle dieci in punto. La mia mente va alla grande tranne qualche amnesia sulle parole, il mio fisico risponde ancora: quando dubbiosa e titubante ho chiesto all'allenatore: " Ma lei crede che io sia in grado di fare qualcosa, magari partendo in modo molto soft?" Mi ha guardato stupito e ha risposto " Ma lo sa che qui ci sono 50enni che vanno alla grande meglio delle 20enni? E lei di che si preoccupa che è tanto più giovane?" L'ho guardato con tenerezza. Io ce ne ho 51 di anni. E parecchi graffi sul corpo e nello spirito. Ma si riparte. Ho bisogno di vivere. Un nuovo racconto sta prendendo vita, un romanzo è in vendita online, numerosi altri sono disponibili sul web, due racconti sono stati scelti per due diverse raccolte, un altro è stato selezionato per far parte di un'agenda di quelle che si regalano ad inizio anno e ora parte pure il corpo. Mi riprendo la mia vita da dove l'ho lasciata. Non vedo l'ora!

venerdì 3 gennaio 2014

Ritorno a scuola!





Ecco, si avvicina la data fatidica: il 7 gennaio si torna a scuola! Sono le 07,15 suona la sveglia, si fa colazione con il caffellatte e i Gentilini, due novellini con il burro e la marmellata in mezzo, oppure un po' di ciambellone o il pandoro avanzato. La cartella è pronta dalla sera prima, un salto dal fornaio a prendere un po’ di pizza rossa,  ma ogni volta ti schiaccia le due facce con il pomodoro l’una contro l’altra e ogni volta non fai in tempo a dirglielo che lui te l’ha già incartata e già si è rivolto a un’altra signora “Altro?”. Andiamo,  correre, che non c'è tempo da perdere! Si entra di lato, si fanno le scale e alle 8 e mezza entra la proffi,  avete fatto i compiti?  See, ma de che? Al massimo ho letto l’inizio della poesia di Guido Gozzano, “La Notte Santa”:
Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!

E ricomincia tutto: prendete il sussidiario... ecco le 10,30, la ricreazione, finalmente tolgo la carta della pizza, che con l’unto ha sporcato tutti i quaderni, la apro, è gelata! Una faccia della pizza è bianca molliccia, l’altra non è rossa, è rosa, tutto il pomodoro è uscito fuori, sta tutto sul bordo della carta velina, me la mangio in un attimo, ma non faccio in tempo che la maestra urla, “Fermi, perché Gianni ha dimenticato la merenda a casa, quindi facciamo “colletta”: un pezzetto della vostra merenda per uno a Gianni”, io ovviamente gli do quella bianca liscia come una triglia. Poi si ricomincia fino alle 12,30 con il libro di letture, poi il temino: che avete fatto a Natale? Niente! Fine del tema. Suona la campanella, Evvai! Scambio delle figurine degli animali alla fermata dell’autobus poi a casa, ecco pronti fumanti i quadrucci in brodo e la spremuta, dopo niente televisione, non c’era, c’era solo il monoscopio con “tuu”, subito i compiti, non c’era la play. Sbrigati: fai la borsa dell'artistica metti il body, le scarpette, l’accappatoio, l’hai preso lo shampoo? E un due tre, un due tre, trave, quadro svedese, clavette, arco dorsale al quadro... Ma che cavolo fai!? Aho, due settimane che non venite e già vi siete dimenticate tutto, andate negli spogliatoi, ci vediamo venerdi, ciao!”. Fatti la doccia, non litigare, fattela insieme a Sandra, che ti frega? Forza, asciugati i capelli che fuori fa freddo, hai fatto merenda? Pane burro e zucchero, una bomba che se ci proviamo oggi manco una settimana a Chianciano. Torna a casa, disfa la borsa, metti l’accappatoio in bagno sul termosifone, se no fa la muffa, hai lavato il body? Si, con lo shampoo sotto la doccia! Hai fatto i compiti? Si, c’era solo storia, la so la so, no, non è vero ripassa, vienimela a dire in cucina, no lascia perde  adesso è pronto: comincia il telegiornale di sottofondo, con Ruggero Orlando da Nuova York. “Che hai fatto oggi? Niente? Come niente? Che ce la mando a fare a scuola questa se non fanno niente? A tavola era il momento più tragico ma poi finalmente ecco la musica più bella del mondo: Carosello. Ma non fai a tempo a riconoscere l’ultima scenetta che è già finito e arriva l’urlo: A LETTO DOPO CAROSELLO!
Era il 7 gennaio, ma del 1973!