sabato 26 dicembre 2015

Il giorno dopo









 E pure questo è passato! Fatto, finito , e si passa all’esamina di che cosa si fa oggi, che tradizionalmente è il giorno in cui si fa il bilancio di cosa è stato il Natale appena trascorso. Allora, ieri ci siamo sfondati a pranzo fino alle 4 di pomeriggio e dopo un po’ ci siamo intristiti come una domenica pomeriggio dopo le 5. Oggi aria nuova, si butta tutto, le cartacce dei regali, al riciclo per favore, e si fa la cernita dei regali da cambiare. Primi tra tutti gli oggetti per la casa, schiaccianoci, cavatappi, sottobicchieri vanno portati in parrocchia subito, insieme a tutti i vari angeli e suppellettili Thun che sono veramente trash, poi i capi d’abbigliamento con colori sbagliati, tipo fucsia, mattone bruciato, glicine si provano a cambiare domani 27, i negozi sono aperti, se vi dicono no, lo portate in parrocchia per i terremotati, che li butteranno non appena li vedono. I libri, se vi ritrovate con Moccia, Muccino, Volo e vi hanno fatto la dedica, strappate la pagina e lo riportate indietro  non se ne accorge nessuno, cercate di prenderne uno un poco più caro, così il libraio non fa obiezioni e non controlla se per caso avete strappato la pagina con la dedica. Se vi hanno regalato un cd brutto, vuol dire che avete sbagliato a frequentare una persona che ancora regala i cd e quindi ve lo tenete apposta e glielo ri-regalate tra due anni, quando non esisteranno più! Se vi hanno regalato un profumo brutto, cattivo, non un classico, ma uno di quelli nuovi, massima attenzione: dovete fingere il massimo gradimento, non appena capite che si tratta di un profumo, agiatate il pacchetto se capite che c’è un liquido dentro è un profumo, e fate finta: "Ma non mi dire che mi ha regalato Eau de Jambon, mamma mia, non sai quanto lo volevo, grazie!”. E lo mettete via senza aprire il cellophane, altrimenti non ve lo cambiano più! Domani lo cambiate con Eau de Cartier aggiungendo una piccola differenza oppure, se già avete il vostro profumo, con la crema corpo per un anno. E ricordatevi che il regalo più bello è sempre questo: un foglio di carta e qualche riga vergata a mano, sincera. Mia figlia ha ricevuto un dono gradito, ma in fondo alla confezione, quasi nascosto, c'era un foglietto ripiegato vergato a mano. E' riuscita a commuoversi lei ed io che ho avuto l'onore di leggerlo. Niente ha valore come le parole di coloro che ti apprezzano per quello che sei, senza ipocrisie e maschere.

martedì 22 dicembre 2015

Un mondo che va alla rovescia








Come psicoterapeuta, incontro spesso persone dotate di un’ottima salute mentale ma sofferenti, a causa della patologia sociale in cui vivono immerse.
Nel corso degli anni ho individuato, dietro a tante richieste di aiuto, una struttura di personalità dotata di sensibilità, creatività, empatia e intuizione, che ho chiamato: Personalità Creativa.
In questi casi non si può parlare di cura (anche se, chi chiede una terapia, si sente patologico e domanda di essere curato) perché: essere emotivamente sani in un mondo malato genera, inevitabilmente, un grande dolore e porta a sentirsi diversi ed emarginati.
Le persone che possiedono una Personalità Creativa sono capaci di amare, di sognare, di sperimentare, di giocare, di cambiare, di raggiungere i propri obiettivi e di formularne di nuovi.
Sono uomini e donne emotivamente sani, inscindibilmente connessi alla propria anima e in contatto con la sua verità.
Queste persone coltivano la certezza che la vita abbia un significato diverso per ciascuno e rispettano ogni essere vivente, sperimentando così una grande ricchezza di possibilità.
É gente che non ama la competizione, la sopraffazione e lo sfruttamento, perché scorge un pezzetto di sé in ogni cosa che esiste.
Gente che non riesce a sentirsi bene in mezzo alla sofferenza e incapace di costruire la propria fortuna sulla disgrazia di altri.
Gente che nella nostra società non va di moda, disposta a rinunciare per condividere.
Gente impopolare. Derisa dalla legge del più forte. Beffata dalla competizione.
Portatori di un sapere che non piace, non perdono di vista l’importanza di ciò che non ha forma e non si può toccare.
Sono queste le persone che possiedono una Personalità Creativa.
Persone ingiustamente ridicolizzate e incomprese in un mondo malato di arroganza, e che, spesso, si rivolgono agli psicologi chiedendo aiuto.
Ognuno di loro è orientato verso scelte diverse da quelle di sempre.
E in genere hanno valori e priorità incomprensibili per la maggioranza.
Non seguono una religione, ma ascoltano con religiosa attenzione i dettami del proprio mondo interiore.
Sanno scherzare, senza prendere in giro.
Pagano di persona il prezzo delle proprie scelte e preferiscono perdere, pur di non barattare la dignità.
Sono fatti così.
Poco ipnotizzabili. Poco omologabili. Poco assoggettabili.
Persone che non fanno tendenza.
Forse.
Gente poco normale, di questi tempi.
Gente con l’anima.
Di dr.ssa Carla Sale Musio
Fonte: carlasalemusio.blog.tiscali.it

martedì 15 dicembre 2015

Il giudizio









Disponibile su Amazon
http://www.amazon.it/Per-mia-colpa-Antonella-Mattei-ebook/dp/B01922WDT2

E questa la rensione che ha ottenuto.

Il romanzo di Antonella Mattei ha un unico imperdonabile difetto: è troppo breve! E questa è davvero l’unica pecca, se così si può chiamarla, di una trama che coinvolge il lettore fin dalle prime righe, trasportandolo in un mondo costruito sulla base di emozioni forti. Per mia colpa è la storia di Agnese vissuta attraverso i suoi occhi, le sue sensazioni, le sue paure e le sue rassegnazioni. La vicenda di una giovane donna che, percorrendo le proprie vicissitudini fra un sottile filo il quale unisce il presente al passato e che si dipana nell’orrore umano, vive dentro in un inferno personale che solo chi lo ha vissuto può comprendere appieno.
Un orrore che inizia già con la nascita stessa della bimba, una figlia non desiderata e concepita per errore da una prostituta alcoolizzata. Un rapporto fra madre e figlia che nulla ha di umano se non la miseria stessa. Un riscatto sorto laddove ogni speranza pare ormai perduta nei miasmi di una rassegnazione preannunciata. E poi Lea, donna enigmatica, che diventa quel modello comportamentale che Agnese, da sola, non sarebbe mai stata in grado di concepire e riconoscere. Il breve romanzo scatena emozioni di ogni genere, dalla rabbia alla ribellione, dalla pietà all’umana comprensione, ma mai, neppure per un istante, protende nella direzione di un barlume di calore verso gli aguzzini, verso coloro che, per dubbi motivi, assolvono i colpevoli instillando nelle vittime il senso di colpa. Ed ecco che si spiega il titolo: Per mia colpa. Una colpa presunta e fortemente voluta da chi non è in grado di valutare le situazioni per ciò che realmente sono, dando un nome esatto a chi i crimini li commette. Una colpa che induce ad addossare le responsabilità a chi subisce, mettendo in croce chi non può e non deve ribellarsi. Una colpa che solo in alcuni casi può essere imputata al giusto soggetto. Nella maggior parte dei casi l’ignoranza, la rassegnazione e la mancanza di opportunità traducono i sottomessi in vittime materiali, in cui solo la fine può portare alla liberazione totale. E la liberazione equivale spesso alla morte. Il romanzo è un appello alla speranza, alla comprensione, ad aprire gli occhi di fronte a realtà che si snodano anche nel nostro quotidiano. L’essere ciechi non rende meno colpevoli, l’essere testimoni silenti non rende meno infami. La storia di Agnese può appartenere a chiunque, racchiude l’essenza e il seme di un germoglio che può attecchire ovunque e crescere in qualsiasi casa e contesto. Ignorare e voltare volutamente il viso da un’altra parte per non vedere, giudicando solo l’apparenza, ci rende aguzzini a nostra volta. Nessuno è esente. Dunque di chi è la colpa? Di chi subisce? Di chi infligge? O di chi osserva senza fare nulla? In questo caso la risposta pare semplice e scontata, ma nella realtà, nella vita comune di tutti i giorni, le sfumature si confondono e i confini diventano impercettibili. Il romanzo di Antonella Mattei rappresenta un esercizio di bravura notevole e benché sia stato prodotto solo in versione digitale, non presenta quei tipici difetti che si riscontrano nei testi pubblicati solo in ebook. Quindi, se vi piacciono i libri dalle trame imprevedibili, basati soprattutto sulle emozioni reali e umane che possono suscitare, questo è il testo che fa per voi.


Il romanzo di Antonella Mattei ha un unico imperdonabile difetto: è troppo breve! E questa è davvero l’unica pecca, se così si può chiamarla, di una trama che coinvolge il lettore fin dalle prime righe, trasportandolo in un mondo costruito sulla base di emozioni forti. Per mia colpa è la storia di Agnese vissuta attraverso i suoi occhi, le sue sensazioni, le sue paure e le sue rassegnazioni. La vicenda di una giovane donna che, percorrendo le proprie vicissitudini fra un sottile filo il quale unisce il presente al passato e che si dipana nell’orrore umano, vive dentro in un inferno personale che solo chi lo ha vissuto può comprendere appieno.
Un orrore che inizia già con la nascita stessa della bimba, una figlia non desiderata e concepita per errore da una prostituta alcoolizzata. Un rapporto fra madre e figlia che nulla ha di umano se non la miseria stessa. Un riscatto sorto laddove ogni speranza pare ormai perduta nei miasmi di una rassegnazione preannunciata. E poi Lea, donna enigmatica, che diventa quel modello comportamentale che Agnese, da sola, non sarebbe mai stata in grado di concepire e riconoscere. Il breve romanzo scatena emozioni di ogni genere, dalla rabbia alla ribellione, dalla pietà all’umana comprensione, ma mai, neppure per un istante, protende nella direzione di un barlume di calore verso gli aguzzini, verso coloro che, per dubbi motivi, assolvono i colpevoli instillando nelle vittime il senso di colpa. Ed ecco che si spiega il titolo: Per mia colpa. Una colpa presunta e fortemente voluta da chi non è in grado di valutare le situazioni per ciò che realmente sono, dando un nome esatto a chi i crimini li commette. Una colpa che induce ad addossare le responsabilità a chi subisce, mettendo in croce chi non può e non deve ribellarsi. Una colpa che solo in alcuni casi può essere imputata al giusto soggetto. Nella maggior parte dei casi l’ignoranza, la rassegnazione e la mancanza di opportunità traducono i sottomessi in vittime materiali, in cui solo la fine può portare alla liberazione totale. E la liberazione equivale spesso alla morte. Il romanzo è un appello alla speranza, alla comprensione, ad aprire gli occhi di fronte a realtà che si snodano anche nel nostro quotidiano. L’essere ciechi non rende meno colpevoli, l’essere testimoni silenti non rende meno infami. La storia di Agnese può appartenere a chiunque, racchiude l’essenza e il seme di un germoglio che può attecchire ovunque e crescere in qualsiasi casa e contesto. Ignorare e voltare volutamente il viso da un’altra parte per non vedere, giudicando solo l’apparenza, ci rende aguzzini a nostra volta. Nessuno è esente. Dunque di chi è la colpa? Di chi subisce? Di chi infligge? O di chi osserva senza fare nulla? In questo caso la risposta pare semplice e scontata, ma nella realtà, nella vita comune di tutti i giorni, le sfumature si confondono e i confini diventano impercettibili. Il romanzo di Antonella Mattei rappresenta un esercizio di bravura notevole e benché sia stato prodotto solo in versione digitale, non presenta quei tipici difetti che si riscontrano nei testi pubblicati solo in ebook. Quindi, se vi piacciono i libri dalle trame imprevedibili, basati soprattutto sulle emozioni reali e umane che possono suscitare, questo è il testo che fa per voi.
Il romanzo di Antonella Mattei ha un unico imperdonabile difetto: è troppo breve! E questa è davvero l’unica pecca, se così si può chiamarla, di una trama che coinvolge il lettore fin dalle prime righe, trasportandolo in un mondo costruito sulla base di emozioni forti. Per mia colpa è la storia di Agnese vissuta attraverso i suoi occhi, le sue sensazioni, le sue paure e le sue rassegnazioni. La vicenda di una giovane donna che, percorrendo le proprie vicissitudini fra un sottile filo il quale unisce il presente al passato e che si dipana nell’orrore umano, vive dentro in un inferno personale che solo chi lo ha vissuto può comprendere appieno.
Un orrore che inizia già con la nascita stessa della bimba, una figlia non desiderata e concepita per errore da una prostituta alcoolizzata. Un rapporto fra madre e figlia che nulla ha di umano se non la miseria stessa. Un riscatto sorto laddove ogni speranza pare ormai perduta nei miasmi di una rassegnazione preannunciata. E poi Lea, donna enigmatica, che diventa quel modello comportamentale che Agnese, da sola, non sarebbe mai stata in grado di concepire e riconoscere. Il breve romanzo scatena emozioni di ogni genere, dalla rabbia alla ribellione, dalla pietà all’umana comprensione, ma mai, neppure per un istante, protende nella direzione di un barlume di calore verso gli aguzzini, verso coloro che, per dubbi motivi, assolvono i colpevoli instillando nelle vittime il senso di colpa. Ed ecco che si spiega il titolo: Per mia colpa. Una colpa presunta e fortemente voluta da chi non è in grado di valutare le situazioni per ciò che realmente sono, dando un nome esatto a chi i crimini li commette. Una colpa che induce ad addossare le responsabilità a chi subisce, mettendo in croce chi non può e non deve ribellarsi. Una colpa che solo in alcuni casi può essere imputata al giusto soggetto. Nella maggior parte dei casi l’ignoranza, la rassegnazione e la mancanza di opportunità traducono i sottomessi in vittime materiali, in cui solo la fine può portare alla liberazione totale. E la liberazione equivale spesso alla morte. Il romanzo è un appello alla speranza, alla comprensione, ad aprire gli occhi di fronte a realtà che si snodano anche nel nostro quotidiano. L’essere ciechi non rende meno colpevoli, l’essere testimoni silenti non rende meno infami. La storia di Agnese può appartenere a chiunque, racchiude l’essenza e il seme di un germoglio che può attecchire ovunque e crescere in qualsiasi casa e contesto. Ignorare e voltare volutamente il viso da un’altra parte per non vedere, giudicando solo l’apparenza, ci rende aguzzini a nostra volta. Nessuno è esente. Dunque di chi è la colpa? Di chi subisce? Di chi infligge? O di chi osserva senza fare nulla? In questo caso la risposta pare semplice e scontata, ma nella realtà, nella vita comune di tutti i giorni, le sfumature si confondono e i confini diventano impercettibili. Il romanzo di Antonella Mattei rappresenta un esercizio di bravura notevole e benché sia stato prodotto solo in versione digitale, non presenta quei tipici difetti che si riscontrano nei testi pubblicati solo in ebook. Quindi, se vi piacciono i libri dalle trame imprevedibili, basati soprattutto sulle emozioni reali e umane che possono suscitare, questo è il testo che fa per voi.
Il romanzo di Antonella Mattei ha un unico imperdonabile difetto: è troppo breve! E questa è davvero l’unica pecca, se così si può chiamarla, di una trama che coinvolge il lettore fin dalle prime righe, trasportandolo in un mondo costruito sulla base di emozioni forti. Per mia colpa è la storia di Agnese vissuta attraverso i suoi occhi, le sue sensazioni, le sue paure e le sue rassegnazioni. La vicenda di una giovane donna che, percorrendo le proprie vicissitudini fra un sottile filo il quale unisce il presente al passato e che si dipana nell’orrore umano, vive dentro in un inferno personale che solo chi lo ha vissuto può comprendere appieno.
Un orrore che inizia già con la nascita stessa della bimba, una figlia non desiderata e concepita per errore da una prostituta alcoolizzata. Un rapporto fra madre e figlia che nulla ha di umano se non la miseria stessa. Un riscatto sorto laddove ogni speranza pare ormai perduta nei miasmi di una rassegnazione preannunciata. E poi Lea, donna enigmatica, che diventa quel modello comportamentale che Agnese, da sola, non sarebbe mai stata in grado di concepire e riconoscere. Il breve romanzo scatena emozioni di ogni genere, dalla rabbia alla ribellione, dalla pietà all’umana comprensione, ma mai, neppure per un istante, protende nella direzione di un barlume di calore verso gli aguzzini, verso coloro che, per dubbi motivi, assolvono i colpevoli instillando nelle vittime il senso di colpa. Ed ecco che si spiega il titolo: Per mia colpa. Una colpa presunta e fortemente voluta da chi non è in grado di valutare le situazioni per ciò che realmente sono, dando un nome esatto a chi i crimini li commette. Una colpa che induce ad addossare le responsabilità a chi subisce, mettendo in croce chi non può e non deve ribellarsi. Una colpa che solo in alcuni casi può essere imputata al giusto soggetto. Nella maggior parte dei casi l’ignoranza, la rassegnazione e la mancanza di opportunità traducono i sottomessi in vittime materiali, in cui solo la fine può portare alla liberazione totale. E la liberazione equivale spesso alla morte. Il romanzo è un appello alla speranza, alla comprensione, ad aprire gli occhi di fronte a realtà che si snodano anche nel nostro quotidiano. L’essere ciechi non rende meno colpevoli, l’essere testimoni silenti non rende meno infami. La storia di Agnese può appartenere a chiunque, racchiude l’essenza e il seme di un germoglio che può attecchire ovunque e crescere in qualsiasi casa e contesto. Ignorare e voltare volutamente il viso da un’altra parte per non vedere, giudicando solo l’apparenza, ci rende aguzzini a nostra volta. Nessuno è esente. Dunque di chi è la colpa? Di chi subisce? Di chi infligge? O di chi osserva senza fare nulla? In questo caso la risposta pare semplice e scontata, ma nella realtà, nella vita comune di tutti i giorni, le sfumature si confondono e i confini diventano impercettibili. Il romanzo di Antonella Mattei rappresenta un esercizio di bravura notevole e benché sia stato prodotto solo in versione digitale, non presenta quei tipici difetti che si riscontrano nei testi pubblicati solo in ebook. Quindi, se vi piacciono i libri dalle trame imprevedibili, basati soprattutto sulle emozioni reali e umane che possono suscitare, questo è il testo che fa per voi.

martedì 1 dicembre 2015

Ci siamo!









Dalla mezzanotte di oggi e fino al 4 Dicembre, come anticipato nel post precedente, piovono libri!
Ecco il link per il mio libro: buona lettura!
http://ilmondodelloscrittore.altervista.org/autori-m-r/mattei-antonella

E approfittate di questa straordinaria iniziativa: 486 titoli, centinaia di autori e case editrici a prezzi bassissimi.

domenica 29 novembre 2015

Nevicano Libri




neveicanolibri-banner-con-ce-1024x426

 Abbiamo chiuso le liste per l’evento #NevicanoLibri e, da quanto è arrivato, si prospetta una promozione come non ne avete viste prima. Questi i numeri di #NevicanoLibri: 13 editori e 30 autori self per un totale di 462 titoli. Un numero impressionante, oltre il doppio di quello totalizzato nel nostro precedente evento (#LaNotteBiancaDegliEbook).
Dunque, nei tre giorni di promozione che, vi ricordiamo, saranno dal 2 al 4 dicembre, i lettori avranno di che sbizzarrirsi fra i libri che troveranno in offerta e sarà, questa, una splendida occasione per fare dello shopping natalizio, pensando anche ai regali che potrete fare per donare gioia. In questi giorni, quelli che precedono l’inizio dell’evento, i blog letterari che partecipano a questa iniziativa, riuniti sotto la denominazione Blog Crossing (Gli Scrittori della Porta Accanto, Parliamo di Libri, Books Hunters Blog e Il Mondo dello Scrittore), metteranno a disposizione tutte le liste dei titoli che saranno posti in offerta nei tre giorni promozionali, già ora potete notare che alcuni si stanno preparando e molti libri risultano già scontati. Quindi, non perdetevi l’occasione, davvero ghiotta e, nel frattempo, fatevi una passeggiata fra le pagine di:
Vi ricordiamo che diversi libri verranno offerti in formato digitale, altri in cartaceo e, altri ancora, in entrambe le versioni. I blogger che volessero condividere con noi l’iniziativa, siano così cortesi da inserire l‘hashtag #NevicanoLibri e di segnalare il link all’articolo nella pagina facebook Blog Crossing, in questo modo potremo dare visibilità al vostro blog, condividendo, a nostra volta su tutti i social collegati, la vostra pagina.
Partecipa all'evento anche il mio libro Per mia colpa, riportato a nuova vita con una cover  tutta da scoprire: e quindi, se non ora quando? Approfittatene e leggete tutto quello che vorrete!

mercoledì 25 novembre 2015

Che non sia solo retorica







Questo non è un post di mera retorica, perchè questa giornata contro la violenza sulle donne ha il sapore amaro di una storia trita e ritrita.
Potrei scrivere un pezzo pieno di potenza e sentimento e voglia di giustizia.
Potrei ma non lo farò.

Voglio parlare di una ragazzina, una giovanissima ragazza con una voglia inarrestabile di essere donna troppo presto. Ha trovato l'uomo sbagliato, l'uomo che ogni genitore sente tremare i polsi percependo le sue emozioni. Ma i figli spesso non ascoltano e, forse, ancor meno le ragazze innamorate. Chiara era bella, era giovane, amava e forse sfidava i suoi genitori e se stessa, ritenendo fosse in grado di tenere a bada i mostri. Non è andata così. Ho scritto di Chiara al passato ma lei non è morta. O forse si.
Quella Chiara non c'è più, sbriciolata sotto i colpi feroci dell'uomo che credeva l'amasse.
Ora rimane di Chiara solo questo cucciolo fragile aggrappato al suo papà.

Il link che trovate è la storia di Chiara, del suo papà e della sua mamma. Persone vere e non immagini, scarpe rosse e parole vane.
E poi c'è colui che l'ha ridotta così, che ha ottenuto uno sconto di pena dicendo al giudice che era dispiaciuto dell'accaduto.
Perchè questa è la giustizia che abbiamo e possiamo manifestare, urlare, piangere o tacere ma la magistratura è così. Glaciale asettica e indifferente.
Ecco la storia di Chiara.

http://www.corriere.it/reportages/cronache/2015/violenza-donne-chiara-insidioso/#pag3?refresh_ce-cp

venerdì 13 novembre 2015

La morte sospesa

Tutti gli uomini sognano.
Non però allo stesso modo.
Quelli che sognano di notte
nei polverosi recessi
della mente
si svegliano al mattino
per scoprire che il sogno è vano.
Ma quelli che sognano di giorno
sono uomini pericolosi,
giacchè ad essi è dato vivere
i sogni occhi aperti
e far sì che si avverino

T.E. Lawrence
I sette pilastri della saggezza


Questi bei versi altro non sono che l'introduzione di un libro che io reputo meraviglioso.Non è un racconto d'avventura, ma il resoconto di una impresa straordinaria.  Nel giugno del 1985 due giovani alpinisti britannici decidono di scalare la parete ovest del Siula Grande (6536 metri), conquistata la vetta una violenta bufera li costringe ad una discesa difficoltosa e Simposon, autore del libro, perde un appoggio e precipita rompendosi una gamba; il compagno Yates lo cala faticosamente in mezzo alla bufera con laboriose manovre di corda, ma ad un  certo punto, oltre il gelo mortale, il buio e la bufera Simpson si ritrova appeso a penzoloni in uno strapiombo. Yates non riesce più ad issarlo e, rischiando di precitare nel vuoto anche lui , decide di tagliare la corda che lo unisce al compagno e che rappresenta l'unica salvezza per Simpson. Yates torna al bivacco divorato dai sensi di colpa e attende un ritorno che appare solo un alibi al suo rimorso.
Simpson precipita in un crepaccio profondissimo e malgrado le gambe rotte, il congelamento delle mani, la disidratazione e l'inedia, dopo alcuni giorni arriva strisciando al campo urlando e sussurrando il nome dell'amico.
E' un racconto meraviglioso di forza d'animo malgrado la sofferenza e il terrore, personalmente credo che renda meglio nel suo titolo originale Touching the void, comunque nulla toglie al ritmo della narrazione e all'accuratezza delle parole: oltre che un ottimo scalatore Simpson è anche un bravissimo scrittore.
Esiste anche il film, interpretato dai due scalatori, è girato come un documentario che nulla risparmia alla sofferenza e al terrore, ma anche al senso di colpa dei due protagonisti.
Nell'ambiente degli scalatori si dice il film sia servito a reinserire Yates nell'ambiente in modo consono, dal momento che dall'incidente era visto in malo modo.
Ho visto il film molte volte, amo le altezze e le persone straordinarie; poi ho cercato il libro che era disponibile solo in inglese. L'anno scorso l'ho finalmente trovato e non mi ha deluso, anzi, in alcuni passaggi Simpson immagina i pensieri dell'amico costretto a quel taglio lacerante e li ho trovati intensi e commoventi.
E' un libro poco conosciuto, malgrado sia un best seller nel suo genere e lo consiglio a chi ha voglia di un'avventura straordinaria compiuta da uomini staordinari ma consapevoli della loro fragilità.

lunedì 9 novembre 2015

Genitori 2.0



Finiti per sempre i tempi delle mamme che ti mettevano all'ombra delle sdraio nel periodo della digestione, (che poi durava dalle quattro ore in poi); delle mamme che t'insegnavano a parlare sottovoce e perbene, dei genitori che uscivano tutti ben vestiti e portavano i figli a fare una passeggiata in un parco, alle giostre o nei posti più belli della città.
Solo ricordi lontani.
Ora ci sono i nuovi genitori: trucidi, che parlano il "trucidese", di solito più tatuati di un ex galeotto e con l'immancabile simbolo della fede ben in mostra: un lupo d'oro 10x10 ben in mostra,simbolo  sacro e inviolabile della maggica e portano, anzi trascinano, i figli  piangenti, lamentosi o urlanti nelle nuove agorà, nei moderni luoghi di confronto: il centro commerciale.
Mia figlia lavora in uno di questi orribili luoghi: è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo e mi racconta delle storie al limite dell'inverosimile.
Eccone una.
Arriva alla cassa principale ( il desk) una tipa dall'abbronzura tropicale, capelli bicolore dalle extension estreme, che gesticola con le lunghe unghie in vetroresina zebrate da una mano e tigrate dall'altra e chiama a gran voce:
-Scianelle! Scianelle, dove sei annata?   Che avete visto 'na regazzina de du anni?
Le si avvicina uno dei responsabili di reparto chiedendole dove avesse lasciato la bambina.
La risposta ha dell'inquietante.
I genitori, impegnati a cercare abiti, scarpe e gadget della Roma, hanno lasciato la figlia a dormire su un divanetto del piano di sopra. Il responabile allibito chiama il direttore, mentre alcune commesse vanno a cercare la bambina; il direttore chiede il nome della bimba e i genitori lo dichiarano, lui lo scrive ma viene corretto: non Chanel ( che già è assurdo), ma Scianel, come la figlia di Totti, secondo il loro microcefalo. Mentre il padre, tipo Ivano di Verdone, cerca di spiegare al direttore del motivo dell'abbandono della piccola, la madre si specchia, si aggiusta  i capelli finti e chiede se qualcuno conosce il risultato della partita. Finalmente ritrovano la piccola nascosta in un camerino di prova ed il direttore è indeciso se avvisare le autorità o meno, intanto i due finiscono  di comprare altre stupidaggini giallo/rosse e pagano alla cassa dove lavora mia figlia. Che a volte è proprio stronza.
Figlia:- Che bel nome la bambina, davvero bello!
Madre:- Eh.. ciò so, er nome daa fija de Totti!
Figlia:- E da dove deriva?
Madre:- Eh.. 'nciò so bene.. dovrebbe da esse er nome de 'no stilista, uno de quelli che fanno le sfilate co le modelle, quelli 'nsacco fighi.
Figlia:- Adesso le dico una cosa, io aspetto due gemelli e sa come li chiamerò?
Madre:- Oddio,'nciò so, come li chiami: Francesco, Tiago?
Figlia:- No! Macchè! Io li chiamo Dolce e Gabbana.
La donna splanaca gli occhi e chiama il marito.
- A Gianlù, hai sentito che forza?! I figli maschi li chiama Dolce e Gabbana! Ma che figata! Mo er maschio pure noi.. ma se è uno solo come o chiamamo?

mercoledì 7 ottobre 2015

Sono anche questo

E sì!
Sono anche e soprattutto questo!
http://ilmondodelloscrittore.altervista.org/autori-m-r/mattei-antonella/

lunedì 28 settembre 2015

Questi fantasmi...

Soffro d'insonnia.
Un'insonnia crudele, che non risponde a nulla: benzodiazepine, tisane, mantra, meditazione...
Forse è per questo che faccio sogni vigili, che mi lasciano in una sorta di dimensione onirica dalla quale è difficile uscire.
Ho sognato mia zia. Morta alla mia stessa età, quindi una donna giovane, con figli poco più che adolescenti: di solito quando la sogno succede sempre qualcosa di spiacevole,credo sia legato al fatto che ha sofferto moltissimo. Stavolta no, forse perchè l'ho sognata rilassata, sorridente, diversamente da come succede di solito. Mi parlava serena e distesa in una sorta di divanetto bianco, con un abito alla moda e bellissima come prima che la malattia la divorasse, poi  mi dice di voltare il viso alla mia sinistra e da una specie di nebbia o nuvole bianche vaporose appare, sempre più vicino, una figura curva, poggiata ad un bastone, incerta eppure forte. Riconosco gli occhi di brace: mio nonno.
Ho già scritto di lui, ma il sogno non mi lascia: è qui, sento i loro respiri, i sussurri, sento sotto le dita la loro pelle tiepida. Questo era mio nonno.
Scriverò quindi di un grande uomo. Un uomo anonimo, ma grande in tutti i sensi. Un uomo importantissimo che ha lasciato in me un ricordo struggente di forza, vivacità, ardore e coraggio da vendere.
Questo uomo nasce nel 1909 in un paese della Puglia, la madre una "serva", il padre " il padrone nobile". E già comincia male. Ancora in fasce viene abbandonato in orfanotrofio con un nome datogli dalle suore: Candido e il cognome quello che si usa per i trovatelli. Quando "il padrone" resta vedovo, lo riconosce dandogli il cognome e cambiandogli anche il nome: Annibale, e mai nome fu più azzeccato.
Il padre ha origini greche e Annibale è bello come il sole: forte, alto, moro, pieno di voglia di fare e di amare. Tutte le donne sono le sue, nessuna resiste al suo fascino e al suo modo di fare. Fa mille mestieri, niente gli mette paura, tranne la guerra.
Odia le armi, la violenza; è forte a fare scazzottate con gli amici, ma la guerra no, non è fatta per lui.
Va a lavorare nelle cave di marmo di Guidonia, il fisico glielo permette e s'innamora di una donna umile e dolcissima: Eva. Avranno 5 figli, Annibale odia qualsiasi forma di prevaricazione, rifiuta d'indossare la camicia nera, malgrado la moglie lo supplichi per far mangiare i figli. Niente. Lavora come una bestia, notte, giorno, s'inventa la vita, ma non si piega. Nasconde in casa gli americani, tenendo testa ai nazisti che gli sfondano la porta e puntano la pistola in testa alla figlia di mezzo, quella del sogno in cui li ritrovavo insieme. Non parla, non si piega. Salva la vita a 5 soldati. Viene messo sul treno che ha come prima tappa Fossoli, riesce a scappare: si butta sui binari, si nasconde nei boschi e torna dalla sua famiglia. Ordina alla moglie di non dare alla Patria la sua fede nuziale, gliela sfila dal dito e se la inghotte, quella di lui era stata data in pegno tempo prima. Eva trema ogni volta che lui esce di casa.
 E infatti viene di nuovo catturato, sempre per la stessa cosa. Stavolta sono solo due soldati. Si ribella come un leone, intervengono altri paesani e a forza di cazzotti li buttano giù dal colle del paese. Si nasconde per qualche tempo chissà dove. Poi la guerra finisce.
Amava i suoi  9 nipoti, non c'era niente che fosse troppo per loro. Il primo nipote si godè il suo amore incondizionato: ogni domenica, sulle sue spalle fino a   Villa Borghese  e di lì  allo zoo, rimiravano i leoni e poi ruggiva più forte di loro, invitando il bimbo a fare come lui; e poi ridevano come pazzi. Avevano la stessa criniera. Fulva i felini, nera con sfumature grigie Annibale, rosso tiziano il fanciullo.
Il tempo gli porta via Eva. Troppo debole di cuore. Il dolore lo strazia, ma reagisce. Vuole vivere da solo, non vuole nessun estraneo in casa sua. Comincia ad imbiancare: la sua criniera ormai è bianca ed un bastone sostiene il peso dei suoi anni. Sopravvive alla morte di una figlia, quella scampata ai nazisti. Non vuole aiuti di sorta, fa tutto da solo, la spesa, il caffè al bar, regala rose alle signore del quartiere; fino a quando il destino lo porta all'ospedale: mette in riga tutti: medici ed infermieri non possono sgarrare perchè l'ira di Annibale è pericolosa. Non dura molto quella segregazione, lui è abituato alla libertà: nel dicembre 2001, Annibale raggiunge sua moglie.
Una telefonata all'alba:" Signora, il vecchio leone ci ha lasciato."
Questo hanno detto i medici.
Io ho risposto alla telefonata.
Quell'uomo era mio nonno.
Da poco è passato l'anniversario della sua scomparsa.
Dicono tutti, che dei 9 nipoti io sono quella che ha il suo temperamento.
Con un nonno così non ti puoi permettere di essere fragile. E non lo sono. Mi rialzo sempre.
La fede di mia nonna sta qui con me. Niente Patria, solo l'amore della loro prima nipote: ero io quella bimba che ruggiva con i leoni sulle spalle possenti di quell'uomo indimenticabile. Una donna tenerissima e dolcissima e un uomo potente e indomito.
Devo essere degna almeno la metà del suo coraggio.
Il vecchio leone non c'è più.
Ma questa tigretta non è da meno.
Vi amo nonni. In qualsiasi universo voi siate.

giovedì 24 settembre 2015

I nuovi maschi

Certo è che invecchiare è un gran scocciatura!
Però se fossi ancora giovanissima, cioè 20 anni circa, sarei in cerca di qualche boy, perchè se a quell'età non vai in giro ogni sera con uno diverso vieni considerata un'asociale, una che se la tira o, in alternativa, una racchia.
Allora io sono ben felice di non avere più 20 anni, di non essere in cerca di compagnia, perchè dopo questo video che posto ho finalmente capito il motivo per il quale mia figlia ha pressochè deciso di non frequentare coetanei.
Ho anche saputo che i nuovi maschi amano pazzamente depilarsi, esfoliarsi, abbronzarsi, tingersi, e non ultimo, amano lo sbiancamento anale ( i compagni di classe di mio figlio lo praticano abitualmente e mi sono fatta spiegare come si fa, anche se non riesco a capire a cosa diavolo serva).
Bene.
Ora capisco.
Se avessi 20 forse mi farei suora.
E finalmente capisco le facce strane che mi propina mia figlia quando gli parlo di qualche coetaneo.
Guardate il video!
https://www.facebook.com/psdmorg/videos/vb.496853043711023/939682372761419/?type=2&theater

domenica 20 settembre 2015

Osare sempre!

Raccolgo sempre il guanto di sfida: ho affrontato un genere diverso, personaggi particolari ed uno stile che difficilmente uso.
Questo il risultato!
Presto disponibile per chiunque vorrà leggere questa antologia.

giovedì 17 settembre 2015

Il male assoluto


Ieri stavo guardando distrattamente un telegiornale, parlavano della tragica storia di quei due pazzi scatenati che se ne andavano in giro ad evirare e acidificare gli ex amati della pulzella.
Poi sento una voce più matura, imperiosa, alzo gli occhi e presto attenzione: è la madre del ragazzo imputato, conquista l'attenzione delle telecamere e asserisce con forza che l'acido che hanno trovato in casa del suo fanciullo non è quello industriale, quello che può liquefare la faccia come è successo, ma "solo" un acido che si vende al supermercato eppoi il fatto che inseguisse il poveretto di turno col martello era solo per indurlo a fuggire e salvarsi.
Questa sarebbe la nonna che ha chiesto l'affidamento di quel povero disgraziato neonato.
Ma di cosa stiamo parlando?
Ma cosa aspettano a farlo adottare da una famglia sana il più lontano possibile da questa gente?

lunedì 14 settembre 2015

FOLLIA

Difficilmente mi stupisco di qualcosa, le straordinarie beffe che la nostra società ci propina mi sembrano ormai, purtroppo, ordinarie.
Ma rare volte, nel mio cinismo, riesco ancora a stupirmi e ritrovarmi a soffrire.
Questo uomo ha perso sua figlia, suicida dopo aver subito uno stupro da parte di un suo insegnante e ora si ritrova a dover risarcire una somma folle al padre dell'aguzzino. Hanno già provveduto al sequestro di un quinto del suo stipendio e oltre all'immane dolore si aggiunge questa inenarrabile beffa.
Ieri ho visto al tg la notizia, quegli occhi hanno toccato qualcosa dentro di me: c'era dolore e rassegnazione. Io provo una rabbia immane.
Se avessi la forza di reagire alla violazione e alla perdita della giovane ragazza m'incatenerei davanti alla Corte di Giustizia e mi cospargerei di benzina: sono la vittima!! Sono il padre di una ragazza stuprata dal suo prof. e suicida dalla disperazione; non ho rubato, non ho ucciso, non ho corrotto!
Esigo il rispetto dei miei diritti.
E se non bastasse farei di più, qualcosa di illegale, tanto cosa avrei da perdere?
Leggete la storia di questo pover'uomo e rimarrete allibiti.
http://notizie.virgilio.it/videonews/faenza-risarcimento-stupratore-figlia-suicida.html

martedì 25 agosto 2015

Brividi




Amo molti libri, pochi mi mettono i brividi.
Sto leggendo un libro il cui autore presenta ogni capitolo con una frase o un estratto famoso: questo mi ha fatto rabbrividere, quasi un'estasi.

Ma hai notato quella piccola piega delle labbra di Sam II quando ti guarda? Significa che, primo, non voleva che tu lo chiamassi Sam II e, secondo, che nella tasca sinistra ha una lupara e nella destra un uncino da scaricatore ed è pronto ad ucciderti con una delle dua armi, non appena l'occasione si presenta. Il padre è colto di sorpresa. Di solito quando si trova in questa situazione dice " Ma come, io ti ho cambiato i pannolini, piccolo moccioso". Non è la frase giusta in questa situazione. Primo, non è vera ( nove pannolini si dieci vengano cambiati dalle madri) e, secondo, ricorda istantaneamente a Sam II la cosa che lo fa impazzire di rabbia. E' pazzo di rabbia per il fatto che era piccolo quando tu eri grande, ma no, le cose non stanno esattamente così, è pazzo di rabbia perchè era impotente quando tu eri potente, ma no, nemmeno questo, è pazzo di rabbia perchè era contingente quando tu, padre, eri necessario, ma niente affatto, è furioso perchè quando ti voleva bene tu non te ne accorgevi.
Donald Barthelme, Il padre morto.

domenica 16 agosto 2015

Solo un topino

Morta di libertà. Era solo un topino.

C_4_articolo_2127502_upiImagepp
di Maurizio Blondet
Ha riempito il suo profilo Facebook di proprie foto, la bambina morta a Messina sulla spiaggia. Primi piani dei suoi piercing, la perlina infitta sulla lingua, delle sue pettinature: a cresta, a rasatura alta…tutti per convincersi di esistere, povera sciocca bambina.
“ Guardatemi, sono qui, sono interessante! Sono dark! “ No poverina, a nessuno interessavi. Le foto che hai postato sono tutti “selfie”, perché chi volevi ti fotografasse, né bella né brutta com’eri? Troppo palesemente fuori posto, ancora bambina, in quel travestimento da dura, con gli occhi infantili che non riuscivano a nascondere lo spavento di essere abbandonata in questo mondo? Eri standard, eri una dei tanti, delle nullità da discoteca. Non hai interessato nemmeno i tuoi “amici” dark, che appena sei caduta in spiaggia se ne sono scappati, e per tre giorni non hanno detto nulla, tremanti come vermi – vermi quali sono, quali sono stati educati a divenire: sballo, egoismo, narcisismo, sensualismo, trasgressione, in una parola, “Libertà”.


Eri una di quelle piccole schiave di queste “Libertà” che ti hanno insegnato i sistemi di persuasione mediatica. La libertà di fare sesso ancor prima di poter provare piacere, perché lo fanno tutte e così si deve fare altrimenti “Il gruppo ti esclude”. La libertà di stare nel gruppo – che è il branco schiavizzatore per eccellenza, luogo in cui le piccole, insignificanti sprovvedute come te, povero topino grigio, sono schiacciate e dominate da esseri ignobili della vostra stessa età, è la catena dove si esercitano le più insopportabili, umilianti angherie…e voi le accettate , ragazzine “liberate”, fate i pompini, prendete la droga, fate tutto quello che vi dice il bulletto o la ganga dei farabuttelli senza onore, perchè altrimenti “vi escludono”; e voi non sapete dove andare. Non avete risorse, né mentali, né morali, per sopportare la solitudine.

Gridate aiuto: ma – disgraziate ignare nullità – su Facebook, inferno di derisioni ed insulti, un luogo di giudizi spietati che feriscono e uccidono, dove centinaia di migliaia di insignificanti topini come te si propongono come “interessanti” perché “amo Lady Gaga  Solar Sonika, Fabri Fibra, Rancore & dj Myke.”  Passioni insignificanti per finzioni insignificanti.
Bisognava che qualcuno ti guidasse. Qualcuno ti disciplinasse, sapesse darti una direzione, un orgoglio di non buttarsi via perché papà e mamma ti amano, sei importante per loro; che ti vietasse quelle che un tempo i genitori chiamavano “le cattive compagnie”. Prendendosi magari i tuoi urli, le tue ribellioni, le tue insopportabili scenate di sprovveduta che è piena di paura di vivere. Un mestiere di genitori.
A proposito, dove erano i tuoi genitori? Per tre giorni, i giornali non hanno detto nulla. la polizia trova un corpicino sulla spiaggia, un corpicino di nessuno – un piccione morto, un topino grigio – e non riesce subito a sapere chi è. Ci mette qualche giorno, la polizia, a risalire agli amici scappati, che s’erano rintanati in casa senza dire nulla in famiglia. Risalgono alla spacciatrice dalle descrizioni dei dark, duri ormai ridotti a topastri tremanti, che spifferano ed accusano subito: “Noi? No. La droga l’ha passata una coi ricci viola…”. Una che i genitori avevano denunciato per droga, che avevano cacciato di casa.
Ma i tuoi genitori, topino, dove sono? Ti hanno cercata? Erano in angoscia per te? Leggo dai giornali che i tuoi negano di aver avuto verso di te incomprensioni o scontri – per forza, ti hanno lasciato fare tutto quello che volevi, – e come “prova” del clima disteso, “uno dei tre fratelli nati dalle precedenti convivenze del padre, mostra il motorino appena regalato alla ragazza”.
Ah ecco. Il “padre” ha avuto “precedenti convivenze”, più d’una. E sicuramente le “madri”, plurime,   hanno avuto anch’esse le “loro esperienze”. Hanno bevuto a grandi sorsi la libertà magnificata dai media e raccomandata dalla pubblicità. A Messina, nelle periferie orribili del sottoproletariato inutile, di quelli che un tempo si chiamavano “Poveri” o umili non si fanno mancare la libertà sessuale, la trasgressione…si sono emancipati anche loro.
Insomma hanno perduto Dio, il Dio a cui credevano bene o male i nonni; ed hanno perduto tutto.
Come tutto il popolo italiano, che si rigettato Dio, non è più nulla e sta affondando nel nulla del suo degrado. Ma in quei quartieri, in quel Meridione, è peggio: perché non avevano altro che sperare in Dio. E adesso, sperano nella libertà sessuale.
Sono diventati schiavi, anche loro, della libertà.
Certo papà e mamme non potevano insegnarti niente, povero topino. Nè imporsi a darti una disciplina che loro mai hanno saputo cosa fosse, né ingiungerti di non frequentare cattive compagnie, ché loro non fanno che frequentarle. Ti avevano regalato il motorino, cosa volevi di più. Così andavi in giro e non rompevi, ché loro dovevano “vivere la loro vita”.
Ti hanno lasciato cambiare scuola due volte, il fatto che tu ti entusiasmassi e poi deludessi di ogni “scoperta” non li ha potuti indursi a pestare il pugno sul tavolo a cena (quale cena, poi? Coi tre fratelli nati da precedenti convivenze?) Ti lasciavano tutta la tua libertà, che era come la loro: vuota, portante al nulla, al callo sull’anima per non sentire l’insensatezza di tutto ciò. Tu per un attimo – non avevi ancora il callo – nei hai avuto il sentore: che tutto fosse sbagliato. I l giorno 21 aprile, su tuo profilo Facebook, hai scritto: «Il buio è più denso ed io non riesco a trovarci un senso».
Infatti avevi ragione, povero topo morto sulla spiaggia. Non ha un senso una vita così. Ci voleva qualcuno – qualcuno che tu amassi, che stimassi abbastanza da sopportarne le prediche, e anche i divieti – che ti parlasse del senso della vita. Della purezza di cui avevi sete senza saperlo, del non darsi, del non buttarsi via con le cattive compagnie; che di aiutasse a tenere la barra della vita. Il senso della vita, a sedici anni, con l’età mentale e l’aspetto di tredicenne, non si trova da soli, senza guida. Si è ancora troppo insignificanti, ancora senza alcuna esperienza di vita (se non quelle già spaventose che ti hanno fatto fare). Ti hanno lasciata libera, col motorino.
Così, sei morta. Uno straccetto sporco e bagnato dalla risacca, un piccione con le piume inzuppate e arruffate. Difficile saperne il nome, persino. Chi eri?
Un nessuno . Nessuno ti amava, ti cercava, ti impediva di farti male. Una piccola vita ancora insignificante.
Sei morta di libertà.
Fonte
 

venerdì 14 agosto 2015

Esattamente un anno fa...


sabato 16 agosto 2014

Phoebe in Wonderland

                                                                   




Cosa può offrire un torrido ed immobile pomeriggio d 'Agosto?
In teoria nulla, giocherellando col telecomando mi ritrovo letteralmente affascinata da un capolavoro, un film che non è mai arrivato nelle sale italiane e non riesco a capirne il motivo.
Rai movie trasmette questo gioiellino in un pomeriggio qualsiasi ed in un orario impropabile ed io resto stregata dalla recitazione perfetta degli interpreti e dal soggetto affascinante.
Protagonista assoluta è Phobe, bambina "diversa" perchè parla a sproposito e senza alcun freno inibitore, mai completamente a suo agio in nessun posto, indugia nell'autolesionismo e cerca un luogo, un mondo, che possa offrirle quello che disperatmente cerca.
La madre si colpevolizza di pensare quanto sia pesante gestire Phobe: lei non si adegua, sputa ai compagni e parla, parla senza frenarsi mai, finendo continuamente punita dal preside.
Una rappresentazione teatrale di Alice nel Paese delle meraviglie la vedrà incontrare una maestra di recitazione fuori dgli schemi che vede in lei quello che sfugge a tutti gli altri, persino allo psichiatra che cerca di entrare nel suo mondo senza però riuscirvi.
Non è un film come gli altri: qui si parla della Sindrome di Tourette e di come una famiglia ed una bambina si ritrovano a combattere con pregiudizi e chiusure mentali mantenendo però una leggerezza che passa dalla Regina di Cuori, interpretata da un bambino vittima di ogni sberleffo, arrivando al Bianconiglio.
In tutto ciò Elle Fanning ( Phoebe) riesce ad essere emotivamente lacerante, tra gli scatti incontrollabili (epiteti gratuiti lanciati improvvisamente), la lotta che sente dentro di se  (il confronto col Preside in tal senso spezza a metà il cuore per intensità drammaturgica), il dispiacere per la situazione che crea e la voglia di evadere con la fantasia.
Altresì sono strepitosi i suoi duetti con l’insegnante anticonformista presentata da Patricia Clarkson, una vera e propria gara a chi recita meglio.
La drammaticità lascia spesso il posto a respiri di intensità recitativa giocati solo con gli sguardi di Phobe nel suo Mondo delle meraviglie. Come spesso succede anche nella vita, sarà la madre a scoprire il dramma di Phobe e non il medico che resta ancorato a stereotipi.
L’ultimo tocco di classe è poi offerto da un finale che non vuole in nessun modo mettere tutto (banalmente) a posto, basta la consapevolezza delle cose (la naturalezza con la quale Phoebe illustra ai compagni di classe il suo problema è inattacabile) ed il resto è semplice vita da prendere nella sua essenza.
Dunque si tratta di un piccolo e delizioso film che affronta un drammatico problema di salute con tante connotazioni diverse (il disagio in famiglia, la difficoltà di comprendere le cose, lo scarso dialogo con chi dovrebbe capire prima degli altri), non sempre nuove, ma il tocco e la delicatezza, oltre che l’inevitabile irruenza dettata dal caso, sono di stampo più che raro.
Speciale. 

martedì 4 agosto 2015

Colpa di tutti tranne di noi stessi


Anche se comprendo il dolore, mi infastidiscono le dichiarazioni del padre di quel ragazzino morto per aver volontariamente assunto una tripla dose di ecstasy in una discoteca in piena notte.
E allora lo Stato chiude la discoteca.
Chiudiamo pure le scuole, i vicoli, le stazioni, gli oratori dove la "maria" è più usata che sull'altare, tutte le associazioni sportive che usano e abusano di sostanza dopanti.
Parliamoci chiaro: uno sbarbatello di sedici anni la notte sta a casa, la droga non l'hanno obbligato, pistola alla tempia, a consumarla; pure i criceti sanno a cosa si va incontro eppure si continua a incolpare tutti: il gestore, lo spacciatore, gli amici che non dovevano lasciarlo solo, la lap dance che induce in stato d'incapacità i minorenni... ma tu genitore dove sei? Se tuo figlio adolescente di notte non sta nel suo letto cosa pensi stia facendo? Recitando il rosario? L'angelo dei senza tetto in giro per la città? Si reca a piedi al Divino Amore recitando canti?
L'allenatore di mio figlio, 42 anni, 1,85 d'altezza per 110 chili di notte fa il buttafuori; mi racconta che arrivano ragazzine di nemmeno 14 anni con l'aspetto di 30enni, già mezze ubriache, gli fanno avance e chiedono se c'è "robba" in giro; vengono portate via a braccia, insieme ai loro ragazzi strafatti e ubriachi spesso ancor prima di entrare. Hanno documenti di amici maggiorenni ( almeno in quei locali seri dove questa persona lavora) e in  piena notte stanno lì a fare sballo senza che nessun genitore se li porti a casa. Mi dice che non vorrebbe figli nemmeno morto, quello che vede lo disgusta.
Frequentavo le discoteche più esclusive di Roma: il Piper, il Much More, il Gilda, luoghi dove da sempre gira di tutto, ricordo che nei bagni trovavi pure ragazzi con l'ago nel braccio, era l'eroina il must di quei tempi, come gli acidi del resto; eppure mai, nemmeno una vola, qualcuno mi ha obbligato a prendere qualcosa o bere alcolici: mi sballavo di musica e ballo e al massimo alle 9 dovevo stare a casa altrimenti mi segavano di schiaffoni.
Eravamo ragazi sani, allegri, ci divertivamo con poco e quelli di noi che hanno provato lo sballo l'hanno pagato caro: genitori durissimi, inflessibili, che dopo sonori ceffoni li hanno reclui per diverse settimane.
L'educazione, l'intelligenza, la consapevolezza hanno radici che partono da lontano, non serve chiudere un locale: serve una famiglia alle spalle. Troppo facile dare la colpa agli altri.

martedì 28 luglio 2015

Rivoglio la mia dignità





Oltre venti giorni fa ho scritto una mail di protesta all'Atac.
Nel mio quartiere hanno drasticamente ridotto gli autobus disponibili, praticamente ne sono rimasti due e hanno tolto la linea che collegava il quartiere con l'istituto scolastico frequentato da mio figlio e centinaia di altri ragazzi; dovendo rinnovare a breve l'abbonamento annuale ( 250 euro per la cronaca), ho chiesto a quale titolo dovrei versare la somma visto l'inesistenza dei collegamenti.
Volete sapere la risposta?
Non mi hanno risposto.
I trasporti a Roma fanno schifo, in periferia poi fanno pena; domani ulteriore sciopero perchè gli autisti devono protestare in Campidoglio, oggi metro ferma per mezz'ora a San Giovanni con persone bloccate nei vagoni strapieni e surriscaldati, in massa hanno deciso di linciare il manovratore che magicamente ha riavviato il treno.
Non visitate Roma, lasciateci morire nella nostra mondezza ( che puliranno Gassaman e Verdone che abitando ai Parioli non ne vedono affatto) e soffocare nei nostri vagoni blindati e lasciati in esilio nei nostri quartieri/isola lontani da tutti i servizi.
E ora ci tagliano anche le analisi e le visite diagnostiche ( ma tanto noi popolo di periferia non potremmo mai raggiungere gli ospedali visto che hanno tolto i mezzi).
Ma io lo so dove e come si fanno tutte le analisi e le visiste iperspecialistiche e i ricoveri i nostri ministri senza sganciare un euro e senza fare alcuna trafila burocratica!
Voglio le barricate, voglio una guerra civile.
Non m'interessa il colore o la bandiera: rivoglio la mia dignità di cittadina che si svena per pagare le tasse!

giovedì 23 luglio 2015

Senza pelle





Ce metti 'na vita intera pè piacerti e poi
arrivi alla fine e te rendi conto che te piaci.Che te piaci perchè sei tu, e perché per piacerti c’hai messo na vita intera: la tua. Ce metti una vita intera per accorgerti che a chi dovevi piacè, sei piaciuta… e a chi no, mejo così. Anche se lo ammetto, è più raro trovà un uomo a cui piaci, che te piace, che beccà uno ricco sfondato a Porta Portese!
Ce metti na vita per contà i difetti e riderce sopra, perché so belli, perché so i tuoi. Perché senza tutti quei difetti, e chi saresti? Nessuno.
Quante volte me sò guardata allo specchio e me so vista brutta, terrificante.
Co sto nasone, co sti zigomi e tutto il resto. E quando la gente me diceva pe strada “bella Annì! Anvedi quanto sei bona!” io nun capivo e tra me e me pensavo “bella de che?”.
Eppure, dopo tanti anni li ho capiti.
C’ho messo na vita intera per piacermi.
E adesso, quando me sento dì “bella Annì, quanto sei bona!”, ce rido sopra come na matta e lo dico forte, senza vergognarmi, ad alta voce “Anvedi a sto cecato!.
[Anna Magnani]


Ho sempre adorato questa donna, sempre pensato che se fossi nata uomo avrei fatto qualsiasi pazzia per un suo sguardo, un suo bacio.
Era una donna senza pelle: aveva l'anima a vista. Scomoda, dura, sensuale, materna. Donna con la D maiuscola.
Prendo spunto da lei e dalle sue parole per iniziare una rubrica saltuaria dove proverò a scrivere senza pelle. Niente di più difficile, specialmente sul web dove chiunque si sente in dovere o diritto di darti lezioni, giudizi, scatenare noiosissime e spesso volgari diatribe su ipotesi di reato di pensieri.
Quando ho affrontato temi scomodi mi sono ritrovata sola nel mondo virtuale, come in quello reale del resto; cancellata da persone che la pensano diversamente ( qual è il problema?), che ritengono FB l'anticristo e coloro che guardano la TV dei decerebrati; eppoi guai a non condividere idee politiche, scelte religiose o sessuali. Nell'anonimato dei nickname si sentono tutti giudici, tutti sapientoni di turno: criticano l'Italia e gli italioti ( ma quanto va di moda questa parola?) ma ci stanno piantati come querce in una foresta. Il mondo è tanto grande chi ti tiene? Sarà che ti piace criticare quando papà ti tiene al calduccio e il mondo reale mette tanta paura?
Per assurdo più sono giovani, più ritengono di avere in mano il sapere assoluto.
Se solo sapessero, se solo immaginassero quante volte devi piegare la testa per poter vivere. 
Santoni, profeti, guru, giudici in cattedra, acculturati alla massima potenza che poi scopri aver scopiazzato un terzo del loro libro, pubblicizzato anche sull'ordinario FB, con una ventina di frasi prese da altri libri ( commerciali, quelli che i radical chic ci sputano sopra) e da qualche serie televisiva. 
Ma la libertà di pensiero e di parola dov'è?
Esiste davvero? 
La capacità di un reciproco scambio di opinioni senza ferirsi e senza insultarsi è possibile?
Un blogger mi ha invitato ( e lo ringrazio) a trovare il coraggio di scrivere senza pelle, mi ha consigliato di blindare il blog ( l'ho fatto spesso e ho anche rimosso qualche post dove c'erano minacce di morte anche a chi commentava): per ora lascio questo post aperto, i prossimi vedremo.
Sono convinta che per scrivere senza pelle bisogna avere le palle ( battuta scontata ma veritiera) e come dice la divina Nannarella: " C'ho messo 'na vita pè piacemme" e a chi non piaccio sta bene 'ndo sta.

martedì 21 luglio 2015

L'ho detto... finalmente!

La libertà di pensiero è l'unica forma di espressione che abbiamo.
A parole abbiamo gridato di essere tutti Charlie, poi lo abbiamo dimenticato dieci minuti dopo.
E finalmente l'ho fatto. E l'ho detto.
Chi mi segue da tempo conosce la situazione imbarazzante che si creò l'anno scorso con un ministro che abitava a scrocco vicino a me e occupava con la scorta e l'auto blu tutta la stradina privata del mio piccolo condominio; non  pago di ciò, il giorno del suo matrimonio ha bloccato tutto il quartiere ( nel mio blog troverete numerosi post a proposito).
Bene, ieri ho incontrato il suocero più giovane di lui e ho spiattellato tutto quello che penso dei ministri incollati sulle poltrone a spese nostre, del loro inutile operato e tutto quello che mi veniva in mente. Facevo finta di parlare al telefono e non ho fatto nomi ma deve essersi sentito molto offeso: il collo era diventato rosso fuoco e sbuffava come un toro, poi siccome è un "purciaro" ( pidocchioso, avaro) come il suo parente acquisito, ha  trattato un quarto d'ora col fruttivendolo indiano per avere 20 centisimi di sconto su tre pesche per il Signor Ministro.
Se non vedrete più alcun post, a settembre andate dalla D'Urso a denunciare la mia scomparsa.
Per ora sono molto soddisfatta!

mercoledì 15 luglio 2015

Non è farina del mio sacco.

Ho  trovato questo spettacolare pezzo del grande scrittore Luca Goldoni: vi invito a leggerlo è davvero straordinario!



“Amo l’Italia dove risiedo da dieci anni – scrive Franz Keller da Firenze – ho seguito le vostre rievocazioni della Grande Guerra,comprese le gesta dell’asso Francesco Baracca. Date dunque alle miei amichevoli critiche il valore di una curiosità: il Barone Rosso Manfred von Richthofen ha battuto in celebrità tutti gli assi del suo tempo,perché la sua fama è giunta fino ai fumetti. Il più popolare dei suoi avversari infatti si chiama Snoopy – il cane di Charlie Brown –che indossa sciarpa ,caschetto. occhialoni, e pilota la sua cuccia meglio del Fokker di Richthofen.”
Caro Franz accetto l’amichevole polemica sui nostri eroi di cent’anni fa.Non ci mancherebbe altro che noi europei – in disaccordo su tutto,persino sull’opportunità di fare fronte comune contro un nemico feroce come il califfato tagliagole – ci mettessimo a litigare anche sulla popolarità dei nostri assi del primo novecento.
La sua lettera non fa una piega. Non sono un film o un romanzo che consacrano la fama di un eroe in carne e ossa , bensì la letteratura più popolare: i fumetti. Giusto quindi che Von Richthofen trovi posto fra Toro Seduto, Geronimo e Buffalo Bill.Chi nel mondo non conosce la sfiga di Charlie Brown, la coperta azzurra di Linus e tutti i Peanutz creati dal grande Schulz?
Cerchiamo allora i fattori obbiettivi del perche il Barone Rosso, e non Baracca, entrò nell’olimpo dei cartoons. I due fuoriclasse dell’aviazione hanno combattuto in cieli diversi. Più limitati quelli di Baracca che duellò soltanto con piloti austriaci. Estesi a mezza Europa i cieli del Barone Rosso che incrociò le sue ali con quelle di aviatori francesi,inglesi e russi. Da questi diversi scenari di guerra discende anche il numero delle loro vittorie : 98 quelle di Richthofen e “soltanto” 34 quelle di Baracca. Ma il tedesco fu abbattuto da un avversario più bravo mentre l’italiano – imbattuto nei duelli – fu fulminato da un anonimo cecchino durante un volo radente.
Forse le sterminate folle di spettatori-tifosi che assistevano ai duelli mortali disputati spesso ad altezza di campanili e a velocità di Panda,avrebbero sognato un match Baracca-Richthofen.Ma le distanze fra i teatri di guerra erano troppo impegnative per gli stremati motori e le fragili ali dell’epoca.
La fama del tedesco ingigantì dopo la sua morte.Quel triplano rosso fuoco, quella squadriglia variopinta detta “circo volante e animata anche da Goering, futuro vice Hitler…si sprecarono film e documentari.Zero mitologia,invece, per l’asso romagnolo.Soltanto anni dopo brillò l’idea geniale della contessa Baracca di regalare a Enzo Ferrari lo stemma del figlio impresso sulla carlinga del suo Spad : più che un cavallino, uno stallone rampante. Un quadrupede robusto che s'impenna ben saldo sulle due zampe posteriori, la coda rivolta verso il basso. Le successive versioni automobilistiche hanno proposto un puledrino,di volta in volta, più snello, più impennato, appoggiato solo sullo zoccolo posteriore sinistro, e soprattutto con la coda non floscia, ma eretta.(E su questo influì un Ferrari quasi infantile che per i suoi bolidi esigeva un'immediata idea di virilità).
Il cavallino da allora continua a fare il giro del mondo, dalle monoposto di F.1, alle berlinette rosse ,e persino appiccicato sulle sgangherate Cadillac che circolano ancora a Cuba. Non esistono altri simboli – né la stella Mercedes, né la Coca Cola,né Snoopy,nè Google, né niente – che possano vantare una simile fama planetaria. Alla distanza, dunque, è Baracca che stravince,caro lettore german-fiorentino.

domenica 12 luglio 2015

Don Mazzi confuso tra finzione e realtà



Mi capita tra le mani una rivista di qualche settimana fa, quella il cui direttore porta un'assurda parrucca ora biondo cenere, e leggo una lettera o meglio uno strale contro quell'attore di cui ignoro il nome che interpreta il prete peccaminoso in una soap credo sudamericana: Il segreto.
Don Mazzi si scaglia su questo attore riversandogli addosso assurde accuse di dare scandalo e incitare altri giovani alla lussuria e alla confusione, dal momento che interpreta un prete "allegro".



Ma don Mazzi lei non ha altro da fare nella vita: dire messa per esempio, pregare, visitare i malati, aiutare Erika che ha scannato la madre ed il fratellino e lei ha saggiamento difeso e perdonato , riportare sulla retta via Corona e altre centinaia di delinquenti che lei cura come innocenti pecorelle smarrite. Certo mi rendo conto che sia poco il tempo rimanente tra le ospitate in tv dove diventa di volta in volta criminologo, psichiatra, avvocato, giudice e altre varie cariche o i compleanni dei vip dove appare tra la Venier e altri sconosciuti/e con le facce di plastica che festeggiano sempre 8/9 anni di meno siano tappe fondamentali per la sua carriera.
Io sono cattolica caro don anche se pratico nella totale solitudine di piccole chiese vuote in orari impensabili e mi piacerebbe trovare tutta la sua veemenza in una lettera potente contro la pedofila dei preti negli oratori e nelle comunità religiose;  contro quei prelati che aiutarono i criminali nazisti nella fuga più vile della storia, una parola sullo IOR anche se so che incute timore ma lei era così irato in quell'assurda lettera che saprà trovare le giuste parole e che dire di De Pedis criminale della feroce banda della Magliana sepolto in un altare laterale di Sant'Apollinare, casualmente stessa chiesa dove suonava Emanuela Orlandi. Lei si rende conto vero che migliaia di fedeli andavano a messa lì, ricevevano i sacramenti e a fianco avevano un criminale seppellito? Che poi ora è stato traslato e chissà dove si trova, magari un un'altra chiesa che nessuno sa. Scagliarsi contro questa mostrosuosità no? Meglio prendersersela con quel bamboccione di padre Gonzalo.
Guardi caro don la rassicuro subito: quel Cicciobello piacerà alle adolescenti, le donne ci fanno il brodo con lui glielo assicuro! Ma si ricorda Padre Ralph? Le parlo io della lussuria don Mazzi. Avrei camminato a piedi fino in Australia per una notte con padre Ralph! I miei sogni più peccaminosi e le mie fantasie più sfrenate sono state con quel personaggio, altro che Gonzalo!
Pensi caro don che io in quegli anni ero identica alla partner artistica del prete peccaminoso, abitavo a fianco a gli studi cinematografici della De Paolis e spessissimo i paparazzi si sbagliavano e mi fotografavano, lei può solo immaginare ( visto che non conosce la lussuria, ma la appiccica addosso agli altri) come vivessi io la questione. Padre Ralph si concedeva alla vecchia ereditiera per denaro e potere e se la spassava con la bellissima ragazza facendoci anche un figlio: tutte le donne del mondo chiudevano gli occhi  e si ritrovavano  avvinghiate a padre Ralph.
Era tutto finto don!  Erano pagati per fare gli strafighi che se la spassano con le ragazze, come lo è questo attore che non conosco e che lei aggredisce in modo ridicolo.
I suoi confratelli lo fanno di loro sponte, con la croce di Cristo ben in vista.
Ci pensi caro don, io andrò all'inferno per tutto quello che ho immaginato di fare con padre Ralph, ma i suoi colleghi  si pentiranno mai di quelle nefandezze? Esisterà mai un sacerdote che si scagli contro di loro? Perchè non lascia perdere gli attori, il mondo del cinema e della tv e comincia a dare in buon esempio? Renda pubblico il luogo di sepoltura di De Pedis e smuova le acque sul caso Orlandi, sulla Claps rimasta seppellita nel tetto della canonica per decenni o è più semplice parlare di sesso e lussuria? Si ricordi che si scrive solo di ciò che si conosce...
Ci pensi caro don e non si preoccupi se andrò all'inferno: sarò in buona compagnia.

lunedì 6 luglio 2015

Solo i cretini non cambiano idea



Da piccola guardavo sempre alla tivvù il Palio di Siena: mi piacevano gli sbandieratori, i cavalli, la corsa e poi, non ultimo, non c'era molto altro da guardare: due canali, e dopo Braccobaldo arrivava, due volte l'anno il Palio.
Per molti anni non l'ho più seguito presa da altri interessi, acquisendo una morale animalista maggiore, pur non disdegnando Piazza di Siena con le varie gare e dressage e il Carosello che rievoca la carica di Pastrengo.
Qualche sera fa, sdraiata sul divano tra aria condizionata e ventilatore al massimo, metto su Raidue e m'imbatto nel Palio: ma come, esiste ancora? Erano quasi le otto e i cavalli, stremati continuavano ad entrare e uscire dai canapi: sudatissimi, nervosi, accaldati; manovrati come marionette dai fantini che si accordavano e poi cambiavano idea. Nella piccola piazza c'erano centinaia, forse migliaia di persone urlanti, il sole ancora alto, la musica non smetteva mai, poi ho notato una cosa: tra le mani i fantini stringevano un nerbo di bue, il telecronista sminuisce la questione dicendo che in realtà i cavalli sentono solo un pizzicore. Ma come un pizzicore? Un nerbo di bue viene scudisciato con violenza sulla schiena o da un'altra parte e lo si definisce pizzicore? Se è solo un piccolo prurito allora che senso ha? Se serve a farlo correre di più dategli un attrezzo adatto. E infatti lo scaltro cronista spiega che in tempi non troppo lontani ( quindi quando io lo guardavo) si usava una specie di frusta a più rami, un gatto a nove code per capirci, alle quali estremità era fissata una sferetta punzonata. Il tizio asseriva che nemmeno quella facesse male. Io odio l'ipocrisia.
Alle otto e venti circa parte 'sto benedetto Palio, alla prima curva di San Martino c'è già un cavallo scosso: bene, son contenta, il fantino rotola tra gli zoccoli degli altri cavalli ma si rialza; poi iniziano a frustarsi tra fantini, tra urla, sudore, musica assordante, calore: mi ricorda un girone dantesco. Finalmente finisce, la folla impazzita ( ma proprio impazzita) assale la Torre e il suo cavallo che strabuzza gli occhi e sbava terrorizzato. Ma un po' d'acqua a questo animale? Lo avete asciugato prima della partenza perchè montando a pelo il fantino scivolava sul sudore dell'animale, ma ora che vi ha fatto vincere 'sto cencio che avete pure strappato, del sudore non vi interessa più nulla, gliela volete dare un po' d'acqua o aspettate che collassa in diretta tv?
Non sono cretina e quindi ho cambiato idea: il Palio non mi piace, non amo quei fantini e quel tifo da stadio. Amo i cavalli  e chi li ama, sono sensibili, nervosi, li ho visti fremere per il vento che cambiava direzione:  la scuola di equitazione e l'ospedale dei cavalli di Tor di Quinto dei Carabinieri hanno del personale meraviglioso e li ho visti all'opera con persone speciali, affette da qualche disbilità e sono dolcissimi, pieni di empatia e sensibilità; le cure che ricevono sono assidue e l'affetto è sincero e per questo continuo a seguire Piazza di Siena. Ma il Palio mai più e spero che questa primitiva e crudele sceneggiata venga presto interrotta.

domenica 5 luglio 2015

Per riderci su.











Se avete voglia di qualcosa di fresco, leggero e divertente, date un'occhiata a questa versione variopinta e colorita di Pinocchio.

http://www.zeugmapad.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=513&catid=4:sala-verde

domenica 28 giugno 2015

Brivido caldo



In questa domenica torrida leggete questo brivido freddo: dopo avrete ancora più caldo! Se vi è piaciuto votatemi come spiega il testo e se apporrete un commento i voti varranno doppio. Grazie e buona lettura!
Per votare questo testo bisogna apporre, nella sezione dedicata ai commenti, nella pagina del pezzo che si desidera votare la scritta “Voto questo testo”.
Ogni pezzo che riceva un commento, a patto che sia un commento al pezzo, e non un ringraziamento dell’autore o un’eventuale conversazione successiva, varrà come 1 voto, per cui tenete conto della possibilità di farvi sia votare che apprezzare con un commento al pezzo, ottenendo così ben 2 voti.

http://settegiornidifollie.altervista.org/ad-occhi-chiusi-di-antonella-mattei/

mercoledì 17 giugno 2015

Nuovi interessi

Ho scoperto qualcosa che mi piace molto: Pinterest.
Se volete mi trovate qui: https://www.pinterest.com/amattei0027/
Piacevole, rilassante e non s'innescano discussioni!

mercoledì 10 giugno 2015

Non conosco la parola giusta...


Ci sono diverse categorie di persone che non sopporto: gli ipocriti, i falsi, i cafoni, quelli che ti snobbano, i pieni di sè, quelli che se la tirano e poi una categoria che non so definire, non sono sufficientemente acculturata per farlo. Magari qualcuno potrà aiutarmi.
Vado a spiegare.
Avete presente quelle persone che ti chiedono: " Hai dormito?" consapevoli che soffro di un'insonnia cronica, quindi io rispondo: " Un pochino, come al solito, alle quattro ero già sveglia..."
-Eh.. io alle tre ero già in piedi! Mi giravo e rigiravo nel letto: tu non sai cosa vuol dire!
Altra situazione: " Come stai?"
-Abbastanza bene, questa emicrania non vuole passare ma sto bene.
- Ma tu non ti rendi conto quanto sta male Y, mica come te che non ti fermi mai, Y poveretta sta al letto e sua madre deve tenergli i figli, per svagarsi ha dovuto prendersi le ferie; si vede che non soffri più di tanto.
Chiarisco che sono persone che non posso evitare, anzi, sono praticamente obbligata a frequentare tutti i giorni. Altro esempio.
- I tuoi genitori come vanno?
- 165 anni in due, con la pensioncina e tutti gli acciacchi, mamma deve prendere tre bus per fare la spesa, però sono in gamba e tirano avanti.
-Mica come me, guarda come sono sola ( la persona vive in un palazzo di proprietà abitato da tutti parenti), guarda come sono malata, io non lo so come fai tu a dire che ti piace stare sola, secondo me non sei normale!
- E tua figlia, quando si decide a trovarsi uno straccio d'uomo.
-Ma che ne so! Farà quello che le pare con chi gli pare!
- Hai visto X? Hai visto che bel ragazzo si è trovato, lo porta a pranzo tutte le domeniche.
- Ma X ha 14 anni, che ci deve fare col ragazzino dentro casa?
-Eh ma la gente poi parla, dice che è zitella...
- Ma chissenefrega!
-Tu le devi dire di trovarsi qualcuno!
-Ok, domani la mando nella caserma di fronte la strada: qualcuno troverà di sicuro. 
Insomma come si definiscono queste persone che ti chiedono  cose che sembrerebbero per il tuo interesse e invece sono scuse per sbrodolarti addosso 1000 lagne o esaltare quanto siano bravi Tizio e Caio che in realtà fanno fatica pure a respirare senza che qualcuno gli tenga la mano e tu ( cioè io) una fetecchia?
E poi dicono che sono selettiva!

venerdì 5 giugno 2015

Se magnamo Roma

C'era una volta Roma.
C'era il lungotevere e le foglie portate via dal vento, c'era il Pincio coi suoi busti e le fontane, l'incontro con gli amici sotto la famosa Lampada Osram e c'erano le passeggiate notturne per i vicoli di Trastevere, c'erano i Fori Imperiali che ti fagocitavano in un'epoca fantastica e c'era tutto quello che non c'è più.
Mi dispiace per i più giovani che vedranno mai quello che abbiamo distrutto.
"Se magnamo Roma" hanno detto e quello che gli è sfuggito dalle mani lo abbiamo divorato noi.
Non riesco più ad andare a passeggiare per via Veneto o al Sistina da sola: se prendi la metro e scendi a Barberini sei fortunato se ti ritrovi le tasche integre con i fazzoletti usati, di solito quando non riescono a essere destri ti hanno tagliato la borsa; non ti puoi nemmeno sedere nei vagoni perchè oltre ad essere sudici, ci bivacca chiunque: ubriachi, tossici, prostitute, ragazzini con gli ormoni a palla che si accoppiano, mendincanti e cafoni in genere e tu sei lì, impotente, perchè non puoi fare nulla. Mia figlia è stata messa all'angolo alla fermata Anagnina da tre ragazzi, erano stranieri ubriachi ma se  fossero stati italiani li avrei sventrati  con egual piacere e senza alcuna ombra di pentimento. Circondata, umiliata con parole oscene, con una mano stringeva la borsa e con l'altra cercava di tenere lontane le mani dei tre, lei lavora anche 12 ore al giorno e quelli girano senza meta e senza senso nelle nostre strade; quella fermata è presidiata 24 ore su 24 dall'esercito, guarda caso in quel momento non c'era nessuno, poi per grazia ricevuta un militare è arrivato correndo, forse avvisato da qualche persona di buon cuore, e subito sono arrivati un carabiniere e altri miltari. Non è voluta tornare a casa, se ne è andata a lavorare. Me l'ha detto sei mesi dopo.
Non c'è più Piazza del Pantheon dove passavo i pomeriggi lunghi e accaldati a mangiare i gelati di Giolitti in compagnia delle amiche di turno, o le ore interminabili seduta sulla Barcaccia cercando d'individuare i tipi da rimorchio e quelli che cercavano le straniere. Ponte Milvio era uno stupendo scorcio sul Tevere, specialmente d'inverno e non c'era tutta quella ferraglia di assurdi lucchetti che dovrebbero simboleggiare un amore vincolante in eterno.
Roma è un immenso immondezzaio, davanti all'ormai famoso ospizio vicino casa mia ci sono svariati secchioni dell'immondizia, di solito sono talmente strapieni che la "monnezza" si riversa a terra arrivando sino al lato opposto impedendone il transito ai pedoni, il cancello rimane off limit per le suore, gli anziani ospiti spesso in sedia a rotelle e  per chiunque voglia andare nella chiesetta annessa. E non abbiamo marciapiedi. Le fontane e le statue sono stuprate ogni giorno, orde di barbari ci fanno di tutto: staccano i piedi alle statue della fontana di Piazza Navona, cavalcano i leoni di Piazza del Popolo, nelle meravigliose chiese che conservano Caravaggio da togliere il respiro ci dormono sulle panche e i confessionali  usati come bagni. Gli strabilianti colonnati di Piazza San Pietro sono un immenso centro di recupero per tossici, senza tetto, ladroni, e  quant'altro di peggio possa esistere: poi ti fai tre ore di fila al metal detector per entrare nella basilica, ma nel frattempo ti hanno fregato pure la merendina e se sciaguratamente cadi a terra sei nel luogo giusto per pregare affinchè non ti venga il colera, il tifo, la scabbia, la febbre gialla; diciamo che nella giungla del Costarica sei più al sicuro.
"Se magnamo Roma" hanno detto, lasciando quelli perbene nella melma.
Nel mio quartiere in un anno hanno scavato tutte le strade possibili togliendo la corrente per giornate intere, poi si sono accorti che i lavori erano fatti male; sono stati appaltati di nuovo, nuovi scavi, nuovi blackout, anche perchè nel frattempo si sono fregati tutto il rame delle nuove linee elettriche; oggi stanno asfaltando, anche sopra i tombini: aspetto il primo temporale e la mondezza davanti alle suorine galleggerà sotto il mio balcone.
Mi fa schifo questa Roma, questi romani. Mi fa schifo questo modo di sopravvivere.

( nella foto 3 la scuola di mio figlio protesta contro quello che succede sotto le loro finestre rappresentato nella foto 4)



























giovedì 4 giugno 2015

Ciao Massimo!

21 anni fa ci lasciava uno dei più starordinari talenti del cinema italiano ( e sono davvero pochi). Il 4 giugno 1994 ci siamo sentiti tutti più soli e smarriti.

lunedì 1 giugno 2015

Detesto i Cookie!







Dal momento che non ho capito praticamente nulla sui Cookie Policy e che da domani 2 giugno forse tutti i nostri blog magicamente potrebbero subire qualsiasi sorte e noi blogger probabili sanzioni, sappiate che è stato bello condividere questo spazio.
Se tutto andrà bene ci si vede il 3 o 4 giugno.
...occhio ai cookie!

domenica 24 maggio 2015

I silenzi che urlano


Mi è particolarmente difficile scrivere questo post, volevo farlo da subito ma ho aspettato, ho lasciato sedimentare. E' che da gennaio ho pesanti problemi con la scuola superiore di mio figlio che solo da qualche giorno sembrano destinati a placarsi: solo perchè per quieto vivere e per la sua tranquillità emotiva ho deciso di tenere un profilo basso, fare la parte di quella di serie B per ottenere una specie di captatio benevolentiae. Quello che è certo che c'è il bullismo e i bulli, e che spadroneggiano protetti dal corpo docente, è certo anche che la buona scuola è una chimera che qualcuno sogna e che il corpo docente è composto al 90% da persone poco preparate, psicologicamente inadeguate che ricoprono quell'incarico solo per lo stipendio. Confermato dalla preside: " Non siamo mica pagati per fare gli psicologici noi!" Come se mai avessi pensato il contrario.
E poi c'è Domenico.
Stava in gita a Milano ( cosa ormai sorpassata le gite, avevano senso ai miei tempi, non ora che partono con la vodka in valigia e il professore che fa finta di essere un figo nella discoteca dove li ha portati), doveva vedere l'Expo. Poi il buio.
Nessuno ha visto il corpo che volava giù dalla finestra. Era nudo, tranne che per una canottiera; non era ubriaco, non aveva il famoso lassativo nel sangue; quelli che stavano con lui in stanza magicamente dormivano profondamente in una frazione di secondo; al mattino il prof. stupito si è accorto che mancava un alunno: era rimasto a dormire? Era in stanza ad amoreggiare con una ragazza? Era stato rapito dagli alieni? O era volato giù nel piazzale e vi giaceva ormai da molte ore con il resto dei vestiti poggiati vicino al cadavere ormai freddo? Che importa... era uno scherzo, una goliardia, talmente scherzosa che i suoi compagni non sono andati al funerale, come i suoi ex professori e la preside che ha sentenziato: " E' stato un semplice malore malgestito!"
Gli inquirenti sostengono che i ragazzi non collaborano agli interrogatori, stesso comportamento dei docenti che si sono trincerati nel silenzio: nemmeno alla fiaccolata si sono fatti vedere. Ma signori, lo sapete che i silenzi urlano? Le assenze parlano più delle presenze? Cosa vuole significare questa omertà? Questa sorta di nonnismo, di associazione, di massoneria. Cosa vuole far capire questa voglia di tirarsi fuori da un fatto gravissimo: ti ho dato un ragazzo sano, non ubriaco, non drogato e voi signori cosa avete visto? Non ha urlato? Chiesto aiuto? E' morto solo, nudo, in un cortile abbandonato per ore, magari era ancora vivo. Chi risponde di questa morte che chiaramente non è un malore malgestito?
E' vero. Ho un sottile risentimento con la scuola in genere, a mio avviso non possono insegnare nulla che non imparerei da sola davanti a dei testi giusti; l'onore, la passione, l'estro, la genialità, la cultura, l'onestà intellettuale non appartengono a questa massa di lavoratori che non possiede queste doti peculiari per svolgere questo mestiere. In questi mesi ne ho avuto l'amara certezza.
E se pure quella notte Domenico fosse impazzito avete l'obbligo di dirlo, di fermarlo se potevate, di avvisare il professore o chiamare la polizia: eppure vivete di smartphone ragazzi: che è accaduto? Non c'era campo o tutti i cellulari erano scarichi?
Ho capito che nelle scuole i docenti sono più omertosi dei bulli, si spalleggiano l'un l'altro. Triste a chi tocca. Mio figlio lo sta vivendo e ormai sono la scogliera contro cui s'infrangono le onde, devo decidere ogni volta come far girare il vento per rendere l'onda più morbida.
Oggi c'è Domenico, e domani?
A chi toccherà domani?