lunedì 13 aprile 2015

Schemi mentali



Il link che posterò alla fine del post mi ha portato indietro nel tempo: professori che t'incasellano in base al  voto che prendi di solito. Ecco io di solito in matematica avevo tre di media, questo significa che prendevo anche dei due e qualche uno. Ho sempre odiato la matematica: tutto quello che non ammette discussioni mi manda in crisi, a me piace disquisire, confrontarmi, le regole fisse mi disturbano moltissimo. Quando alle medie il prof. mi mandava alla lavagna, di solito mi mettevo a disegnare ignorando qualsiasi cosa dicesse, alcune volte diventava livido dalla rabbia e dalla mia totale indifferenza alle sue crisi. Ero la somara della classe nella sua materia, la più preparata in tutte le altre e mai si è posto il dubbio che non fosse un buon insegnante. Ricordo che una volta ci diede come compito un esercizio che conisteva  nell'inventarci frazioni e problemi che contenessero alcune formule che stavamo studiando. Ovviamente non capivo nemmeno il dritto o il rovescio del foglio protocollo e allora andai dal figlio di una condomina amica di mia madre che si stava laurendo in fisica quantistica. Si mise sorridente davanti a me con barattoli di fagioli secchi, mollette da bucato e tanta pazienza: magicamente mi si squarciò il velo dell'ignoranza e capii quei segni senza senso che erano i numeri. Il giorno dopo portai questo compito e, sorpresa, mi mise cinque.  Strafelice tornai a casa e il ragazzo, Stefano, rimase di sasso: mi disse che avevo fatto un compito da otto e non si spiegava il motivo di quel voto; il giorno dopo mi accompagnò a scuola e chiese al prof. il perchè di quel voto basso. Risposta: perchè lei ha sempre preso tre. Io ero e rimasi quella del tre, malgrado uno scienziato mi avesse svelato i grandi misteri della matematica ( che persistono), io ero quella incapace. Alle superiori col mio primo prof. di psicologia tutto torna di nuovo: mettevo sempre in discussione ogni teoria e, visto che non la spiegava, io la studiavo su testi universitari e quando m'interrogava non gli piaceva quello che sentiva. Tre. Di nuovo. Il giorno dei giudizi trovo scritto: Antonella è estremamente selettiva nel concedere la sua amicizia e poco proclive al dialogo. Mi alzai e andai alla cattedra, ero sfrontata, ribelle, misi il foglio sulla cattedra e dissi: Scusi ma chi le ha commisionato un mio profilo psicologico? Mi disse che quello era un giudizio didattico; ovviamente obiettai e con un sorriso sorniose mi chiese se mi riconoscessi in quello che aveva dedotto. Ovviamente che mi riconoscevo: prima di concedere la mia amicizia ci penso , non mille, ma diecimila volte e non mi presto a chiacchere da portineria, specialmente con gli incompetenti. Mi sospese, andai dalla preside che all'epoca era in piena epoca " pugno chiuso" contro i borghesi, e lui era borghesissimo. Lo mandarono via da quella scuola, gli feci ciao ciao, dalla finestra mentre sgommava furibondo con la sua Mercedes. Rimasi l'asociale per antonomasia; la collega che lo sostituì mi invitò, pochi mesi dopo a scrivere un capitolo del suo saggio insieme a lei.
Giudizi e pregiudizi.
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1 commento:

  1. brava... ma non tutti hanno il coraggio di combattere. Molti si arrendono e lasciano che gli altri credino quello che vogliono nella loro ottusità

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