lunedì 18 maggio 2015

Forse non lo sai ma pure questo è amore.

Mi mancava, era troppo, troppo tempo che non lo vedevo, non guardavo i suoi occhi stanchi, i suoi capelli morbidi; troppo tempo che non sfioravo le sue mani forti: il mio amore segreto, il mio amore immortale.
Ne avevo già scritto, ma lo ripropongo.

Scendo dall'autobus 810 e mi trovo a via dei Fori Imperiali, attraverso la strada, costeggio il museo del Vittoriano e comincio la salita che mi porta in Piazza del Campidoglio: Marc'Aurelio  a cavallo domina la piazza guardando le spalle ai Dioscuri in cima alla scalinata; che importa se è una copia, l'autentico è ben custodito. Alla mia destra la scalinata minore della  chiesa dell'Ara Coeli  dove era conservato il bambinello sacro ormai rubato e mai più trovato. Ma io oggi ho una destinazione precisa, vado ai Musei Capitolini, saranno almeno dieci volte che li visito ma non mi stanco mai. Dovrebbero fare come a Gardaland: paghi un biglietto ed entri 2 giorni, sono talmente vasti e pieni di opere che un solo giorno non può bastare.
Passo il metal detector e comincio a gironzolare come a casa mia: opere di una meraviglia inaudita, dipinti, vetrate, busti, soffitti, arazzi; i nomi più importanti del panorama italiano si offrono a gli occhi stupiti di chiunque e voglia guardarli.
Conosco una piccola saletta con una dormeuse che avrà 500 anni, sopra un piccolo dipinto del Parmigianino e sul muro a fianco qualcuno ha scritto a matita: Marco e Sara per sempre. Per sempre imbecilli!!
Ma chi se frega di Marco e Sara!! ma cos'è che rende la gente così idiota? Il vigilante mi guarda rammaricato e spiega che sono in pochi, l'afflusso enorme, meno male che è matita. Ho voglia di prendere uno straccio e pulire, ma ho altro da fare: sono venuta per lui!
Non so se la sindrome di Stendhal esista veramente, ma questa emozione, questa malia sofferta io l'ho provata due volte in vita mia:  quando vidi la Pietà per la prima volta, mi si piegavano addirittura le ginocchia e poi di nuovo quando scoprii quello che ora vi mostrerò.
Ci si può innamorare di una statua? Non lo so, non credo, ma le emozioni che mi suscita sono intense, viscerali e se non è passione vi somiglia molto.
Entro nella "sua" sala; tutto sembra fermarsi, il blaterare annoiato delle guide, il suono dei respiri che si mozzano in gola ai turisti e poi rimaniamo soli, io e lui. Ormai ci conosciamo da anni, ho un suo ingrandimento a casa, qui si possono fare foto e io ne ho fatto uno stupendo quadro. Mi avvicino a lui, è a grandezza naturale, la vigilanza ha seguito la ciurma di turisti ed io ne approfitto per sfiorarlo: malgrado il marmo freddo emana calore, sfioro il monile che ha al collo e poi sfioro le labbra. Incredibile, meraviglioso, non ci sono parole.
Perchè non parla?!
Ora ve lo mostro, la spiegazione che segue non è di mio pugno: devo rendergli onore e non credo che ne sarei stata in grado: spalancate gli occhi
   Il Galata Morente



Il Galata morente è la copia romana in marmo di un’opera ellenistica. L’originale, probabilmente bronzeo, faceva parte insieme all’altrettanto celebre Galata suicida del grandioso donario dedicato nel 223 a.C. dal sovrano Attalo I sull’Acropoli di Pergamo e precisamente nel santuario di Atena Nikephòros, al fine di celebrare la sua vittoria sui Galati (il nome che i Greci attribuivano ai Celti), invasori dell’Asia Minore. La realizzazione dell’opera è probabilmente da attribuire allo scultore greco Epigonos: durante gli scavi effettuati all’interno del santuario, infatti, furono ritrovati dei frammenti di iscrizioni tra le quali una posta in forma dedicatoria ad Atena proprio con la firma dello scultore.
Analisi della scultura
La statua rappresenta un guerriero galata in punto di morte. Elementi che lo contraddistinguono come celtico sono principalmente il torques, una tipica collana, i baffi, i capelli ispidi nonché la nudità propria del modo di combattere di questo popolo. Il personaggio, che attende la morte causatagli da una ferita sul petto, è semisdraiato su un plinto di forma ovale sul quale compaiono alcuni armamenti sempre di concezione gallica: una spada, un fodero a più basso rilievo, una cintura a nastro con fibbia squadrata, un corno spezzato e parte di un altro corno. La gamba sinistra è leggermente allungata, mentre quella destra è flessa. Solo il sostegno del braccio destro garantisce l’equilibrio della scultura. Il braccio sinistro è, infatti, piegato e la mano appoggiata sulla coscia destra. Il torso è flesso e ruotato verso destra e ben rappresentata è la schiena dal volume arrotondato. La testa è piegata verso il basso. Il volto è scolpito con estrema accuratezza. La capigliatura è importante e voluminosa.
Ciò che traspare da quest’opera è la resistenza al dolore e la fierezza del guerriero che, non sottomesso, affronta con coraggio e onore la sconfitta del suo popolo e il proprio destino di morte imminente.
Insomma pensatela un po' come vi pare, ma io e questa statua abbiamo un feeling speciale e se avete in programma una gita a Roma non perdetevi Il Galata Morente non ve ne pentirete!!!

6 commenti:

  1. G R A Z I E .
    Non riesco ad aggiungere altro.

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    1. Grazie a te Aldo di passare sempre da queste parti :)

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  2. Non conoscevo questa bella scultura, grazie al tuo post ho scoperto una vera opera d'arte e sono andato in rete per scoprirne tutti i particolari. Grazie.
    Ciao buona giornata.
    enrico

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    1. E' una scultura straordinaria, effettivamente andrebbe protetta, ma finchè non lo sarà ne approfitto.
      Ciao Enrico

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  3. avevo dimenticato la tua passione per la scultura Anto: devo riconoscere però che è davvero contagiosa!!!
    Un abbraccio

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