giovedì 21 maggio 2015

In quei giardini che nessuno sa.




Succede che io abiti vicino ad un convento di suore con annesso casa di riposo per anziane.
Succede che dalla terrazza condominiale io possa guardare il loro giardino e ascoltare le suore filippine che al vespro suonano la chitarra e cantano lodi.
Succede che conosca di vista alcune ospiti.
C'erano alcuni anni fa due donne anziane, piccole e minute, due sorelle sole al mondo capitate per caso, fortuna o sfortuna in questo ospizio; stavano sempre insieme: uscivano la mattina sottobraccio, prendevano i mezzi pubblici, andavano a spasso e poi facevano ritorno. Ma le due avevano qualcosa di diverso, portavano parrucche vistose una rosso fuoco e l'altra biondo platino, portavano minigonne e pantaloni attilattisimi, tacchi altissimi e monili vistosi di tutti i tipi. Ma erano serene malgrado gli sguardi e i sorrisini che si portavano attaccati addosso.
Poi una è morta.
E' rimasta solo la bionda.
La vedo ogni mattina, con i suoi giornali vecchi di settimane sotto il braccio, con le sue collane dai colori sgargianti, con la sua vecchia parrucca cotonatissima e le zeppe che sembrano recuperate da qualche secchione dell'immondizia come quei fuseaux che disegnano contorni di forme inesistenti. La vedo aspettare l'autobus con ogni tempo, sotto il sole o nelle gelide giornate di gennaio con le sferzate di pioggia fredda, traballante sui tacchi assurdi e spesso farfugliante, ma sempre con la voglia di passeggiare. Mia figlia la incontra sullo stesso bus e mi racconta che si sente torcere lo stomaco quando vede che nessuno le cede il posto ed ha superato abbondantemente gli 80, quando sente le prese per i fondelli che l'accompagnano per tutto il tragitto.
Stamattina l'ho incontrata, affrontava come al solito la salita che porta al capolinea dei bus stretta nei suoi pantacollant neri e issata su tacchi di almeno 15 centimetri: ormai è ingobbita e la borsetta di strass penzolava abbandonata sui fianchi, nemmeno il vento  intenso le scompigliava l'acconciatura articolata della vecchia parrucca. Dietro lei tre giovani, tatuati, pantaloni calati col sedere in bellavista, scarpe slacciate come moda impone, orridi dilatatori alle orecchie e tanta voglia di essere "diversi". Ed ecco che questi "diversi", che non vogliono confondersi con la massa, cominciano a usare battute pesanti con la signorina ( perchè lei è signorina): la sfottono, la circondano, battute anche oscene. Ho posato le borse della spesa a terra e li ho guardati. Se avessi riso delle loro braghe calate su chiappe mosce e poco invitanti come pure delle loro orecchie simili a quelle dei bufali indiani, mi avrebbero certamente picchiato. Loro non si possono prendere per i fondelli, i fragili, gli ultimi, i dimenticati si. Mi sono intromessa in quell'accerchiamento e ho chiesto a quei buffoni se avessero una sigaretta. Per un attimo sono rimasti perplessi, poi hanno aperto un pacchetto e mi hanno dato la sigaretta, ho preso del tempo facendomela accendere. Ho visto la vecchina che sognava di fare la Barbie salire sul bus, ho ringraziato i ragazzi che mi hanno voltato le spalle in silenzio. Quando si sono girati di nuovo verso di me ho gettato la sigaretta a terra.
Ma stasera nel giardino che in pochi conoscono, lei sarà là, insieme alle suorine, con la sua vecchia parrucca e le zeppe  e intonerà lodi con parole che non ricorda più e penserà alla sorella che l'ha abbandonata in questo mondo troppo duro da affrontare da soli.

10 commenti:

  1. Mi sono venuti gli occhi lucidi ...
    Dio , che tenerezza ... questa nonnina un po' Barbie
    E tu sei una davvero "tosta" Antonella ... già : )
    Molto bello leggerti cara ...
    un abbraccio

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    1. Dovrei esserlo di più...
      Ogni volta che la vedo penso che lei è già quello che forse noi saremo.
      Un bacio grande

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  2. Ogni avvenimento che apparentemente potrebbe essere di scarso interesse, tu sai trasformarlo in qualcosa di particolarmente emozionante. Il tuo, credo si possa definire talento naturale.
    Un salutone,
    aldo..

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    1. In questo caso è solo tenerezza e rabbia verso coloro che si identificano come diversi ma non tollerano chi lo è davvero.
      Un bacione

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  3. Che emozione leggerti!
    Grazie cara Keiko!
    Ti abbraccio
    Luci@

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    1. Ti abbraccio forte anche io Lucia!

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  4. Questo è il modo di fare blog! Comuncazione, emozione, sintassi, asciuttezza. Non capita spesso, anzi non capita quasi mai...qui c'era. credo che la tua sia la descrizione vera di una situazione reale, ce ne sono in giro molte di più di quanto noi immaginiamo; il fatto è che l'ordinario, come dice Monticiano, lo hai fatto diventare straordinario. Ciò è straordinario, paradigmatico direi.Brava e seria, complimenti

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    1. Grazie di queste bellissime parole! Non le cercavo, davvero. Ho riportato una situazione che vedo da molti anni e non sapendo come intervenire ho trovato l'unico modo per distogliere quella feccia dal gioco del momento.
      Ciao Nessuno, a presto.

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  5. accettare cio' che è diverso non è da tutti forse da pochi sinceramente, ma poi mi chiedo: possibile che la gente non ha davvero drammi, problemi e cazzi di vari di cui occuparsi da perdere il tempo a sfottere chi è diverso???
    ecco il problema vero, la gente si lamenta, ma in verità sta bene e scassa la minchia agli altri.questo è uno dei motivi perchè il mondo non andrà avanti

    p.s.
    scusa per le parolacce gratuite sul tuo blog carissima keiko, ma certe cose mi mandano fori de testa.

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    1. Questa anziana ha passato la vita a farsi prendere per i fondelli, ma sentirsi presa in giro da coloro che fanno di tutto per essere diversi proprio non mi piace.
      Bacio

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