lunedì 6 luglio 2015

Solo i cretini non cambiano idea



Da piccola guardavo sempre alla tivvù il Palio di Siena: mi piacevano gli sbandieratori, i cavalli, la corsa e poi, non ultimo, non c'era molto altro da guardare: due canali, e dopo Braccobaldo arrivava, due volte l'anno il Palio.
Per molti anni non l'ho più seguito presa da altri interessi, acquisendo una morale animalista maggiore, pur non disdegnando Piazza di Siena con le varie gare e dressage e il Carosello che rievoca la carica di Pastrengo.
Qualche sera fa, sdraiata sul divano tra aria condizionata e ventilatore al massimo, metto su Raidue e m'imbatto nel Palio: ma come, esiste ancora? Erano quasi le otto e i cavalli, stremati continuavano ad entrare e uscire dai canapi: sudatissimi, nervosi, accaldati; manovrati come marionette dai fantini che si accordavano e poi cambiavano idea. Nella piccola piazza c'erano centinaia, forse migliaia di persone urlanti, il sole ancora alto, la musica non smetteva mai, poi ho notato una cosa: tra le mani i fantini stringevano un nerbo di bue, il telecronista sminuisce la questione dicendo che in realtà i cavalli sentono solo un pizzicore. Ma come un pizzicore? Un nerbo di bue viene scudisciato con violenza sulla schiena o da un'altra parte e lo si definisce pizzicore? Se è solo un piccolo prurito allora che senso ha? Se serve a farlo correre di più dategli un attrezzo adatto. E infatti lo scaltro cronista spiega che in tempi non troppo lontani ( quindi quando io lo guardavo) si usava una specie di frusta a più rami, un gatto a nove code per capirci, alle quali estremità era fissata una sferetta punzonata. Il tizio asseriva che nemmeno quella facesse male. Io odio l'ipocrisia.
Alle otto e venti circa parte 'sto benedetto Palio, alla prima curva di San Martino c'è già un cavallo scosso: bene, son contenta, il fantino rotola tra gli zoccoli degli altri cavalli ma si rialza; poi iniziano a frustarsi tra fantini, tra urla, sudore, musica assordante, calore: mi ricorda un girone dantesco. Finalmente finisce, la folla impazzita ( ma proprio impazzita) assale la Torre e il suo cavallo che strabuzza gli occhi e sbava terrorizzato. Ma un po' d'acqua a questo animale? Lo avete asciugato prima della partenza perchè montando a pelo il fantino scivolava sul sudore dell'animale, ma ora che vi ha fatto vincere 'sto cencio che avete pure strappato, del sudore non vi interessa più nulla, gliela volete dare un po' d'acqua o aspettate che collassa in diretta tv?
Non sono cretina e quindi ho cambiato idea: il Palio non mi piace, non amo quei fantini e quel tifo da stadio. Amo i cavalli  e chi li ama, sono sensibili, nervosi, li ho visti fremere per il vento che cambiava direzione:  la scuola di equitazione e l'ospedale dei cavalli di Tor di Quinto dei Carabinieri hanno del personale meraviglioso e li ho visti all'opera con persone speciali, affette da qualche disbilità e sono dolcissimi, pieni di empatia e sensibilità; le cure che ricevono sono assidue e l'affetto è sincero e per questo continuo a seguire Piazza di Siena. Ma il Palio mai più e spero che questa primitiva e crudele sceneggiata venga presto interrotta.

5 commenti:

  1. Non l'ho mai amato il palio. Violenza gratuita che quel deficiente di cronista dovrebbe provare sulla propria schiena.
    Un saluto.
    Ciao

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    1. Hai ragione, una primitiva violenza gratuita mascherata da tradizione tra sacro e profano.
      Un saluto Pino

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  2. Risposte
    1. A volte penso di esserlo stata per troppo tempo

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  3. non mi trovi d'accordo non perchè siano sbagliate le tue ragioni che condivido ma perchè al di là di tutto dobbiamo comunque preservare e tutelare nelle loro origini tutto ciò che è il folcrore di un posto e le sue feste... si mette tutto a conto ma la perdita sarebbe un vuoto sociale nel territorio troppo profondo e non lo vorrei mai

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