martedì 4 agosto 2015

Colpa di tutti tranne di noi stessi


Anche se comprendo il dolore, mi infastidiscono le dichiarazioni del padre di quel ragazzino morto per aver volontariamente assunto una tripla dose di ecstasy in una discoteca in piena notte.
E allora lo Stato chiude la discoteca.
Chiudiamo pure le scuole, i vicoli, le stazioni, gli oratori dove la "maria" è più usata che sull'altare, tutte le associazioni sportive che usano e abusano di sostanza dopanti.
Parliamoci chiaro: uno sbarbatello di sedici anni la notte sta a casa, la droga non l'hanno obbligato, pistola alla tempia, a consumarla; pure i criceti sanno a cosa si va incontro eppure si continua a incolpare tutti: il gestore, lo spacciatore, gli amici che non dovevano lasciarlo solo, la lap dance che induce in stato d'incapacità i minorenni... ma tu genitore dove sei? Se tuo figlio adolescente di notte non sta nel suo letto cosa pensi stia facendo? Recitando il rosario? L'angelo dei senza tetto in giro per la città? Si reca a piedi al Divino Amore recitando canti?
L'allenatore di mio figlio, 42 anni, 1,85 d'altezza per 110 chili di notte fa il buttafuori; mi racconta che arrivano ragazzine di nemmeno 14 anni con l'aspetto di 30enni, già mezze ubriache, gli fanno avance e chiedono se c'è "robba" in giro; vengono portate via a braccia, insieme ai loro ragazzi strafatti e ubriachi spesso ancor prima di entrare. Hanno documenti di amici maggiorenni ( almeno in quei locali seri dove questa persona lavora) e in  piena notte stanno lì a fare sballo senza che nessun genitore se li porti a casa. Mi dice che non vorrebbe figli nemmeno morto, quello che vede lo disgusta.
Frequentavo le discoteche più esclusive di Roma: il Piper, il Much More, il Gilda, luoghi dove da sempre gira di tutto, ricordo che nei bagni trovavi pure ragazzi con l'ago nel braccio, era l'eroina il must di quei tempi, come gli acidi del resto; eppure mai, nemmeno una vola, qualcuno mi ha obbligato a prendere qualcosa o bere alcolici: mi sballavo di musica e ballo e al massimo alle 9 dovevo stare a casa altrimenti mi segavano di schiaffoni.
Eravamo ragazi sani, allegri, ci divertivamo con poco e quelli di noi che hanno provato lo sballo l'hanno pagato caro: genitori durissimi, inflessibili, che dopo sonori ceffoni li hanno reclui per diverse settimane.
L'educazione, l'intelligenza, la consapevolezza hanno radici che partono da lontano, non serve chiudere un locale: serve una famiglia alle spalle. Troppo facile dare la colpa agli altri.

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