venerdì 14 agosto 2015

Esattamente un anno fa...


sabato 16 agosto 2014

Phoebe in Wonderland

                                                                   




Cosa può offrire un torrido ed immobile pomeriggio d 'Agosto?
In teoria nulla, giocherellando col telecomando mi ritrovo letteralmente affascinata da un capolavoro, un film che non è mai arrivato nelle sale italiane e non riesco a capirne il motivo.
Rai movie trasmette questo gioiellino in un pomeriggio qualsiasi ed in un orario impropabile ed io resto stregata dalla recitazione perfetta degli interpreti e dal soggetto affascinante.
Protagonista assoluta è Phobe, bambina "diversa" perchè parla a sproposito e senza alcun freno inibitore, mai completamente a suo agio in nessun posto, indugia nell'autolesionismo e cerca un luogo, un mondo, che possa offrirle quello che disperatmente cerca.
La madre si colpevolizza di pensare quanto sia pesante gestire Phobe: lei non si adegua, sputa ai compagni e parla, parla senza frenarsi mai, finendo continuamente punita dal preside.
Una rappresentazione teatrale di Alice nel Paese delle meraviglie la vedrà incontrare una maestra di recitazione fuori dgli schemi che vede in lei quello che sfugge a tutti gli altri, persino allo psichiatra che cerca di entrare nel suo mondo senza però riuscirvi.
Non è un film come gli altri: qui si parla della Sindrome di Tourette e di come una famiglia ed una bambina si ritrovano a combattere con pregiudizi e chiusure mentali mantenendo però una leggerezza che passa dalla Regina di Cuori, interpretata da un bambino vittima di ogni sberleffo, arrivando al Bianconiglio.
In tutto ciò Elle Fanning ( Phoebe) riesce ad essere emotivamente lacerante, tra gli scatti incontrollabili (epiteti gratuiti lanciati improvvisamente), la lotta che sente dentro di se  (il confronto col Preside in tal senso spezza a metà il cuore per intensità drammaturgica), il dispiacere per la situazione che crea e la voglia di evadere con la fantasia.
Altresì sono strepitosi i suoi duetti con l’insegnante anticonformista presentata da Patricia Clarkson, una vera e propria gara a chi recita meglio.
La drammaticità lascia spesso il posto a respiri di intensità recitativa giocati solo con gli sguardi di Phobe nel suo Mondo delle meraviglie. Come spesso succede anche nella vita, sarà la madre a scoprire il dramma di Phobe e non il medico che resta ancorato a stereotipi.
L’ultimo tocco di classe è poi offerto da un finale che non vuole in nessun modo mettere tutto (banalmente) a posto, basta la consapevolezza delle cose (la naturalezza con la quale Phoebe illustra ai compagni di classe il suo problema è inattacabile) ed il resto è semplice vita da prendere nella sua essenza.
Dunque si tratta di un piccolo e delizioso film che affronta un drammatico problema di salute con tante connotazioni diverse (il disagio in famiglia, la difficoltà di comprendere le cose, lo scarso dialogo con chi dovrebbe capire prima degli altri), non sempre nuove, ma il tocco e la delicatezza, oltre che l’inevitabile irruenza dettata dal caso, sono di stampo più che raro.
Speciale. 

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