venerdì 13 novembre 2015

La morte sospesa

Tutti gli uomini sognano.
Non però allo stesso modo.
Quelli che sognano di notte
nei polverosi recessi
della mente
si svegliano al mattino
per scoprire che il sogno è vano.
Ma quelli che sognano di giorno
sono uomini pericolosi,
giacchè ad essi è dato vivere
i sogni occhi aperti
e far sì che si avverino

T.E. Lawrence
I sette pilastri della saggezza


Questi bei versi altro non sono che l'introduzione di un libro che io reputo meraviglioso.Non è un racconto d'avventura, ma il resoconto di una impresa straordinaria.  Nel giugno del 1985 due giovani alpinisti britannici decidono di scalare la parete ovest del Siula Grande (6536 metri), conquistata la vetta una violenta bufera li costringe ad una discesa difficoltosa e Simposon, autore del libro, perde un appoggio e precipita rompendosi una gamba; il compagno Yates lo cala faticosamente in mezzo alla bufera con laboriose manovre di corda, ma ad un  certo punto, oltre il gelo mortale, il buio e la bufera Simpson si ritrova appeso a penzoloni in uno strapiombo. Yates non riesce più ad issarlo e, rischiando di precitare nel vuoto anche lui , decide di tagliare la corda che lo unisce al compagno e che rappresenta l'unica salvezza per Simpson. Yates torna al bivacco divorato dai sensi di colpa e attende un ritorno che appare solo un alibi al suo rimorso.
Simpson precipita in un crepaccio profondissimo e malgrado le gambe rotte, il congelamento delle mani, la disidratazione e l'inedia, dopo alcuni giorni arriva strisciando al campo urlando e sussurrando il nome dell'amico.
E' un racconto meraviglioso di forza d'animo malgrado la sofferenza e il terrore, personalmente credo che renda meglio nel suo titolo originale Touching the void, comunque nulla toglie al ritmo della narrazione e all'accuratezza delle parole: oltre che un ottimo scalatore Simpson è anche un bravissimo scrittore.
Esiste anche il film, interpretato dai due scalatori, è girato come un documentario che nulla risparmia alla sofferenza e al terrore, ma anche al senso di colpa dei due protagonisti.
Nell'ambiente degli scalatori si dice il film sia servito a reinserire Yates nell'ambiente in modo consono, dal momento che dall'incidente era visto in malo modo.
Ho visto il film molte volte, amo le altezze e le persone straordinarie; poi ho cercato il libro che era disponibile solo in inglese. L'anno scorso l'ho finalmente trovato e non mi ha deluso, anzi, in alcuni passaggi Simpson immagina i pensieri dell'amico costretto a quel taglio lacerante e li ho trovati intensi e commoventi.
E' un libro poco conosciuto, malgrado sia un best seller nel suo genere e lo consiglio a chi ha voglia di un'avventura straordinaria compiuta da uomini staordinari ma consapevoli della loro fragilità.

4 commenti:

  1. mi hanno sempre appassionato queste storie: ricordo la prima volta che lessi l'incredibile vicenda di Walter Bonatti sulla parete nord del monte Bianco; non riuscivo più a staccarmene!!!
    Credo proprio che leggerò anche questo
    Un abbraccio

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    1. Bonatti è stato uno scalatore e un esploratore eccezionale, il suo ultimo libro lo conservo con amore.
      Questo è davvero affascinate parla di coraggio, amicizia e la sempre presente fragilità umana al cospetto delle cime inviolate.
      Un abbraccio affettuoso Luigi :)

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  2. potente... non so se lo leggerei ... sono troppo empatica e potrei non sopportarlo emotivamente parlando...

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    1. Il film è quasi insopportabile dalla potenza della solitudine. Il libro è meravigliosamente doloroso, sia dal punto di vista fisico che emotivo.

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