giovedì 30 aprile 2015

Il cambio stagione





 La mezza stagione è quell' aliena terra di mezzo che non sopporto proprio. Sono  quei giorni dove cominci a modificare le tue abitudini quasi senza accorgertene: in ordine cronologico, quando fai colazione improvvisamente scopri che non ti va più la tazzona di cappuccino bollente con la manciata abbondante di frollini e cominci a guardare il frigo in cerca di un succo fresco o un po' di frutta.Vai a far le commissioni  camminando solo sui marciapiedi all'ombra o parcheggiando di nuovo  sotto qualche albero, se no quando  riprendi l'auto e ti ci siedi il sedile è incandescente. Prepari il pranzo e ti accorgi che ti basta un insalata o uno yogurt magari quello denso greco, dopo prendi il caffè e comincia la tachicardia! Se vai in palestra come ti avvicini al tapis roulant, nemmeno ci sali, sudi, come lo vedi da lontano che ci corrono gli altri sopra!
Sono i giorni in cui cominci a non sapere più come vestirti, perché la mattina esci e fa freschetto, poi di colpo a pranzo fa un caldo micidiale, e appena tramonta arifà freddo un’altra volta, se ti porti il maglioncino dietro non sai mai come metterlo: tipo coprisedere che poi non copre proprio niente ma ti rende simile al cofano di una vecchia 500 o coprispalle che fa tanto Panatta anni '70. E ti scopri a pensare a quella frase enigmatica che da piccolo sentivi e non capivi: “questo è il periodo che fa più freddo a casa che fuori!”. Il cambio di stagione ancora non lo fai e quindi hai sia le cose estive che quelle invernali in giro per casa e se hai una casa piccola come la mia somiglia al magazzino saldi di un outlet. Per questo stesso motivo, i turisti che già d’inverno si vestono con le maniche corte adesso arrivano in bikini come se fossero al lungomare di Ostia.
Il fatto è che durante la mezza stagione comincia quel periodo che tecnicamente si chiama CAMBIO di stagione, è come cambiare lavoro, cambiare paese, cambiare uomo, praticamente cambiare vita, ti senti debole, e quindi devi andare dal dottore che ti da la cura RICOSTITUENTE, le vitamine, quasi sempre del gruppo B, cominciano i primi lampi della depressione che a Ferragosto ti farà dire “non vedo l’ora che arrivi settembre”, e cominci a sognare tutti i film che usciranno dopo il Festival di Venezia, i nubifragi improvvisi delle 4 e mezza, il freschetto delle 18, il ponentino che ti asciuga lascivo il sudore e il desiderio di aspettare un temporale sotto le coperte...magari in compagnia. Mi accorgo solo ora che in realtà il vero dramma della mezza stagione è che semplicemente sta arrivando l’estate... o la mezza età!

mercoledì 29 aprile 2015

L'ANELLO DI CONGIUNZIONE TRA UNA TIGRE E UN ANATROCCOLO












Ho dato un'occhiata ai miei vecchi post e ho notato che quelli col maggior numero di visualizzazioni e relativi commenti sono quelli nei quali parlo di me stessa in modo viscerale, senza filtri.
Dai primi post sono cambiate alcune cose: tutta la necessità di trasformare le emozioni in parole si è tramutata in racconti  che hanno poi trovato una loro collocazione e una soddisfazione personale che non avevo messo in conto.
E' assolutamente vero, come dicono in molti, che per scrivere in modo coivolgente bisogna essere sdruciti dentro...
Almeno per me è così: nei rari periodi in cui non sono tormentata come un cielo prima di un temporale, non mi riesce nulla di coinvolgente; quando sono sotto pressione, lontana da tutto e tutti, con un umore che varia da una tigre con le zanne scoperte ad una paperottola sola e abbandonata, le parole scorrono sotto le dita come un fiume in piena.
Ma allora gli scrittori sono tutti dei sofferenti, perchè se è così cambio hobby e mi do all'ippica!
E per fortuna mi ritengo solo un'imbrattacarte perchè essendo ormai nell'ambiente da un paio d'anni ne vedo di tutti i colori!
Pseudscrittori che si ritengono affermati, incapaci di accettare una sola critica, arrivando addirittura ad offendere colui che ha osato non apprezzare il testo, eppoi le decine di "scrittori" che ti mandano addirittura messaggi privati per "consigliarti" di comprare il suo libro senza ricanbiare MAI; e quegli altri che ostentano libertà di pensiero, di superiorità, di stare fuori dal giro concorsi e poi scopiazzano pagine intere da altri scrittori talmente famosi che non sapranno mai di essere stati plagiati da un emerito signor nessuno.
Io continuo per la mia strada: scrivo un po' per celia e un po' per non morire (cit.) e mi và bene così.

lunedì 27 aprile 2015

Piccole felicità














C'è un'ape che se posa su 'n bottone de rosa, lo succhia e se ne va. Tutto sommato la felicità è 'na piccola cosa. Trilussa.


sabato 25 aprile 2015

Roma città aperta


Teresa Gullace un simbolo ancora oggi
Oggi ho letto un articolo di giornale dove hanno intervistato il figlio di Teresa Gullace la cui storia fu portata sul grande schermo dalla indimenticabile #AnnaMagnani in ‘Roma città aperta’.
Quella scena capolavoro, in cui viene falciata da una sventagliata di mitra mentre corre verso il suo uomo prigioniero e portato via, destinato alla morte, è l’emblema dell’ingiustizia e della crudeltà ma soprattutto spiega meglio di mille parole come la libertà sia un bene irrinunciabile, come quello di amare qualcuno

mercoledì 15 aprile 2015

La videosorveglianza nelle scuole



Non riesco a comprendere perchè mai le scuole non dovrebbero essere videosorvegliate.
Il garante della privacy dice che i docenti avrebbero un atteggiamento innaturale e si sentirebbero sempre sotto osservazione. E allora dico io?
Qual è il problema?
Ci sarebbero solo numerosi vantaggi se qualche preside intelligente dotasse di telecamere la propria scuola. Primo non ci sarebbero più beghe legali se qualche alunno si fa male: la telecamera ti dice se i ragazzi stavano facendo i cretini, se la classe era scoperta o solo uno stupido incidente.
E che dire del bullismo: sarebbe abbattuto almeno dell'80%
E dei prof. che durante l'orario di lezione fanno telefonate personali o escono dalla classe per fumare al bar?
E dei lavoratori ministeriali che entrano ed escono coperti dai colleghi?
E dei ragazzi che spacciano droghe?
Ma insomma, sarebbero talmente tanti i vantaggi che l'eventuale, iniziale disagio, passerebbe presto.
Del resto chi vive in città è SEMPRE sorvegliato: nei centri commerciali, negli uffici postali, banche, semafori,crocevia particolari, teatri, cinema, sale d'attesa di enti pubblici, tipo ospedali;  insomma la privacy è andata a farsi benedire a favore della sicurezza eppure sembra che non ce ne accorgiamo.
Gli stessi docenti che si dicono contrari sono poi gli stessi che sui vari social postano tutto di se: mariti, mogli, amanti, foto dei figli, vacanze, quello che mangiano, dove e a che ora, dove vanno in vacanza e con chi, dove erano quel giorno che stavano in malattia: ma non volevi la privacy?
Come si è capito io sono a favore: mi sentirei rassicurata  e protetta.
Ma voglio mettermi anche nei panni dei docenti.
Questa è la mia esperienza.
Nel febbraio dell'1980, appena maggiornne e diplomata assistente all'infanzia, mia padre perse il lavoro e ci diedero anche lo sfratto perchè il figlio del padrone di casa si doveva sposare. Il mio mondo cambiò alla velocità della luce: mia madre andò a lavorare a casa del signor Hassan ( quello di tutti i negozi di moda) per molte ore al giorno, mio padre cadde in un profondo stato depressivo ed io venni interpellata da un ispettore che abitava in un palazzo di fronte al mio: aveva una bimba di sette mesi, la moglie lavorava al Bambin Gesù e cercavano una tata. Cominciai a lavorare, andavo a prendere la piccola alle 7,00 ( a volte la portava lui ancora col pigiamino) e la tenevo fino alle 15 o 16, dipendeva se tornava prima la mamma o il papà. Facevo di tutto: igiene personale, pappe, passeggiate, canzoncine e giochi, riposini. Tutto.
Durante le prime settimane cominciai ad avere l'impressione di essere osservata: riflessi nelle vetrine, ombre, siccome avevo il passeggino con me avevo un po' paura. Cercai di parlare con l'ispettore dopo una decina di giorni  e gli dissi di quell'impressione. Si mise a ridere e mi confessò che aveva dato incarico a due sottoposti di pedinarmi quando stavo con la figlia ( praticamente sempre). Non mi sentii offesa, anzi, ero contenta se aveva visto quanto mi davo da fare. Si complimentò per come lavoravo, con quanta passione e amore per quella piccoletta. L'anno dopo ebbero un'altra bimba, feci la tata anche a lei e la madrina al suo battesimo.
Mi chiedo ancora quale sia il problema se non c'è nulla da nascondere.

lunedì 13 aprile 2015

Schemi mentali



Il link che posterò alla fine del post mi ha portato indietro nel tempo: professori che t'incasellano in base al  voto che prendi di solito. Ecco io di solito in matematica avevo tre di media, questo significa che prendevo anche dei due e qualche uno. Ho sempre odiato la matematica: tutto quello che non ammette discussioni mi manda in crisi, a me piace disquisire, confrontarmi, le regole fisse mi disturbano moltissimo. Quando alle medie il prof. mi mandava alla lavagna, di solito mi mettevo a disegnare ignorando qualsiasi cosa dicesse, alcune volte diventava livido dalla rabbia e dalla mia totale indifferenza alle sue crisi. Ero la somara della classe nella sua materia, la più preparata in tutte le altre e mai si è posto il dubbio che non fosse un buon insegnante. Ricordo che una volta ci diede come compito un esercizio che conisteva  nell'inventarci frazioni e problemi che contenessero alcune formule che stavamo studiando. Ovviamente non capivo nemmeno il dritto o il rovescio del foglio protocollo e allora andai dal figlio di una condomina amica di mia madre che si stava laurendo in fisica quantistica. Si mise sorridente davanti a me con barattoli di fagioli secchi, mollette da bucato e tanta pazienza: magicamente mi si squarciò il velo dell'ignoranza e capii quei segni senza senso che erano i numeri. Il giorno dopo portai questo compito e, sorpresa, mi mise cinque.  Strafelice tornai a casa e il ragazzo, Stefano, rimase di sasso: mi disse che avevo fatto un compito da otto e non si spiegava il motivo di quel voto; il giorno dopo mi accompagnò a scuola e chiese al prof. il perchè di quel voto basso. Risposta: perchè lei ha sempre preso tre. Io ero e rimasi quella del tre, malgrado uno scienziato mi avesse svelato i grandi misteri della matematica ( che persistono), io ero quella incapace. Alle superiori col mio primo prof. di psicologia tutto torna di nuovo: mettevo sempre in discussione ogni teoria e, visto che non la spiegava, io la studiavo su testi universitari e quando m'interrogava non gli piaceva quello che sentiva. Tre. Di nuovo. Il giorno dei giudizi trovo scritto: Antonella è estremamente selettiva nel concedere la sua amicizia e poco proclive al dialogo. Mi alzai e andai alla cattedra, ero sfrontata, ribelle, misi il foglio sulla cattedra e dissi: Scusi ma chi le ha commisionato un mio profilo psicologico? Mi disse che quello era un giudizio didattico; ovviamente obiettai e con un sorriso sorniose mi chiese se mi riconoscessi in quello che aveva dedotto. Ovviamente che mi riconoscevo: prima di concedere la mia amicizia ci penso , non mille, ma diecimila volte e non mi presto a chiacchere da portineria, specialmente con gli incompetenti. Mi sospese, andai dalla preside che all'epoca era in piena epoca " pugno chiuso" contro i borghesi, e lui era borghesissimo. Lo mandarono via da quella scuola, gli feci ciao ciao, dalla finestra mentre sgommava furibondo con la sua Mercedes. Rimasi l'asociale per antonomasia; la collega che lo sostituì mi invitò, pochi mesi dopo a scrivere un capitolo del suo saggio insieme a lei.
Giudizi e pregiudizi.
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martedì 7 aprile 2015

I criticoni, ovvero pseudo critici letterari.

Pur scrivendo poco sul blog, mi diletto a leggerne molti: spopolano quelli che dissertano di cucina, di moda, di trucco e parrucco e poi ci sono quelli dove o ti fai quattro risate o ti viene da piangere, parlo dei blogger che si autonvincono di essere all'altezza di saper fare una recensione ad un romanzo.
Analizziamo il soggetto in essere: esso, ovviamente non ha mai pubblicato nulla, se ne guarda bene di darsi in pasto alla gogna mediatica quando sa che incontrerà persone come lui. Eppure il virginale letterato si sente in grado ed in dovere di sputare sentenze e offese a chiunque abbia scritto qualcosa; perchè al critico in fasce piace triturare non solo il romanzo, ma lo scrittore: come se tra i due ci fosse una faida: tu hai osato imbrattare della carta intonsa ed io ti passo per il filo della lama.
Nella quasi totalità dei casi, i criticoni non spendono nemmeno una parola buona nei confronti del romanzo, gli fa schifo tutto: il titolo, l'editore, il genere, il prezzo, non parliamo poi se è un ebook, nemmeno si abbassa a leggerlo, dovesse perdere la purezza letteraria! Di solito questi criticoni hanno un seguito di adepti che gli danno tutti ragione, guai criticare il criticone, rischi che ti cancelli dal suo radicalchic blog. Anche perchè, diciamolo, spesso non è in grado di sostenere una discussione dai toni tranquilli e civili. Questo il mio modesto pensiero: io scrivo, ho ormai più di sei pubblicazioni ben avviate, ho ricevuto critiche più che buone da gente del mestiere che non conosco, non pago, non mi pubblica e non mi edita: gente che fa questo di mestiere e non per togliersi qualche sassolino dalle scarpe o repressioni perdute e lontane. Capiterà quella negativa prima o poi che mi auguro sarà costruttiva e non un offesa a me come persona. Del resto fa parte di questo gioco. Una mia carissima amica ottima poeta e scrittice sostiene: ma hai vinto il Premio Bancarella? Sei stato pubblicato da Adelphi? Ma allora che critichi?
Sono perfettamente d'accordo con lei.
Quindi signori criticoni, limitatevi ad una opinione, specialmente se scrivete poesie in rima baciata!