martedì 25 agosto 2015

Brividi




Amo molti libri, pochi mi mettono i brividi.
Sto leggendo un libro il cui autore presenta ogni capitolo con una frase o un estratto famoso: questo mi ha fatto rabbrividere, quasi un'estasi.

Ma hai notato quella piccola piega delle labbra di Sam II quando ti guarda? Significa che, primo, non voleva che tu lo chiamassi Sam II e, secondo, che nella tasca sinistra ha una lupara e nella destra un uncino da scaricatore ed è pronto ad ucciderti con una delle dua armi, non appena l'occasione si presenta. Il padre è colto di sorpresa. Di solito quando si trova in questa situazione dice " Ma come, io ti ho cambiato i pannolini, piccolo moccioso". Non è la frase giusta in questa situazione. Primo, non è vera ( nove pannolini si dieci vengano cambiati dalle madri) e, secondo, ricorda istantaneamente a Sam II la cosa che lo fa impazzire di rabbia. E' pazzo di rabbia per il fatto che era piccolo quando tu eri grande, ma no, le cose non stanno esattamente così, è pazzo di rabbia perchè era impotente quando tu eri potente, ma no, nemmeno questo, è pazzo di rabbia perchè era contingente quando tu, padre, eri necessario, ma niente affatto, è furioso perchè quando ti voleva bene tu non te ne accorgevi.
Donald Barthelme, Il padre morto.

domenica 16 agosto 2015

Solo un topino

Morta di libertà. Era solo un topino.

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di Maurizio Blondet
Ha riempito il suo profilo Facebook di proprie foto, la bambina morta a Messina sulla spiaggia. Primi piani dei suoi piercing, la perlina infitta sulla lingua, delle sue pettinature: a cresta, a rasatura alta…tutti per convincersi di esistere, povera sciocca bambina.
“ Guardatemi, sono qui, sono interessante! Sono dark! “ No poverina, a nessuno interessavi. Le foto che hai postato sono tutti “selfie”, perché chi volevi ti fotografasse, né bella né brutta com’eri? Troppo palesemente fuori posto, ancora bambina, in quel travestimento da dura, con gli occhi infantili che non riuscivano a nascondere lo spavento di essere abbandonata in questo mondo? Eri standard, eri una dei tanti, delle nullità da discoteca. Non hai interessato nemmeno i tuoi “amici” dark, che appena sei caduta in spiaggia se ne sono scappati, e per tre giorni non hanno detto nulla, tremanti come vermi – vermi quali sono, quali sono stati educati a divenire: sballo, egoismo, narcisismo, sensualismo, trasgressione, in una parola, “Libertà”.


Eri una di quelle piccole schiave di queste “Libertà” che ti hanno insegnato i sistemi di persuasione mediatica. La libertà di fare sesso ancor prima di poter provare piacere, perché lo fanno tutte e così si deve fare altrimenti “Il gruppo ti esclude”. La libertà di stare nel gruppo – che è il branco schiavizzatore per eccellenza, luogo in cui le piccole, insignificanti sprovvedute come te, povero topino grigio, sono schiacciate e dominate da esseri ignobili della vostra stessa età, è la catena dove si esercitano le più insopportabili, umilianti angherie…e voi le accettate , ragazzine “liberate”, fate i pompini, prendete la droga, fate tutto quello che vi dice il bulletto o la ganga dei farabuttelli senza onore, perchè altrimenti “vi escludono”; e voi non sapete dove andare. Non avete risorse, né mentali, né morali, per sopportare la solitudine.

Gridate aiuto: ma – disgraziate ignare nullità – su Facebook, inferno di derisioni ed insulti, un luogo di giudizi spietati che feriscono e uccidono, dove centinaia di migliaia di insignificanti topini come te si propongono come “interessanti” perché “amo Lady Gaga  Solar Sonika, Fabri Fibra, Rancore & dj Myke.”  Passioni insignificanti per finzioni insignificanti.
Bisognava che qualcuno ti guidasse. Qualcuno ti disciplinasse, sapesse darti una direzione, un orgoglio di non buttarsi via perché papà e mamma ti amano, sei importante per loro; che ti vietasse quelle che un tempo i genitori chiamavano “le cattive compagnie”. Prendendosi magari i tuoi urli, le tue ribellioni, le tue insopportabili scenate di sprovveduta che è piena di paura di vivere. Un mestiere di genitori.
A proposito, dove erano i tuoi genitori? Per tre giorni, i giornali non hanno detto nulla. la polizia trova un corpicino sulla spiaggia, un corpicino di nessuno – un piccione morto, un topino grigio – e non riesce subito a sapere chi è. Ci mette qualche giorno, la polizia, a risalire agli amici scappati, che s’erano rintanati in casa senza dire nulla in famiglia. Risalgono alla spacciatrice dalle descrizioni dei dark, duri ormai ridotti a topastri tremanti, che spifferano ed accusano subito: “Noi? No. La droga l’ha passata una coi ricci viola…”. Una che i genitori avevano denunciato per droga, che avevano cacciato di casa.
Ma i tuoi genitori, topino, dove sono? Ti hanno cercata? Erano in angoscia per te? Leggo dai giornali che i tuoi negano di aver avuto verso di te incomprensioni o scontri – per forza, ti hanno lasciato fare tutto quello che volevi, – e come “prova” del clima disteso, “uno dei tre fratelli nati dalle precedenti convivenze del padre, mostra il motorino appena regalato alla ragazza”.
Ah ecco. Il “padre” ha avuto “precedenti convivenze”, più d’una. E sicuramente le “madri”, plurime,   hanno avuto anch’esse le “loro esperienze”. Hanno bevuto a grandi sorsi la libertà magnificata dai media e raccomandata dalla pubblicità. A Messina, nelle periferie orribili del sottoproletariato inutile, di quelli che un tempo si chiamavano “Poveri” o umili non si fanno mancare la libertà sessuale, la trasgressione…si sono emancipati anche loro.
Insomma hanno perduto Dio, il Dio a cui credevano bene o male i nonni; ed hanno perduto tutto.
Come tutto il popolo italiano, che si rigettato Dio, non è più nulla e sta affondando nel nulla del suo degrado. Ma in quei quartieri, in quel Meridione, è peggio: perché non avevano altro che sperare in Dio. E adesso, sperano nella libertà sessuale.
Sono diventati schiavi, anche loro, della libertà.
Certo papà e mamme non potevano insegnarti niente, povero topino. Nè imporsi a darti una disciplina che loro mai hanno saputo cosa fosse, né ingiungerti di non frequentare cattive compagnie, ché loro non fanno che frequentarle. Ti avevano regalato il motorino, cosa volevi di più. Così andavi in giro e non rompevi, ché loro dovevano “vivere la loro vita”.
Ti hanno lasciato cambiare scuola due volte, il fatto che tu ti entusiasmassi e poi deludessi di ogni “scoperta” non li ha potuti indursi a pestare il pugno sul tavolo a cena (quale cena, poi? Coi tre fratelli nati da precedenti convivenze?) Ti lasciavano tutta la tua libertà, che era come la loro: vuota, portante al nulla, al callo sull’anima per non sentire l’insensatezza di tutto ciò. Tu per un attimo – non avevi ancora il callo – nei hai avuto il sentore: che tutto fosse sbagliato. I l giorno 21 aprile, su tuo profilo Facebook, hai scritto: «Il buio è più denso ed io non riesco a trovarci un senso».
Infatti avevi ragione, povero topo morto sulla spiaggia. Non ha un senso una vita così. Ci voleva qualcuno – qualcuno che tu amassi, che stimassi abbastanza da sopportarne le prediche, e anche i divieti – che ti parlasse del senso della vita. Della purezza di cui avevi sete senza saperlo, del non darsi, del non buttarsi via con le cattive compagnie; che di aiutasse a tenere la barra della vita. Il senso della vita, a sedici anni, con l’età mentale e l’aspetto di tredicenne, non si trova da soli, senza guida. Si è ancora troppo insignificanti, ancora senza alcuna esperienza di vita (se non quelle già spaventose che ti hanno fatto fare). Ti hanno lasciata libera, col motorino.
Così, sei morta. Uno straccetto sporco e bagnato dalla risacca, un piccione con le piume inzuppate e arruffate. Difficile saperne il nome, persino. Chi eri?
Un nessuno . Nessuno ti amava, ti cercava, ti impediva di farti male. Una piccola vita ancora insignificante.
Sei morta di libertà.
Fonte
 

venerdì 14 agosto 2015

Esattamente un anno fa...


sabato 16 agosto 2014

Phoebe in Wonderland

                                                                   




Cosa può offrire un torrido ed immobile pomeriggio d 'Agosto?
In teoria nulla, giocherellando col telecomando mi ritrovo letteralmente affascinata da un capolavoro, un film che non è mai arrivato nelle sale italiane e non riesco a capirne il motivo.
Rai movie trasmette questo gioiellino in un pomeriggio qualsiasi ed in un orario impropabile ed io resto stregata dalla recitazione perfetta degli interpreti e dal soggetto affascinante.
Protagonista assoluta è Phobe, bambina "diversa" perchè parla a sproposito e senza alcun freno inibitore, mai completamente a suo agio in nessun posto, indugia nell'autolesionismo e cerca un luogo, un mondo, che possa offrirle quello che disperatmente cerca.
La madre si colpevolizza di pensare quanto sia pesante gestire Phobe: lei non si adegua, sputa ai compagni e parla, parla senza frenarsi mai, finendo continuamente punita dal preside.
Una rappresentazione teatrale di Alice nel Paese delle meraviglie la vedrà incontrare una maestra di recitazione fuori dgli schemi che vede in lei quello che sfugge a tutti gli altri, persino allo psichiatra che cerca di entrare nel suo mondo senza però riuscirvi.
Non è un film come gli altri: qui si parla della Sindrome di Tourette e di come una famiglia ed una bambina si ritrovano a combattere con pregiudizi e chiusure mentali mantenendo però una leggerezza che passa dalla Regina di Cuori, interpretata da un bambino vittima di ogni sberleffo, arrivando al Bianconiglio.
In tutto ciò Elle Fanning ( Phoebe) riesce ad essere emotivamente lacerante, tra gli scatti incontrollabili (epiteti gratuiti lanciati improvvisamente), la lotta che sente dentro di se  (il confronto col Preside in tal senso spezza a metà il cuore per intensità drammaturgica), il dispiacere per la situazione che crea e la voglia di evadere con la fantasia.
Altresì sono strepitosi i suoi duetti con l’insegnante anticonformista presentata da Patricia Clarkson, una vera e propria gara a chi recita meglio.
La drammaticità lascia spesso il posto a respiri di intensità recitativa giocati solo con gli sguardi di Phobe nel suo Mondo delle meraviglie. Come spesso succede anche nella vita, sarà la madre a scoprire il dramma di Phobe e non il medico che resta ancorato a stereotipi.
L’ultimo tocco di classe è poi offerto da un finale che non vuole in nessun modo mettere tutto (banalmente) a posto, basta la consapevolezza delle cose (la naturalezza con la quale Phoebe illustra ai compagni di classe il suo problema è inattacabile) ed il resto è semplice vita da prendere nella sua essenza.
Dunque si tratta di un piccolo e delizioso film che affronta un drammatico problema di salute con tante connotazioni diverse (il disagio in famiglia, la difficoltà di comprendere le cose, lo scarso dialogo con chi dovrebbe capire prima degli altri), non sempre nuove, ma il tocco e la delicatezza, oltre che l’inevitabile irruenza dettata dal caso, sono di stampo più che raro.
Speciale. 

martedì 4 agosto 2015

Colpa di tutti tranne di noi stessi


Anche se comprendo il dolore, mi infastidiscono le dichiarazioni del padre di quel ragazzino morto per aver volontariamente assunto una tripla dose di ecstasy in una discoteca in piena notte.
E allora lo Stato chiude la discoteca.
Chiudiamo pure le scuole, i vicoli, le stazioni, gli oratori dove la "maria" è più usata che sull'altare, tutte le associazioni sportive che usano e abusano di sostanza dopanti.
Parliamoci chiaro: uno sbarbatello di sedici anni la notte sta a casa, la droga non l'hanno obbligato, pistola alla tempia, a consumarla; pure i criceti sanno a cosa si va incontro eppure si continua a incolpare tutti: il gestore, lo spacciatore, gli amici che non dovevano lasciarlo solo, la lap dance che induce in stato d'incapacità i minorenni... ma tu genitore dove sei? Se tuo figlio adolescente di notte non sta nel suo letto cosa pensi stia facendo? Recitando il rosario? L'angelo dei senza tetto in giro per la città? Si reca a piedi al Divino Amore recitando canti?
L'allenatore di mio figlio, 42 anni, 1,85 d'altezza per 110 chili di notte fa il buttafuori; mi racconta che arrivano ragazzine di nemmeno 14 anni con l'aspetto di 30enni, già mezze ubriache, gli fanno avance e chiedono se c'è "robba" in giro; vengono portate via a braccia, insieme ai loro ragazzi strafatti e ubriachi spesso ancor prima di entrare. Hanno documenti di amici maggiorenni ( almeno in quei locali seri dove questa persona lavora) e in  piena notte stanno lì a fare sballo senza che nessun genitore se li porti a casa. Mi dice che non vorrebbe figli nemmeno morto, quello che vede lo disgusta.
Frequentavo le discoteche più esclusive di Roma: il Piper, il Much More, il Gilda, luoghi dove da sempre gira di tutto, ricordo che nei bagni trovavi pure ragazzi con l'ago nel braccio, era l'eroina il must di quei tempi, come gli acidi del resto; eppure mai, nemmeno una vola, qualcuno mi ha obbligato a prendere qualcosa o bere alcolici: mi sballavo di musica e ballo e al massimo alle 9 dovevo stare a casa altrimenti mi segavano di schiaffoni.
Eravamo ragazi sani, allegri, ci divertivamo con poco e quelli di noi che hanno provato lo sballo l'hanno pagato caro: genitori durissimi, inflessibili, che dopo sonori ceffoni li hanno reclui per diverse settimane.
L'educazione, l'intelligenza, la consapevolezza hanno radici che partono da lontano, non serve chiudere un locale: serve una famiglia alle spalle. Troppo facile dare la colpa agli altri.