mercoledì 16 marzo 2016

Chi ci capisce e chi no






Se uno scrive, a meno che non stili la lista della spesa, lo fa con passione, con lo stomaco, con l’anima, dopo interviene la parte razionale che elabora tutto quello scritto nero su bianco e lo rende leggibile a terzi. E comincia così ad inviare manoscritti a diverse case editrici: quelle inarrivabili, quelle famose, quelle stanno in una via di mezzo, quelle che ci provano, quelle che si arrabatano. Quelle a pagamento nemmeno le nomino. Ovviamente dopo un po’ d’esperienza l’autore non manderà le sue poesie a chi pubblica hard boiled o noir a chi è specializzato in narrativa rosa: non siamo così sciocchi, spettabili editori; se ne deduce quindi che alcune lettere di rifiuto sono assolutamente ridicole. Ma alcune sono davvero incredibili. E hanno fatto storia.
Pensate che qualsivoglia editore possa negare la pubblicazione al re King o Le Carrè?
Ebbene si! E sono anche in buona compagnia, diversi editori, forse negligenti, forse impreparati o magari solo non all’altezza di riconoscere le straordinarie capacità dell’arte pura, se ne sono fatti scappare molti e tutti scrittori di prima grandezza.
Le lettere di rifiuto sono a dir poco assurde e ridicole, ti fanno pensare: “Ma sicuro che questi ci capiscono qualcosa di narrativa? Non è che ho spedito il manoscritto a mia nonna?”.
No, li hanno spediti a veri (almeno pare) editori e quelle a seguire, raccolte dal prestigioso Thelegraph, sono le lettere di rifiuto che gli autori hanno ricevuto e le assurde motivazioni addotte.
E meno male, dico io!
Per loro fortuna, altre persone, predisposte all’arte, hanno saputo cogliere la bellezza che non a tutti è concessa riconoscere.
1. Vladimir Nabokov, Lolita
«Per gran parte è nauseante, anche per un freudiano illuminato… è una specie di incrocio instabile tra una realtà orribile e una fantasia improbabile. Spesso diventa un sogno a occhi aperti nevrotico e selvaggio… Consiglio di seppellirlo sotto una pietra e tenerlo lì per almeno mille anni.»
Vladimir Nabokov, esule russo che già dal 1940 si era stabilito negli Stati Uniti, non seppellì mai Lolita e riuscì a pubblicarlo in Francia nel 1955 con la Olympia Press, una casa editrice specializzata in narrativa erotica, dopo due anni di rifiuti da alcune prestigiose case editrici statunitensi (Viking Press, Simon&Schuster, New Directions, Farrar e Doubleday). Il libro diventò immediatamente quello che si chiama “un caso letterario”, apprezzato da scrittori e critici tra i più rispettati del tempo: quando Graham Greene lo lesse nell’edizione francese, in un’intervista al Sunday Times di Londra lo definì come «uno dei migliori romanzi dell’anno». Nonostante questo il romanzo non venne pubblicato in Gran Bretagna fino al 1957, perché il ministero degli Interni ne vietò la distribuzione. Anche il governo francese decise che ne fossero ritirate tutte le copie in commercio. La prima edizione americana risale al 1958. In Italia è stato pubblicato per la prima volta nel 1962.
2. Anna Frank, Diario
«La ragazza non possiede, a mio parere, una speciale percezione o sensibilità che sollevi quel libro al di sopra del livello di curiosità.»
Questo è solo uno dei 15 editori che non ritennero che il Diario di Anna Frank valesse la pena di essere letto. Il testo, rivisto e redatto dal padre di Anna, Otto Frank, dopo svariati passaggi finì nelle nelle mani della coppia di storici olandesi Jan Romein e Annie Romein-Verschoor che dopo alcuni tentativi, senza successo, di trovare una casa editrice interessata alla pubblicazione, il 3 aprile del 1946 scrissero un breve articolo sul Diario sulla prima pagina del quotidiano Het Parool. Infine, fu la casa editrice Contact di Amsterdam a pubblicare il libro richiedendo però che venissero tolti alcuni passaggi in cui Anne Frank scrive della sua sessualità. Il redattore capo decise di apportare anche altre piccole modifiche. Il Diario uscì il 25 giugno del 1947 con il titolo «L’Alloggio segreto. Diario epistolare dal 14 giugno 1942 al 1 agosto 1944» con una tiratura di 3 mila copie.
3. Herman Melville, Moby Dick
«Primo, per sapere: deve essere proprio una balena? Capisco che sia un ottimo espediente narrativo, per certi versi addirittura esoterico, ma vorremmo che l’antagonista avesse un aspetto potenzialmente più popolare tra i giovani lettori. Per esempio, il Capitano non potrebbe essere in lotta con la propria depravazione verso giovani e magari voluttuose signorine?»
Così scrisse Peter J Bentley, redattore presso la casa editrice britannica Betley & Son, che gli offrì comunque un contratto nel 1851. Moby Dick venne pubblicato 18 mesi più tardi del previsto e con grandi spese sostenute dall’autore stesso. Delle giovani fanciulle voluttuose non c’è traccia, nell’edizione finale.
4. David Herbert Lawrence, L’amante di Lady Chatterley
«Per il tuo bene, non pubblicare questo libro.»
Pubblicato per la prima volta nel 1928, l’opera venne immediatamente considerata oscena a causa dei riferimenti espliciti di carattere sessuale e del contenuto (racconta della relazione tra una donna della borghesia e un uomo appartenente alla classe operaia). Il romanzo venne perciò messo al bando specialmente nell’Inghilterra del tempo, in piena morale vittoriana, tanto che sarà pubblicato in Gran Bretagna solo nel 1960.
5. Anita Loos, Gli uomini preferiscono le bionde
«Ti rendi conto, ragazzina, che sei il primo scrittore americano a prendere in giro il sesso?»
Gli uomini preferiscono le bionde venne pubblicato con successo nel 1925: il primo rifiuto che ricevette suonerebbe oggi come un gran riconoscimento.
6. Sylvia Plath, La campana di vetro
«Miss Play ha dimestichezza con le parole e un occhio attento per le cose inusuali e i dettagli vividi. Ma forse, ora che si è disfatta di questo libro, la prossima volta userà il suo talento più efficacemente. Dubito che a qualcuno mai venga in mente di leggere questo libro, quindi potrebbe avere una seconda possibilità.»
Un editor della Alfred A. Knopf, casa editrice di New York, respinse il romanzo una prima volta nel 1963 quando l’autrice lo presentò con uno pseudonimo (Victoria Lucas). Dopo aver realizzato che era stato scritto invece da Plath, che aveva già pubblicato un paio di raccolte di poesie, lo stesso editor lo rilesse e inviò una seconda lettera che conteneva però un nuovo rifiuto. Riuscì anche a scrivere il vero nome dell’autrice in tre diversi modi, tutti sbagliati. «La prossima volta» non ci fu: Sylvia Plath si era suicidata sei settimane prima, l’11 febbraio del 1963.
7. John Le Carré, La spia che venne dal freddo
«Benvenuto in Le Carré, non ha nessun futuro.»
Un messaggio di un editor a un suo collega per introdurgli un manoscritto di Le Carré.
8. George Orwell, La fattoria degli animali
«Concordiamo che sia un notevole scritto, che la favola è trattata con grande abilità e che la narrazione di per sè mantiene vivo l’interesse: qualcosa che pochi autori sono riusciti a raggiungere da Gulliver in poi. Tuttavia, non siamo convinti (…) che questo sia il giusto punto di vista da cui criticare l’attuale situazione politica. (…) I suoi maiali sono molto più intelligenti degli altri animali, e perciò sono i più qualificati per gestire la fattoria – in realtà non ci sarebbe potuta essere nessuna Fattoria degli Animali senza di loro: quindi qualcuno potrebbe sostenere che serva non più comunismo ma più maiali dotati di più senso civico. Sono molto dispiaciuto, perché chiunque pubblichi questo romanzo avrà naturalmente l’opportunità di pubblicare i suoi lavori futuri: e ho molta considerazione per i suoi lavori, perché lei è un esempio di scrittura di fondamentale integrità.»
Certo, La fattoria degli animali ha venduto 20 milioni di copie, ma prima di essere pubblicata, nel 1944 fu respinta dalla prestigiosa casa editrice Faber&Faber da T. S. Eliot, grande saggista, editore e scrittore. La lettera integrale del rifiuto venne pubblicata sul Times nel 1969 (dopo la morte di entrambi) nella sezione “Lettere all’Editore”: fu spedita dalla seconda e ultima moglie di Eliot, Valerie.
9. Stephen King, Carrie
«Non siamo interessati alla fantascienza distopica. Non vende.»
Carrie fu il primo romanzo di Stephen King a essere pubblicato, nel 1974, ma fu respinto così tante volte che l’autore ha raccolto le tante note delle case editrici nella sua camera da letto. Uscì finalmente nel 1974 con una tiratura di 30 mila copie. L’anno dopo ne vendette oltre un milione.
10. Gertrude Stein
«Sono uno, uno solo, soltanto uno. Un solo essere, uno in ogni istante. Non due, non tre, solo uno. Solo una vita da vivere, solo sessanta minuti in un’ora. Solo un paio di occhi. Solo un cervello. Essendo solo un singolo essere con un solo paio di occhi e una sola vita da vivere, non posso leggere il tuo manoscritto tre o quattro volte. Neanche una volta. Difficilmente se ne venderà una copia qui. Difficilmente una. Soltanto una».
Così un accorato Arthur Fifield, fondatore della casa editrice britannica AC Fifield, scrisse a Gertrude Stein dopo aver ricevuto uno (solo uno) dei suoi manoscritti nel 1912.
11. Ernest Hemingway, Fiesta
«Se posso essere schietta, signor Hemingway – lei sicuramente lo è, nella sua prosa – ho trovato il suo libro noioso e offensivo al tempo stesso. Lei sicuramente è un “vero uomo”, non è così? Non sarei sorpresa di scoprire che ha scritto tutta la storia chiuso dentro a un club, con il pennino in una mano e un bicchiere di brandy nell’altra»
Fiesta (Il sole sorgerà ancora) fu il primo romanzo dello scrittore statunitense Ernest Hemingway, pubblicato a New York nel 1926 e a Londra nel 1927. Così, però, Moberley Luger della casa editrice Peacock & Peacock rifiutò nel 1925 la pubblicazione.
Fonti di riferimento per le lettere: Post Libri

2 commenti:

  1. Favoloso. E' per questo che non invio niente alle case editrici. Non vorrei che i miei capolavori vengano cestinati (hi hi hi).
    Un caro augurio di buona Pasqua.

    RispondiElimina