martedì 8 novembre 2016

Radici spezzate


Non ho mai capito, e mai lo farò, il senso della sofferenza: una inutile estenuante agonia fine solo a se stessa.
La tua sofferenza è stata di una durata illogica ai fini di qualsiasi ragionevole pensiero che non fosse un delirio di onnipotenza. Hai resistito per giorni, per settimane, per mesi, al richiamo suadente della morte che ti attirava dolcemente a se, mentre gli uomini ti riportavano in questa dimensione di dolore: tra tubi, aghi e ogni altra possibile tortura.
La morte spaventa i deboli, gli insipienti, gli ipocriti, i sepolcri imbiancati.
E' solo un luogo diverso, una dimesione ultraterrena, ed è ora che finalmente, finalmente, tu riposi in pace, libero da ogni inutile sofferenza.
Ciao papà, che la terra ti sia lieve.

6 commenti:

  1. Sei stata coraggiosa al suo fianco. Questo è quanto una brava figlia come te ha avuto la forza di fare.

    RispondiElimina
  2. E' intollerabile stare vicino a un familiare che soffre nel fisico e nella mente, ci vuole tanta forza ed equilibrio. Se poi la sofferenza si protrae nel tempo credo che si desideri che la morte finalmente accolga chi amiamo. Ti abbraccio con affetto Antonella.

    RispondiElimina
  3. È straziante assistere all’agonia di chi ci è caro. Personalmente trovo altrettanto doloroso protrarre artificialmente le sofferenze del malato terminale.
    Buona giornata, un abbraccio
    enrico

    RispondiElimina
  4. So cosa vuol dire questo ...dolore ...
    Ti abbraccio forte Antonella
    Ciao!

    RispondiElimina
  5. Un abbraccio. Io più o meno un anno fa ho perso mia madre: un dolore lacerante e nuovo. Diverso per ognuno di noi.

    RispondiElimina
  6. Credo che sia giusta una dignità nella morte che sia il non salvarti per forza per vivere una dimensione di dolore...

    RispondiElimina