martedì 10 maggio 2016

Mistero ed esoterismo nel cuore della Roma bene: il quartiere Coppedè.


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di Keiko
Ci fu un tempo nel quale frequentavo assiduamente via Tagliamento, sede del favoloso Piper, discoteca romana che ha segnato un’epoca e messo in luce artisti di fama mondiale. Quando s’imbocca via Tagliamento e la si percorre per un certo tratto, si arriva di fronte all’ingresso di un quartiere, quasi una cittadella, tanto affascinante quanto misteriosa: quel tipo di mistero che atterrisce un pochino e quindi, ovviamente, ti attira nei suoi meandri. Sto parlando del famoso quartiere Coppedè.
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Ti lasci alle spalle via Tagliamento e piazza Buenos Aires ed ecco che un lugubre arco, con un lampadario in ferro battuto, fanno da cornice gotica ad un insieme di villini e appartamenti. Ricordo che quando passavo sotto quest’arco e il lampadario oscillava lentamente per il vento che s’incanalava, mi sembrava di sentire sempre un lamento e l’impressione di essere osservata da presenze oscure non mi lasciava mai. Molti visitatori hanno l’impressione di essere osservati da dietro le finestre chiuse. Ulteriore perplessità la suscita una piccola edicola devozionale nella quale il Bambino non rivolge lo sguardo alla Madre ma a ogni possibile passante.
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Questo bizzarro e misterioso quartiere deve il suo nome all’architetto-scultore fiorentino Gino Coppedè che, scelto dai finanzieri Cerruti della società «Edilizia Moderna», lo realizzò tra il 1913 ed il 1921. La lunga interruzione dovuta alla guerra e la morte nel 1927 dell’architetto non permise il compimento del progetto che rimane comunque un’attrattiva molto suggestiva e considerata da molti un polo esoterico e, per alcune scuole di pensiero, di satanismo.
Oltre l’arco, procedendo per via Brenta, si giunge alla piazza principale del quartiere, piazza Mincio, che ospita la famosa Fontana delle Rane e che vide i Beatles farsi il bagno vestiti dopo un concerto al suddetto Piper. cop3La vasca della fontana ospita tra le altre figure, un’ape: possibile tributo dell’architetto al grande Bernini, nonché simbolo massonico. Ospiti del quartiere sono il Villino delle Fate e l’Ambasciata Russa. Il Villino è decisamente surreale: affatto coeso con il resto dell’edilizia del quartiere tutt’intorno, i materiali usati, quali vetri colorati, travertini e marmi, rendono l’edificio fiabesco e, come al solito, inquietante; la vegetazione con palme ad alto fusto, cespugli fitti, poi colonne e capitelli, non fanno altre che esasperare giochi di luce e di ombre che non lasciano indifferenti. L’Ambasciata Russa ha elementi neoclassici, greci, medievali e cristiani, con una edicola sacra posta talmente in alto da risultare quasi invisibile, mentre il tetto risulta sorretto da figure di animali. Questo quartiere è da sempre molto amato dai registi, primo Dario Argento, tanto per dire l’effetto che induce al visitatore; quello che è certo che l’architetto Coppedè non ha avuto né predecessori, né successori così eclettici e visionari.
Un dettaglio da non sottovalutare il costo degli appartamenti: in questa spettacolare zona, un appartamento di una settantina di metri quadri va dal milione al milione e mezzo di euro.