giovedì 12 gennaio 2017

Ti amerò fino ad ammazzarti






Questa ragazza, ultima ma non ultima di una serie infinita, alla quale il "fidanzato" ha dato fuoco, mi ha dato molto da pensare.
Primo tra tutto ho ripensato alle donne degli anni '70 che vedevo manifestare,  farsi arrestare, disposte a tutto per rivendicare i sacrosanti diritti al divorzio, alla possibiltà di avere rapporti sessuali con diversi uomini senza essere per forza puttane, alla forza e determinazione con la quale protestavano il diritto all'autonomia, al diritto che una donna è un essere umano anche senza uomini al fianco o con uno diverso ogni sera. Le loro lunghe gonne, gli zatteroni, gli occhialoni scuri e i cappelli a larghe falde, ritornano nei miei ricordi lungo  via Nazionale con una carica della celere, mentre io ragazzina con i codini gridavo. " Tremate, tremate, le streghe son tornate!", strattonata via da mia madre, mentre i fumi dei gas lacrimogeni ci toglievano il fiato.
Ecco.
Cosa è rimasto di questa lotta, di questa guerra vinta dopo decine di battaglie perse?
Le ragazze di oggi si sentono nullità senza un paio di pantaloni al fianco: uno status simbol, questo è ormai l'uomo: io celo e tu?
E gli uomini?
Quarant'anni fa davano delle puttane alle femministe, oggi le danno direttamente fuoco, o le accoltellano o le acidificano.
Qualche problema c'è.
Uomini sappiate che la vostra donna non vi appartiene: sta con voi ma non è vostra come la macchina o la casa, non avete fatto un rogito, un atto notarile: si sta insieme finchè la bilancia è equa, quando comincia a pendere troppo da una parte ci si lascia. Punto.
Si vive benissimo anche da soli, con un gatto, con un cane, con un harem, basta che ci si renda conto che non si possiede nessuno.
Inutile dare la colpa alla società, ai figli mammoni, alle ragazze esageratamente precoci, ai genitori spazzaneve che spianano la strada da ogni possibile ostacolo: uomini e donne troppo fragili. Perchè? Questo sarebbe interessante sapere.
E togliersi dalla testa quell'insano e pericoloso pensiero che si uccide per troppo amore. Si uccide perchè si è assassini. E basta.

7 commenti:

  1. si uccide anche perchè l'orizzonte dei valori dell'uomo moderno è diventato troppo ristretto cara Antonella: si investe tutto nella relazione affettiva e quando questa crolla non si riesce a trovare nessun altro motivo per vivere e...lasciar vivere!!!
    Un abbraccio

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  2. "Si uccide perchè si è assassini. E basta." .... è vero , è così ... ma perchè così tanti ... troppi ... e sempre più spesso contro le donne!!
    "uomini e donne troppo fragili. Perchè?" ... anch'io mi sono posta questa domanda e non trovo risposta. Un po' di colpa la società !!? .. Noi , genitori ... a volte così distratti da mille problemi e anche da tante ...stupidità!!? ... Ma chi uccide è un assassino e basta ...!!! ... Approfitto per lasciarti un saluto e un abbraccio .. : )

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  3. Se non è una montatura giornalistica, io non capisco questa donna che difende chi le ha dato fuoco.
    Dato per scontato che come il solito si tratta del solito stronzo insicuro mentalmente instabile, lei come fa a difenderlo?
    Buon fine settimana, un abbraccio
    enrico

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  4. Esatto. Si uccide perché si è assassini.
    Purtroppo il nostro paese è ancora radicalmente maschilista, ossia lo è alle radici. Basti pensare che fino agli anni sessanta ancora c'erano attenuanti per il delitto passionale.
    Il maschilismo è ovunque, nel linguaggio, nei modi di dire, nei comportamenti appresi in famiglia sin da quando si è piccoli e poi infine si manifesta negli atti.
    Molte ragazzine ancora vedono come positivo - come segnale che il loro ragazzo tenga a loro - la gelosia. E questo dovrebbe far riflettere sul tipo di aspettative che la società crea riguardo le relazioni uomo-donna.

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  5. Non possedere l'altro credo sia fondamentale per andare avanti ma il problema è che per debolezza non di si può piu' vivere senza l'altro... bambini che non diventano mai uomini

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  6. Sono un femminista convinto e non un maschilista. Il mondo andrebbe meglio se ci fosse più rispetto tra le parti, anche se è vero che chi soffre di più è quasi sempre la donna. Un amichevole abbraccio.

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