mercoledì 14 giugno 2017

Ordinario girone dantesco




La storia della signora ricoverata in ospedale e ricoperta di formiche mi ha rattristato ma non sconvolto: succede mille volte al giorno in qualsiasi ospedale e pronto soccorso italiano, di qualsiasi regione, isole comprese. Come si dice dalle mie parti: triste a chi tocca.
Non voglio togliere alcun merito alle eccellenze mediche che, qui e là, dispensano miracoli, speranze di vita e vittorie impensabili, purtroppo sono mosche bianche in uno scenario di squallore e menefreghismo senza fine.
Il mese scorso ho avuto la triste sorte di dover ricorrere al pronto soccorso: arrivo poco dopo le 19 ed in brevissimo tempo mi fanno ECG, prelievi e flebo antidolorifiche, ma nessun medico mi vede, solo infermieri; sono quasi soddisfatta dal momento che sul pc risultava affollato in modo severo, oltre 240 accessi l'ora. Mi ritrovo in uno stanzone, in piedi, col trespolo della flebo, attorniata da decine di persone, uomini e donne in sedie a rotelle e un paio di " fortunati" su barelle vecchie e malconce. Dopo una mezz'ora nel viavai di infermieri e nuovi accessi di malati, qualcuno si accorge che sto lentamente scivolando a terra sul linoleum che dire sporco è un eufemismo, l'infermiere va a cercare una sedia a rotelle e me la porta. Da allora, le venti e trenta circa, arriveranno le quattro e trenta del mattino successivo prima che riesca a parlare con un medico. Durante questo tempo ho modo di osservare: gli infermieri fanno prelievi senza guanti, ubriachi e barboni occupano le sole due barelle disponibili, vomitano a terra e tutti facciamo una fatica disperata a non replicare  insieme la stessa azione: sarebbe interessante vedere l'effetto prodotto. Dovrei andare in bagno ma ho il terrore che mi freghino la  sedia recuperata a fatica, ci poso la borsa sopra pregando una signora, anche lei in attesa, di controllarla, trascino il trespolo e scopro in bagno sacchi di materiale biologico dall'odore nauseante e sospetto, cominciò a pensare che morirò di qualche infezione ospedaliera e appena recupero la mia sedia mi cospargo di Amuchina come se non avesi un domani. Ovviamente sto morendo di sete, è mezzanotte passata da un pezzo siamo sempre  più numerosi, abbandonati nello stanzone con una promiscuità inaccettabile, uno degli ubriachi si alza dal pisolino, va in bagno e lo rende inagibile, i malati si lamentano ma gli addetti hanno finito il turno: meno male che sono andata prima, purtroppo ancora non so che uscirò ben oltre le  cinque del mattino. Arriva una donna con una mascherina con dei filtri al carbone, la mettono vicina a me e comincio a trattenere il fiato: cosa avrà questa poveretta? Ebola, tbc, polmonite, morbillo? Ha proprio il morbillo e noi disgraziati ormai siamo quasi disperati: o schiattiamo per il motivo per cui siamo qui o ci becchiamo qualche altra cosa; mi torna in mente che alle elementari ebbi il morbillo e mi tranquillizzo ma una donna incinta buttata su una sedia da una vita ha una crisi isterica, primo perchè l'ubriaco non molla la barella, secondo perchè il morbillo è letale per i feti. Portano via l'infetta e dopo dieci minuti ne arriva un'altra, intanto il clochard decide che facciamo troppo chiasso e si lamenta di non poter dormire. C'è da dire che oramai facciamo fatica anche a respirare e comunque il suo odore  provoca la nausea a tutti i " parcheggiati". Gli infermieri decidono di liberare la barella dell'ubriaco per cederla alla donna incinta ma arriva un rom talmente strafatto che è steso immobile e così rimane fino a quando un barelliere decide di portarlo via per fargli il Narcan in vena. E con lui se ne va la barella. Guardo la mia flebo vuota e decido di chiuderla e staccare la cannula: nessuno si accorge che l'ho fatto da sola e non il personale preposto, in realtà preferisco così visto che i guanti sono un optional. I fazzoletti sporchi rotolano tra le gambe degli infermieri, le pozze di vomito si solidificano lentamente, cartoni di pizza e brick di succhi di frutti si ammucchiano qua e là, i malati rimangono parcheggiati come le auto in un centro commerciale, i medici sono figure mitologiche. Molti anziani hanno bisogno di cambiare il pannolone e chiamano aiuto, gridano o sussurrano aiuto, mi viene da piangere. Alle cinque e mezza ritorno a casa, butto tutti gli abiti in lavatrice con mezza bottiglia di disinfettante, ho in mente tutte le diagnosi dei miei colleghi del girone dantesco dal momento che venivano dette in pubblico senza alcuna parvenza di privacy, come le visite dal medico, nei box diagnostici divisi solo da un telo svolazzante che non veniva chiuso quasi mai se non dietro insistenza dei malati che ancora avevano un po' di forza . La visita di controllo l'ho trovata per l'8 gennaio 2018. Ho il vago sospetto che dovrò rivolgermi al privato.
La sanità italiana fa' schifo. Qui lo dico e lo confermo senza timore di smentita alcuna.
Dimenticavo: la dottoressa mi ha detto che ero disidratata: ci volevano dieci anni di università per capire che dopo oltre nove ore senza bere è il minimo che possa succedere.

3 commenti:

  1. Oh santa pace! Italia? io pensavo che fossi in qualche ospedale del profondo terzo mondo! Io a Paracuru nel Cearà (rigorosamente terzo mondo)son stata trattata meglio e nonostante fosse un ospedale che va avanti a donazioni private, era di sicuro più attrezzato!
    Sempre più convinta di aver fatto la scelta migliore andandomene!!
    Robe da matti davvero... giuro che non so che dire!!!

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  2. ALLUCINANTE!!!
    Non si può dire altro. Purtroppo si leggono troppo spesso descrizioni che riguardano alcuni ospedali che presentano carenze di ogni tipo.
    Buon fine settimana, un abbraccio
    enrico

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  3. Ho ricordi lontani di suore che pulivano stanze e corridoi...ed era tutto lindo e pinto; ma credo che ormai ospedali gestiti dal clero siano davvero pochi ... dove è subentrato lo Stato purtroppo è successo questo. Appalti vinti o persi e non sei una persona più. Si è perso il lato umano dell'assistenza che era propria della fondazione dell'ospedale. E' tutto un degrado...
    anche io sono stata due notti e due giorni in ospedale un anno fa per una renella. Ma i dolori erano così forti che il parto a confronto è stato una passeggiata. Mi hanno tenuta su una sedia piegata in due dai dolori perchè sulle barelle c'erano i zingari che dormivano e poi sono andati via... l'uso improprio del pronto soccorso chissà se verrà mai affrontato in questo Paese. Comunque dopo acqua in vena per troppe ore chiedo pietà e finalmente mi fanno un po' di morfina. Avendo la cannula in vena finita da 2 ore chiedo alla infermiera di staccarmela per favore. Mi dice che sta parlando con la collega e non devo disturbare. Non so piangere o urlare. Per fortuna una collega di un altro reparto passando per caso ha pietà di me. Ma quando sono uscita ho pregato il Signore di non farmi mai più entrare in un ospedale da paziente.

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